La mia Tarte au Chocolat per il Club del 27

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Bentornati nel Club del 27, la sfidanonsfida che questo mese ha visto aggiungersi altri partecipanti, ci potete trovare tutti nel blog dell’MTC oppure sulla nostra nuovissima pagina di Facebook. Potrete così scoprire le ricette che abbiamo preparato seguendo il tema del mese, questa volta parliamo di: timballi, torte e pies da tutto il mondo.

Io ho scelto di proporvi una torta che, avendo cura e un pò d’attenzione, regala un risultato delizioso: la Tarte au Chocolat.

Questo dolce è formato da un guscio di pasta frolla alle mandorle ripieno di ganache al cioccolato fondente, semplice e d’effetto al tempo stesso. Se poi tenete conto che tra poco sarà Pasqua, potrete utilizzare il cioccolato delle uova per un riciclo di tutto rispetto.

Si presenta esteticamente senza tanti fronzoli, volendo si può decorare con frutta fresca, oppure fare come me che ho pensato di farla diventare una  Gat-tarte au Chocolat.

Prima di lasciarvi alla ricetta vi suggerisco una nota alcolica: accompagnate questa torta con un Barolo chinato, un vino aromatizzato dalla piacevole persistenza aromatica. Nato come elisir le sue origini appartengono all’epoca del Barolo di fine Ottocento dove nel loro retrobottega due speziali, il dottor Giuseppe Cappellano di Serralunga e il dottor Zabaldano di Monforte, applicarono (ognuno con la propria formula) le proprietà della China Calissaia al Barolo.

tartePasta sablée

120 g di burro
90 g di zucchero a velo
15 g di farina di mandorle
260 g di farina 0
2 g di sale fino
1 uovo

Ganache al cioccolato fondente

350 g di cioccolato fondente
50 g di burro
250 g di panna fresca

Gelatina

7 fragole
7 g di agar-agar
2 cucchiaini di zucchero a velo

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Per la pasta sablée miscelare tutti gli ingredienti aggiungendo la farina poco per volta.

Formare una palla, sarà molto morbida, e stenderla tra due fogli di carta forno fino a raggiungere uno spessore di 3 mm possibilmente dandole una forma circolare idonea a ricoprire una teglia da 24 cm più il bordo.

Mettere la pasta così stesa in congelatore, intanto accendere il forno a 160°.

Riprendere la pasta, stenderla nella teglia imburrata ed infarinata, punzecchiarla con i rebbi di una forchetta al fine di non farla gonfiare in cottura, infornare per 20 minuti circa, controllare che sia dorata.

Preparare la ganache, sciogliere nel microonde oppure a bagnomaria il cioccolato, scaldare la panna. Quando il cioccolato sarà fuso e ben liscio unire la panna calda e mescolare bene. Controllare la temperatura, quando scende a 35° aggiungere il burro (la temperatura è importante poiché serve ad evitare che il burro si separi ed affiori sul cioccolato creando una patina bianca).

A cottura del guscio di sablée, farla raffreddare prima di versarvi la ganache, attendere il raffreddamento anche di quest’ultima e mettere in frigo.

La Tarte au Chocolat io l’ho guarnita poco prima di servirla preparando una gelatina alla fragola.

Porre sul fuoco una piccola casseruola dove versare una purea di fragole precedentemente frullate, unire lo zucchero e a bollore iniziato aggiungere l’agar-agar, mescolare bene per 3 minuti. Versare il composto in uno stampino rettangolare ricoperto di carta forno creando una base di 3 mm. Fare intiepidire e successivamente rassodare in frigo.

Stampare la gelatina utilizzando delle formine a piacere e decorare la tarte prima di servire.

 

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Cavolfiore speziato

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Oggi vi propongo un contorno facile e molto gustoso che ha per soggetto un ortaggio non facilissimo da gestire. Ammorba la cucina in cottura e non sempre si sa proporre al suo meglio. Sto parlando del cavolfiore, questa simpatica infiorescenza dalla diverse varietà stagionali come il verde romanesco oppure il violetto siciliano.

In particolare per questa ricetta ho utilizzato il classico cavolfiore bianco, alla colorazione ci ho pensato io, grazie ad una saporita marinatura speziata il gioco è fatto 😉

Per amor di verità questa non è una proposta di mia invenzione bensì mi è stata suggerita da un’amica ed è una ricetta del famoso cuoco britannico Jamie Olivier alla quale ho apportato qualche modifica cercando di non snaturare l’idea iniziale.

In cottura si è sprigionato un aroma delizioso ed il mio cavolfiore speziato, neanche a dirlo, è sparito in un lampo. Provare per credere.

1 cavolfiore
2 foglie di alloro
½ bicchiere di acqua
Olio extravergine d’oliva

3 spicchi d’aglio
2 rametti di timo
1 limone buccia e succo
4 cucchiai di vino bianco
3 cucchiai di marsala
3 cucchiai di salsa di soia
1 cucchiaio raso di semi di carvi
1 cucchiaino di semi di coriandolo
1 cucchiaio di semi di sesamo
Peperoncino

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Portare il forno alla temperatura di 180°.

Preparare la marinatura: tritare l’aglio con il timo e metterli in una ciotolina insieme al vino bianco, la salsa di soia, le spezie, i semi, la scorza ed il succo di limone.
Pulire il cavolfiore ed eliminare le foglie esterne.

Porre in una casseruola unta di olio il cavolfiore, spennellarlo con la marinatura in tutte le sue parti e versare sopra la restante, aggiungere l’acqua e le foglie d’alloro.

Infornare per circa 40 minuti, ogni tanto irrorare con il fondo di cottura il cavolfiore per tenerlo morbido e fare in modo che s’insaporisca bene.

A fine cottura socchiudere il forno e lasciarlo all’interno ad intiepidire.

Terrina di miglio e verdure in gelatina

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Questo mese la sfida dell’MTC, il gioco più intrigante del web che vanta innumerevoli tentativi di imitazione è capitanato da  Giuliana che ha proposto le Terrine.

Parliamo di un piatto estremamente versatile, può essere un antipasto, piatto principale o dessert, caldo, tiepido o freddo. Ottima scelta per le diverse occasioni, si deve preparare in anticipo, è perfetta anche per buffet e pic-nic. Si può spaziare con gli ingredienti, usare combinazioni di carni diverse, di pesci e di verdure, persino di frutta.

Io ho scelto di fare una terrina di verdure, si differenzia da quelle di carne per il fatto che non vengono composte con ingredienti crudi, bensì con verdure che hanno subito una breve cottura preliminare. Le verdure offrono la possibilità di ottenere diverse combinazioni di sapori, forme e colori.

La differenza principale tra una terrina, l’aspic ed il patè non sono tanto gli ingredienti: in una terrina può finire di tutto, è importante  però mantenere una consistenza ben precisa, a metà fra la spatola per spalmare e il coltello per tagliare: gli ingredienti sono di solito tagliati a pezzi oppure a striscioline, a dadini e poi disposti a strati nel recipiente e generalmente cotti in forno. Nelle terrine a crudo, sia con ingredienti tutti a crudo o con ingredienti precotti e poi assemblati successivamente, vale sempre la stessa regola.

Bando agli indugi e vediamo come fare la mia terrina utilizzando uno stampo da plumcake da 24 cm:

150 g di miglio decorticato
200 g di fagiolini
2 carote
10 falde di pomodori secchi
50 g di parmigiano reggiano grattugiato
1 dado e mezzo di gelatina
2 cucchiai di aceto di mele
sale

Cuocere il miglio in abbondante acqua, a parte lessare i fagiolini e le carote. In una tazza di acqua calda fare rinvenire i pomodori secchi.

Preparare nel frattempo la gelatina come da indicazioni sull’astuccio della compressa, profumatela con l’aceto di mele.

Foderare lo stampo con la pellicola alimentare, vi faciliterà quando dovrete sformare la terrina, versare un terzo della gelatina sul fondo, fare uno strato di circa 2 cm e mettere in frigorifero a rassodare.

A cottura ultimata del miglio, scolarlo molto bene e amalgamarlo con il parmigiano.

Quando la gelatina è soda, riempire lo stampo delicatamente con uno strato di metà miglio, proseguire con i pomodori secchi tagliati a striscioline, poi uno di fagiolini, uno di carote tagliate a striscioline e terminare con il restante miglio. Versare su tutta la preparazione la restante gelatina ponendo attenzione a che venga ben assorbita da tutte le parti, anche ai lati.

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Rimettere in frigorifero a rassodare per qualche ora, nel frattempo io ho preparato delle creme di formaggio in accompagnamento:

Formaggio tipo quark
foglioline di menta
steli di erba cipollina
cren

Amalgamare metà formaggio in una ciotola con la menta tritata; in un’altra ciotola mischiare il restante formaggio con una generosa punta di cren e cospargere di erba cipollina.

Volendo potete fare il formaggio in casa il giorno prima: prendete uno yogurt bianco, io uso quello parzialmente scremato, mischiarlo con un bel pizzico di sale e raccoglierlo in un piccolo canovaccio pulito oppure un fazzoletto bianco. Fermarlo all’interno di un vaso di vetro facendo in modo che non tocchi il fondo e lasciare sgocciolare per una notte in frigo. Il giorno dopo avrete sul fondo del vasetto il siero e nel canovaccio un delizioso formaggino spalmabile.

Sformare la terrina con attenzione, togliendo la pellicola alimentare e servire con le due creme di formaggio.

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Con questo piatto partecipo alla sfida:

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Strudel Altoatesino

Ho passato parte della mia infanzia in Alto Adige e tra mille ricordi emerge quello di una mia zia nell’atto di tirare una grande sfoglia di pasta su un canovaccio lindo. La vedo ancora, con gli occhi della memoria, in mezzo ad una nuvola di farina, avvolgere con delicatezza un impasto di mele che poco dopo in forno avrebbe sprigionato un profumo che ancora mi par di sentire mentre scrivo. Stava preparando uno strudel, per la precisione, uno strudel altoatesino.

La differenza sta proprio nella pasta che, contrariamente a quello trentino, non è pasta sfoglia.

Ebbene, tornando ad oggi, e girando tra i banchi di una fiera, ho avuto modo di acquistare delle mele da un produttore meranese. Si tratta della varietà Topaz che, mi è stato riferito, è proprio quella che si usa maggiormente per questo strudel poiché ha la giusta dolcezza ed è farinosa quanto basta.

Ecco come un semplice acquisto mi ha riportata indietro nel tempo e, una volta tornata a casa, fatto preparare questo dolce. Perchè questa è la storia, dove i ricordi legati ai bei momenti non devono mai rimanere sopiti ma far parte della nostre giornate sempre.

ImmaginePer la pasta

250 g farina 0
2 cucchiai di olio
7 cucchiai di acqua circa
1 uovo
1 presa di sale

Per il ripieno

1 k di mele varietà Topaz
100 g pangrattato
70 g zucchero
40 g uvetta
Cannella
Zucchero a veloImmagine 1.jpg

Impastare farina, uovo, sale ed olio aggiungendo acqua quanto basta per ottenere un panetto morbido. Lavorare qualche minuto la pasta, deve risultare setosa ed omogenea. Formare una palla e avvolgerla nella pellicola alimentare, lasciare riposare per una mezz’ora.

Sbucciare le mele, affettarle sottilmente ed amalgamarle delicatamente insieme ad uvetta, zucchero, cannella e pangrattato fatto dorare precedentemente in un padellino con una noce di burro sottratto dal peso totale.

Accendere il forno a 200° modalità statica.

Riprendere la pasta e su un foglio di carta-forno infarinato stenderla sottilmente nella misura di 30×40 cm circa.

Spalmare su tutta l’area il burro fuso e stendere al centro, per la lunghezza, il ripieno.

Con l’aiuto della carta-forno ripiegare i due lati lunghi di pasta uno sull’altro creando un rotolo, sigillare bene i lati corti e spennellare tutta la superficie di burro fuso.

Infornare per almeno mezz’ora.

Servire tiepido con una bella spolverata di zucchero a velo.

Pillole socratiche 😉

Tozzetti salati ai pinoli

Avete voglia di qualcosa di salato e sfizioso?

Provate a fare questi tozzetti, perfetti ad esempio per un aperitivo improvvisato, si possono fare in anticipo conservandoli per qualche giorno in un contenitore ermetico.

Questi che vedete in foto li ho preparati con i pinoli tostati, nulla vieta però di utilizzare noci, pistacchi o altro. L’importante è mantenere le proporzioni.

Immagine 1.jpg300 g farina 0
100 g burro a temperatura ambiente
2 uova + 1 tuorlo
150 g pinoli
20 g. capperi
100 ml latte
sale q.b.

Lavorare la farina con il burro, a parte sbattere le uova ed aggiungerle all’impasto.

Tostare i pinoli in un padellino antiaderente, in alternativa tritare grossolanamente le noci oppure i pistacchi ed aggiungerli insieme ai capperi, salare.

Versare il latte poco alla volta per ammorbidire il composto, potrebbe non servire tutto, sino ad ottenere una consistenza malleabile ma non appiccicosa.

Nel frattempo accendere il forno a 170°, modalità ventilato.

Formare dei rotolini da 5 centimetri di diametro, io ne formo un paio, porli su una teglia rivestita di carta-forno, spennellarli con il rosso d’uovo ed infornarli per 25/30 minuti.

Sfornarli, tagliarli e fette di 2 centimetri, fare attenzione a non scottarsi,  e rimetterli in forno per altri 8/10 minuti, girandoli a metà cottura.

La mia Devil’s Food Cake per il Club del 27

Benvenuti nella nuova rubrica targata MTC: “il Club del 27“, un progetto che vuole coinvolgere non solo la community ma anche i fedelissimi che ci seguono. Ogni mese infatti ci sarà un tema da seguire ed il 27 si pubblica tutti insieme ciò che si è scelto di proporre. Chiunque può partecipare, se volete unirvi a noi, lasciateci un messaggio o scriveteci sulla nostra pagina Fb o all’indirizzo della Redazione (mtchallenge@gmail.com), saremmo felici di accogliervi nella nostra cucina. Come ogni club che si rispetti ognuno ha una tessera e la mia è la numero 29. Non mi dilungo oltre e vi lascio alla mia proposta, leggete tutto sino in fondo dove troverete il nuovissimo banner di questa sfidanonsfida.

Il tema d’apertura è quello delle Layer Cakes, letteralmente torte a strati, e questa è quella che ho scelto di presentarvi:

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La Devil’s Food Cake, una torta che ha origini abbastanza lontane, la prima ricetta è apparsa in un libro di cucina americana nel 1902 ad opera di Sarah Tyson Rorer e dal 1913 si è diffusa in tutta l’America, divenendo molto popolare soprattutto a New Orleans.

Nel tempo tante sono state le versioni che si sono succedute sino ad arrivare a quella attuale. Il composto in origine prevedeva al suo interno una purea di barbabietola che donava umidità e dolcezza all’impasto. La presenza di questo ingrediente conferiva la colorazione rossa della base, farcita da una ricca glassa al cioccolato  e ricoperta da una crema alla vaniglia. Ancora oggi mantiene una consistenza umida e morbida, ma viene farcita e ricoperta di cioccolato, tanto cioccolato, per questo risulta riduttivo definirla semplicemente una torta al cioccolato, è proprio una diavolo di torta.

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Per la torta (due teglie da 18 cm/20 cm oppure  due rettangolari di pari area)

220 ml di latte
succo di 1 limone piccolo
225 g di farina
50 g di cacao amaro
1 cucchiaio di bicarbonato ( io un poco meno di un cucchiaio )
100 g di burro
250 g di zucchero di canna
3 uova

Per la farcitura

7 fragole mature – nella versione originale non ci sono ma nella mia si 🙂
300 g di cioccolato fondente
300 g di panna acida (potete farla in casa con 500 ml di panna 1 vasetto di yogurt e succo di 1 limone, basta unire in un contenitore la panna, lo yogurt e il succo di limone e lasciarlo a temperatura ambiente per 24 ore)

Per la glassa a specchio

150 g di panna liquida
150 g di acqua
170 g di zucchero
75 g di cacao amaro
1 cucchiaio  di agar agar

Mettere il succo di limone nel latte e lasciarlo riposare per 1 ora circa, nel frattempo setacciare la farina il cacao e il bicarbonato.

Montare il burro con metà dose di zucchero di canna e una volta spumoso aggiungere un uovo alla volta alternando lo zucchero rimanente e la farina, aggiungere infine il latte a filo.

Dividere il composto in due teglie precedentemente imburrate ed infarinate e cuocere per 30 minuti a 170° (fare prova stecchino devono essere umide all’interno).

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Intanto preparare la farcia: tritare il cioccolato sciogliere a bagnomaria o al microonde ed aggiungere fuori dal fuoco la panna acida e lo zucchero facendo attenzione che cioccolato e panna siano essere alla stessa temperatura. Da ultimo incorporare delicatamente le fragole tagliate a piccoli pezzi.

Una volta estratta la torta dal forno, lasciarla riposare 10 minuti nella teglia, poi capovolgerla su una gratella e farla raffreddare completamente. Tagliare la base  in due parti, fare lo stesso con l’altra torta al fine di ottenere 4 dischi o rettangoli: spalmare la crema all’interno e all’esterno.

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A questo punto preparare la glassa a specchio ponendo in una casseruola tutti gli ingredienti e, a fiamma bassa, portare ad ebollizione. Far sobbollire per 5 minuti sempre a fuoco basso. Lasciar raffreddare fino ai 40 gradi di temperatura e poi colare la glassa sulla torta, spatolandola lungo i bordi. Deve mantenere un effetto stropicciato.

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Arrivederci dal:

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Banner disegnato da Francesca Carloni del blog Ricette&Vignette

Fritta è buona anche una suola di scarpa, ma è più buono il mio pollo fritto

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E’ convenzione credere che basti friggere qualsiasi cosa per renderla gustosa al palato, purtroppo, o per fortuna, non è proprio così. I criteri legati ad un buon fritto sono molteplici e nemmeno così scontati, di base ho dovuto studiare, ma grazie alla scuola di cucina dell’Mtc ho potuto mettere in pratica i loro insegnamenti. Il merito di aver portato il fritto alla mia attenzione (in genere svicolo sempre) è tutto di Silvia che questo mese ci ha regalato una sfida all’ultimo punto di fumo.

Non mi resta quindi che cucinare iniziando dalla preparazione del latticello (potete comperarlo già pronto ma è facile da fare in casa) e servirà per la marinatura.

Un’ultima cosa, alla fine potreste trovarvi la cucina trasformata in un  campo di battaglia, ma qualche volta ne vale la pena.

LATTICELLO homemade:

250 g latte parzialmente scremato
250 g yogurt magro
10 ml succo di limone filtrato

In una ciotola di vetro o di ceramica, non di metallo, versare lo yogurt, il latte e stemperarli bene, infine aggiungere il limone.

Ho diviso il latticello in due ciotole ed in una ho aggiunto un mix di spezie così composto: curcuma, zenzero, pepe, noce moscata, cardamomo e coriandolo.

Lasciare a temperatura ambiente per 15 minuti circa quindi immergervi metà carne per ciotola, coprire con la pellicola e porre in frigo per almeno 4 ore, meglio se tutta la notte.

Ed ora friggiamo:

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POLLO FRITTO Panatura con farina (1 kg di pollo)

1 l  olio per friggere di semi di mais o quello che preferite
150 g farina
sale

Togliere il pollo dalla marinatura normale, lasciarlo scolare sopra una gratella per mezz’ora almeno. Preparare una ciotola con la farina con il sale ed infarinare bene i pezzi di pollo pressando leggermente le carni. Eliminare la farina in eccesso.

A questo punto prendere una casseruola dai bordi alti versare l’olio e scaldarlo a fuoco medio fino alla temperatura di 180 °C circa. Se non si dispone di un termometro mettere un pezzo di pane nell’olio, quando dorerà sarà il momento di immergere il pollo.

Immergere 3 pezzi di pollo alla volta. Il pollo appena immerso friggerà formando molte bolle grandi e man mano che si cucinerà le bolle diminuiranno sempre più . Quando il pollo avrà una colorazione dorata ed omogenea, ci vorranno circa 6/8 minuti di cottura a seconda della grandezza del pezzo, scolare dall’olio ed appoggiarlo su un piatto con la carta assorbente.

Una volta asciutto si può tenere in caldo nel forno preriscaldato a 120°C circa, infornandolo sulla placca da forno.

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POLLO FRITTO Panatura con pane e uovo (1 kg di pollo):

3 uova medie
150 g farina
150 g pane grattato
1 l di olio per friggere di semi di mais o quello che preferite
sale

Togliere il pollo dalla marinatura con le spezie, lasciarlo scolare sopra una gratella per mezz’ora almeno.

Mettere le uova in una ciotola mescolare con una forchetta e salare. Porre il pan grattato e la farina in altre due ciotole distinte.

Prendere i pezzi di pollo e passarli nella farina pressando leggermente le carni, scuoterli per eliminare la farina in eccesso. Poi immergerli nell’uovo ed infine passarli nel pan grattato pressando nuovamente le carni. Se si desidera una crosticina più consistente fare una doppia panatura nel pan grattato: pan grattato/uovo/pan grattato.

Prendere una casseruola dai bordi alti versate l’olio e scaldatelo a fuoco medio fino alla temperatura di 180 °C circa e procedere come per l’altro pollo fritto.

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Ho servito il pollo su un letto di patatine fritte e accompagnato il tutto con due salsine velocissime:

SALSA DI AVOCADO E YOGURT

Prendere un avocado, togliere la buccia ed il seme centrale, tagliare a pezzi e frullare con due/tre cucchiai di yogurt,  un cucchiaio di limone ed un pizzico di sale. Lasciarla riposare almeno un paio di ore per ben amalgamare i sapori.

SALSA DI FORMAGGIO TIPO QUARK homemade E SENAPE

Il giorno prima prendete uno yogurt bianco, io uso quello parzialmente scremato, mischiarlo con un bel pizzico di sale e raccoglierlo in un piccolo canovaccio pulito oppure un fazzoletto bianco. Fermarlo all’interno di un vaso di vetro facendo in modo che non tocchi il fondo e lasciare sgocciolare per una notte in frigo. Il giorno dopo avrete sul fondo del vasetto il siero e nel canovaccio un delizioso formaggino spalmabile (grazie Eli per la ricetta 😀 ).

amalgamare insieme nelle proporzioni 2 a 1 il formaggio con la senape.

Con queste ricette partecipo alla sfida:banner_sfidadelmese_n63-768x367

Il raduno MTC ed i Vesuvi alla crema di broccoli, acciughe e pomodori secchi

napoli

Non ero mai stata a Napoli e non avevo ancora partecipato ad un raduno (anche se è solo il secondo) MTChallenge. Quale migliore occasione per unire le due cose e finalmente conoscere amici che sento quasi tutti i giorni unicamente tramite i social. Eravamo veramente in tanti e tutti, sottolineo tutti, belli, simpatici e felici di essere insieme ‘dal vivo’.

raduno

Musa ispiratrice e tanto altro: Alessandra ha affidato l’organizzazione dell’evento ad Annalù&Fabio, coppia deliziosa ed impareggiabile che ci ha coccolato e fatto coccolare per tutta la durata del soggiorno.

Come dicevo molte persone di questa community non le avevo ancora incontrate, è stato bello vedere Giuliana che mi ha subito riconosciuto, Francesca, Corrado, Susy con cosciotto appresso, Valentina, Ambra che in coppia col marito mi hanno fatto fare delle risate pazzesche, Kika, Maria Teresa, Rosaria, Chiara che andrò a trovare quanto prima, Lucia, Anna, quella stangona di PatriziaFlavia pazza scatenata e travolgente donna ed Antonietta la donna del mitico Babà e dei lievitati, dalla sua borsetta escono pacchettini di pasta madre come per incanto. Splendido poi rivedere la carissima Manuela, la dolce Marianna, l’energica Elisa e le belle e simpatiche Francesca, IlariaMai e Maria Pia.

La lista non è esaurita, con alcuni ho scambiato solo poche parole, con altri ho condiviso visite della città, pensieri ed emozioni. Mando una carezza alle panciotte di Giulia la mia spalla quando ero “anche no” e Sara una dolce apina, per finire con un tenero abbraccio a due meravigliosi bimbi: Sofia di Francesca,  che avrei adottato all’istante e Diego di Annarita, che ha prosciugato le finanze materne per un’ottima causa.

Sono tornata a casa con una borsa piena di ricordi, risate e foto di una due giorni all’insegna del buon cibo e delle bellezze di questa ricca terra, senza dimenticare che divertirsi e fare del bene possono andare di pari passo.

Al volgere del raduno infatti, abbiamo raccolto una buona somma di denaro dando luogo, tra noi, ad un mercatino di beneficienza. Come MTChallenge sosteniamo da anni, con i proventi dei nostri libri, Piazza dei Mestieri, un progetto di recupero dei ragazzi che hanno abbandonato la scuola, insegnando loro un mestiere al fine di inserirli nel tessuto sociale.

L’ultima citazione va a lei: la pasta, che ho ricevuto in dono dal pastificio Gentile di Gragnano e che, con l’occasione, ringrazio due volte: per il graditissimo regalo in sé e per avermi fatto conoscere ed apprezzare un’ottima pasta di qualità.

Eccomi così arrivata alla ricetta:

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Il formato che ho scelto per questo piatto è denominato ‘vesuvio’ e, come potete vedere dalla foto, la somiglianza c’è eccome. Sono bellini da vedere questi conetti avvitati che tengono magnificamente la cottura, ed il condimento che ho scelto li avviluppa in ogni spira in un abbinamento perfetto.

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Dosi per 3 persone:

210 g pasta Gentile formato vesuvio
150 g broccoli
40 g acciughe sott’olio (circa 10)
4/5 pomodori secchi
1 spicchio di aglio
3 cucchiai di olio extravergine d’oliva
Pecorino grattugiato (facoltativo)
sale

Mondare il broccolo, dividerlo in cimette e cuocerlo a vapore.

In una tazza d’acqua calda far rinvenire i pomodori secchi.

In una casseruola imbiondire l’aglio nell’olio e sciogliervi a fuoco dolce le acciughe, eliminare l’aglio.

Portare ad ebollizione una pentola d’acqua, salare e buttarvi la pasta.

Nel frattempo, in un mixer, frullare i broccoli aiutandosi con l’acqua di cottura della pasta sino a renderli una crema.

Scolare i vesuvi un minuto prima del completamento della cottura e versarli nella casseruola insieme alla crema di broccoli ed ai pomodorini strizzati e ridotti a pezzettini.

Spadellare per completare la cottura ed amalgamare bene i sapori aiutandosi, se il tutto dovesse asciugare troppo, con un po’ di acqua di cottura tenuta a parte.

A piacere rifinire con formaggio pecorino.

Le Polpettine ed il profumo speziato del lontano oriente

Ve l’ho già detto che mi piacciono le spezie? Se qualcuno si fosse distratto mi ripeto, mi piacciono le spezie!

Quando la mia amica Alessandra, che ringrazio anche da qui, direttamente da Singapore, mi ha portato in dono delle capsule di cardamomo nero (spezia tra le più care al mondo dopo zafferano e vaniglia) ho pensato subito di utilizzarle per un piatto elaborato.

Ma pensa che ti ripensa ho scelto di preparare qualcosa di semplice al fine di rendere questo ingrediente protagonista, ho perciò deciso di fare delle polpettine orientaleggianti per gusto e profumo.

Rispetto al cardamomo verde, più delicato e adatto alle preparazioni dolci, questo nero ha infatti una nota affumicata che ben si adatta alle carni senza essere troppo invadente. Si può utilizzare in due modi: schiacciare le capsule per poi eliminarle prima di servire le preparazioni, oppure estrarne i semini e macinarli finemente (io ho fatto così). In cottura il loro profumo si mitiga ed esalta l’intero piatto.

La cottura  in padella l’ho arricchita con una crema di spinaci, ho poi servito il piatto accompagnandolo con il miglio.

Ale il tuo regalo è stato molto apprezzato e profumerà la mia cucina ancora ed ancora 😀

imm.jpg350 g di carne trita di scamone
1 uovo
1 piccolo spicchio di aglio
1 capsula di cardamomo nero
1 cucchiaio di prezzemolo tritato
2 cucchiai di pangrattato
100 g di spinaci lessati
2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
3 cucchiai di miglio
1 lt circa di brodo vegetale
sale

Cuocere nel brodo vegetale il miglio.

Nel frattempo sbucciare l’aglio, rompere la capsula di cardamomo nero, estrarne i semi e tritarli insieme allo spicchio di aglio. Amalgamarli in una terrina con la carne, l’uovo, il prezzemolo ed il pangrattato, aggiustare di sale.

Fare tante piccole polpettine.

In un mixer frullare gli spinaci insieme a qualche cucchiaio di brodo vegetale, utilizzando quello dove sta cuocendo il miglio, al fine di ottenere una crema da versare in una padella con l’olio. Adagiarvi sopra le polpettine ed iniziare a cuocere a fiamma media, aggiungendo nel caso un po’ di brodo per lasciarle morbide. A cottura ultimata, nel frattempo sarà pronto anche il miglio che avrà assorbito il brodo, impiattare insieme e servire caldo.

Pillola socratica 😉

Risotto Rosso di Barbabietola e gorgonzola

Vi piace la cucina colorata, allegra e vivace? Perché non farlo anche nel piatto!

Il risotto che ho preparato ha tutti questi ingredienti che mettono buonumore, per il gusto e la soddisfazione del palato ho utilizzato la barbabietola rossa ed il gorgonzola. Prima di darvi la ricetta, voglio spendere due parole a beneficio di questo ortaggio che in genere consumo principalmente in aggiunta alle insalate ma che in verità è versatile, lo si può consumare crudo, cotto al forno, bollito, frullato o estraendone il succo.

Inoltre, cosa non da sottovalutare, la barbabietola rossa ha diversi punti di forza. Leggendo le caratteristiche ho scoperto i suoi diversi benefici come un buon contenuto di ferro, essere un regolatore della pressione, rinfrescante e ricostituente. Le hanno dato anche una sigla che si legge sulle confezioni dei alcuni alimenti: E 162, identifica il Rosso di Barbabietola, un colorante naturale.

Mi sono convinta da sola, la devo utilizzare più spesso nelle mie ricette ed inizio da questo risotto:

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Dosi per 4 persone

260 g di riso Carnaroli
1 scalogno
1 barbabietola rossa di media grandezza
80/100 g di gorgonzola dolce
½ bicchiere di vino bianco*
1 cucchiaio colmo di dado vegetale
2 cucchiai di olio extra vergine d’oliva

In una casseruola  fare appassire a fuoco dolce lo scalogno tritato nell’olio.

Portare a bollore un litro e mezzo di acqua, tagliare in parti la barbabietola rossa già cotta e spellata e frullarla con un mestolino di acqua calda.

Quando lo scalogno è pronto versare il riso, farlo tostare e sfumare con il vino. Portare avanti la cottura aggiungendo un mestolo di acqua calda, il dado vegetale che andrà ben stemperato ed ancora acqua girando la preparazione di tanto in tanto.

A metà cottura aggiungere la barbabietola rossa frullata e portare a termine la cottura.

Aggiungere il gorgonzola tagliato a cubetti per mantecare il risotto.

Io ho accompagnato il piatto con il vino usato per sfumare, ho scelto un bianco fermo: il Riesling italico*.