Melanzane al forno con stracciatella e pomodorini confit

La ricetta di oggi è perfetta come antipasto ma si presenta bene anche come secondo piatto se non addirittura piatto unico, basta correggere le quantità da servire ed il gioco è fatto!

Pochi ingredienti ed un latticino: la stracciatella. Da non confondere con quella alla romana perchè si riferisce ad una zuppa a base di uova e Parmigiano Reggiano descritta anche da Pellegrino Artusi; e nemmeno con il famoso gelato inventato da un pasticcere a Bergamo che ha pensato bene di inserire nel fiordilatte pezzi irregolari di cioccolato fondente.

Oggi, per questa ricetta, serve la stracciatella di bufala un latticino dalle origini pugliesi. Qui i contadini il secolo scorso a causa della povertà, non volendo buttare i residui della produzione della burrata mescolarono gli “stracci” della pasta filata con la panna. Il risultato ottenuto è a dir poco strepitoso.

Dosi per 4 persone

4 melanzane
stracciatella di burrata
pomodorini confit
olio extra vergine d’oliva
basilico
timo
sale

Lavare le melanzane e con i rebbi della forchetta fare qualche buchetto sulla buccia.

Accendere il forno a 180° e cuocerle su una teglia rivestita di carta forno per 20/25 minuti. Lasciarle raffreddare, sbucciarle e tagliare ogni melanzana per il lato corto in 4/5 parti.

Preparare i pomodorini confit come da mia ricetta: clicca qui.

Disporre su un piatto di portata le melanzane, salarle e fare un primo giro d’olio. Rifinirle con la stracciatella, i pomodorini confit, le foglioline di basilico e timo fresco, ancora un pò di sale e olio.

Carpaccio di cachi Persimon e Gorgonzola

Iniziamo l’anno con un leggero antipasto che ho tratto dal Calendario del cibo italiano, una veloce quanto deliziosa preparazione di Giuliana Fabris.

L’ingrediente principale è dato dai cachi o kaki o ancora diospiri, sono frutti originari dell’Asia orientale, importati in Europa a metà dell’Ottocento, si narra infatti che il primo albero di cachi da noi fu coltivato nel giardino di Boboli a Firenze nel 1871.

Questi frutti colorati e delicati sono divenuti simbolo di pace nel secondo dopoguerra poichè solo pochi di questi alberi sopravvissero all’esplosione atomica di Nagasaki.

Sono un buon alimento nelle diete per il loro scarso apporto calorico, una buona presenza di Vitamine C e del gruppo B, ricchi di beta-carotene e potassio e con un’alta percentuale di acqua che li conferisce proprietà lassative oltre che diuretiche.

Per questa ricetta si deve utilizzare la varietà Persimon coltivata esclusivamente nella provincia di Valencia in Spagna, esteticamente simile alla mela viene comunemente chiamato caco-mela. Rispetto ai classici cachi ha una polpa soda e priva di semi e si conserva più a lungo.

Ingredienti per 6 persone

2 cachi Persimon
Ciuffi di Valeriana
150 g di gorgonzola piccante
50g di nocciole
1 cucchiaio abbondante di aceto balsamico
Olio extravergine d’oliva
Sale

Lavare ed asciugare bene la valeriana, sbucciare i cachi ed affettarli sottilmente a rondelle.

Tostare le nocciole e tritarle grossolanamente, creare un’emulsione con l’olio, l’aceto ed il sale.

Comporre il piatto di portata creando un letto di valeriana sulla quale adagiare le fette di caco e distribuiti sopra i pezzetti di gorgonzola.

Condire il tutto con la vinaigrette preparata precedentemente e completare con le nocciole tostate.

Brandacujun

Se il nome di questa tipica pietanza della cucina di bordo è tutto un programma, non è da meno la metodica della sua preparazione che affonda le radici nella tradizione della riviera ligure di Ponente.

Mentre la prima parte del nome, branda, è sicuramente di origine francese e deriva dal verbo brandir cioè agitare, scuotere, e da branler, oscillare, muovere con forza, la seconda è tutta italiana. Il brandacujùn, a base di patate e stoccafisso si prepara svolgendo una particolare operazione al fine di ben amalgamare gli ingredienti. La padella che li contiene, adeguatamente coperchiata, viene “brandata”, cioè scossa con energia ed accompagnata dalla frase “Branda cujun! Branda che ciu ti u brandi, ciu u l’é bon!“, per tradizione svolta da uomini che si aiutavano nello scuotere la pentola con il bacino, e qui deriva la seconda parte del nome.

Oggi questo piatto viene cucinato in Liguria come in Provenza, Brandade de murue, per approdare in Spagna nella versione Brandada de bacalao.

Gli ingredienti di base sono pochi, la preparazione semplice e la resa una vera bontà. Lo trovo ottimo servito a temperatura ambiente come antipasto, oppure tiepido come secondo piatto.

Abbinamenti di-Vini: in accompagnamento a questa ricetta vi suggerisco un Vermentino Doc riviera Ligure di Ponente, un vitigno del territorio allevato su terreni perlopiù argillosi che danno al vino un profumo delicato, fruttato e con note erbacee; e dal sapore sapido e armonico.

Ingredienti per 4 persone

700 gr di stoccafisso, o baccalà già ammollato
500 gr di patate
1 spicchio d’aglio
1 mazzetto di prezzemolo fresco
30 gr di pinoli

1/2 bicchiere di Olio extravergine d’oliva, possibilmente di olive taggiasche
sale

Tagliare il pesce a pezzi e porlo in una padella dal bordo abbastanza alto dove sarà già stato imbiondito l’aglio con l’olio.

A parte sbucciare e tagliare a cubetti le patate, lessarle.

Quando il pesce inizia a sfaldarsi, dopo circa 20 minuti, aggiungere le patate e se necessario un pò di acqua calda, salare e mettere il coperchio.

Iniziare a brandare, scuotere la padella ogni tanto e controllare che gli ingredienti si amalgamino senza spappolarsi completamente. Ci vorranno altri 15 minuti.

Nel frattempo tostare i pinoli e tritare tanto prezzemolo.

A cottura ultimata aggiungere i pinoli ed il prezzemolo, lasciare intiepidire o raffreddare e servire con un giro d’olio.

Tortino di alici


Alici o acciughe, questo è il dilemma. In realtà sono praticamente due sinonimi; questo delicato pesce azzurro viene chiamato alice quando si conserva sott’olio o se ne fa un uso fresco in cucina, acciuga se viene invece conservata sotto sale.
Dopo questa premessa vi spiego come preparare un delizioso tortino di… alici 🙂
Da qualche parte ho letto che si tratta di un antipasto tipico del Lazio, certo è che lo si trova in svariate composizioni nella cucina italiana.

Dosi per 2 persone o 2 cocotte

40 alici (circa 1\2 kg)
3 patate grosse
Pangrattato
origano fresco
1 spicchio d’aglio
formaggio tipo parmigiano o pecorino fresco
Sale
Olio extravergine d’oliva

 
La prima cosa da fare, se non avete trovato le alici già sfilettate, è pulirle.
Sotto un leggero getto d’acqua fredda staccare la testa del pesce e con l’aiuto del pollice togliere la lisca e le interiora, sciacquare.

Con la mandolina tagliare le patate sottilissime e condirle con un pò di olio, origano e sale.
Tritare molto finemente l’aglio.

Comporre nella cocotte il tortino: fare un primo strato di patate e aggiungere le alici, insaporire con origano, aglio, sale e un giro d’olio.
Comporre tre strati.
Rifinire con pangrattato mischiato a formaggio grattugiato, ancora origano, sale e olio.

Scaldare il forno a 180°/190° e cuocere per circa 20 minuti, si deve creare una bella crosticina dorata.
Sfornare e servire tiepido.

Accompagnare con un fresco calice di vino bianco o rosato, prendete spunto dai miei Abbinamenti di-vini
 

 

Girelle di pasta sfoglia con speck e provola

Non sempre in cucina si ha tempo o voglia di fare preparazioni elaborate, ma grazie alla nostra fantasia, ed alla grande distribuzione, si può servire uno stuzzichino da accompagnare con un bicchiere di vino fresco come quello che vi suggerirò alla fine della ricetta 😉

Le girelle sono facili da realizzare e si possono farcire a piacimento. Oltre che con speck e provola, le preparo anche con pancetta e scaglie di pecorino e ancora con pesto di basilico o di olive. E voi come le preparate?

Dosi per 12/15 girelle

1 confezione di pasta sfoglia rettangolare
120 gr di fette di speck tagliato a fette sottili
150 gr di provola tagliata a fette sottili

Stendere la pasta sfoglia e ricoprirla completamente con le fette di speck, e sopra queste di provola.

Arrotolarla nel senso della lunghezza e lasciarla riposare in frigo per mezz’ora.

Nel frattempo scaldare il forno a 180° modalità ventilata.

Riprendere il rotolo di sfoglia, deve essere abbastanza rigido e compatto e, con un coltello ben affilato tagliare, delicatamente per non schiacciarli, dei rotolini larghi 2 o 3 cm.

Adagiare le girelle, distanziate tra loro perchè si gonfieranno, su una teglia ricoperta di carta forno e cuocere per 15 minuti, devono essere ben dorate.

Abbinamenti di-Vini:

Potete accompagnarle con un bicchiere di Lambrusco rosato. E’ un vino dalla gradazione molto leggera ed assolutamente non impegnativo, ottenuto da uve di Lambrusco Marani e Salamino allevate nelle province di Reggio Emilia e Modena.

Per la sua nota fresca e leggermente fruttata, servito rigorosamente fresco, è un’alternativa alla classica bollicina.

Pomodorini confit

Confit è un termine che deriva dal verbo francese confire, preservare. Vengono così definite le preparazioni, siano esse di frutta o verdura, che prevedono una lunga cottura a bassa temperatura con lo zucchero che le caramellizza o l’aceto.

I pomodorini così preparati, ed arricchiti dal profumo delle erbe aromatiche, si prestano ad essere consumati in mille modi. Come semplice contorno, in arricchimento a paste, torte salate, bruschette; un pò di fantasia ed il gioco è fatto.

500 gr di pomodorini (quelli che preferite: ciliegia, datterino, piccadilly, pachino)
1 cucchiaio raso di zucchero
olio extravergine d’oliva
1 cucchiaino di sale

Erbe aromatiche essiccate a piacere (origano, menta, timo, maggiorana
)

Lavare e tagliare a metà i pomodorini.

Su una teglia ricoperta di carta forno e leggermente unta d’olio disporli uno accanto all’altro e cospargerli con lo zucchero, il sale e le erbe aromatiche. Infine irrorare il tutto con poco olio.

Accendere il forno a 90° e cuocere per circa 2 ore. Devono caramellizzare ma non bruciare, fate attenzione.

Se usate la friggitrice ad aria impostate a 85 ° e cuocete per 1 ora e 15 minuti.

Carciofi ripieni su letto di patate

Bontà, proprietà e virtù, sono racchiusi in un fiore spinoso: il carciofo. Un fiore davvero particolare, Pablo Neruda lo definisce “Guerriero dal cuore tenero”, descrivendo perfettamente questo ortaggio che “indossa” una corazza di foglie spinose e dure, ma ha un’anima tenera e gustosa.

Pensate che a Castroville in California, una città nota per la produzione di Carciofi, si tiene un festival a suo nome. Durante la prima edizione della manifestazione, nel 1947, fu eletta Queen of Artichoke Norma Jeane Mortenson Baker, colei che in seguito diverrà la celebre Marilyn Monroe.

Ma torniamo alla ricetta, che spazia dall’essere un sostanzioso antipasto oppure un buon secondo piatto. Se volete sapere come pulire bene i carciofi cliccate QUI.

Dosi per 4 carciofi

3 patate medie lessate
4 carciofi puliti e sbollentati
1 uovo
mollica di pane
burrata o provolone
olio extra vergine
sale

Dopo aver lessato le patate metterle in una ciotola e schiacciarle con una forchetta. Insaporire la purea con olio e sale, fare quattro porzioni e copparle creando dei dischi poco più grandi dei carciofi.

Per la farcia dei carciofi in una terrina rompere l’uovo, aggiungere un pò di mollica di pane sminuzzata e la burrata a pezzetti (oppure il provolone grattugiato). Salare tenendo conto del formaggio più o meno saporito che si è scelto. Amalgamare bene il tutto.

Prendere i carciofi puliti e sbollentati per qualche minuto e, delicatamente, aprirli (vedi foto) per contenere la farcitura.

Riempire i carciofi con la farcia preparata ed adagiarli sui dischi di patate. Irrorare con un filo d’olio il tutto.

Portare il forno a 170° e cuocere per 10/15 minuti, sino a doratura.

Biscotti di Parmigiano Reggiano

Tanti bei biscottini facili e veloci ma… salati. Per un aperitivo sfizioso sono il complemento ideale, a me poi creano dipendenza e, come le ciliegie, uno tira l’altro.

Per prepararli dovete munirvi della vostra formina preferita, io ho scelto un fiore, ed una scatola di latta o comunque a chiusura ermetica dove poterli conservare per qualche giorno. Questo per dire che potrete prepararli in anticipo ed averli pronti e sfiziosi ad accompagnare i vostri momenti di allegria e convivialità. Con le dosi che vi segno potrete ottenerne circa 25/28.

150 g di farina 0
45 g di fiocchi di avena
70 g di Parmigiano Reggiano grattugiato
½ cucchiaino di sale
100 g di burro a pezzetti
1 uovo

In una ciotola unire tutti gli ingredienti ed iniziare ad impastare. Io non ne ho avuto bisogno, ma se serve aggiungere pochissima acqua, si deve ottenere un impasto liscio e compatto.

Mettere il panetto in frigorifero, avvolto nella pellicola, per 20 minuti.

Stendere l’impasto tra due fogli di carta forno e rimettere in frigo per qualche minuto (se si è scaldato troppo), con la formina scelta creare i biscotti.

Cuocere in teglia nel forno preriscaldato a 170° per 15 minuti.

Lasciare i biscotti a raffreddare prima di rimuoverli.

Bruschetta con zucca e skordalia alle mandorle per il Club del 27

La skordalia è un meze (antipasto) greco. Si tratta di una salsina agliata, per questo da gustare rigorosamente tra amici, che accompagna solitamente un piatto di pesce fritto. Il nome deriva dalla parola aglio che in greco si dice skordo.

In questa occasione, insieme al Club del 27 che questo mese omaggia la zucca, la propongo nella versione autunnale di Bianca Berti.

L’antipasto è velocissimo da preparare, così come veloce è stata la sua sparizione dalla tavola, fortunatamente almeno una foto l’ho fatta 🙂

Dosi per 4 persone:

150 g di zucca
3 cucchiai di olio extravergine
4 fette sottili di pane
50 g di primosale di capra (oppure feta) a dadini
timo

Skordalia alle mandorle:
70 g mandorle
1 spicchio di aglio
1 cucchiaio di pangrattato
2 cucchiai di aceto di vino bianco
30 ml olio extravergine di oliva
acqua

Tostare le mandorle in una padella antiaderente, farle raffreddare e tritarle con l’aglio, il pangrattato e l’aceto cercando di ottenere un crumble.
Continuando a frullare, aggiungere l’olio a filo ed acqua quanto basta per ottenere un’emulsione.
Tagliare la zucca a fette sottili, ungerle con l’olio e piastrarle per qualche minuto, devono risultare tenere.
Ungere il pane con l’olio e tostarlo sulla griglia calda.
Comporre la bruschetta spalmandola di skordalia di mandorle, coprire con le fette di zucca, il primosale di capra, il timo e poco olio ancora.

Peperoni sottaceto

Le verdure sottaceto sono un ottimo compendio ad un antipasto, ma ben si accompagnano anche ad una portata principale. Differiscono dalle giardiniere per la mancanza di zucchero nella loro preparazione, per esempio come quella di zucchine che vi ho proposto qualche mese fa e che trovate qui.

Ora è tempo di peperoni, ricchi di vitamine A e C, buona fonte di potassio e dalle proprietà diuretiche. L’importante è sceglierli sodi e carnosi, devono essere freschi e privi di ammaccature. Pur parenti dei peperoncini hanno valore zero nella scala di Scoville, la scala che misura la piccantezza.

Una volta preparati, per meglio apprezzarli, dovrete attendere almeno 30 giorni prima di consumarli. Se poi volete fare scorta, ancora chiusi si conservano per mesi.

500 gr di peperoni (peso al netto degli scarti)
400 ml di aceto di mele
1 foglia di alloro
1 spicchio di aglio
1 chiodo di garofano

sale

Lavare, asciugare e tagliare i peperoni a metà, togliere la calotta, i semi ed i filamenti. Ridurli a strisce e poi a quadrotti di circa 2/3 cm per lato.

In una casseruola portare a bollore l’aceto con gli aromi ed un pò di sale.

Mantenendo il liquido sempre in leggera ebollizione tuffare metà dei peperoni e cuocerli per un paio di minuti. Scolarli molto bene e fare la stessa cosa con i restanti peperoni.

Disporli su un canovaccio pulito e lasciarli asciugare, tamponarli con carta assorbente. Tenere da parte il liquido di cottura.

Utilizzando un vasetto in vetro capiente e sterilizzato, inserire i peperoni cercando di riempire bene tutti gli spazi, ricoprirli di liquido bollente, volendo aromi compresi.

Chiudere bene e capovolgere il vasetto sino a raffreddamento.

Non occorre sterilizzare, conservate in un luogo fresco e buio per un mese prima di consumarli.