Biscotti integrali di grano saraceno

Già in altre occasioni vi ho parlato del grano saraceno, l’ho utilizzato per una Torta di grano saraceno e per preparare delle golose Crostatine di grano saraceno e marmellata di arance.

Questa volta ho fatto i biscotti, ideali per la colazione, quando vi capita un improvviso languorino o semplicemente perché sono buoni 😉

Per la lievitazione ho utilizzato l’ammoniaca per dolci, non dovete temere il suo odore poco gradevole, in cottura sparirà completamente e renderà più friabili i biscotti. Inoltre è necessario non omettere il limone, ha la funzione di attivare la lievitazione.

Con queste dosi ed uno stampo piccolo vengono circa 50/60 biscotti.

250 gr di farina di grano saraceno
250 gr di farina integrale
100 ml di latte
100 ml di olio extra vergine d’oliva
120 gr di zucchero di canna
1 bustina di ammoniaca per dolci

succo di mezzo limone
aroma di vaniglia

Mischiare bene le due farine, in una ciotola a parte mescolare bene tutti gli altri ingredienti. Da ultimo unire le farine un pò alla volta.

Lavorare bene l’impasto sino a renderlo liscio e stenderlo col mattarello in una sfoglia alta circa 3 millimetri.

Scegliere uno stampino a piacere e formare i biscotti che vanno adagiati in una teglia ricoperta di carta da forno. Spennellarli con poco latte e spolverizzarli di granelli di zucchero di canna.

Accendere il forno a 160° in modalità ventilato e cuocere per circa 13/15 minuti. Se si sceglie uno stampo più grande di 5 centimetri calcolare qualche minuto in più.

Una volta raffreddati si conservano in una scatola di latta.

Frittata di salicornia

E’ tempo di salicornia, chiamata anche asparago di mare, salicot, finocchio di mare o fagiolo di mare. Tanti nomi per una pianta erbacea che cresce spontanea lungo i litorali, nelle paludi salmastre e vanta innumerevoli proprietà benefiche. Infatti è ricca di sali minerali e vitamine, soprattutto di iodio, ha proprietà depurative e rinfrescanti, è ricca d’acqua e dal gusto salato e leggermente amarognolo.

Si raccoglie da maggio ed in commercio la si trova, anche se non facilmente, sino a fine agosto. Si accompagna al pesce, soprattutto crostacei, e può essere consumata sia cruda che cotta, condita in insalata oppure conservata sott’aceto. Ottima nella frittata con l’aggiunta di un pò di formaggio e senza la necessità di aggiungere sale.

Unico accorgimento una volta lessata, dai rametti più grossi va levato il filo interno io ne ho lasciati un paio appositamente per farveli vedere nella foto, sono semplicemente da sfilare.

150 gr. di salicornia
4 uova
50 gr di parmigiano reggiano
1 noce di burro

Lavare la salicornia molto bene e lasciarla in ammollo qualche minuto.

In una pentola di acqua in ebollizione, tuffare la verdura e cuocere per cinque minuti. Scolare, far raffreddare, togliere eventuali filamenti molto grossi.

In una ciotola sbattere le uova con il formaggio, aggiungere la salicornia.

Sciogliere il burro in una padella antiaderente, versare il composto e lasciare rapprendere per qualche minuto fino a che non si è formata la crosticina di sotto. Con l’aiuto di un coperchio o un piatto rigirare la frittata e terminare la cottura.

foto tratta dal web

Peperoni sottaceto

Le verdure sottaceto sono un ottimo compendio ad un antipasto, ma ben si accompagnano anche ad una portata principale. Differiscono dalle giardiniere per la mancanza di zucchero nella loro preparazione, per esempio come quella di zucchine che vi ho proposto qualche mese fa e che trovate qui.

Ora è tempo di peperoni, ricchi di vitamine A e C, buona fonte di potassio e dalle proprietà diuretiche. L’importante è sceglierli sodi e carnosi, devono essere freschi e privi di ammaccature. Pur parenti dei peperoncini hanno valore zero nella scala di Scoville, la scala che misura la piccantezza.

Una volta preparati, per meglio apprezzarli, dovrete attendere almeno 30 giorni prima di consumarli. Se poi volete fare scorta, ancora chiusi si conservano per mesi.

500 gr di peperoni (peso al netto degli scarti)
400 ml di aceto di mele
1 foglia di alloro
1 spicchio di aglio
1 chiodo di garofano

sale

Lavare, asciugare e tagliare i peperoni a metà, togliere la calotta, i semi ed i filamenti. Ridurli a strisce e poi a quadrotti di circa 2/3 cm per lato.

In una casseruola portare a bollore l’aceto con gli aromi ed un pò di sale.

Mantenendo il liquido sempre in leggera ebollizione tuffare metà dei peperoni e cuocerli per un paio di minuti. Scolarli molto bene e fare la stessa cosa con i restanti peperoni.

Disporli su un canovaccio pulito e lasciarli asciugare, tamponarli con carta assorbente. Tenere da parte il liquido di cottura.

Utilizzando un vasetto in vetro capiente e sterilizzato, inserire i peperoni cercando di riempire bene tutti gli spazi, ricoprirli di liquido bollente, volendo aromi compresi.

Chiudere bene e capovolgere il vasetto sino a raffreddamento.

Non occorre sterilizzare, conservate in un luogo fresco e buio per un mese prima di consumarli.

Pitta di patate

La pitta di patate è una torta salata rustica salentina, tipica della provincia di Lecce. Deliziosa da consumare tiepida, meglio ancora se lasciata raffreddare per compattare ed amalgamare i sapori dei diversi ingredienti, e servita come piatto unico oppure in un buffet.

Il suo nome pare sia dovuto al fatto che in origine la torta venisse pittata, cioè decorata.

Nei miei ricordi la pitta è legata indissolubilmente alle giornate trascorse al mare, tra bagni rinfrescanti e momenti di riposo sotto una profumata pineta. Ma con l’inizio della stagione calda, ovunque mi trovi, è questo uno dei piatti che preparo volentieri.

1 kg di patate
olio
formaggio grattato saporito (facoltativo)
pangrattato

Per il ripieno:
200 gr di cipolle
300 gr di pomodorini
capperi
olive nere piccole denocciolate
origano

sale
olio extra vergine d’oliva

Pelare, tagliare a tocchetti le patate e cuocerle nel microonde, in alternativa lessarle come da tradizione. Schiacciarle con una forchetta o l’apposito attrezzo e condirle con sale e olio. Deve risultare un impasto setoso e morbido.

In una padella antiaderente versare quattro cucchiai di olio e far appassire le cipolle tagliate a metà e poi a fettine sottili, aggiungere i pomodorini tagliati in quattro, una bella manciata di capperi dissalati, olive a piacere e una generosa spolverata di origano. Salare e cuocere per una decina di minuti, fare intiepidire.

In una tortiera apribile, unta di olio e spolverata di pangrattato, fare una base con metà impasto di patate e foderare anche i bordi, versare il condimento, livellarlo bene e ricoprire il tutto con il resto delle patate.

Con i rebbi di una forchetta praticare delle leggere incisioni circolari come decoro, spolverare di pangrattato e formaggio, completare con un giro d’olio.

Cuocere in forno a 180° per mezz’ora.

Triangoli di pasta ripieni di branzino

La pasta ripiena è parte integrante della tradizione culinaria italiana. Questi piccoli scrigni di gusto dalle svariate forme racchiudono sapori sempre differenti. Anche i nomi variano, ad esempio si passa dal tortello al tortellino per arrivare al tortellone, o dall’anolino all’agnolotto, e via di seguito. Altra variabile, come ho detto, è il ripieno che spazia dal formaggio alla carne, dalle verdure al pesce, per poi approdare anche alle versioni dolci.

Questa ricetta vede protagonista la pasta con un ripieno di pesce. Per prima cosa ho preparato un gustoso branzino al forno, qui potete vedere come può essere cotto, e utilizzando parte del filetto ho creato il ripieno; in alternativa potete usare anche l’orata della ricetta.

Per la pasta (4 porzioni circa):
200 grammi di farina 0
2 uova

Per il ripieno:
120 gr di filetto di branzino
1 patata
lessata
timo
sale
olio extra vergine d’oliva

Per il sugo:
12 pomodorini ciliegia
12 olive taggiasche denocciolate
timo
sale
olio extra vergine d’oliva

Per il ripieno occorre innanzi tutto cuocere il filetto di branzino, farlo intiepidire e diliscare.

In un mixer tritare il pesce insieme alla patata, al timo e poco olio. Assaggiare ed aggiustare di sale, si deve ottenere un composto morbido e saporito.

Per la pasta versare sulla spianatoia la farina e formare una fontana, rompere le uova al centro iniziando ad impastare con una forchetta. Quando l’impasto sarà addensato un po’ impastare con le mani fino a formare una palla elastica e soda, occorrerà circa una decina di minuti. Coprire la pasta con un canovaccio pulito e lasciare riposare a temperatura ambiente per mezz’ora.

Nel frattempo preparare il sugo, in una padella scaldare l’olio e rosolare per qualche minuto i pomodorini lavati e tagliati in quattro parti, aggiungere le olive, salare e profumare con il timo.

Riprendere la pasta se si utilizza la macchina per tirare la sfoglia, seguire i passaggi qui. Ottenuta una sfoglia sottile, ricavare quadrati di circa 5 cm per lato tagliandoli con un coltello o meglio con la rotella dentata.

Porre un nocciola di ripieno sopra ogni quadrato e ripiegarlo a triangolo, sigillare bene i bordi ripassandoli con i rebbi di una forchetta.

Infarinare un vassoio, adagiare i triangoli di pasta ripiena spolverizzandoli con poca farina per non farli attaccare tra loro.

Portare a bollore abbondante acqua salata e cuocere i triangoli di pasta per circa 3/4 minuti, scolarli con una schiumarola, adagiarli nella padella con il sugo rigirandoli delicatamente, se serve bagnare il tutto con poca acqua di cottura.

Carrot cake

Quale sia l’esatta provenienza di questa torta mi rimane oscura, pare che gli inglesi l’abbiano importata dal continente europeo e farcita di crema al formaggio; dicono che per gli svizzeri sia la torta di compleanno dei bambini; in ultimo sembra che gli americani l’abbiano fatta propria e brunita con lo zucchero di canna e l’aggiunta di noci.

La versione che preferisco e vi propongo è quella d’oltreoceano, il dolce è morbido, con una buona umidità e dall’irresistibile profumo di cannella. La carrot cake è perfetta se servita a colazione, ottima anche a merenda, o più semplicemente per quando avete voglia di una coccola.

Per una tortiera dal diametro di 18 cm:

2 uova
125 gr di zucchero di canna
70 ml di olio extra vergine d’oliva
150 gr di carote
150 gr di farina tipo 1
8 gr di lievito
cannella
50 gr di noci
zucchero a velo

In una ciotola sbattere i tuorli con lo zucchero di canna e l’olio. A parte montare a neve ferma gli albumi e unirli al composto con delicatezza dal basso verso l’alto. Grattugiare finemente le carote, tritare le noci e inserire i due ingredienti nel composto, aggiungere cannella a piacere e la farina setacciata insieme al lievito. Mescolare bene e delicatamente il tutto.

Portare il forno alla temperatura di 160°, modalità ventilato, imburrare ed infarinare una teglia dove versare il dolce.

Infornare e cuocere per 30 minuti circa; fate la prova stecchino, se risulta asciutto la vostra carrot cake è cotta.

A torta fredda spolverare la superficie di zucchero a velo.

Pasta integrale al Ragù vegetale

La ricetta del giorno è semplice, da cucina socratica.

Vi propongo un abbinamento di pasta integrale con un condimento tutto vegetale. Ci serviranno delle lenticchie, ottime sostituto della carne, ed un finocchio che dona freschezza e stempera il dolce sia del pomodoro che delle lenticchie stesse.

Praticamente è un piatto unico, gustoso e salutare grazie al buon contenuto di fibre, proteine e vitamine.

Per due persone

160 gr di pasta integrale
1 cipolla dorata
1 finocchio piccolo
150 gr di lenticchie piccole (io quelle di Castelluccio di Norcia)
400 gr di passata di pomodoro
1 spicchio d’aglio
peperoncino
pangrattato
sale
olio extra Vergine d’Oliva

Lessare le lenticchie in acqua bollente salata per 20 minuti (oppure seguire le indicazioni riportate sulla confezione). Nel frattempo tagliare la cipolla, lavare e tagliare il finocchio, sbucciare l’aglio, mettere il tutto nel frullatore ed ottenere un composto abbastanza liscio.

In una padella antiaderente versare due cucchiai di olio e rosolare il mix ottenuto, cuocere per 7/8 minuti mescolando spesso. Se necessario aiutatevi con poca acqua calda.

Quando il soffritto è pronto, aggiungere la passata di pomodoro e proseguire la cottura per circa 15 minuti.

Da ultimo inserire anche le lenticchie cotte e scolate (ma non buttate l’acqua), aggiustare di sale e peperoncino a piacere. Amalgamare i sapori per un minuto ancora.

Nell’acqua di cottura delle lenticchie cuocere la pasta integrale, scolarla molto al dente e spadellarla velocemente nel ragù vegetale.

Completare il piatto con il pangrattato abbrustolito e ben tostato con poco olio.

Servire e gustare.

Pillola socratica 😉

Sarde accoppiate

Le ricette che vedono protagonista questo umile pesce azzurro spaziano da nord (le sarde in saor) a sud (sarde a beccafico), giusto per fare un paio di esempi. Dire sarde o sardine equivale a parlare dello stesso pesce, solitamente con il primo termine si indica il pesce fresco, col secondo la sua conservazione sott’olio. In entrambi i casi mantiene le sue ottime qualità nutrizionali, benchè sia considerato un pesce povero, la realtà lo vede inserito nel primo gruppo fondamentale degli alimenti grazie al suo buon contenuto di proteine, vitamine e sali minerali.

Nella mia ricetta le ho accoppiate a due a due inserendo un saporito ripieno, per poi servirle su un letto di insalatina novella.

Per due persone:

16 sarde
1 spicchio d’aglio
1 manciata di pomodori secchi
1 cucchiaino di capperi
1 cucchiaio di pinoli tostati
4 cucchiai di olio extra vergine d’oliva
1 ciuffo di prezzemolo
1 cespo di insalatina novella
1/2 bicchiere di vino bianco secco

Farina
Sale

In una ciotola di acqua tiepida far ammorbidire per un’ora i pomodori secchi, scolarli ed asciugarli bene.

Pulire le sarde: strofinarle sotto l’acqua corrente per rimuovere le scaglie. Se non sono già pulite, eviscerarle tenendo in mano una sarda alla volta, con la pancia rivolta verso l’alto. Dopo aver tagliato il ventre per la lunghezza estrarre le interiora. Aprite delicatamente a libro ogni pesce per rimuovere la lisca partendo dalla coda, così facendo si toglie anche la testa. Rilavarle sotto l’acqua corrente e tamponarle con della carta assorbente.

Preparare un trito di pinoli tostati, pomodorini secchi, aglio, prezzemolo e qualche cappero.

Distribuire equamente il trito su metà delle sarde e ricoprirle con l’altra metà. Passarle velocemente nella farina leggermente salata.

Scaldare in una padella l’olio, disporvi le sarde e sfumarle con il vino bianco, cuocere per quattro minuti circa a fuoco medio, rigirandole delicatamente un paio di volte. Passarle velocemente nella carta assorbente e servirle ben calde con l’insalatina novella.

Pillola socratica 😉

Ricette in quarantena

I giorni di esilio casalingo non sono finiti, dobbiamo continuare a resistere e non lasciarci andare mai. Solo così ne usciremo vincenti e mi auguro molto più consapevoli.

Sui social impazzano ricette e preparazioni di tutti i tipi ed il lievito di birra è diventato più ricercato dell’oro al tempo del Klondike. A questo proposito colgo l’occasione per dirvi che la birra magari bevetevela, il lievito non si può riprodurre a meno di non averne un pezzettino per fare la pasta da riporto. Se volete provate con la pasta madre.

Ho pensato di lasciarvi i link di una selezione di ricette che ho pubblicato nel tempo e che possono esservi d’aiuto nella preparazione quotidiana dei pasti. Tenuto conto che mai come adesso la Cucina socratica è la prima fonte d’ispirazione.

Ed ora cliccate sulle foto per leggere le ricette oppure i link sottostanti e, se non vi bastano queste proposte, continuate a curiosare sul blog per chiave di ricerca o selezionando una categoria. Ricordate anche che potete mandarmi le foto dei piatti che proverete a fare, le ritroverete qui.

Torneremo ad abbracciarci 😀

Facciamo il pane e non solo: Oggi faccio il panePanini al latte‘Mpille salentineCantucci salati (senza lievito) – Tarallini pugliesi (senza lievito) – Calzoni di pasta matta (senza lievito)

Oggi pasta: Sugo ai carciofi Pasta e fagioliOrecchiette con cime di rapaSpaghetti alle vongole

Voglia di risotto: Riso integraleRisotto pere e taleggioRisotto rossoRisotto alla milanese

Carne, pesce e formaggio homemade: Padellata di salsiccia e..Fagottini di tacchinoPolpettine speziateInsalata di polpoOrate al fornoInvoltini di sogliolaLabneh

Le verdure: Torta girasole di verdureFagiolini a mazzetti…Crostata di cavolfioreVerdure al fornoInsalata pantescaPanzanella prêt-à-porter

Finiamo in dolcezza: Dolcetti di mandorleTorta all’acquaBensonePouding ChômeurBiscotti al latte condensatoBanana bread

Il mio cloud egg per il Club del 27


Ripartiamo da zero, in un tempo irreale sospeso e appeso nello stesso istante, dove la fantasia si accompagna al ricordo e la mente è libera di volare mentre il corpo può farlo solo in spazi ristretti. Allora che fare se non fermarsi e cercare di riprendere le fila di una vita che sembrava onnipotente su tutto, sembrava però. Ora siamo qui ad aspettare di ricominciare da zero, o quasi… non ci sono alternative.

La cucina, in tutto ciò, diventa utile, ci aiuta anche lei a superare questo momento. Mai come ora è importante una corretta alimentazione, si prenda uno spazio anche chi non l’ha mai fatto. La manualità, la fantasia di utilizzare quello che si ha sottomano, il momento di concentrazione nel fare una cosa diversa che porta via i retropensieri inchiodati sul presente.

Ma in tutto ciò si riparte da zero, e per questo oggi per il Club del 27 ho preparato un uovo.

Una preparazione basica, tratta dal libro “The perfect Egg” di T. Fischer e J. Park; un modo diverso di preparare un occhio di bue.


1 uovo
1 cucchiaio di parmigiano reggiano grattugiato
1 pizzico di sale aromatizzato con fiori eduli essiccati


Preriscaldate il forno a 170°C. 

Separare la chiara dal tuorlo delicatamente, per non rompere il cuore giallo. Montare l’albume a neve ferma, unire il parmigiano ed il sale con una spatola, facendo attenzione a non smontare la chiara.

Con un cucchiaio disporre l’albume in una teglia rivestita di carta forno, io ho usato una piccola pirofila di ceramica leggermente imburrata. Creare al centro un avvallamento dove depositare il tuorlo.

Cuocere per 7/10 minuti, scegliete voi se volete un cuore ben cotto o leggermente cremoso.

There is a big blue sky waiting just behind the clouds (C’è un grande cielo blu che aspetta dietro le nuvole)