Torta margherita farcita con crema di latte e…

torta paradisoOggi, per la Gn della torta margherita del Calendario del Cibo Italiano,  vi propongo la mia versione, preparata per festeggiare un compleanno in famiglia.

Lo considero un dolce tipicamente casalingo, morbido e soffice. Questa torta è tradizionalmente cosparsa di abbondante zucchero a velo, per l’occasione l’ho vestita a festa, con una farcia di crema di latte punteggiata di fragole e decorata a piacere.

Come la maggior parte dei dolci è importante porre attenzione alle dosi degli ingredienti, così come l’avere un certo tempo a disposizione per non vanificare tutti gli sforzi. Ad esempio, è fondamentale attendere che la torta sia ben raffreddata prima di tagliarla, se non volete che vi si sbricioli tutta.

Ricordate inoltre di conservatela in frigo se decidete di farcirla come vi suggerisco.

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150 g di farina 0
150 g di fecola di patate
4 uova medie
200 g di zucchero semolato
200 g di burro
1 buccia di limone grattugiata
1 bustina di lievito per dolci
1 pizzico di sale
250 ml di panna da montare
80 g di latte condensato
8 fragole
1 kiwi
9 piccole meringhe1In una ciotola montare il burro molto morbido con lo zucchero. Aggiungere un uovo alla volta e continuare a montare. Infine profumare con la buccia di limone. Dovrete ottenere un composto bianco e gonfio.

Aggiungere la farina, la fecola ed il lievito setacciando il tutto, un pizzico di sale e mescolare molto bene.

Imburrare ed infarinare una tortiera apribile da 24 cm di diametro, versare il composto al suo interno e cuocere in forno preriscaldato statico a 180° per circa 30/40 minuti.

A cottura ultimata fare raffreddare completamente la torta.

Nel frattempo montare la panna ed aggiungere il latte condensato continuando a montare.

Lavare e tagliare la frutta, le fragole a spicchi ed il kiwi a fette sottili e divise a metà.

Tagliare a pezzetti piccoli 5 fragole ed amalgamarle con 2/3 di crema di latte.

Tagliare a metà la torta raffreddata e spalmare la crema al latte con le fragole sulla base, richiudere con l’altro disco. Mettere in frigorifero per circa 30 minuti.

Togliere dal frigo la torta, spalmare la restante crema e decorare a piacere con la frutta e le meringhe.

Lasciarla in frigo almeno 10 minuti ancora prima di servire.

Sugo di carciofi alla Mario Ruoppolo

Sugo

“Nell’estate del 1952 Mario Ruoppolo, un disoccupato figlio di pescatori, vive su un’isola del sud Italia che da poco tempo ha dato asilo politico al grande poeta cileno Pablo Neruda. E proprio in occasione di ciò, Mario viene assunto in qualità di postino con l’unico compito di consegnare la posta al poeta, dato che tutto il resto della popolazione è analfabeta e quindi fino ad allora non c’era stato bisogno di postini..”

Inizia così il film Il Postino di e con Massimo Troisi, scomparso 24 ore dopo la fine delle riprese. E’ l’ultimo lascito di una persona speciale, dal cuore grande ed al tempo stesso delicato.

La pasta che vi presento è condita con un sugo che viene preparato proprio dal protagonista nel film.

Complici la stagione dei carciofi ed il rosso avvolgente dei pomodori freschi, il risultato è un condimento morbido e gustoso, il preludio al bel tempo, al sole, al mare.

E’ quasi una poesia, ma come spiegarla? Lascio all’altro protagonista del film il compito:

“Quando la spieghi la poesia diventa banale, meglio di ogni spiegazione e l’esperienza diretta delle emozioni che può svelare la poesia ad un animo predisposto a comprenderla.” Pablo Neruda

Massimo Troisi
Immagine dal web

Oggi è il suo compleanno e mi piace ricordarlo così.

Per 6 persone

500 g spaghetti (io pasta corta)
6 carciofi “vestiti da guerrieri e bruniti come melograno”
600 g di pomodori “rosse viscere” freschi e maturi
2 spicchi di aglio “avorio prezioso”
3 cucchiai di olio extravergine di oliva
sale e pepe (io timo)

preparazione

Pulire i carciofi, togliere tutte le foglie esterne più dure, tagliarli a metà e togliere la barba interna.

Affettarli sottilmente e cuocerli a fuoco lento nell’olio, dove avrete fatto rosolare l’aglio, fino a quando arrivano a disfarsi. Occorrono circa quindici minuti, nel caso asciugassero troppo aggiungete giusto un paio di cucchiai d’acqua calda.

Lavare e tagliare a cubetti i pomodori, aggiungerli ai carciofi cotti e mescolare bene. Profumare con il timo e salare.

Cuocere ancora per qualche minuto.

Portare a bollore una pentola d’acqua, salare e cuocere la pasta. Un minuto prima della cottura scolarla e spadellare con il sugo.

 

 

 

 

Il mal d’Africa mai… Passato

Savana.jpg

Qualche anno fa sono stata letteralmente portata in Africa.

Adoro viaggiare, visitare luoghi nuovi, avere l’opportunità di poter conoscere persone e culture diverse. Ma questa volta non ero convinta della vacanza che mi si prospettava, ero restia ad andare nella savana africana. Principalmente per una serie di vaccinazioni da fare, giustamente preventive, e poi dover preparare di tutto e di più per andare in un campo tendato. Proprio io che non so nemmeno cosa sia un campeggio organizzato, no non era cosa.

Per fortuna mio marito la pensava diversamente ed imperterrito mi ha costretta, senza tortura sia chiaro, a preparare quanto necessario per imbarcarci alla volta del Masai Mara in Kenya.

Due parole sole: esperienza fantastica!

Si, lo so, ho ammorbato chiunque passasse sotto tiro per mesi, e dopo?

Ho continuato ad ammorbare chiunque passasse sotto tiro, questa volta per esprimere la gioia e la meraviglia per tutto quello che ho vissuto.

Come dite? Si, i miei amici ancora oggi appena si parla di quel viaggio mi prendono in giro, pazienza, uno scotto lo dovevo pur pagare.

Oltre al ricordo dei momenti vissuti intensamente e la moltitudine di foto che li accompagna, ho portato a casa i profumi ed i sapori che quella incredibile terra mi ha regalato. Non mi è mancato di assaggiare ogni tipo di cibo possibile ed immaginabile, in  particolare una crema mi ha conquistata, profumata da un giusto equilibrio di spezie, che ho voluto provare a fare a casa raggiungendo un buon compromesso di sapori.

Un’ultima cosa voglio dirvela, il mal d’Africa esiste davvero, e quando mi prende mi consolo così:

1A

Dosi per 2 persone

1 cipolla
1 scalogno
2 patate medie
1 carota
2 pomodori ramati
1 cucchiaino di zenzero fresco
1 chiodo di garofano
1 pizzico di coriandolo essiccato
1/2 cucchiaino di cannella
1/2 cucchiaino di semi di cumino
1 pizzico di peperoncino piccante essiccato
Una manciata di arachidi tostate non salate
2 cucchiai di Olio extravergine d’oliva
Sale q.b.
1 litro d’acqua circa

In una casseruola versare l’olio e far appassire, a fuoco dolcissimo per qualche minuto, la cipolla e lo scalogno tritati.

Aggiungere lo zenzero, e tutte altre spezie, tostare per un minuto. Incorporare i pomodori a tocchetti, le patate e la carota grattugiate e cuocere per qualche minuto ancora.

Versare l’acqua calda, portare ad ebollizione ed abbassare la fiamma, cuocere per mezz’ora.

Regolare di sale.

A cottura ultimata togliere il chiodo di garofano e frullare molto bene il tutto, infine amalgamare con il burro d’arachidi.

Versare il passato caldo nelle fondine e guarnire con le arachidi tostate.

Pillola socratica  😉

Pancakes con confettura di mirtilli Cosmopolitan

Cosmopolitan firma

Ritorna la sfida Mtchallenge e propone la cucina alcolica grazie alla vincitrice, Giulia, che ci ha catapultato nell’universo del cocktail che ammetto di conoscere poco.

Riuscire a prepararne uno, destrutturandolo ai fini di una ricetta non è cosa da poco e l’errore che porta al fuori gara è dietro l’angolo. Ma bando agli indugi, provare è d’obbligo, benchè non sappia ad onor del vero dove posizionare la mia “creazione”.  In genere i pancakes li preparo per colazione, ma servirli con una confettura al Cosmopolitan nelle prime ore del giorno forse non è molto indicato.

Ho deciso di realizzare dei piccoli pancakes dorati ed abbinarli ad una confettura di mirtilli al Cosmopolitan, un cocktail codificato IBA, adatto a tutte le ore, come segnalato nella splendida infografica di Dani.

Cocktail

Cosmopolitan

4 cl di vodka al cedro
1,5 cl di Cointreau
3 cl di succo di mirtillo
1,5 cl di succo di lime

Mettere abbondante ghiaccio nello shaker, versare i liquori e i succhi e shakerare.

Per 6 piccoli pancakes

125 g farina 0
5 g lievito per dolci
1 pizzico di sale
1 uovo
20 g di zucchero
200 ml latte scremato
burro

In una ciotola setacciare la farina con il lievito, aggiungere zucchero e sale. In un’altra ciotola sbattere l’uovo con il latte ed incorporarli agli ingredienti secchi, mescolare molto bene e lasciare riposare mezz’ora.

Scaldare una padella antiaderente e pennellarla con poco burro, versare un po’ di pastella alla volta dandole una forma circolare, lasciare cuocere un paio di minuti e girare il pancake con un colpo deciso.

Confettura di mirtilli al Cosmopolitan

250 g di mirtilli neri
170 g di zucchero semolato
4 cl di vodka al cedro
3 cl di Cointreau
1 lime

In una pentola dal fondo spesso versare i mirtilli ben lavati insieme allo zucchero ed al lime.
Portate ad ebollizione, aggiungere uno a volta la vodka ed il Cointreau e continuate la cottura, mescolando ogni tanto, per circa mezz’ora. Per ottenere un risultato vellutato, dopo 10 minuti di cottura frullare il tutto. La confettura è pronta quando vela il cucchiaio.

Con questo piatto partecipo alla sfida:

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I 100 menù di Luigi Veronelli: “L’accoppiata” (tortino di patate, coniglio alla vogherese e coppa monastica)

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Luigi Veronelli era un noto gastronomo, enologo, scrittore ma soprattutto un appassionato di cibo e di vita, una delle figure centrali nella valorizzazione e nella diffusione del patrimonio enogastronomico italiano.

Fu protagonista televisivo negli anni ’70riconoscibile dai suoi occhialoni spessi, raccontava sapientemente la cucina dando dimostrazione di appassionata conoscenza. Benchè non fosse un sommelier, ma un fine conoscitore di vini, fu l’uomo che ha inventato il vino italiano come lo conosciamo. «L’ultimo dei vini artigianali sarà sempre migliore del primo dei vini industriali, perché avrà un’anima» (Luigi Veronelli in Il canto della Terra).

E’ sua l’idea che i Comuni debbano valorizzare il proprio territorio attraverso le produzioni artigianali ed agricole, da cui la proposta di legge approvata dal Parlamento nel 2001. Le De.Co., Denominazioni Comunali, uno strumento pubblico di salvaguardia e promozione dei giacimenti gastronomici” d’Italia.

Non un giornalista ma prima di tutto un editore, non un saggio ma un filosofo: un anarcoenologo, una definizione datagli e decisamente calzante. Ha inventato i presìdi, smascherato le frodi sull’olio extravergine di oliva e scritto pagine di analisi politica applicata ai prodotti della terra.

Oggi si celebra la Gn di Luigi Veronelli  per il Calendario del Cibo Italiano, e da uno dei suoi libri più famosi ho tratto un menù che rappresenta il suo modo di intendere la cucina, semplice ed in grado di essere replicata nelle nostre case.

Per questi piatti proposti, l’autore suggerisce di bere un buon vino “rosso fresco e di gran carattere” a tutto pasto, gelato escluso. Ho scelto un Marzemino e ve ne parlo subito dopo le ricette.

Tortino di patate

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600 g patate
200 g Parmigiano Reggiano grattugiato
100 g burro
250 ml latte
noce moscata
sale

Lavare e lessare molto al dente le patate, pelarle e tagliarle a fette.

In una pirofila versare poco latte e disporre un primo stato di patate, cospargere di formaggio, fiocchetti di burro, noce moscata e sale. Fare tanti strati sino ad esaurimento degli ingredienti.

Bagnare con il restante latte, formaggio e burro per completare.

Accendere il forno a 190°, infornare per 20 minuti sino a gratinatura.

Coniglio alla vogherese

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1 coniglio tagliato in pezzi
6 peperoni
80 g burro
2 cucchiai olio Evo
1 dl aceto di vino rosso
6 filetti d’acciuga dissalati
2 spicchi aglio
1 mazzetto di odori (prezzemolo, salvia e rosmarino)
brodo di carne
sale

Lavare asciugare il coniglio. Abbrustolire i peperoni, spellarli e tagliarli a striscioline.

Il una padella sciogliere 50 g di burro, adagiare gli odori e far soffriggere brevemente, aggiungere il coniglio, salare e farlo ben rosolare.

Togliere il fondo di cottura e ricoprire quasi a filo il coniglio con il brodo, coperchiare e cuocere per un’ora e mezza circa a fuoco moderato. Se asciuga troppo aggiungere brodo.

In un pentolino a parte versare l’olio, aggiungere il burro rimasto e far rosolare l’aglio. Stemperare le acciughe e sfumare con l’aceto.

Un quarto d’ora prima di togliere il coniglio dal fuoco, eliminare il mazzetto di odori ed aggiungere la salsina di acciughe, successivamente anche i peperoni, rigirare delicatamente spegnere e servire i pezzi di coniglio ben caldi ricoperti dai filetti di peperone e dalla salsa di cottura.

Coppa monastica

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200 g gelato alla vaniglia
1 cucchiaio burro
100 g cioccolato fondente
6 gherigli di noce tritati grossolanamente
Cialdine o lingue di gatto

In una casseruola sciogliere, a fuoco dolce, il burro con il cioccolato ed aggiungere le noci tritate. Porzionare nelle coppette il gelato e versare la salsa di cioccolato ben calda, guarnire con cialdine o lingue di gatto.

Luigi Veronelli

Abbinamenti di-Vini:

Ed accomi al vino Marzemino, citato anche da Mozart che ne celebra la bontà nel suo Don Giovanni: “Versa il vino, eccellente Marzemino!”.

Pare abbia natali controversi, alcuni lo danno per originario della Carinzia, per altri proverrebbe dal Padovano. In trentino, nella Vallagarina, la leggenda narra che l’uva marzemino sia stata importata in Italia da una antichissima città chiamata Merzifon, sul Mar Nero. Indagini storiche, invece, mostrano le sue origini a partire dal Caucaso per toccare la Grecia, la Dalmazia e quindi l’Italia, dove le truppe della Serenissima portarono le prime barbatelle di Marzemino in Trentino, durante la dominazione veneziana nel 1500.

Ho aperto una bottiglia di Marzemino trentino, giovane ed in versione ferma con una non elevata quantità di tannini ed aroma fruttato e persistente. Piacevole a tutto pasto.

Ragù alla bolognese

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Quando si parla di ragù, termine che deriva dal francese ragoût il cui significato definisce il “risvegliare l’appetito”, intendiamo un condimento di pomodoro e carne macinata e cotta per molte ore a fuoco basso. Nel tempo la definizione ha subito ampliamenti di genere per cui si parla anche di ragù di pesce o di verdure; ciò che non è variato è l’utilizzo che se ne fa, tutti servono per condire paste o sformati.

I nostri tipici ragù italiani sono di fatto tre, quello bolognese, il napoletano e la sua versione senza pomodoro, la genovese.

Tradizionalmente, in ogni casa si prepara in modi differenti. Ricordo che la mia mamma, di origini emiliane, preparava il soffritto solo con la cipolla omettendo sedano e carote, a seconda dei gusti e delle abitudini tramandate.

Ça va sans dire, per la Gn del ragù alla bolognese del Calendario del Cibo Italiano,  ho anche io una versione riveduta che ho elaborato nel tempo, la mia personale interpretazione.

Ragù alla Bolognese di Rossella

2 carote piccole
1 gambo di sedano verde
1 cipolla media
300 g di manzo macinato
1 salsiccia mantovana* (circa 100 g)
350 g di pomodori pelati
1 bicchiere d’acqua calda
3 cucchiai olio evo
1/2 bicchiere di cognac
Sale q.b.
In una casseruola versare l’olio, tritare le carote, il sedano, la cipolla e farle ben rosolare. Aggiungere la carne, le salsicce sbriciolate, rosolare il tutto brevemente e sfumare con il cognac.
Aggiungere i pelati, l’acqua e portare a bollore.
Abbassare la fiamma e coprire parzialmente con il coperchio.

Lasciar cuocere, a me piace usare il termine ‘pippiare’, almeno per un paio d’ore
aggiungendo il sale a proprio gusto.

*La salsiccia mantovana ha nell’impasto un pò di aglio

Se invece siete dei puristi, questa è la ‘vera’ ricetta del Ragù alla bolognese, depositata il 17 ottobre 1982 dalla delegazione bolognese dell’Accademia italiana della cucina presso la Camera di Commercio di Bologna.

Ingredienti: 300 g di polpa di manzo (cartella o pancia o fesone di spalla o fusello) macinata grossa, 150 g di pancetta di maiale, 50 g di carota gialla, 50 g di costa di sedano, 50 g di cipolla, 300 g di passata di pomodoro o pelati, ½ bicchiere di vino bianco secco, ½ bicchiere di latte intero, poco brodo, olio d’oliva o burro, sale, pepe, ½ bicchiere di panna liquida da montare (facoltativa)

Preparazione: sciogliere, in un tegame possibilmente di terracotta o di alluminio spesso, di circa 20 cm, la pancetta tagliata prima a dadini e poi tritata fine con la mezzaluna. Unire 3 cucchiai d’olio o 50 g di burro e gli odori tritati fini e far appassire dolcemente. Unire la carne macinata e mescolare bene con un mestolo facendola rosolare finché non “sfrigola”. Bagnare con il vino e mescolare delicatamente sino a quando non sarà completamente evaporato. Unire la passata o i pelati, coprire e far sobbollire lentamente per circa 2 ore aggiungendo, quando occorre, del brodo, verso la fine unire il latte per smorzare l’acidità del pomodoro. Aggiustare di sale e di pepe. Alla fine, quando il ragù è pronto, secondo l’uso bolognese, si usa aggiungere la panna se si tratta di condire paste secche. Per le tagliatelle il suo uso è da escludere.

Pillola socratica 😉

I miei Pasteis de Nata per il Club del 27

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Per il Club del 27 di questo mese la ricetta da proporre è stata scelta da mia nuora che, dopo aver assaggiato i Pasteis de Nata nella loro terra d’origine, li ha eletti tra i suoi dolcetti preferiti. Sono tipici del Portogallo, a base di pasta sfoglia e di crema all’uovo aromatizzata alla cannella; gli originali prendono il nome da una delle zone più belle di Lisbona, Belém, dove si trova anche la Torre omonima, simbolo della città, ed il Monastero dos Jeronimos.

Nei primi anni dell’800 pare che accanto al monastero vi fosse una raffineria di canna da zucchero con annesso un negozietto dove le monache, nel tentativo di far sopravvive il loro ordine e il monastero stesso, iniziarono a vendere dei dolcetti molto apprezzati dai turisti. La ricetta tradizionale dei pasteis venne successivamente acquistata da Domingo Rafael Alves, un uomo d’affari che iniziò a produrli nella sua Confeitaria de Belém. Questo negozio, oggi conosciuto come Pasteis de Belém continua a prepararli esattamente come quasi 200 anni fa, la pasta infatti è ancora modellata a mano.

La ricetta è segretissima, conosciuta solo dalla famiglia Alves nel laboratorio “Oficina do Segredo” e dai pasticceri che vi lavorano, i quali hanno dovuto firmare un contratto di non divulgazione della ricetta stessa il cui nome è stato registrato come “Pasteis de Belem”. Per questo motivo tutti i dolcetti simili ma non prodotti da loro, vengono chiamati Pasteis de Nata ovvero pasticcini alla crema.

Molti sono i tentativi di imitazione, compreso quello di un fantomatico “Laboratorio Gastronomico” dell’Università di Milano. Ma a quanto pare la relazione sull’esperimento non è mai stata pubblicata bensì ritirata dalla circolazione, sembra su pressione di “misteriosi” inviati della “Oficina do Segredo” di Lisbona.

Questo è il riassunto della storia, che mi riporta al giorno in cui sono entrata al Pasteis de Belém per gustare un tiepido e delizioso dolcetto. La storica pasticceria negli anni si è parecchio ingrandita ma non ha di certo perduto la sua connotazione originale.

Ecco giunto il momento del mio tentativo d’imitazione, la ricetta che vi propongo l’ho presa da Annarita ed è perfetta, aggiungo solo che ho abbondato con la cannella e si percepisce dal colore della crema.

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Ingredienti per 12 pasteis:

Per la sfoglia classica all’italiana di Iginio Massari:

Per il panetto:
350 g di burro
150 g di farina 00
Per il pastello:
350 g farina 00
150 g burro
20 g sale
50 g di acqua fredda
60 g di vino bianco secco

Per la crema

4 tuorli grandi
250 ml panna
250 ml latte
40 g maizena
150 g di zucchero semolato + zucchero a velo
1 pizzico di sale
cannella

Per il panetto, amalgamare il burro ancora freddo di frigorifero con la farina, non lavorarlo troppo a lungo (Massari amalgama per 7 minuti il pastello, io 3-4 minuti tanto con la stratificazione poi si amalgama bene il tutto) il composto, al termine dell’assorbimento della farina, dovrà risultare una massa burrosa, omogenea e ancora plastica. Modellare il panetto in forma rettangolare, coprirlo con il cellophane e riporlo in frigo per circa un’ora.

Per il pastello, formare manualmente una fontana nella farina bianca posta sul tavolo e incorporare il burro, il sale e impastare con i liquidi. Lasciare riposare sul tavolo il pastello avvolto nel cellophane per circa 30 minuti.

Stendere la pasta allo spessore di circa 1 cm. Togliere dal frigo il panetto e stenderlo (fra due fogli di carta forno) allo spessore di circa 1 cm, facendo in modo che raggiunga un’altezza pari ai 2/3 di quella del pastello. Posizionare il panetto nella parte inferiore del pastello e ripiegare il terzo superiore verso il centro. Ripiegare la parte inferiore su quella appena piegata ottenendo così una piegatura a tre. Ruotare di 90°, facendo in modo di avere la chiusura verso l’esterno a destra. Avvolgere nel cellophane, mettere in frigo e far riposare un’ora. Passata un’ora stendere l’impasto allo spessore di circa 1 cm e effettuare una giro di pieghe a 4 (portare il lembo superiore e quello inferiore verso il centro dell’impasto e ripiegare nuovamente, come se fosse un libro. Ricoprire il tutto col cellophane e rimettere in frigo. Effettuare in sequenza un altro giro a tre, uno a quattro e finire con uno a tre. In tutto dovremmo aver fatto 5 giri. Far riposare la pasta sfoglia almeno per un’ora, in frigo, prima di utilizzarla. Si può lasciare in frigo per circa 5 giorni (o congelarla per più tempo).

Per la crema versare la panna in una casseruola a fondo alto e portarla ad ebollizione con la scorza di limone ed un pizzico di sale. Togliere subito dal fuoco e lasciare in infusione per almeno 30 minuti. Unire la maizena, un cucchiaino di cannella (io un pò di più) e lo zucchero. In una ciotola versare la miscela di farina e 4 tuorli e sbattere per qualche minuto in modo che il composto sia bene amalgamato. Versare il latte a filo. Mescolare bene quindi unire la crema alla panna nella casseruola e far cuocere a fiamma dolce fino a ottenere una crema morbida. Non farla addensare troppo. Togliere dal fuoco e far raffreddare.

Stendere la pasta sfoglia in un rettangolo quindi arrotolatelo sul lato corto. Tagliarlo in 12 rotolini larghi c.ca 2/3 cm e di circa 30 g. Imburrare ed infarinare lo stampo per muffin e posizionare il rotolino di sfoglia in senso orizzontale. Con il pollice schiacciare al centro degli stampi e stendere la pasta facendola aderire ai lati. Mettere in frigo per 15 minuti. Quando la crema è fredda, riempire i gusci di sfoglia fino all’orlo e mettere in forno preriscaldato a 200° per circa 15/20 minuti.

Servirli tiepidi o freddi spolverati di zucchero e cannella.

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Un grazie a Mai e Francesca per il banner

Cannoli o cannoncini di sfoglia alla crema di nocciole e ganache di cioccolato al peperoncino

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I cannoli o cannoncini di sfoglia di Francesca del blog 121 gradi sono stati il tarlo della sfida di questo mese a marchio MTChallenge.  Innanzi tutto, come chiamarli? Io cannoncini e non ci pensiamo più. Ma il pensiero fisso, il tarlo, non è stata la ricetta in se che mi induce a fare cose che mai avrei pensato di preparare in casa, bensì la prefazione, cioè la dedica che la cara Francesca desidera leggere prima della ricetta dei miei cannoncini di sfoglia.

In questi giorni, mentre valutavo i tempi di preparazione cercando di capire quando incastrare il tutto mi sono però resa conto che il pensiero andava spesso ad un ricordo d’infanzia che immagino di avere in comune con parecchi di voi. La domenica mattina, mentre mamma a casa preparava il pranzo della festa, papà passava in pasticceria per comprare un vassoio di pasticcini appunto. Li prendeva assortiti, qualche fiamma, le diplomatiche, le tartellette alla frutta ed i cannoncini alla crema. Questi ultimi risultavano essere sempre i più contesi, infatti immancabilmente a fine pranzo c’era la corsa alla mano più  veloce che riusciva ad accaparrarsene uno con le conseguenti rimostranze per i meno lesti. Per fortuna la soluzione fu trovata presto e con buona pace di tutti, farsi preparare un vassoio, come dire, monotematico.

E la dedica? Lo so questo è un ricordo, ma lo dedico proprio a lui al cannoncino alla crema, dolce della festa della mia infanzia. Non a caso tutt’ora i dolci per me più golosi sono quelli di pasta sfoglia.

Passo ora alla ricetta che è un pò lunga, magari anche un tantino laboriosa, ma dal risultato assicurato e buonissimo.

Ingredienti per la pasta sfoglia:
Per il panetto:
350 g di burro
150 g di farina 00
Per il pastello:
350 g farina 00
150 g burro
10 g sale
50 g di acqua fredda
60 g di vino bianco secco

Per prima cosa preparare il panetto. Amalgamare il burro freddo con la farina senza lavorare troppo a lungo. Formare un panetto rettangolare, avvolgere nella pellicola trasparente e mettere in frigorifero per un’ora e mezza.

Nel frattempo preparare il pastello di farina e burro impastando con i liquidi: l’acqua fredda con il sale disciolto all’interno e il vino bianco secco freddo. Avvolgere nella pellicola e far  riposare in frigo per mezz’ora. Trascorso questo tempo riprendere l’impasto e stenderlo con il mattarello formando un rettangolo dello spessore di 1 cm circa. Stendere anche il panetto tra due fogli di carta forno, dovrà essere grande la metà del pastello in modo tale che una volta poggiato nella parte centrale della pastello sia possibile ricoprirlo con i due lembi di pasta.

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A questo punto, mantenendo i lati aperti in alto e in basso, eseguire il primo giro di pieghe a 3, portando la parte alta verso il centro e ricoprendola con quella in basso in modo tale da ottenere tre strati di pasta sovrapposti, stendere con il mattarello. Subito dopo eseguire il primo giro di pieghe a 4 ribaltando il lato inferiore e quello superiore verso il centro e poi chiudere a libro, in modo tale da ottenere quattro strati. Mettere in frigorifero a riposare per 45 minuti circa.

Una volta ripreso l’impasto stendere con il mattarello formando un rettangolo, mantenendo il lato chiuso sulla destra. La pasta sfoglia si stende sempre nel solito verso: lato aperto davanti, lato chiuso a destra e sempre lavorando il più possibile in verticale, aggiustando via via in orizzontale.

Eseguire tutti i giri di pieghe, sono ancora 4 in totale: 2 giri a 3 e 2 giri a 4, alternati e intervallati dopo ogni giro da riposi in frigo di 20-30 minuti.
Far riposare la sfoglia in frigorifero per almeno 1 ora prima di formare i cannoncini, meglio se per tutta la notte come ho fatto io.

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Riprendere la sfoglia e tagliarla a metà (la pasta è molta e si può congelare per altre preparazioni) stenderla in un rettangolo di 3/4 mm e ricavare tante strisce larghe circa 1,5 cm e arrotolarle sullo stampo per cannoncini, via via sovrapponendo leggermente i lembi. Spennellare appena con uovo sbattuto la parte interna della striscia prima di arrotolarla per avere una maggiore stabilità della forma in cottura. Potete decidere di farli a forma di piccolo cannone o cornucopia, non cambia niente, solo la forma dello stampo sul quale vengono arrotolate le strisce di pasta.
A questo punto passare i cannoncini in frigo per 15 minuti e una volta ripresi, spennellarli in superficie con uovo sbattuto, spolverarli con zucchero a velo e cuocere in forno statico a 180° per 15/20 minuti circa.
ATTENZIONE: ogni forno è un forno a sé, controllare sempre.

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Attendere che i cannoncini siano ben raffreddati prima di staccarli dagli stampi. Farcirli a piacere, se non si preparano subito conservarli per un paio di giorni in una scatola di latta.

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Per le farcie:

Crema Pasticcera alla nocciola 
250 ml latte intero
20 g di amido di mais
10 g di farina di nocciole
60 g di zucchero semolato
3 tuorli d’uovo
25 g di burro morbido
scorza di limone non trattato

In una casseruola portare il latte ad ebollizione con due pezzetti di scorza di limone, senza la parte bianca che è amara, una volta spiccato il bollore togliere dal fuoco. Nel frattempo sbattere in una ciotola i tuorli con lo zucchero, l’amido e la farina, precedentemente setacciati. Versare a filo il latte ancora caldo, in due tempi, sul composto di uova e polveri e riportare sul fuoco vivace, senza mai smettere di mescolare, per pochi minuti. Togliere da fuoco, incorporare il burro e trasferire la crema in un altro contenitore ben freddo, volendo a sua volta inserito in una ciotola contenente acqua e ghiaccio. E’ un passaggio importante perché l’uovo è un ingrediente molto delicato in questo caso, il suo processo di coagulazione si compie tra 52°e 67° perciò fate attenzione a non andare oltre con la cottura che rischia di alterarne il sapore e rovinarne la consistenza. Coprire con pellicola alimentare a contatto e conservare al fresco in attesa del suo utilizzo.

Ganache di cioccolato fondente al peperoncino 
250 g cioccolato fondente
125 latte
50 g burro
1 punta di cucchiaino peperoncino
1/2 cucchiaino di agar agar

Fondere a bagnomaria il cioccolato tagliato a pezzetti, incorporare poco alla volta il latte mescolando continuamente per ben amalgamare il tutto, incorporare l’agar agar. Togliere dal fuoco, aggiungere il burro, il peperoncino e mescolare ancora. Riporre in frigo a rassodare.

Con questa ricetta partecipo alla sfida:

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Panzanella prêt-à-porter

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Con questa umilissima ricetta mi addentro in un ginepraio culinario dal quale spero di uscirne con tutte le piume al loro posto. Per i più integralisti esiste una sola versione della panzanella e prevede 2 ingredienti fondamentali, il resto sono aromi naturali. La panzanella è PANE E POMODORO.

Ma torno indietro nel tempo e trovo Agnolo Allori detto il Bronzino, pittore che operò alla corte de’ Medici nel ‘500, che così canta le lodi di questo piatto:

“Ma chi vuol trapassar sopra le stelle,
Di melodia, v’aggiunga olio e aceto
E’ntinga il pane e mangi a tira pelle.” …
…  “Un insalata di cipolla trita
Colla porcellanetta e citriuoli
Vince ogni altro piacer di questa vita.
Questo trapassa l’amor de’ fagiuoli,
E d’amici, e di donne, che con essi
T’ammazzeresti per due boccon soli.
Considerate un po’ s’aggiungessi
Basilico e ruchetta, oh per averne
Non è contratto che non si facessi”…
[In lode delle cipolle]

Qui non vi è traccia dei pomodori, che ancora non venivano usati in cucina, si cita l’erba porcellana, oggi non più utilizzata, la cipolla e il cetriolo, quest’ultimo gradito ai fiorentini ma non ai senesi. Per non dire che in Garfagnana poi c’è la “Panzanella del prete” decisamente più elaborata.

Sempre sulle sue origini, si fa risalire la ricetta all’abitudine contadina di bagnare il pane secco e di mischiarlo con le verdure dell’orto. E ancora, pare che la nascita della panzanella sia avvenuta a bordo dei pescherecci dove i marinai portavano del pane indurito, qualche pomodoro e bagnavano il tutto con acqua di mare.

Anche il nome ha origini incerte, per alcuni non è che l’unione delle parole pane e zanella (che significa piatto fondo o zuppiera), per altri dal nome “panzana” che in origine voleva dire pappa.

Tirando le somme ho capito una cosa, il pane toscano e l’acqua sono obbligatori con l’aggiunta di pochi altri ingredienti, altrimenti è altra cosa.

In tutto questo io una variante l’ho fatta, mettendola dentro un contenitore edibile e facente parte integrate della ricetta stessa: i pomodori.

E’ così diventata una Panzanella prêt-à-porter spero con buona pace di tutti 😉

200 g di pane toscano raffermo
4 pomodori ramati non troppo maturi
basilico fresco in abbondanza
1 cipollotto fresco
olio extravergine d’oliva
sale
aceto di vino bianco

Mettere il pane in ammollo nell’acqua per poco meno di 10 minuti e strizzarlo molto bene.
Lavare i pomodori, tagliare la calotta a tre di questi, svuotarli e tritare la polpa ottenuta insieme alle calotte ed al quarto pomodoro.

Lavare e tagliare il cipollotto, lavare e spezzettare a mano il basilico.

In una terrina sbriciolare il pane, aggiungere il trito di pomodori, il cipollotto ed il basilico.

Condire con abbondante olio, sale e aceto, mescolare molto bene e mettere in frigo per un paio d’ore.

Riprendere i pomodori svuotati e riempirli con la panzanella, colare sopra anche il condimento, tenerli a temperatura ambiente una mezz’ora prima di servirli.

Fritta è buona anche una suola di scarpa, ma è più buono il mio pollo fritto

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E’ convenzione credere che basti friggere qualsiasi cosa per renderla gustosa al palato, purtroppo, o per fortuna, non è proprio così. I criteri legati ad un buon fritto sono molteplici e nemmeno così scontati, di base ho dovuto studiare, ma grazie alla scuola di cucina dell’Mtc ho potuto mettere in pratica i loro insegnamenti. Il merito di aver portato il fritto alla mia attenzione (in genere svicolo sempre) è tutto di Silvia che questo mese ci ha regalato una sfida all’ultimo punto di fumo.

Non mi resta quindi che cucinare iniziando dalla preparazione del latticello (potete comperarlo già pronto ma è facile da fare in casa) e servirà per la marinatura.

Un’ultima cosa, alla fine potreste trovarvi la cucina trasformata in un  campo di battaglia, ma qualche volta ne vale la pena.

LATTICELLO homemade:

250 g latte parzialmente scremato
250 g yogurt magro
10 ml succo di limone filtrato

In una ciotola di vetro o di ceramica, non di metallo, versare lo yogurt, il latte e stemperarli bene, infine aggiungere il limone.

Ho diviso il latticello in due ciotole ed in una ho aggiunto un mix di spezie così composto: curcuma, zenzero, pepe, noce moscata, cardamomo e coriandolo.

Lasciare a temperatura ambiente per 15 minuti circa quindi immergervi metà carne per ciotola, coprire con la pellicola e porre in frigo per almeno 4 ore, meglio se tutta la notte.

Ed ora friggiamo:

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POLLO FRITTO Panatura con farina (1 kg di pollo)

1 l  olio per friggere di semi di mais o quello che preferite
150 g farina
sale

Togliere il pollo dalla marinatura normale, lasciarlo scolare sopra una gratella per mezz’ora almeno. Preparare una ciotola con la farina con il sale ed infarinare bene i pezzi di pollo pressando leggermente le carni. Eliminare la farina in eccesso.

A questo punto prendere una casseruola dai bordi alti versare l’olio e scaldarlo a fuoco medio fino alla temperatura di 180 °C circa. Se non si dispone di un termometro mettere un pezzo di pane nell’olio, quando dorerà sarà il momento di immergere il pollo.

Immergere 3 pezzi di pollo alla volta. Il pollo appena immerso friggerà formando molte bolle grandi e man mano che si cucinerà le bolle diminuiranno sempre più . Quando il pollo avrà una colorazione dorata ed omogenea, ci vorranno circa 6/8 minuti di cottura a seconda della grandezza del pezzo, scolare dall’olio ed appoggiarlo su un piatto con la carta assorbente.

Una volta asciutto si può tenere in caldo nel forno preriscaldato a 120°C circa, infornandolo sulla placca da forno.

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POLLO FRITTO Panatura con pane e uovo (1 kg di pollo):

3 uova medie
150 g farina
150 g pane grattato
1 l di olio per friggere di semi di mais o quello che preferite
sale

Togliere il pollo dalla marinatura con le spezie, lasciarlo scolare sopra una gratella per mezz’ora almeno.

Mettere le uova in una ciotola mescolare con una forchetta e salare. Porre il pan grattato e la farina in altre due ciotole distinte.

Prendere i pezzi di pollo e passarli nella farina pressando leggermente le carni, scuoterli per eliminare la farina in eccesso. Poi immergerli nell’uovo ed infine passarli nel pan grattato pressando nuovamente le carni. Se si desidera una crosticina più consistente fare una doppia panatura nel pan grattato: pan grattato/uovo/pan grattato.

Prendere una casseruola dai bordi alti versate l’olio e scaldatelo a fuoco medio fino alla temperatura di 180 °C circa e procedere come per l’altro pollo fritto.

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Ho servito il pollo su un letto di patatine fritte e accompagnato il tutto con due salsine velocissime:

SALSA DI AVOCADO E YOGURT

Prendere un avocado, togliere la buccia ed il seme centrale, tagliare a pezzi e frullare con due/tre cucchiai di yogurt,  un cucchiaio di limone ed un pizzico di sale. Lasciarla riposare almeno un paio di ore per ben amalgamare i sapori.

SALSA DI FORMAGGIO TIPO QUARK homemade E SENAPE

Il giorno prima prendete uno yogurt bianco, io uso quello parzialmente scremato, mischiarlo con un bel pizzico di sale e raccoglierlo in un piccolo canovaccio pulito oppure un fazzoletto bianco. Fermarlo all’interno di un vaso di vetro facendo in modo che non tocchi il fondo e lasciare sgocciolare per una notte in frigo. Il giorno dopo avrete sul fondo del vasetto il siero e nel canovaccio un delizioso formaggino spalmabile (grazie Eli per la ricetta 😀 ).

amalgamare insieme nelle proporzioni 2 a 1 il formaggio con la senape.

Con queste ricette partecipo alla sfida:banner_sfidadelmese_n63-768x367