Panzanella prêt-à-porter

La mia proposta di oggi è legata al…

Con questa umilissima ricetta mi addentro in un ginepraio culinario dal quale spero di uscirne con tutte le piume al loro posto.

Una cara bloggamica toscana su questo fronte è molto integralista, cito: “esiste una sola versione della panzanella e prevede 2 ingredienti fondamentali. Il resto sono aromi naturali e non divagazioni sul tema. La panzanella è PANE E POMODORO, tutto qui”.

Torno un po’ indietro nel tempo e trovo Agnolo Allori detto il Bronzino, pittore che operò alla corte de’ Medici nel ‘500, che così canta le lodi di questo piatto:

“Ma chi vuol trapassar sopra le stelle,
Di melodia, v’aggiunga olio e aceto
E’ntinga il pane e mangi a tira pelle.” …
…  “Un insalata di cipolla trita
Colla porcellanetta e citriuoli
Vince ogni altro piacer di questa vita.
Questo trapassa l’amor de’ fagiuoli,
E d’amici, e di donne, che con essi
T’ammazzeresti per due boccon soli.
Considerate un po’ s’aggiungessi
Basilico e ruchetta, oh per averne
Non è contratto che non si facessi”…
[In lode delle cipolle]

Qui non vi è traccia dei pomodori, che ancora non venivano usati in cucina, si cita l’erba porcellana, oggi non più utilizzata, la cipolla e il cetriolo, quest’ultimo gradito ai fiorentini ma non ai senesi. Per non dire che in Garfagnana poi c’è la “Panzanella del prete” decisamente più elaborata.

Sempre sulle sue origini, si fa risalire la ricetta all’abitudine contadina di bagnare il pane secco e di mischiarlo con le verdure dell’orto. E ancora, pare che la nascita della panzanella sia avvenuta a bordo dei pescherecci dove i marinai portavano del pane indurito, qualche pomodoro e bagnavano il tutto con acqua di mare.

Anche il nome ha origini incerte, per alcuni non è che l’unione delle parole pane e zanella (che significa piatto fondo o zuppiera), per altri dal nome “panzana” che in origine voleva dire pappa.

Tirando le somme ho capito una cosa, il pane toscano e l’acqua sono obbligatori con l’aggiunta di pochi altri ingredienti, altrimenti è altra cosa.

In tutto questo io una variante l’ho fatta, mettendola dentro un contenitore edibile e facente parte integrate della ricetta stessa: i pomodori.

E’ così diventata una Panzanella prêt-à-porter spero con buona pace di tutti 😉

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200 g di pane toscano raffermo
4 pomodori ramati non troppo maturi
basilico fresco in abbondanza
1 cipollotto fresco
olio extravergine d’oliva
sale
aceto di vino bianco

Mettere il pane in ammollo nell’acqua per poco meno di 10 minuti e strizzarlo molto bene.
Lavare i pomodori, tagliare la calotta a tre di questi, svuotarli e tritare la polpa ottenuta insieme alle calotte ed al quarto pomodoro.

Lavare e tagliare il cipollotto, lavare e spezzettare a mano il basilico.

In una terrina sbriciolare il pane, aggiungere il trito di pomodori, il cipollotto ed il basilico.

Condire con abbondante olio, sale e aceto, mescolare molto bene e mettere in frigo per un paio d’ore.

Riprendere i pomodori svuotati e riempirli con la panzanella, colare sopra anche il condimento, tenerli a temperatura ambiente una mezz’ora prima di servirli.

Il mio Dakos (frisella cretese) per il Club del 27

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La stagione calda mi porta inevitabilmente a prediligere piatti leggeri, senza lunghe cotture ma sempre sfiziosi e soprattutto colorati.

Perfetta quindi l’occasione della mia partecipazione al Club del 27 che, in concomitanza con l’uscita del tema del mese relativo alla sfida MTChallenge, propone le insalate sfiziose.

Ho scelto di preparare il Dakos con pomodori, feta ed olive riprendendo una ricetta tratta dal libro “La cucina greca” di Jean-Michel Carasso.

Non disponendo della frisella cretese, ho preparato la frisa salentina in quanto molto simile, la seconda variante aggiunta è stato dare il punto di colore verde brillante ed il gusto leggermente pungente della rucola, sposa fedele della frisa stessa.

Spendo due parole su questo tipo di pane biscottato, che una leggenda afferma essere stato portato da Enea quando sbarcò a Porto Badisco, vicino Otranto. La friseḍḍa, freseḍḍa, frisa nei vari dialetti altri non è che una ciambella di grano duro, oppure di orzo preparata con una doppia cottura in forno. La forma ha un suo significato logistico preciso, per facilitarne il trasporto venivano raccolte tutte insieme con una cordicella passando attraverso il buco, come per formare una collana. Un tempo i pescatori addirittura la bagnavano in acqua di mare per ammorbidirla e condirla con del pomodoro fresco, olio e origano.

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Per prima cosa vi spiego come preparare le frise:

150 g farina di grano duro
90 g farina integrale
150 ml circa di acqua
1 cucchiaio olio extravergine d’oliva (facoltativo per un impasto più friabile)
50/70 g di lievito madre (in alternativa 5 g di lievito di birra)
sale

Come sapete io panifico con il levito madre e l’ho utilizzato anche qui ma potete ottenere un buon risultato anche con il lievito di birra.

In una ciotola ho mischiato le due farine aggiunto il lievito, se ldb stemperatelo prima in un pò d’acqua, olio, sale e acqua quanto basta per ottenere un composto elastico e non troppo appiccicoso. Lavorare per una decina di minuti almeno e porre a lievitare il panetto ottenuto in un luogo asciutto per 2/3 ore o sino al suo raddoppio.

Riprendere l’impasto e dividerlo un pagnottelle grosse come un pugno, formare dei rotolini da avvolgere a spirale come si può vedere dalla foto. Riporre a lievitare ancora per un’ora almeno.

Nel frattempo accendere il forno a 200° e, quando le frise sono pronte, infornare per 10/12 minuti.

Fatta la prima cottura lasciarle intiepidire e tagliarle a metà trasversalmente, con l’ausilio di un coltello oppure di un filo (modalità a strozzo). Disporre i due fondi delle frise sulla teglia e nuovamente ri-cuocerli in forno per altri 5 minuti almeno al fine di eliminare completamente l’umidità residua della pasta. Si conservano per parecchio tempo in un sacchetto per alimenti.

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Una volta preparata la base ho composto la ricetta scelta:

1 frisella integrale
1 pomodoro maturo (dimensione piccolo/medio)
30 g di Feta
1 pizzico di origano secco
olive nere piccole
Olio extra vergine di oliva
1 spruzzo di aceto di vino rosso
rucola
Sale

Tagliare il pomodoro in cubetti piccoli, sbriciolare la Feta, bagnare molto velocemente la frisella sotto l’acqua, e coprirla con i cubetti di pomodoro.

Condire con olio, poco aceto, origano e poco sale, aggiungere la Feta sbriciolata sopra il pomodoro, qualche oliva nera e servire su un letto di rucola.

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Un grazie a Mai e Francesca per i banner.

I Rolls

Altro mese altro giro e la palma della vittoria l’ha meritatamente conquistata Giovanna che ci propone una sfida all’ultimo rotolo… Il roller infatti è l’argomento di questo MTC.

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I “rolls” quindi altri non sono che dei rotoli e questo e’ uno dei molti casi in cui e’ la forma a dare il nome al piatto. Le preparazioni arrotolate a cilindro vengono tagliate in tranci, viste dall’alto dovrebbe vedersi la spirale formata dai diversi ingredienti, pochi e ben legati tra loro.

Ho preparato due tipi differenti di rolls partendo da piatti che normalmente necessitano dell’uso delle posate ma che in questo caso diventano un goloso finger food.

Il procedimento per formare al meglio i rolls, con maggiori dettagli, lo potete leggere sul blog della vincitrice, io vi spiego tutto più semplicemente, e con un pò d’attenzione e pazienza otterrete anche voi un buon risultato.

Rolls di parmigiana di melanzane
12 fette di melanzana grigliate
4 fette di mozzarella filante
3 fette di prosciutto cotto
50 g di salsa di pomodoro già cotta
cialde di mais
Per preparare il roller stendere un foglio di pellicola trasparente ed adagiare su di essa le fette di melanzana, sovrapponendole leggermente per creare una forma quasi rettangolare, stendere qualche cucchiaio di salsa di pomodoro, adagiare sopra il prosciutto ed infine il formaggio. Arrotolare stretto il tutto aiutandosi con la pellicola fino a chiudere il cilindro. Mettere in congelatore per 2-3 ore, fino a quando abbia raggiunto la durezza che permette di tagliarlo senza deformarlo.
Tagliare i roller a fette di 1,5 cm ed appoggiarli su piccole cialde di mais tagliate della stessa dimensione.
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Rolls di crespelle e fiori di zucca
2 uova
2 cucchiai di yogurt greco
3 piccole zucchine con il loro fiore
1/2 cipolla bianca
sale
olio extravergine d’oliva
2 fette di pane integrale
Preparare delle crespelle amalgamando le uova allo yogurt greco, regolare di sale. In un padellino antiaderente scaldare poco olio e versare un terzo del composto per volta, distribuendolo uniformemente su tutta la superficie. Appena la pastella si sarà rassodata e i bordi increspati, girare la crespella con la spatola e cuocere ancora per mezzo minuto.
A parte stufare in poco olio la cipolla tagliata finemente, le zucchine tagliate a rondelle e, quando sono quasi cotte, i fiori di zucca tagliati a listarelle, regolare di sale.
Far raffreddare il  tutto.
Per preparare il roller stendere un foglio di pellicola trasparente ed adagiare su di essa le crespelle, stendere le zucchine ed i loro fiori. Arrotolare stretto il tutto aiutandosi con la pellicola fino a chiudere il cilindro. Mettere in congelatore per 2-3 ore, fino a quando abbia raggiunto la durezza che permette di tagliarlo senza deformarlo.
Tagliare i roller a fette di 1,5 cm ed appoggiarli su piccole fette di pane tagliate della stessa dimensione.
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Con questa ricetta partecipo alla sfida:

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Calzoni di pasta matta al forno

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Non avete dimestichezza con i lievitati, non usate la pasta madre, avete timore di non riuscire nell’ardua impresa di fare anche un piccolo impasto… eccetera, eccetera. Naaaa, cimentatevi serenamente, come direbbe un mio amico, con questa pasta matta e farete una porca figura, come direbbe invece una mia amica 😉

I calzoni di pasta ripieni della qualunque sono sempre buoni e sfiziosi, io vi propongo il classico condimento, sta a voi tentare nuove strade e sbizzarrirvi. Questi sono fatti con la pasta matta, pochi ingredienti, zero lievitazione, mentre si preparano il forno si scalda e dopo pochi minuti li avrete belli caldi e gustosi in tavola.

200 g di farina tipo 1 (va bene anche la 0)
70 g acqua
2 cucchiai di olio extra vergine d’oliva
1/2 cucchiaino raso da caffè di sale
12 pomodorini
180 g di mozzarella
Origano
Olio extra vergine d’oliva
Lavare e tagliare in quattro i pomodorini, tagliare la mozzarella e lasciare scolare il tutto dentro un colino.
Fare intiepidire l’acqua, non deve essere bollente, in una ciotola setacciare la farina, fare il buco al centro e versare l’olio, aggiungere il sale e l’acqua poco per volta. Quando la farina avrà assorbito tutta l’acqua, togliete l’impasto dal recipiente e lavorarlo con le mani su una spianatoia per un paio di minuti. Se è troppo umido aggiungere poca farina, se è troppo duro ancora un goccio di acqua. Fare riposare l’impasto avvolto da una pellicola, per circa mezz’ora.
Nel frattempo accendere il forno a 190° modalità ventilata.
Riprendere la pasta, dividerla in quattro parti e stenderla cercando di creare dei dischi dal diametro di circa venti centimetri.
Disporre su ognuno una parte dei pomodori, la mozzarella, un pò di origano ed un goccio di olio.
Chiedere a mezzaluna, rincalzare i bordi e premerli con i rebbi di una forchetta. Pennellare la superficie con un pò di olio.
Disporre i calzoni ottenuti sulla placca del forno, a metà altezza, e cuocerli per dieci minuti.

Grissini con pasta madre speziati

La mia proposta di oggi è legata al…

Come non partecipare con un contributo alla GN dei Grissini? Al primo rinfresco della mia pasta madre li ho preparati immediatamente ed altrettanto immediatamente sono spariti.

I fatti si sono svolti più o meno così: con la macchina fotografica al collo e l’occhio puntato sullo schermo per la messa a fuoco, nell’atto di inquadrarli,  ho realizzato che al posto dei grissini c’era una mano (oramai la conoscete anche voi) ed una voce alle mie spalle che chiedeva se potevano essere mangiati. Per fortuna al mio no la mano si è messa da parte in attesa di ricalare inesorabile ed a quel punto ciao a tutti.

Sono partita da una base neutra per l’impasto, dopo la prima lievitazione li ho differenziati utilizzando alcune spezie. Ho così ottenuto dei grissini morbidi e croccanti al tempo stesso, sfiziosi per la  varietà dei profumi e dei sapori. In effetti sono un pò come le ciliegie, uno tira l’altro, e per merito delle spezie unite ad un pizzico di curiosità i miei sono andati a ruba.

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200 g farina tipo1
100 ml circa di acqua
1/2 cucchiaino di sale
2 cucchiai di olio extra vergine d’oliva
curry
curcuma
zenzero
pimentón ahumado
Impastare la farina con la pasta madre, il sale, l’olio ed aggiungere acqua quanto basta per ottenere un impasto morbido ma non appiccicoso. Lavorarlo per almeno cinque minuti e batterlo un paio di  volte.
Praticare un’incisione a croce sulla sommità del panetto e coprirlo con un telo pulito, lasciare lievitare in un luogo asciutto per almeno tre ore. La pasta deve raddoppiare di volume.

Prendere un pezzetto di pasta alla volta, un pò più grande di una pallina da golf, e lavorarla per ottenere tanti bastoncini che andranno adagiati su una teglia ricoperta di carta forno; praticare delle incisioni, come da foto, e spolverare i grissini con le varie spezie.

Foto: appena formati e dopo aver lasciato lievitare la pasta per tre ore

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Lasciare lievitare ancora un’ora almeno sempre coperti da un telo in luogo asciutto.

Accendere il forno a 190°  modalità ventilata e cuocerli per 15 minuti.

Foto: dopo un’ora dalla seconda lievitazione pronti per il forno.

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Terrina di miglio e verdure in gelatina

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Questo mese la sfida dell’MTC, il gioco più intrigante del web che vanta innumerevoli tentativi di imitazione è capitanato da  Giuliana che ha proposto le Terrine.

Parliamo di un piatto estremamente versatile, può essere un antipasto, piatto principale o dessert, caldo, tiepido o freddo. Ottima scelta per le diverse occasioni, si deve preparare in anticipo, è perfetta anche per buffet e pic-nic. Si può spaziare con gli ingredienti, usare combinazioni di carni diverse, di pesci e di verdure, persino di frutta.

Io ho scelto di fare una terrina di verdure, si differenzia da quelle di carne per il fatto che non vengono composte con ingredienti crudi, bensì con verdure che hanno subito una breve cottura preliminare. Le verdure offrono la possibilità di ottenere diverse combinazioni di sapori, forme e colori.

La differenza principale tra una terrina, l’aspic ed il patè non sono tanto gli ingredienti: in una terrina può finire di tutto, è importante  però mantenere una consistenza ben precisa, a metà fra la spatola per spalmare e il coltello per tagliare: gli ingredienti sono di solito tagliati a pezzi oppure a striscioline, a dadini e poi disposti a strati nel recipiente e generalmente cotti in forno. Nelle terrine a crudo, sia con ingredienti tutti a crudo o con ingredienti precotti e poi assemblati successivamente, vale sempre la stessa regola.

Bando agli indugi e vediamo come fare la mia terrina utilizzando uno stampo da plumcake da 24 cm:

150 g di miglio decorticato
200 g di fagiolini
2 carote
10 falde di pomodori secchi
50 g di parmigiano reggiano grattugiato
1 dado e mezzo di gelatina
2 cucchiai di aceto di mele
sale

Cuocere il miglio in abbondante acqua, a parte lessare i fagiolini e le carote. In una tazza di acqua calda fare rinvenire i pomodori secchi.

Preparare nel frattempo la gelatina come da indicazioni sull’astuccio della compressa, profumatela con l’aceto di mele.

Foderare lo stampo con la pellicola alimentare, vi faciliterà quando dovrete sformare la terrina, versare un terzo della gelatina sul fondo, fare uno strato di circa 2 cm e mettere in frigorifero a rassodare.

A cottura ultimata del miglio, scolarlo molto bene e amalgamarlo con il parmigiano.

Quando la gelatina è soda, riempire lo stampo delicatamente con uno strato di metà miglio, proseguire con i pomodori secchi tagliati a striscioline, poi uno di fagiolini, uno di carote tagliate a striscioline e terminare con il restante miglio. Versare su tutta la preparazione la restante gelatina ponendo attenzione a che venga ben assorbita da tutte le parti, anche ai lati.

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Rimettere in frigorifero a rassodare per qualche ora, nel frattempo io ho preparato delle creme di formaggio in accompagnamento:

Formaggio tipo quark
foglioline di menta
steli di erba cipollina
cren

Amalgamare metà formaggio in una ciotola con la menta tritata; in un’altra ciotola mischiare il restante formaggio con una generosa punta di cren e cospargere di erba cipollina.

Volendo potete fare il formaggio in casa il giorno prima: prendete uno yogurt bianco, io uso quello parzialmente scremato, mischiarlo con un bel pizzico di sale e raccoglierlo in un piccolo canovaccio pulito oppure un fazzoletto bianco. Fermarlo all’interno di un vaso di vetro facendo in modo che non tocchi il fondo e lasciare sgocciolare per una notte in frigo. Il giorno dopo avrete sul fondo del vasetto il siero e nel canovaccio un delizioso formaggino spalmabile.

Sformare la terrina con attenzione, togliendo la pellicola alimentare e servire con le due creme di formaggio.

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Con questo piatto partecipo alla sfida:

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Tozzetti salati ai pinoli

Avete voglia di qualcosa di salato e sfizioso?

Provate a fare questi tozzetti, perfetti ad esempio per un aperitivo improvvisato, si possono fare in anticipo conservandoli per qualche giorno in un contenitore ermetico.

Questi che vedete in foto li ho preparati con i pinoli tostati, nulla vieta però di utilizzare noci, pistacchi o altro. L’importante è mantenere le proporzioni.

Immagine 1.jpg300 g farina 0
100 g burro a temperatura ambiente
2 uova + 1 tuorlo
150 g pinoli
20 g. capperi
100 ml latte
sale q.b.

Lavorare la farina con il burro, a parte sbattere le uova ed aggiungerle all’impasto.

Tostare i pinoli in un padellino antiaderente, in alternativa tritare grossolanamente le noci oppure i pistacchi ed aggiungerli insieme ai capperi, salare.

Versare il latte poco alla volta per ammorbidire il composto, potrebbe non servire tutto, sino ad ottenere una consistenza malleabile ma non appiccicosa.

Nel frattempo accendere il forno a 170°, modalità ventilato.

Formare dei rotolini da 5 centimetri di diametro, io ne formo un paio, porli su una teglia rivestita di carta-forno, spennellarli con il rosso d’uovo ed infornarli per 25/30 minuti.

Sfornarli, tagliarli e fette di 2 centimetri, fare attenzione a non scottarsi,  e rimetterli in forno per altri 8/10 minuti, girandoli a metà cottura.

Torta girasole di verdure

La torta di verdure, una proposta veloce e di sicura riuscita.

Premetto che ho una passione per tutto ciò che è scatola, guscio, contenitore, sia esso più o meno edibile. Non per nulla fatico a buttare persino le scatole di cartone; ne ho parecchie di tante forme e materiali sparse per tutta la casa, armadi compresi. Sarà perché il loro contenuto racchiude sempre una sorpresa, qualcosa che fino a che non la apri non sai esattamente cosa sarà o come si presenterà.

Le torte salate non fanno eccezione, con il valore aggiunto di essere dei croccanti contenitori con morbidi ripieni tutti da assaporare.

Questa che vi propongo è una ricetta classica, vista e rivista, preparata in modo più accattivante e facile da servire poiché è praticamente già porzionata. Se fatta in anticipo risolve uno spuntino, una cena veloce oppure un buffet casalingo. Insomma, se non si è capito bene, la torta di verdure a casa mia è sempre la benvenuta.

Per la base si può utilizzare sia la pasta briseé che di solito faccio in casa, in una prossima ricetta ve la proporrò, oppure utilizzando la pasta sfoglia già pronta, come in questo caso, ottenendo così un risultato più ‘scomposto’ dato dalla sfogliatura della pasta stessa che si crea in fase di cottura.

Come premesso, si tratta di una versione classica e veloce, in genere preparato il ripieno lo spalmo su tutta la pasta e via a cuocere, ma la versatilità della sfoglia consente anche di sbizzarrirsi nelle forme e per questo ve la presento come un girasole dorato.

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2 confezioni di pasta sfoglia rotonda
700 g di spinaci ed erbette
150 g di ricotta vaccina
70 g di robiola
50 g di parmigiano reggiano
1 uovo ed 1 tuorlo
sale
olio

Lavare, sbollentare e far raffreddare le verdure, strizzarle molto bene ed infine tritarle.

In una padella unta con un cucchiaio di olio saltarle per qualche minuto aggiustandole di sale.

Porre le verdure in una ciotola ed amalgamare con la ricotta, la robiola, il parmigiano, l’uovo e regolare di sale.

Un una teglia rotonda ricoperta di carta forno srotolare la prima sfoglia di pasta e porre al centro una coppetta rovesciata. Versare quasi tutto il composto, tenere una piccola quantità da parte che andrà messa poi al centro, dopo aver tolto la coppetta, avendo l’accortezza di lasciare un po’ di pasta scoperta attorno (Foto 1).

Chiudere la torta con la seconda confezione di pasta sfoglia, premere delicatamente con la coppetta già utilizzata la parte centrale e rincalzare bene i bordi tutt’attorno (Foto 2).

Nel frattempo accendere il forno ventilato a 180°.

Adesso viene la parte delicata di tutta l’operazione, tagliare tanti spicchi partendo dalla base della coppetta, utilizzare un coltello seghettato e non premere troppo altrimenti il composto fuoriesce da tutte le parti. Completare i tagli e ruotare gli spicchi di 90° tutti nello stesso verso, se dovesse uscire un po’ d’impasto ricompattarlo all’interno dello spicchio stesso (Foto 3).

A completamento del tutto spennellare con il tuorlo la superficie del fiore che avrete creato (Foto 4).

Infornare per mezz’ora circa, come sempre regolatevi con il vostro forno.

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Cheesecake salato Crescenza Speck e Peperoni

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In questi giorni pre-festaioli mi è capitato di sentirmi chiedere da più parti di pubblicare il menù delle feste. Innanzi tutto ringrazio per la fiducia ma il tempo a disposizione non mi è di aiuto, mi riprometto di lavorare in anticipo per altre occasioni simili.

Non volendo però rinunciare del tutto a dare un apporto anche di tipo calorico  a questo momento dell’anno, ho messo il cappello da pensatore di Archimede, si proprio quello con gli uccellini, e … pensa che ti ripensa mi sono ricordata di una proposta che ho elaborato qualche tempo fa: un cheesecake salato. Si tratta di fatto di un antipasto che richiede una preparazione anticipata agevolando quelle che devono essere fatte al momento.  Il risultato estetico è molto gradevole ed il gusto, dato dalla nota forte ma contenuta del topping rispetto alla dolcezza del ripieno, risulta ben equilibrato. Per la base ho scelto dei crackers al mais, potete utilizzare anche quelli normali oppure dei grissini. Per la nota cromatica ho preferito utilizzare i peperoni verdi, nulla vi vieta di scegliere un diverso colore. Se invece non avete i coppapasta avete due possibilità: fare come me che ho utilizzato delle piccole tortierine rivestite di alluminio fatto sbordare, al fine di poterli estrarre facilmente una volta rassodata la preparazione, e pressando col pestacarne che era a misura perfetta; oppure utilizzate uno stampo per dolci, rivestito di carta forno, ed ottenere una tortina da porzionare al momento.

Per 6 monoporzioni

Per la base:
130 gr. di crackers al mais
70 gr. di burro

Per il ripieno:
80 gr. di robiola
160 gr. di crescenza
100 gr. di Speck
30 ml. di latte
5 gr. di colla di pesce

Per il topping
180 gr. di peperoni verdi dolci
90 gr. di ricotta
1/2 cipolla piccola
5 gr. di fogli di colla di pesce
1 cucchiaio di olio
Sale

Per la decorazione:
Foglioline di Mentuccia

Preparare la base: sbriciolare i crackers al mais e mescolarli con il burro ammorbidito. Porre le briciole nei coppapasta ben imburrati e rivestiti di carta forno, pressarle bene per compattarle e riporre in frigo 10-15 minuti.

Nel frattempo preparare il ripieno mettendo i fogli di gelatina ad ammollare in acqua fredda e, ben strizzati, scioglierli nel latte caldo. Frullare lo speck ed amalgamare molto bene con la crescenza e la robiola. Aggiungere infine il latte con la gelatina.

Versare sulla base di crackers e livellare scuotendo il supporto dello stampino con delicatezza. Far rassodare in frigo per almeno un’ora.

Nel frattempo tritare la cipolla e farla imbiondire nell’olio, aggiungere i peperoni mondati, tagliati a pezzetti e cuocere a fuoco dolce, salare e finire la cottura. Frullare i peperoni ancora caldi e sciogliervi la colla di pesce ammollata e ben strizzata. Aggiungere la ricotta e frullare ancora.

Fare raffreddare il topping fino a che non si è leggermente addensato, versarlo sui cheesecakes e riporre in frigo per almeno due ore. Potete prepararli anche il giorno prima tirandoli fuori qualche ora in anticipo sul pranzo affinchè non risultino troppo freddi.

Sformare delicatamente e decorare con foglioline di mentuccia.

Cartoni a tavola ovvero le Tapas, i Pinchos ed i Montaditos

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Mettetevi comodi ci sarà da leggere un pò, questo articolo è piuttosto corposo, mi è costato fatica mentale e fisica oltre ad avermi fatto venir voglia di tornare in Spagna, olè!

La sfida di Settembre l’ha vinta quel gran pezzo di hermosa niña della Mai che ci ha condotto dritti al suo paese d’origine. Eccomi perciò alle prese con Tapas, Pinchos e Montaditos; ma non basta, devono avere un denominatore comune come da regolamento Mtc, motivo ghiotto per me di recuperare ingredienti e ricette e non ultimo…. rullo di tamburi… fare una passeggiata nel mondo dei cartoni animati. Qui c’è stata la prima difficoltà, l’imbarazzo della scelta, chi non ricorda la scena di Lilli e Vagabondo mentre mangiano gli spaghetti con le polpettine, o il cuoco Luis alle prese con les poissons de La Sirenetta? La lista è lunga, ho dovuto sorbirmi ore e ore di scene divertenti. Son dovuta addirittura andare al cinema per le ultime produzioni, insomma un lavoraccio! Questa è stata la fatica mentale alla quale ha fatto seguito la realizzazione delle proposte che ho poi dovuto anche mangiare, altra fatica questa volta fisica.

Ecco quindi le mie ricette, ora che avete sicuramente compreso cosa ho dovuto passare, vi saluto con un aforisma a me caro: ”La fantasia non potrà mai invecchiare, per la semplice ragione che rappresenta un volo verso una dimensione che giace al di là del tempo.” Walter Elias Disney

Inizio con: La Tapa – le Tapas propriamente dette si mangiano seduti, in un piattino. Vanno intese come piccole porzioni di un piatto intero: non qualcosa che nasce come finger food ma qualcosa che lo diventa.

L’ispirazione mi è data dal cartone animato della Disney Pixar: Ratatouille,  narra la storia di Rémy, topolino buongustaio, che non si rassegna a mangiare cibo spazzatura come i suoi simili. Decide di fare il cuoco e a Parigi diventa amico di un timido sguattero che, grazie ai suoi consigli, sarà ben presto famoso e celebrato. I due riusciranno a conquistare anche il più feroce tra i critici culinari francesi, proprio con una ratatouille. Per migliorare la conoscenza della cucina durante la produzione della pellicola, il regista Brad Bird e il produttore Brad Lewis hanno passato molte ore a frequentare corsi di cucina nel ristorante French Laundry di Thomas Keller, colui che ha inventato la ricetta della variante della ratatouille presentata nel film.

(Gusteau : Il cibo trova sempre coloro che amano cucinare!)

La ratatouille è una ricetta di origine francese, in particolar modo del sud della Francia, la Provenza, a base di verdure stufate. Nasce come piatto povero, preparato dai contadini, in estate. Non prevedeva nemmeno le melanzane, che invece ora vengono inserite, perché nel periodo estivo erano meno reperibili.

Ingredienti:

2 zucchine medie
2 pomodori grandi
1 melanzana
1 peperone giallo
1 cipolla
1 spicchio d’aglio
erbe aromatiche (rosmarino, timo, salvia e basilico)
olio EVO e sale q.b.

Lavare tutte le verdure, mondarle, tagliarle a cubetti tranne la cipolla che deve essere affettata a rondelle. In una casseruola soffriggere in un paio di cucchiai d’olio la cipolla insieme allo spicchio d’aglio. Quando sarà appassita aggiungere le zucchine, a metà cottura i peperoni, quindi le melanzane ed infine i pomodori e le erbe aromatiche. Salare ed amalgamare i sapori per qualche minuto a fiamma media.

Proseguo con: Il Pincho – i pinchos sono un assaggio di bocconcini, spesso speziati, di carne o pesce; finger food che si infilzano con uno stuzzicadenti e si mangiano in piedi, al bancone del bar.

Per questa preparazione niente di meglio che il film d’animazione della Sony Pictures Animation: Piovono polpette. Qui troviamo Flint Lockwood, un genio strambo con grossi problemi di socializzazione e autore di alcune delle idee più strampalate mai concepite. Malgrado tutte le sue invenzioni siano stati dei fallimenti colossali è determinato a creare qualcosa che faccia felice la gente. Quando il suo ultimo macchinario, ideato per trasformare l’acqua in cibo, involontariamente distrugge la piazza della cittadina e schizza verso le nuvole, lui ritiene che la sua carriera di inventore sia terminata. Almeno fino a quando non inizia a cadere cibo dal cielo, comprese delle polpette di carne giganti. Co-scritto e co-diretto da Phil Lord e Chris Miller, a detta degli stessi autori il film vuol essere un omaggio ed una parodia del genere catastrofico, citando film come Twister, Armageddon – Giudizio finale, Independence Day e The Day After Tomorrow – L’alba del giorno dopo.

(Flint Lockwood: Per la prima volta nella mia vita tutti amano una cosa che ho fatto io.)

Ingredienti:

300 gr. di carne trita (io ho usato lo scamone)
4 cucchiai di parmigiano reggiano
Pimentón Ahumado (paprika affumicata)
Curcuma
Cumino
1 uovo
Prezzemolo tritato, Pan grattato e Sale q.b.

In una ciotola impastare la carne con tutti gli ingredienti tranne le spezie. Dividere l’impasto ottenuto in tre parti ed a ognuna aggiungere una spezia dosandola a gusto personale. Modellare tante polpettine grosse come una nocciola. In una padella antiaderente scaldare l’olio e cuocere le polpettine divise per tipo, avendo l’accortezza di pulire la padella da una cottura con l’altra, altrimenti i sapori si mescolano. A cottura ultimata, infilare su uno stuzzicadenti tre polpettine diverse tra loro.

Concludo con: Il Montadito i Montaditos sono fettine di pane o panini mignon su cui viene assemblato qualsiasi cosa, a seconda della fantasia di chi li prepara.

Il film d’animazione prescelto è dei Pixar Animation Studios: Inside Out. Il Centro di controllo della mente di Riley, una ragazzina di 11 anni, è localizzato nel Quartier Generale, dove cinque Emozioni sono al lavoro, guidate dalla simpatica e ottimista Gioia, la cui missione è di garantire la felicità di Riley. Le altre Emozioni comprendono Paura che garantisce alla ragazza la sicurezza necessaria, Rabbia che assicura il senso di equità e giustizia e Disgusto che impedisce a Riley di avvelenarsi sia fisicamente che socialmente. Tristezza non sa bene quale sia il suo ruolo come del resto non è chiaro neanche agli altri. Quando Riley si trasferisce con la sua famiglia in una nuova metropoli, le Emozioni dentro di lei si mettono subito al lavoro, desiderose di guidarla attraverso la difficile transizione. Ciascun personaggio che rappresenta un’emozione è stato creato attraverso consulti con psicologi e realizzato con uno specifico aspetto. Gioia ha le sembianze di una stella, Tristezza ricorda una lacrima, Rabbia è un mattone, Paura assomiglia ad un nervo e Disgusto ad un broccolo. Sebbene gialla, Gioia è anche avvolta da un’aura blu, a voler sottolineare il suo legame con Tristezza.

(Gioia: Non puoi fissarti su quello che non va bene. C’è sempre un modo per cambiare le cose, per divertirsi!)

Ingredienti:

Per prima cosa fare il pane o procurarsi dei panini mignon:

400 gr. Farina 0
70 gr. circa di Lievito madre appena rinfrescato
1 cucchiaio da dessert di sale marino integrale
Acqua q.b

Versare in una ciotola la farina, aggiungere il lievito madre e acqua poco per volta. Infine il sale disciolto in altra acqua, si deve ottenere un impasto morbido  ma non appiccicoso, continuare ad impastare per 10 minuti. Battere la pasta sul ripiano tre-quattro volte e fare una croce sulla sommità. Far lievitare coperto in un luogo privo di spifferi (io uso il forno spento). Dopo 3 ore, o al raddoppio del volume, prelevare circa 30 gr. di pasta alla volta e formare delle palline da porre su una placca foderata di carta forno. E’ importante lavorare l’impasto prendendolo con le dita delle due mani e tirarne i bordi verso il basso spingendo con i pollici alla base.  Le increspature risulteranno alla base della panino mentre la superficie rimarrà liscia dove fare un’incisione; far lievitare ancora 2 ore. Accendere il forno a 200° e cuocere per una ventina di minuti.

Per la crema di broccoli:

150 gr. di cimette di broccoli
3 cucchiai di pecorino romano grattugiato
Qualche filetto di alici
Capperi
1 spicchio d’aglio
2 cucchiai di olio Evo

Pulire i broccoli, sfregare una padella con lo spicchio d’aglio scaldarla e versare le cimette con un paio di cucchiai d’olio e poca acqua. Far stufare la verdura sino a che non si disfa, deve essere morbida ma non acquosa. Trasferirla nel bicchiere del mixer, aggiungere il pecorino e olio a filo quanto basta per creare una crema spalmabile.

Dividere i panini in due ed utilizzarne la base, spalmarla con una generosa dose di crema di broccoli e decorare con un filetto d’alice con dentro un cappero.

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