Crostatine di grano saraceno e marmellata di arance

Il grano saraceno (grano nero o formenton) è una pianta erbacea. Anche se viene collocato tra i cereali non è un cereale ma uno pseudocerealeAppartiene alla famiglia delle Polygonaceae, la stessa degli spinaci e delle barbabietole, se ne utilizza il frutto che è una spiga composta da chicchi triangolari e di colore bruno-grigio. Perfetto sostituto di pane e pasta, depura l’organismo contrastando i gonfiori ed il grasso addominali, così come il sovrappeso. Vanta numerose qualità, è ricco di ferro, zinco e selenio, quindi utile per combattere il diabete ed è un antidoto eccezionale contro le emorragie. I suoi chicchi semplicemente lessati e poi saltati in padella con un filo d’olio, ripuliscono il corpo dai grassi cattivi aiutando la riduzione di colesterolo e trigliceridi. E’ presente in molte preparazioni, dai pizzoccheri alla polenta taragna, ma sopratutto nei dolci e nella cucina di montagna.

Perfette per la colazione, le mie crostatine con farina di grano saraceno le ho abbinate con la marmellata di arance che conferisce loro un gusto dolce ma non stucchevole.

Dosi per 6 crostatine oppure 1 crostata

150 g di farina tipo 1
150 g di farina di grano saraceno
100 g di zucchero di canna
80 g di burro
2 uova
1 pizzico di sale
2 cucchiaini di lievito per dolci
1 o 2 cucchiai di acqua
250 g di marmellata di arance

Mischiare le due farine con il lievito, lo zucchero ed il sale, aggiungere il burro a pomata (deve essere molto morbido) e le uova.

Impastare velocemente, se necessario aggiungere poca acqua, formare una palla e avvolgerla nella pellicola, lasciare raffreddare in frigo per mezz’ora.

Riprendere l’impasto, stenderlo con il mattarello in una sfoglia alta 1 cm, ritagliarla in 6 parti, rivestire piccole teglie da 8 cm di diametro imburrate e infarinate, bucherellare la superficie con i rebbi di una forchetta, rifilare i bordi.

In alternativa usate uno stampo da 22 cm per ottenere una crostata.

Distribuire sulla superficie la marmellata di agrumi e con i ritagli di pasta formare una griglia.

Tenere il tutto in frigo mentre si scalda il forno a 170°, la frolla risulterà più friabile.

Cuocere le crostatine per 18 minuti, per un’unica crostata occorreranno 25 minuti.

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Insalata pantesca e Zibibbo

C’è un’isola vulcanica in Italia dove la forza degli elementi la rendono una cosa unica, un luogo a se stante, svincolato a tal punto dal nostro territorio che fa quasi specie sentire parlare in italiano; Pantelleria è questo e molto altro ancora.

Situata a metà strada tra l’Africa e l’Europa, Perla Nera del Mediterraneo, è un immenso patrimonio di biodiversità ed un concentrato di sole, vento, silenzio, sorgenti termali a cielo aperto, storia e buon cibo. Se non l’avete mai visitata sappiate che la sua aspra natura la rende si affascinante ma non facile da comprendere; c’è chi s’innamora di lei (come la sottoscritta) e chi fugge via dopo un solo giorno di permanenza.

Vi ho incuriosito? Non vado oltre, lascio a voi il piacere di scoprirla, anzi no! Vi racconto di un suo piatto tipico che non può fare a meno dei capperi di cui quest’isola ne è letteralmente cosparsa, nonchè del suo vitigno per eccellenza: lo Zibibbo.

L’insalata pantesca è da gustare nelle giornate calde ed assolate, un concentrato di sapori deliziosamente decisi; le dosi sono per due persone.

500 g di patate  
200 g di pomodorini  
12 olive verdi 
1 cucchiaio di capperi di Pantelleria
granella di pistacchio 
basilico 
origano 
olio extravergine d’oliva
aceto
sale

Lavare le patate, lessarle con la buccia fino a quando non saranno morbide, farle raffreddare, pelarle e tagliarle a tocchetti.

Tagliare la cipolla, lasciarla in ammollo dieci minuti con l’aceto e scolarla bene. Lavare e tagliare in quattro i pomodorini, sciacquare i capperi per togliere il sale in eccesso.

In una ciotola unire tutti gli ingredienti preparati, aggiungere le olive e la granella di pistacchi. A parte emulsionare l’olio con il sale e l’origano e condire l’insalata, decorare con il basilico.

Abbinamenti di-vini

Un bicchiere di Zibibbo fresco e profumato è un buon compagno di viaggio. Vitigno a bacca bianca, detto anche Moscato di Alessandria, regala deliziose note sapide e fruttate; a torto incasellato solo come passito, in realtà i tanti piccoli produttori dell’isola riescono a conferire ai loro vini peculiarità differenti ed interessanti.

La vite, originaria dell’Egitto, fu introdotta nell’isola dai Fenici. I piccoli alberelli, tenuti volutamente bassi, data l’asperità del territorio e mai irrigati artificialmente, regalano pochi grappoli dagli acini ovoidali con la buccia spessa. Il termine zibibbo deriva da zibib che in arabo significa uva passa o uvetta.

Le caratteristiche uniche dell’allevamento hanno decretato, nel 2014, Patrimonio dell’Umanità la vite zibibbo ad alberello.

Piada tradizionale al lievito madre con Gorgonzola e fichi per Vamos a la piada again

Rieccomi con un’altra proposta ed un’altra tipologia di piada che l’azienda di Riccione Fresco Piada prepara con l’ausilio di farine di grani romagnoli, sale integrale marino di Cervia e olio extravergine d’oliva delle colline riminesi.

Dopo aver testato La Piada del Chiosco con Rosa Camuna e piccoli frutti , ho voluto provare un nuovo ripieno, questa volta racchiuso ne LA RITROVATA AL LIEVITO MADRE NATURALE, il cui lievito madre appunto, deriva da un ceppo che ha alle spalle oltre cinquant’anni di cure ininterrotte, un tesoro della cucina artigiana di Fresco Piada.

1 piada  
50 g di Gorgonzola  
3 fette di prosciutto crudo 
2 fichi 
4 noci 
miele (facoltativo)

Tagliare a tocchetti il Gongonzola, lavare ed affettare i fichi, dividere a metà le noci.

Scaldare la piada in una padella antiaderente, girarla un paio di volte e ricoprirne una metà di formaggio, lasciarlo fondere.

Far scivolare la piada su un piatto, aggiungere il prosciutto crudo, i fichi e le noci. Provate anche la versione con l’aggiunta di qualche goccia di miele.

Piegare in due e gustare!

Piada del Chiosco alla Rosa Camuna e piccoli frutti per Vamos a la piada

Se c’è un prodotto tipico, tradizionale, iconico è sicuramente la Piadina Romagnola. A Riccione l’azienda Fresco Piada, fondata nel 1996, ne produce di ottime, utilizzando solo farine di grani romagnoli, sale integrale marino di Cervia e olio extravergine d’oliva delle colline riminesi. Il laboratorio ha mantenuto un’impronta artigianale, tutte le piadine sono precotte a mano una a una, su piastra e successivamente raffreddate a temperatura ambiente, mantenendo così inalterata la loro fragranza.

Diverse sono le tipologie e riprendono ricette di cui si era persa la memoria: LA RITROVATA nella versione TRADIZIONALE, quella ALL’OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA, oppure LA RITROVATA AL LIEVITO MADRE NATURALE e LA RITROVATA CON GRANI ANTICHI.

C’è anche LA PIADA DEL CHIOSCO, quella che ho utilizzato io, preparata seguendo la ricetta di un piccolo chiosco di Cervia con l’aggiunta di miele per renderla più profumata. Essendo tipica del nord della Romagna, è più spessa e piccola in circonferenza.

Ho voluto accompagnarla con una farcitura il cui elemento portante è un formaggio tipico della mia regione: la Rosa Camuna. Ha una pasta morbida, semigrassa e dalla breve stagionatura, viene prodotto negli alti pascoli della Val Camonica. La sua forma riprende la rosa stilizzata con quattro petali delle incisioni rupestri che i Camuni, antichissima popolazione della valle, ha lasciato sulle pietre per documentare scene della propria vita. Un fiore che oggi è il simbolo della Regione Lombardia. 

1 piada  
60 g di formaggio Rosa Camuna  
1 manciata di piccoli frutti (lamponi, mirtilli e more) 
1/2 cucchiaino scarso di zucchero di canna 
1 cucchiaio di aceto di mele 
30 g di prosciutto cotto 
insalata
olio extravergine d’oliva 

Pennellare con poco olio un padellino antiaderente e cuocere a fiamma media i piccoli frutti con lo zucchero e l’aceto. Quando si formerà una salsina semidensa, spegnere e tenere al caldo da parte.

Scaldare la piada in un’altra padella antiaderente, girarla una volta, ricoprirne una metà di fette di formaggio e lasciarlo fondere.

Far scivolare la piada su un piatto, aggiungere il prosciutto cotto, rifinire con la salsa, i piccoli frutti e qualche foglia d’insalata. Piegare in due e gustare!

GIORNATA NAZIONALE DELLA PIADINA O PIADA

Le mie tapas per il Club del 27

Il Club del 27 questo mese è variegato e colorato, sono passati tre anni da quando una mitica sfida dell’MTC ci ha visto protagonisti in una gara avvincente e molto divertente. Curiosate nei miei Cartoni a tavola ovvero le Tapas, i Pinchos ed i Montaditos per scoprire cosa sono queste golosità spagnole, per poi gustare anche le proposte che ho scelto dalle ricette delle mie compagne di gioco. Ed ora vamos a tapear!

Tapas: Passato freddo di carote di La cascata dei sapori

200 g di carote  
200 ml di brodo di dado vegetale 
70 ml latte 
1 pizzico di noce moscata 
2 cucchiai di yogurt intero 
basilico 
olio extravergine d’oliva 
sale

Pelare le carote, lavarle e tagliarle a rondelle.

Versare il brodo in un tegame, aggiungere le carote, portare ad ebollizione e cuocere per 15 minuti. Spegnere e lasciare raffreddare.

In un frullatore, versare il composto nel frullatore e renderlo una crema densa. Aggiungete il latte, lo yogurt, la noce moscata e un pizzico di sale.

Frullare ancora e renderlo omogeneo.

Versare la crema nei bicchierini, decorate a piacere con basilico, pezzetti di carota ed un filo di olio extra vergine d’oliva.

Montadito: pane di semola con mousse di piselli e ricotta di Acquolina

200 g di piselli lessati
75 g di taleggio
75 g di ricotta
olio extravergine d’oliva
sale
fette sottili di pane di semola o cialde di semola

Frullare insieme tutti gli ingredienti e conservare in frigorifero.

Tagliare il pane alla semola e tostarlo leggermente, in alternativa utilizzate delle cialdine di semola.
Far cadere, con una sac a poche, oppure spalmare la crema sul pane.

Tapas: insalata di frutti estivi di Cindystarblog

anguria
melone
ciliegie
pesche
avocado
aceto di mele
olio extravergine d’oliva
succo di limone
sale

Con un piccolo scavino ricavare tante palline dai frutti, condire subito l’avocado conditelo con il limone e poco olio e sale, per non farlo annerire. Se non avete lo scavino tagliate la frutta a cubetti.

Condire il tutto con poco aceto di mele e riporre in frigorifero per almeno un’ora.

Coni di gelato al Parmigiano Reggiano

Il gelato, grande protagonista estivo, è oramai stato sdoganato anche da questa stagione, non è raro infatti trovare una gelateria aperta tutto l’anno. Vanta origini di lunga data ed in rete vi sono numerose informazioni in merito, diversi sono anche i musei tematici. Il più noto e non solo in Italia, nonchè il primo ad essere stato aperto di questo genere, si trova ad Anzola Emilia nel bolognese, e ripercorre la storia, la cultura e la tecnologia che gravita intorno al gelato artigianale.

Oltre all’utilizzo di creme, frutta e zucchero, questa volta, per la GN del Calendario del cibo italiano vi propongo un’insolita versione salata al Parmigiano Reggiano che anzichè concludere un buon pranzo lo può inaugurare.

350 g di panna fresca non montata
200 g di Parmigiano Reggiano stagionato minimo 18 mesi  
1 rotolo di pasta sfoglia
1 rosso d’uovo 
granella di pistacchio

Versare in una casseruola la panna e portarla quasi ad ebollizione.

Grattugiare il Parmigiano Reggiano e versarlo tutto in una volta nella panna.

Mescolare molto bene, a fiamma bassa, fino a quando il formaggio non sarà completamente sciolto.

Filtrare con un colino a maglie fitte e versare in un contenitore, mettere in frigo per almeno sei ore. 

Stendere e tagliare la pasta sfoglia in strisce da 1 cm ed avvolgerle delicatamente intorno ai coni di alluminio, se non avete quelli appositi si possono fare con un foglio di alluminio ripiegato due volte ed avvolto appunto a cono.

Spennellarne la superficie con il rosso d’uovo sbattuto.

Cuocerli in forno ventilato a 170° per 10 minuti al massimo.

Una volta raffreddati e sfilati delicatamente dai supporti in alluminio, riempire i coni di sfoglia ottenuti di gelato al Parmigiano Reggiano, rifinirli con granella di pistacchio.

Insalata di polpo

Il polpo in versione estiva non può che declinarsi in insalata, sia essa tiepida o fredda; mollusco dalle carni gustose, viene preparato principalmente bollito per essere condito in molteplici modi, ma anche arrostito oppure in tegame come il polpo alla Luciana, ricordate?

Per la sua presentazione in insalata ci sono diverse scuole di pensiero, generalmente al Sud Italia al polpo non si usa togliere la pelle e nemmeno le ventose, pratica più diffusa nel Nord Italia. Molto comunque dipende dalle sue dimensioni, tendenzialmente è meglio farlo se l’animale supera il chilo di peso, per esemplari più piccoli io elimino la pelle ma le ventose tendo a lasciarle.
La ricetta che propongo è di volta in volta arricchita dai più svariati ingredienti quali ad esempio olive, verdure fresche a tocchetti oppure piccole falde di peperone arrostito, questa è praticamente la mia versione base.

Abbinamenti di-Vini:

Accompagnate questo piatto con un fresco calice di Salice salentino rosato, una DOC che ha il suo territorio di produzione tra Brindisi e Lecce. Si tratta di un vino la cui nascita risale agli anni ’40, ottenuto dai vitigni di Negroamaro (almeno il 75%) e Malvasia nera di Lecce. Ha caratteristiche organolettiche quali un colore rosa cerasuolo, profumo delicato e fruttato, mentre al palato risulta secco, morbido ed armonico. Servito ben freddo accompagna egregiamente piatti estivi e di pesce, lo trovo perfetto anche per un aperitivo.

1 polpo pulito di circa 500 g  
1 piccola cipolla di Tropea 
1 gambo di sedano 
3 patate medie 
1 limone non trattato 
prezzemolo tritato 
olio extravergine d’oliva 
sale

In una pentola d’acqua in ebollizione cuocere il polpo per 20/25 minuti (se la carne risulta ancora molto consistente proseguite la cottura). Scolarlo, farlo intiepidire e tagliarlo a pezzi.

Lessare le patate, sbucciarle, farle raffreddare e tagliarle a tocchetti.

Pulire il sedano, togliere i filamenti e tagliarlo a piccoli pezzi.

Sbucciare la cipolla ed affettarla sottilmente.

Spremere il limone e grattugiare metà della buccia.

In una capiente ciotola versare tutti gli ingredienti, condire con abbondante olio, succo di limone ed un po’ di buccia. Rifinire con il prezzemolo ed aggiustare di sale.

Fagiolini a mazzetti nei pomodori

La ricetta di oggi, per la GN del Calendario del cibo italiano, ha come protagonista un ortaggio che adoro letteralmente, il pomodoro. Non posso per questo passare dritta alla ricetta, prima vi scrivo un paio di cose che riguardano questo principe della stagione estiva. Parto dalle basi, è una solanacea coltivata per la prima volta dagli Aztechi intorno al 500 A.C. e non solo come cibo, ha diverse proprietà, le sue foglie poi sono un potente quanto pericoloso allucinogeno. Lo chiamavano xitomatl, da cui l’inglese tomato.

In Europa è sbarcato nel 1540, con il conquistador Hernán Cortés, la coltivazione del pomodoro si è quindi sviluppata in Francia grazie al Re Sole, che a Versailles stupiva gli amici mostrando questa strana pianta con i fiorellini gialli e le palline giallo-aranciate (i frutti che hanno ispirato il nome ‘pomo d’oro’). Verso la fine del 1500 arrivò anche in Italia e al sud trovò un clima favorevole, producendo frutti più grandi e di colore arancione-rosso che invogliavano ad essere assaggiati. Per questo motivo si iniziò a mangiare pomodori quasi un secolo prima di tutti gli altri europei.

Nel mondo si contano circa settantacinquemila varietà dai diversi colori. Quest’anno ne sto coltivando, in vaso, una qualità che produce frutti dolci giallo dorati. Per questa ricetta invece avrete bisogno dei classici e grossi pomodori ramati, la preparazione è semplice nonchè carina nella presentazione. Se poi siete ancora curiosi, in fondo all’articolo troverete una pillola di salute.

350 g di fagiolini 
6 pomodori ramati 
Parmigiano reggiano grattugiato 
Olio extravergine d’oliva 
Sale 

Spuntare, lavare e lessare i fagiolini in acqua salata per 15 minuti. Scolarli e tenerli da parte.

Praticare una piccola croce sulla sommità dei pomodori, tuffarli pochi secondi in acqua bollente e pelarli. Aiutandosi con un leva-torsoli, oppure un coltellino affilato, aprirli al centro per creare una cavità.

Condire i fagiolini con poco olio, sale e dividerli a mazzetti da inserire delicatamente nella cavità dei pomodori.

Adagiarli in una pirofila, cospargerli di formaggio e poco olio e passarli al grill a gratinare.

Servire tiepidi.

PILLOLA DI SALUTE: Il pomodoro presenta notevoli proprietà medicinali, sono un’eccellente fonte di luteina, vitamina C e licopene, antiossidanti che proteggono contro la formazione di radicali liberi e quindi contro malattie degenerative come il cancro. Il pomodoro è specificamente utile nella prevenzione del cancro del colon per il suo alto contenuto di beta carotene; recenti studi hanno dimostrato che l’associazione di soia e pomodoro è utile nella prevenzione del cancro alla prostata.
Le fibre, il potassio, la vitamina C e la colina contenuti nei pomodori, sono riconosciuti alleati della salute cardiovascolare.
Il licopene, presente e attivato durante la cottura del pomodoro, così come la luteina e il beta carotene, proteggono contro lo sviluppo delle cataratte e da degenerazione maculare.
L’alto contenuto di acido folico infine, protegge contro difetti di nascita, e contro la depressione. L’acido folico infatti previene la formazione di un eccesso di omocisteina nel corpo umano che interferisce con la produzione di serotonina, dopamina e noradrenalina, ormoni responsabili del senso di benessere e regolatori di umore, sonno e appetito. (fonte dott. Michael Meyers)

Torta all’acqua

Da un pò di tempo girano intorno a me ricette light, chissà perchè? Tra queste c’è una torta fatta con l’acqua e senza uova… cosa strana ed improbabile ho pensato. In verità ho dovuto ricredermi, la torta risulta leggera, soffice e si può rifinire con una farcitura di marmellata o più semplicemente decorarla con zucchero a velo.

Non mi resta che dirvi: provatela! E che la leggerezza sia con noi 😉

250 g di farina di tipo 0
250 ml di acqua
40 ml di olio extravergine di oliva
150 g di zucchero a velo 
1 limone non trattato 
1 bustina di lievito 

Versare in una ciotola la farina, il lievito e lo zucchero a velo. Spremere il limone, tenere da parte il succo, e grattugiare la buccia aggiungendola agli ingredienti secchi, mescolare bene.

In un pentolino scaldare l’acqua a fuoco basso, spegnere ed aggiungere l’olio, mescolare.

Riprendere la ciotola ed aggiungere i liquidi, con l’aiuto delle fruste elettriche, amalgamare sino a quando il composto non risulti omogeneo e senza grumi. Da ultimo inserire il succo di limone.

Versare il tutto in una teglia da 22 cm foderata con carta da forno. Cuocere la torta a 160 ° per 30 minuti.

Una volta sfornata fatela ben raffreddare prima di decorarla e farcirla a piacimento.

Il mio Rainbow orzo salad per il Club del 27

Siamo arrivati a Maggio, le temperature quest’anno faticano ad alzarsi, ma non facciamoci trovare impreparati, è certo che arriverà il momento della fatidica prova costume. Per questo vi aiuto, insieme al Club del 27, a recuperare la linea (per chi l’avesse smarrita), o più semplicemente a trovare tante nuove idee con una meravigliosa carrellata di ricette light, dolci e salate, buone e veloci da preparare e gustare in allegra compagnia.

Io ho scelto un’insalata di orzo coloratissima, mette allegria solo a vederla e si può preparare in anticipo, questo anche per dar modo ai sapori di amalgamarsi tra loro.

Questa è la mia interpretazione (per 2 persone), in fondo trovate la ricetta originale in inglese.

2 peperoni, uno rosso e uno giallo
1 grossa cipolla rossa tagliata sottilmente
1 cucchiaio di olio d’oliva + 2 cucchiaini
8 pomodorini tagliati a metà
50 g di orzo
40 g di feta tagliata a dadini
basilico

Sciacquare e lessare l’orzo in acqua salata, il mio impiega 35/40 minuti.

Impostare il forno sulla funzione grill a 200° e grigliare i peperoni interi, quando sono tiepidi spellarli e tagliarli a striscioline.

Passare alla funzione cottura ventilata e cuocere la cipolla affettata sottilmente e posta in teglia con un cucchiaino di olio, per 10 minuti. Aggiungere i pomodorini tagliati ed irrorati con un cucchiaino di olio, cuocere per altri 7 minuti.

Lasciare raffreddare il tutto.

A cottura ultimata dell’orzo, metterlo sotto l’acqua fredda e scolarlo completamente.

Comporre l’insalata mischiando le verdure con l’orzo, la feta e qualche foglia di basilico spezzato a mano. Irrorare con un cucchiaio di olio ed aggiustare eventualmente di sale.

Si conserva in frigo un paio di giorni, se non finisce prima.

Pillola socratica  😉

Ingredients

2 peppers, different colours if you like, deseeded and sliced
1 red onion, cut into thin wedges
1 tbsp olive oil
6 cherry tomatoes, halved
25g orzo pasta
25g feta cheese, crumbled
2 tbsp roughly chopped basil

Method

1. Heat oven to 200C/180C fan/gas 6. Put the peppers and onion in a roasting tin and drizzle with half the oil. Roast for 20 mins, adding the tomatoes for the final 5 mins. Leave to cool.

2. Cook the orzo following pack instructions, then run under cold water to cool before draining thoroughly. Toss with the vegetables, the remaining oil, the feta and basil. Will keep in the fridge for a few days.