Crescia sfogliata di Urbino


Tra storia, si narra che la crescia fosse presente sulla tavola dei Duchi di Urbino nel XV secolo, e leggenda, vi presento la “piadina dei ricchi” perchè l’impasto è preparato con uova e pepe, pregiatissima spezia a quell’epoca.

Questo delizioso contenitore si farcisce con salumi e formaggi tipici del territorio ed arricchito da erbe di campo saltate in padella. Sono però ammesse varianti e quanto la fantasia può suggerire, il risultato è sempre ottimo. Inoltre si conservava senza difficoltà, è sufficiente riscaldarla per ritrovarne tutto il suo sapore.

Anche Giovanni Pascoli, a trent’anni di distanza, ricordando con nostalgia gli anni passati ad Urbino ne cita la bontà scrivendo così: “Son più di trent’anni che non vedo Urbino, e la vedo sempre! non m’è uscito di mente nulla, nemmeno la Baciocca dove ci facevamo fare le cresce!” (lettera a Marchigiani, 28 gennaio 1903).

Passiamo alla ricetta, anzi no, prima vi racconto anche la leggenda che narra di quando il sole si abbassò più del solito, perchè attratto dalla bellezza della città di Urbino, e rimanendo impigliato ad una delle torri del Palazzo Ducale cercò di liberarsi facendo cadere scintille dorate. Tutto questo fu notato da una giovane fornaia che, volendo realizzare qualcosa che esprimesse il desiderio di libertà e la voglia di volare alto come il sole, creò la crescia.

dosi per 6 cresce di 26 cm di diametro

500 gr farina 0
200 gr acqua
90 gr strutto + 40 gr per la sfogliatura
5 gr sale
2 uova
pepe nero macinato al momento

Su una spianatoia impastare la farina con lo strutto, il sale e tanto pepe.

Aggiungere le uova, l’acqua e lavorare bene l’impasto sino a che non diventa liscio e morbido.

Dividerlo in 6 palline e farle riposare almeno per 30 minuti.

Stendere ogni pallina della larghezza di circa 26 cm di diametro e ricoprirla con un velo di strutto, arrotolarla su se stessa per creare una chiocciola (vedi foto)

Disporre le chiocciole su una teglia ricoperta di carta forno e lasciarle riposare in frigo per 30 minuti.

Preparare le piastre o padelle antiaderenti, e scaldarle.

Stendere ogni chiocciola con il mattarello creando un disco di 26 cm di diametro e cuocerle da entrambi i lati. Faranno delle deliziose bolle che si abbrustoliranno.

Farcirle a piacimento, io questa volta le ho gustate con un ripieno di crescenza, speck e zucchine grigliate.

Pomodorini confit

Confit è un termine che deriva dal verbo francese confire, preservare. Vengono così definite le preparazioni, siano esse di frutta o verdura, che prevedono una lunga cottura a bassa temperatura con lo zucchero che le caramellizza o l’aceto.

I pomodorini così preparati, ed arricchiti dal profumo delle erbe aromatiche, si prestano ad essere consumati in mille modi. Come semplice contorno, in arricchimento a paste, torte salate, bruschette; un pò di fantasia ed il gioco è fatto.

500 gr di pomodorini (quelli che preferite: ciliegia, datterino, piccadilly, pachino)
1 cucchiaio raso di zucchero
olio extravergine d’oliva
1 cucchiaino di sale

Erbe aromatiche essiccate a piacere (origano, menta, timo, maggiorana
)

Lavare e tagliare a metà i pomodorini.

Su una teglia ricoperta di carta forno e leggermente unta d’olio disporli uno accanto all’altro e cospargerli con lo zucchero, il sale e le erbe aromatiche. Infine irrorare il tutto con poco olio.

Accendere il forno a 90° e cuocere per circa 2 ore. Devono caramellizzare ma non bruciare, fate attenzione.

Se usate la friggitrice ad aria impostate a 85 ° e cuocete per 1 ora e 15 minuti.

Bignè (pasta choux) alla crema pasticcera

Tra le preparazioni base della pasticceria ci sono la crema pasticcera e la pasta choux qui declinata in bignè.

Per la crema pasticcera vi propongo la versione di Montersino, semplice e golosa. Potete poi arricchirla creando diverse varianti come la crema diplomatica a cui si aggiunge panna montata, quella al limone profumata con la scorza dell’agrume, quella al cacao o alla vaniglia, per finire con la crema all’inglese che si prepara senza farina o altri addensanti.

La pasta choux (cavolo in francese) è invece un impasto neutro adatto a preparazioni sia dolci che salate. Per la cottura necessità di uno shock termico, dato dall’alta temperatura del forno oppure dalla frittura, che la fa gonfiare rendendola cava all’interno. Si ottengono così, bignè, zeppole, eclair, Paris-Brest e lo scenografico croquembouche, una bellissima montagna di profitteroles tenuti insieme dal caramello.

Non vi siete ingolositi? Vi spiego le due ricette base, a voi non rimane che il divertimento di combinarle insieme.

CREMA PASTICCERA

250 ml di latte intero fresco
50 ml di panna fresca non montata (oppure solo 300 ml di latte)
4 tuorli medi
100 gr di zucchero
20 gr di farina 0
15 gr di amido di mais o fecola
poche gocce di estratto di vaniglia

Montare molto bene i tuorli con lo zucchero, devono raddoppiare di volume ed avere un aspetto liscio e spumoso. Aggiungere la vaniglia, la farina, l’amido di mais e continuare a montare.

Portare a ebollizione il latte con la panna, appena inizia a fare le bolle versare il composto e non girare!

Attendere che il latte ricopra il tutto, farà altre bolle, a quel punto con una frusta amalgamare e togliere dal fuoco.

La crema è pronta, trasferirla in un contenitore e ricoprirla con la pellicola, farla aderire bene alla crema stessa per evitare che faccia la crosticina.

Riporre in frigo a raffreddare.

PASTA CHOUX

125 gr di farina 0
125 gr di acqua
25 gr di burro
2 uova grandi
2 gr di sale
Olio di semi di girasole per friggere

Sciogliere a fuoco dolce il burro nell’acqua, aggiungere il sale. Appena il composto inizia a bollire, non prima, versare in un sol colpo la farina, togliere dal fuoco ed amalgamare bene.

Rimette sul fuoco e continuare a mescolare per un minuto al massimo, si deve formare una palla che si stacca dalle pareti. Spegnere e versare la pasta su un piano di lavoro, stenderla per farla raffreddare.

Solo quando l’impasto sarà appena appena tiepido metterlo in una ciotola ed aggiungere un uovo alla volta. Non aggiungere il secondo uovo finchè il primo non lo avrete ben amalgamato all’impasto.

Il risultato sarà un pasta morbida quasi come una crema densa.

Con una sac à poche, oppure con l’aiuto di due cucchiai, formare i bignè su una teglia ricoperta di carta forno.

Adesso avete 2 opzioni:

Portare il forno a 200°C e cuocerli per 20 minuti circa.

OPPURE

Portare il forno a 160° e cuocere i bignè per 5 minuti, intanto scaldare l’olio a 165/170 gradi, sfornare i bignè e friggerli per due/tre minuti girandoli un paio di volte e scolarli su carta assorbente. Il passaggio in forno li rende sodi e facili da prendere per friggerli.

Quando i bignè saranno raffreddati si possono riempire di crema; vuoti si conservano in una scatola di latta pochi giorni, oppure si possono congelare.

Arance candite

Le arance sono finalmente comparse sulle nostre tavole a rallegrare con il loro dorato colore i giorni grigi dell’inverno. Se non trattate, le bucce sono perfette per essere candite ed impreziosire deliziosi dolci per i giorni di festa che stanno per arrivare.

Vi ho spiegato qui che possono essere utilizzate anche per preparare la polvere d’oro con le bucce d’arancia. Questa volta per la loro canditura il procedimento è semplice ed il risultato goloso, ideali a cubetti per utilizzarle nella preparazione dei dolci, oppure a striscìoline tuffate poi nel cioccolato. A voi la scelta.

Bucce di due arance non trattate per ottenere 90/100 g di prodotto finito

Lavare e sbucciare delle belle arance dalla buccia spessa, rigorosamente non trattate.

Togliere l’albedo, la parte bianca amarognola, con un pelapatate.

Tagliarle a striscioline, far bollire dell’acqua, tuffarle e sobbollirle per 3 minuti.

Scolarle e ripetere l’operazione con acqua pulita, altre 2 volte (questa operazione è importante per far perdere loro l’amaro).

Dopo l’ultimo tuffo spegnere il fornello e lasciarle nell’acqua a raffreddare per 24 ore.

Scolarle, asciugarle e volendo tagliarle a cubetti.

In un pentolino sciogliere pari peso delle arance di zucchero e pari peso di acqua, aggiungere le bucce delle arance e cuocere sino a completo assorbimento dello zucchero.

Stenderle distanziate su carta forno e lasciarle asciugare molto bene. Possono essere necessari non meno di 2 o 3 giorni. Importante: non devono esser appiccicose, se serve aspettate ancora.

Si conservano in un barattolo di vetro.

Pillola socratica  😉

Friselle o frise

Oggi ricorre la giornata mondiale del pane, anche quest’anno ho accettato l’invito di Zorra e messo le mani in pasta per preparare le frise, buone e terapeutiche. Pare infatti che uno studio condotto nel 2013 da ricercatori giapponesi, abbia dimostrato che il cortisolo, l’ormone dello stress nel sangue, diminuisce quando si tocca qualcosa di morbido e caldo, l’impasto del pane ne è un buon esempio.

Le friselle sono generalmente preparate con il grano duro o l’orzo, fatte lievitare, cotte in forno, successivamente tagliate a metà e biscottate.

Questo pane ha una leggenda, si narra infatti che fu portato da Enea quando sbarcò in Puglia a Porto Badisco, vicino Otranto. Le friseḍḍe, freseḍḍe nei vari dialetti, sono ciambelle la cui forma ne facilitava il trasporto, venivano raccolte tutte insieme con una cordicella fatta passare attraverso il buco centrale che si crea, come per formare una collana, e portate in barca dai pescatori che prima di consumarle le ammorbidivano nell’acqua di mare.

Possono essere condite nei più svariati modi, qui la fantasia la fa da padrone. Un suggerimento, anzi due: pomodorini maturi, olive, rucola selvatica, sale e olio extravergine d’oliva; oppure tuffate ancora secche, a pezzetti, nel sughetto caldo di una buona zuppa di pesce.

Dosi per 10 – 12 frise:

350 g di grano duro
200 ml di acqua
Olio extravergine d’oliva
90 g di pasta madre oppure 7 g di lievito di birra
sale

Sciogliere la pasta madre, oppure il lievito di birra, in mezzo bicchiere di acqua tiepida.

Unirlo alla farina, aggiungere due cucchiai di olio, un cucchiaino di sale e l’acqua poco alla volta, la quantità dell’acqua varia a seconda della farina.

Impastare per 10 minuti, si deve ottenere un panetto liscio e omogeneo, incordato.

Trasferire l’impasto sulla spianatoia leggermente infarinata, formare una palla e riporre in una ciotola unta con poco olio, coprirla con la pellicola per alimenti e lasciare riposare per circa 3 ore.

Riprendere l’impasto e dividerlo un pagnottelle grosse come un pugno, formare dei rotolini da avvolgere a spirale (vedi foto). Riporre a lievitare ancora per un’ora almeno, fino al raddoppio.

Portare il forno alla temperatura di 200° e infornare per 10/12 minuti.

Terminata la prima cottura, non spegnere il forno, estrarre le pagnotte che vanno tagliate a metà trasversalmente appena si intiepidiscono. Disporre le frise nuovamente sulla teglia e tostarle in forno per altri 7 minuti, per eliminare completamente l’umidità residua della pasta.

Si conservano per parecchio tempo in un sacchetto per alimenti.

Dip carciofi, mandorle e Parmigiano per il Club del 27

Nel mese tipicamente dedicato alle coppie il Club del 27 si dedica alla cucina “per uno solo”, una persona che per mille motivi cucina per se stesso. Proponiamo una scelta di ricette tratte dal libro ” SOLO, the joy of cooking for one” di Signe Johansen, per imparare anche la dose da “uno” e vivere felici.

I Dip (dall’inglele “to dip” che significa intingere) sono salse d’accompagnamento ottime servite durante un aperitivo. Questa versione mi ha convinto perchè utilizza i carciofi, deliziosi ortaggi tipici di questi mesi.

La crema ottenuta, semplice e veloce da preparare, è ideale spalmata su una fetta di pane casareccio appena sfornato o leggermente abbrustolito.

2 carciofi
4 cucchiai di Parmigiano Reggiano
4–5 cucchiai di olio extra vergine d’oliva
1/2 limone
15 mandorle

Pulire e lavare i carciofi , tagliarli in quarti e lessarli fino a renderli teneri.
Scolarli bene e metterli nel frullatore insieme agli altri ingredienti ed al succo di limone.

La crema ottenuta la potete consumare subito oppure conservare in un contenitore chiuso per 2 o 3 giorni.

Artichoke, almond and Parmesan dip

175g chargrilled jarred artichokes
4–5 tbsp olive oil
lemon handful zest and juice
toasted almonds
sea salt
black pepper
Put all the ingredients (except the salt and pepper) in a blender or food
processor and blitz until quite smooth and evenly combined. You can
make it in a pestle and mortar too, but you’ll need to finely chop the
artichokes first, then crush all the ingredients with the pestle, crushing
the nuts first before adding the cheese, lemon and oil followed by the
chopped artichokes. This will give the dip a rougher texture, but it will
be no less delicious for it.

Cous cous vegetariano

Il cuscus o cous cous è un alimento tipico del Nord Africa, della Sicilia occidentale (famoso il Cous Cous Fest di San Vito lo Capo nel trapanese) e della Sardegna sudoccidentale (Calasetta, Isola di Sant’Antioco e Carloforte) dove prende il nome di Cascà. È costituito da granelli di semola di frumento cotti a vapore, versatile e adatto in tutte le stagioni è facile da preparare, basta seguire alcune regole.

In commercio si trova precotto, per completare la sua preparazione va versato in una pirofila, dopo averlo condito con un cucchiaio di olio extravergine d’oliva, e ricoperto a filo di brodo vegetale bollente, le proporzioni sono 1 a 1. Coperchiate e lasciate gonfiare i granelli per qualche minuto. L’importante è NON usare semplice acqua, se dovete fare una preparazione dolce potete aromatizzare l’acqua bollente con anice stellato, un pezzetto di zenzero fresco spellato o qualche chiodo di garofano.

Non mescolate mai ma lasciate assorbire il liquido, una volta gonfio sgranatelo bene con la forchetta. Nel caso di un piatto salato, regolate di sale il liquido che utilizzate oppure il condimento che mescolerete al cous cous.

Servitelo sempre caldo o tiepido, il freddo facilita la formazione di grumi. Infine, se volete il cous cous ancora più gustoso, preparatelo in anticipo, così che la semola abbia il tempo di impregnarsi bene di tutti i sapori rilasciati dal condimento.

In rete troverete molte varianti, vi propongo la versione salata di base, voi sbizzarritevi a piacimento, le dosi sono per due persone.

120 g di cous cous cotto in brodo vegetale e sgranato
8 fette di melanzana grigliata 
8 pomodorini freschi tagliati in 4  
1 carota lessata tagliata a rondelle 
1 gambo di sedano tagliato a tocchetti 

1 patata lessata tagliata a tocchetti
1 zucchina lessata tagliata a rondelle

1/2 avocado tagliato a tocchetti (facoltativo)

2 cucchiai di olio extravergine d’oliva

sale

Preparare il cous cous come ho spiegato in premessa.

In una ciotola capiente versare tutte le verdure, tenere da parte la melanzana, e condirle con l’olio emulsionato al sale. Condire allo stesso modo le fette di melanzana, faranno da base come potete vedere nella foto. Pomodorini e sedano li lascio crudi per dare freschezza al piatto.

Aggiungere alle verdure il cous cous, mescolare bene impiattare e servire.

Torta all’acqua

Da un pò di tempo girano intorno a me ricette light, chissà perchè? Tra queste c’è una torta fatta con l’acqua e senza uova… cosa strana ed improbabile ho pensato. In verità ho dovuto ricredermi, la torta risulta leggera, soffice e si può rifinire con una farcitura di marmellata o più semplicemente decorarla con zucchero a velo.

Non mi resta che dirvi: provatela! E che la leggerezza sia con noi 😉

250 g di farina di tipo 0
250 ml di acqua
40 ml di olio extravergine di oliva
150 g di zucchero a velo 
1 limone non trattato 
1 bustina di lievito 

Versare in una ciotola la farina, il lievito e lo zucchero a velo. Spremere il limone, tenere da parte il succo, e grattugiare la buccia aggiungendola agli ingredienti secchi, mescolare bene.

In un pentolino scaldare l’acqua a fuoco basso, spegnere ed aggiungere l’olio, mescolare.

Riprendere la ciotola ed aggiungere i liquidi, con l’aiuto delle fruste elettriche, amalgamare sino a quando il composto non risulti omogeneo e senza grumi. Da ultimo inserire il succo di limone.

Versare il tutto in una teglia da 22 cm foderata con carta da forno. Cuocere la torta a 160 ° per 30 minuti.

Una volta sfornata fatela ben raffreddare prima di decorarla e farcirla a piacimento.

Golden syrup – Sciroppo d’oro

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Formulato da due fratelli chimici, Charles e John Joseph Eastick, presso la raffineria Abram Lyle & Sons a Plaistow nei pressi di Londra, il Lyle’s Golden Syrup è stato messo in vendita per la prima volta nel 1885, ottenendo nel 2006 il Guinness World Records per avere il marchio e il packaging più antichi al mondo.

Il golden syrup o sciroppo d’oro è quindi tipicamente britannico ma molto diffuso in America. La sua consistenza è simile a quella del miele, solo un pò più liquida, e varia di sapore a seconda del tipo di zucchero che viene usato. Generalmente si usa lo zucchero bianco raffinato, ma nulla vieta l’utilizzo di quello di canna integrale.

In questi ultimi anni è facile trovarlo in commercio anche da noi, sui pancake è largamente utilizzato, ma è ancora più facile prepararlo in casa, avrà un sapore decisamente più autentico.

Nato come alternativa economica allo zucchero, al miele e allo
sciroppo d’acero, per i loro costi più elevati, è uno sciroppo ideale in molte preparazione dolciarie per la sua capacità di renderle più morbide migliorandone anche il gusto. Inoltre è una buona alternativa allo zucchero nelle bevande o come sostituto del miele.

50 g di zucchero
12 ml di acqua
250 g di zucchero
150 ml di acqua bollente
12 ml di succo di limone

In un pentolino con il fondo spesso, mettere 50 g di zucchero e 12 ml di acqua; mescolare subito per farli amalgamare e cuocere a fuoco medio-alto finché si formerà il caramello. NON mescolare con il cucchiaio, muovere il pentolino; occorreranno circa 4/5 minuti.

Quando il caramello avrà un colore dorato scuro, aggiungere il limone, 125 ml di acqua bollente e 250 g di zucchero.

Mescolare, portare ad ebollizione e cuocere a fiamma bassa per almeno 30 minuti.

Pian piano lo sciroppo comincerà ad addensarsi, quando avrà raggiunto la consistenza del miele sarà pronto. Nel caso diventasse troppo duro, bollire dell’acqua e aggiungerla allo sciroppo.

Fate attenzione alla temperatura che deve attestarsi tra i 110° e i 115°, in mancanza di un termometro per dolci è necessario controllarne la consistenza che deve essere più liquida del miele.

Versatelo ancora caldo in vasetti di vetro sterilizzati e quando saranno raffreddati conservarli in frigo, durano più di 3 mesi.

Prima di consumare il Golden syrup attendete almeno un giorno, sarà perfetto!

Pillola socratica  😉

Polvere d’oro con le bucce d’arancia

Polvere doro

E’ tempo di arance, buonissime e super salutari. Se si comprano quelle non trattate potete utilizzarne anche la buccia, l’importante è essiccarla molto bene.

Preparate piccoli sacchetti contenenti le bucce intere, otterrete dei profumatori per la biancheria e l’ambiente che riposti nei cassetti, negli armadi o semplicemente sul termosifone, diffonderanno un piacevole aroma.

In cucina sono ideali per aromatizzare l’olio extra vergine d’oliva, basterà aggiungere le scorze di arance e far riposare per tre settimane, agitando ogni tanto il vaso. Trascorso questo tempo, filtrare l’olio, con un colino a maglie strette ed utilizzarlo per condire insalate, crostacei o quello che più vi piace.

Un ulteriore utilizzo prevede che vengano macinate, in questo modo le bucce sprigioneranno un aroma ancora più intenso, si ottiene una sorta di polvere d’oro da miscelare ad esempio con lo zucchero oppure il sale. Ottima da spargere sulle insalate, insaporire creme dolci o salate, pesce, carne, macedonie di frutta e crepes.

Come preparare la polvere d’oro:

lavare e sbucciare delle belle arance non trattate e togliere l’albedo, la parte bianca amarognola, con un pelapatate, basta non imprimere troppa forza.

Distribuire le bucce su una griglia e farle seccare lentamente nel forno ventilato a 50° per un paio d’ore, in alternativa lasciarle essiccare sui termosifoni.

Le scorze sono pronte quando diventano dure e si spezzano facilmente.

Farle raffreddare completamente e tritarle nel mixer.

Se pestate al mortaio si ottiene un risultato più grossolano ottimo per per fare dei mix di spezie.

La povere d’oro si conserva in vasetti di vetro.

Pillola socratica  😉