Composta di pere Williams al vino rosso

 

immagineVi propongo questa composta ottima in abbinamento a formaggi stagionati, ma anche spalmata su una fetta di pane fresco. Una preparazione semplice e versatile.

Ho utilizzato delle pere Williams rosse, vengono raccolte in tarda estate sino a fine ottobre, derivano dalla mutazione della varietà Williams e sono state introdotte in Italia a partire dal secondo dopoguerra. Presentano una buccia liscia di colore giallastro che, nei punti esposti al sole, assume una colorazione rossastra. La polpa è bianca morbida e succosa, ha un profumo caratteristico e moscato, e il sapore è dolce-acidulo. Sono ottime, insieme a quelle bianche per succhi e sciroppi.

Il vino che ho utilizzato è un uvaggio, un buon rosso corposo dei colli piacentini.

1 kg pere Williams rosse

400 gr zucchero semolato

125 ml vino rosso

Pulire bene e tagliare a pezzi piccoli le pere con la loro buccia. Cuocerle nel microonde alla massima potenza sino a quando non sono cotte e mordide. Passarle al mixer, ridurle a purea e farle raffreddare quasi totalmente.

Mescolare bene lo zucchero con il vino rosso, aggiungere la purea di pere e porre il tutto sul fuoco facendogli prendere bollore. Cuocere a fiamma dolce, deve sobbollire, girando di tanto in tanto. Il tempo necessario perché raggiunga una buona consistenza è di circa un’ora. Versare la composta ancora calda in vasetti sterilizzati, chiedere con il loro coperchio e capovolgerli sino a completo raffreddamento.

Raccomando di utilizzare vasetti ben puliti ed asciutti. Per la loro sterilizzazione il metodo classico e porli in una pentola con acqua fredda e farli bollire per mezz’ora. Il metodo che utilizzo io è quello di metterli ancora umidi nel microonde e scaldarli alla massima potenza per cinque minuti.

immagine1

 

Riso e lenticchie allo zenzero su purea di broccoli

immagine

Questo che vi propongo  è un piatto unico che mi piace particolarmente e fa parte delle mie elaborazioni nell’ambito della cucina socratica. Nella versione originale si dovrebbe utilizzare il riso integrale, per  questa volta ho usato il riso raffinato tipo Roma. Si fanno tre preparazioni, oppure  più semplicemente come è capitato a me, vi trovate con dei broccoli al vapore lì nel frigo soli soletti e preparate questo piatto.

Le dosi sono calcolate per due persone:

160 g di riso tipo Roma o Integrale
150 g di cimette di broccoli cotte al vapore
150 g di lenticchie
1 pezzetto di zenzero fresco
½  cucchiaio di dado vegetale
sale e olio evo

Sciacquare le lenticchie senza metterle in ammollo e porle in una casseruola con poco più di mezzo litro d’acqua fredda, aggiungere il dado vegetale e lo zenzero. Portare a bollore, regolare la fiamma e far sobbollire per quaranta minuti, regolatevi con le lenticchie che usate voi, in genere sulle confezioni sono riportati i tempi di cottura. Se dovessero asciugarsi troppo aggiungere un pò d’acqua calda e proseguire la cottura; dovranno risultare morbide e non completamente asciutte poichè un pò del loro brodo servirà.

Nel frattempo, mentre cuociono le lenticchie, se non avete come me i broccoletti  già in frigo, lavare le cimette e cuocerle per una decina di minuti a vapore, oppure in pochissima acqua in un tegame chiuso da un coperchio a fiamma bassa.

A lenticchie cotte lessare il riso in acqua bollente con una presa di sale, il tipo Roma impiega circa quattordici minuti, è perfetto anche quello integrale ma dovrete calcolare che ha bisogno dello stesso tempo di cottura delle lenticchie.

In un mixer frullare i broccoli e un mestolo di brodo delle lenticchie così da creare una purea morbida.

Composizione del piatto: versare un pò della crema di broccoli, scolare il riso e metterne un paio di cucchiai sulla purea e sopra un generoso cucchiaio di lenticchie.

Completare con un giro di olio extra vergine d’oliva.

Pillola socratica 😉

L’equinozio, l’uva fragola e la torta bertolina

immagine

Oggi, 22 Settembre alle 16:21 ora italiana, entriamo ufficialmente in una nuova stagione astronomica, l’Equinozio d’autunno. Il termine equinozio deriva dal latino “equi-noctis” e significa “notte uguale” al giorno: nonostante tale origine, in realtà gli effetti della rifrazione atmosferica, il semidiametro del sole e la parallasse solare, fanno sì che negli equinozi la lunghezza del giorno sia maggiore di quella della notte.

Ma che significato ha per me l’inizio dell’autunno?  E’ sinonimo di vendemmia, di grappoli maturati al sole d’estate e di uva americana. Da questa si ottiene Il fragolino, un vino rosso che non può essere venduto in Europa per via di un divieto legislativo che risale al 1931 ( in realtà si può produrre solo per il consumo domestico), ciò per la salvaguardia della salute dei consumatori. Fermentata l’uva fragola possiede una potenziale presenza di metanolo, sostanza tossica, maggiore di quella delle altre viti europee. Ma pare sia un altro il motivo di tale divieto: l’uva fragola, che nasce dall’incrocio di uva americana ed europea, è molto resistente alle malattie, sopporta bene il freddo, ma dà vini poco pregiati. Il divieto è teso ad evitare il rischio di veder soccombere la vite europea a vantaggio di quella americana e salvaguardare i nostri vini migliori.  Quest’ultima, oltretutto, risulta resistente alla fillossera un animaletto che nell’800 arrivò in Europa probabilmente con le prime navi a vapore giunte dall’America. Un afide parassita che attacca le radici della vite la quale, non riconoscendo più il suo apparato radicale, muore. Fu un professore dell’università di Montpellier a scoprire l’unico rimedio all’attacco della fillossera: impiantare su una radice americana una pianta europea, ma così facendo le piante originarie europee rimasero ben poche e denominate “franche di piede”.

Tornando al fragolino in Italia si può trovare  una bevanda a base di vino, zucchero e aromi al gusto fragola. Gli amanti del vero vino fragolino possono acquistarlo fuori dall’Unione Europea (Svizzera, Usa, Australia) oppure nel Burgenland, in Austria. Questa è infatti l’unica regione europea dove per motivi storico culturali è possibile produrre e vendere l’Uhudler, un taglio di diverse uve tra cui anche l’uva fragola.

E l’uva americana? In autunno diventa protagonista nella preparazione di un dolce cremasco che preparo seguendo una ricetta di mia suocera con una variante, aggiungo la farina di mais che rende dorata e croccante la pasta.

280 gr farina 0                                             50 gr farina di mais

1 bicchiere zucchero semolato                2 uova

80 gr burro morbido                                  ½ bustina lievito per dolci

1 pizzico sale                                                Latte se necessario

2 cucchiai zucchero semolato                   250 gr uva americana

Setacciare insieme le farine con il lievito, unire lo zucchero, le uova, il burro, il sale e se necessita un po’ di latte. Si deve ottenere un panetto morbido ma non appiccicoso.

Lavare, asciugare e sgranare i chicchi d’uva ai quali si dovrebbero togliere i semi, è un’operazione noiosa e lunga ma necessaria se vi danno noia all’assaggio della torta.

Accendere, il forno in modalità ventilato, a 180°.

Imburrare ed infarinare una teglia da 18 cm di diametro e creare, con metà dell’impasto, una base dai bordi ben rialzati, versare i chicchi d’uva e ricoprire con la restante pasta. Per questa operazione si preleva poca pasta alla volta e si ricopre il tutto stile patchwork. Bucherellare con i rebbi di una forchetta la superficie sulla quale spargere due cucchiai di zucchero.

Infornare per 30/35 minuti circa, come sempre ogni forno ha i suoi tempi.

immaginex

Gnocchi di patate con zucchero, cannella e cialda di Parmigiano Reggiano

immagine1

Eccomi alla sfida settembrina con gli Gnocchi di patate di Annarita Rossi, dal blog Il Bosco di Alici.

Tradizionalmente a casa mia si preparano il sabato e si condiscono con Gorgonzola e Parmigiano Reggiano, vi è però un altro condimento che amo alternare.

Faccio un passo indietro, anzi torno indietro di qualche anno quando, andando a prendere a scuola mio figlio, conobbi una mamma nata a Vicenza che mi spiegò come la loro tradizione vuole che gli gnocchi siano conditi con burro, zucchero e cannella. Inutile dire che li ho subito provati scoprendo un piatto per me molto buono, speciale e semplice nello stesso tempo.

E’ questa la mia proposta con la quale partecipo all’MTC n°59 per la sfida sugli gnocchi.

Ingredienti per 4 persone

per gli gnocchi:

650 gr. patate a pasta bianca

200 gr. farina 0

sale

per il condimento:

1 cucchiaino di zucchero semolato

1/2 cucchiaino di cannella

50/70 gr. burro fuso

4 cucchiai colmi di Parmigiano Reggiano

Per prima cosa cuocere le patate, io ho utilizzato il forno a microonde per otto minuti alla massima potenza, dopo averle sbucciate e tagliate a pezzi ponendole in un contenitore di ceramica coperto. Una volta pronte senza farle raffreddare passarle allo schiaccia patate, direttamente sulla spianatoia, allargarle in modo che possano perdere l’umidità residua. Iniziare ad impastare incorporando la farina ed il sale poco alla volta; non lavorare molto il composto altrimenti gli gnocchi diventeranno duri.

Ottenere una pagnotta, tagliarla in pezzi dai quali ricavare dei bastoncini da allungare con le mani. Tagliare gli gnocchi di circa 2 cm e passarli sui rebbi di una forchetta, esercitando una pressione sufficiente a lasciare le righe senza spappolare il tutto.

Porre su una fiamma media un padellino antiaderente e disporvi al centro un cucchiaio colmo di Parmigiano Reggiano, formare un disco omogeneo ed uniforme. Quando il composto inizia a dorare, con l’aiuto di una spatola girare delicatamente la cialda e proseguire la cottura dall’altro lato. Seguire il procedimento per gli altri tre dischi.

Portare  infine a bollore una pentola d’acqua, salare ed immergere gli gnocchi poco per volta. Sono cotti quando tornano a galla, scolare prelevandoli con una schiumarola. Condirli con il burro fuso e cospargerli di zucchero semolato e cannella. Al centro di ogni piatto di gnocchi porre una cialda di Parmigiano Reggiano.

Immagine.jpg

 

 

 

 

 

 

 

Panini al latte

immagine-1

I panini al latte farciti a piacere con marmellate, creme o salumi, da sempre rallegrano le feste dei bimbi o completano ricchi buffet. Sono semplici da preparare, basta solo un po’ di pazienza, una giusta lievitazione e, se non avete tanto tempo, si possono preparare in anticipo e congelare sino al loro utilizzo.

Panini al latte (15/18 pezzi)

500 gr. farina 0                                 20 gr. lievito di birra

60 gr.  zucchero semolato             7 gr. sale fino

300 ml. di latte                                50 gr. burro

Latte q.b.                                          1 uovo

In una ciotola sciogliere il lievito di birra in 100 ml di latte a temperatura ambiente insieme a due cucchiaini di zucchero. Coprire il tutto e lasciare riposare per una mezz’ora, deve comparire un po’ di schiuma.

Scaldare il resto del latte con lo zucchero rimasto, incorporare il burro sciolto ed il sale.

Su una spianatoia, io uso una ciotola capiente in genere, versare la farina e formare un buco al centro per versarvi i due composti di latte e lievito.

Amalgamare ed impastare bene per almeno quindici minuti, si dovrà ottenere un panetto liscio e setoso. Coprirlo con un canovaccio umido a far lievitare per un paio d’ore o sino al raddoppio del volume.

Prelevare circa 30 gr. di pasta alla volta e formare delle palline da porre su una placca foderata di carta forno. E’ importante lavorare l’impasto prendendolo con le dita delle due mani e tirarne i bordi verso il basso spingendo con i pollici alla base.  Le increspature risulteranno alla base della panino mentre la superficie rimarrà liscia.

Spennellare i panini ottenuti con latte tiepido e lasciare lievitare ancora mezz’ora coperti ed al riparo da correnti d’aria.

Accendere il forno a 220°, spennellare i panini con l’uovo sbattuto e cuocerli per circa 18 minuti.