Torta ricotta e pere di Salvatore De Riso

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A Tramonti, costiera amalfitana, la pasticceria italiana ha uno dei suoi capisaldi, Salvatore De Riso. Tra le sue innumerevoli creazioni spicca questa torta, e mi piace ricordare che ho avuto il piacere di assaggiarla, qualche tempo fa, in compagnia dello stesso Sal bevendo il celebre “caffè scurzette”. Una bontà che ora ho finalmente provato a ricreare in casa.

Nelle occasioni festaiole è uso comprare la classica “torta di pasticceria”, ma non questa volta. Per il mio compleanno mi sono ritagliata una mattinata tutta per me, ho recuperato la ricetta originale, letto i consigli di amiche blogger che si sono cimentate prima della sottoscritta, e questo è il risultato.

Senza indugio dico subito che sono decisamente soddisfatta anche se non pretendo di aver eguagliato l’originale. Tenendo anche conto che passare qualche ora a fare ciò che più mi piace e poterlo poi condividere con le persone che amo è uno dei regali più belli che potevo farmi.

Nell’insieme non è una preparazione particolarmente complicata, necessita di qualche ora di completo relax per lavorare con tutta calma, preferibilmente il giorno prima di consumarla perchè risulta assolutamente più buona. Leggete bene i vari passaggi, alcuni si possono preparare per tempo, e ricordate che la differenza la fa il montaggio della torta e la sua conservazione prima del servizio.

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Per una tortiera a cerchio apribile di 25 cm di diametro (10-12 porzioni).

Pan di Spagna alle nocciole (due dischi da 25 cm di diametro):

100 gr di zucchero semolato
4 uova medie
140 gr di nocciole tostate
50 gr di farina 0
75 gr di burro

Farcia di ricotta:

600 gr di ricotta di latte vaccino ben colata dal siero (io ricotta di pecora)
200 gr di panna montata
200 gr di zucchero a velo
1 baccello di vaniglia

Farcia di pere:

250 gr di pere pennute di Agerola (io Martin sec)
70 gr di zucchero semolato
15 gr di distillato di pere (io acquavite di Gewurztraminer)
5 gr di maizena
olio extravergine di oliva
succo di mezzo limone

Bagna:

100 gr di acqua
70 gr di zucchero
50 gr di distillato di pere (io acquavite di Gewurztraminer)

Decorazione:

1 pera
zucchero a velo
zucchero semolato

Scaldare il forno a 180° se statico, 170° se ventilato.

Sal 1

Pan di Spagna:

Montare le uova con lo zucchero per circa 10-15 minuti, la massa dovrà essere perfettamente montata e se lasciata cadere da un cucchiaio deve scrivere.

Tostare le nocciole e macinarle finemente con la farina.

Sciogliere il burro e lasciare intiepidire.

Incorporare delicatamente, con movimenti dal basso verso l’alto, le uova montate con lo zucchero, le nocciole con la farina ed il burro a filo.

Imburrare e infarinare due tortiere e stendervi il composto allo spessore di 1 cm.

Infornate nel forno caldo e cuocere per circa 10 minuti.

Io ho fatto due cotture di fila avendo una sola tortiera.

Sal 2

Farcia di ricotta:

Mantecare la ricotta con lo zucchero ed i semi della bacca di vaniglia, lavorare con le fruste elettriche per circa 5 minuti, montare la panna ed incorporarla delicatamente. Conservarla in frigo sino all’utilizzo.

Bagna:

Fare bollire l’acqua e lo zucchero in un pentolino per circa 30 secondi, fare raffreddare e unirvi il distillato di pere.

Farcia alle pere:

Sbucciare le pere, tagliarle a cubetti, metterle in una terrina e unirvi lo zucchero ed il succo di limone.

Mettere i cubetti in una padella con un filo di olio extravergine di oliva e cuocere a fuoco medio: quando sul fondo della padella comincerà a vedersi il succo rilasciato dalle pere, spolverizzare con l’amido di mais, e far cuocere per 10 minuti ancora.

Infine, aggiungere il distillato di pera, levare dal fuoco e far raffreddare il tutto a temperatura ambiente.

Poco prima di comporre il dolce unire i cubetti di pera alla farcia di ricotta.

Decorazione:

Sbucciare e tagliare a metà una pera, praticare una serie di tagli per creare una specie di ventaglio, e cuocerla nella bagna avanzata.

In un padellino versare 2 cucchiai di zucchero semolato ed un cucchiaino d’acqua. Quando lo zucchero è sciolto inizia a fare delle bolle, abbassare la fiamma e mescolare sino a quando le bolle non sono scomparse ed il colore è diventato color caramello chiaro. Togliere dal fuoco, aspettare che si intiepidisca diventando più viscoso, e colarlo su un foglio di carta forno a gocce oppure creando dei ghirigori. Lasciare raffreddare molto bene in un luogo asciutto, non in frigo.

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Composizione del dolce:

Utilizzando la tortiera a cerchio apribile foderata di carta forno anche intorno, adagiarvi il primo disco di pan di spagna alle nocciole e bagnarlo con la bagna alla pera.

Versare tutta la farcia di ricotta e pere livellandola molte bene, battere la tortiera in modo da eliminare eventuali bolle d’aria.

Coprire con l’altro disco di pan di Spagna e bagnarlo con la bagna alla pera.

Non utilizzate tutta la bagna, ne basterà metà.

Mettere il dolce in congelatore per 40 minuti, quindi trasferirlo nel frigorifero almeno per 8 ore. Se tutta la notte è meglio.

Lasciare la torta in frigorifero sino al momento del servizio, a quel punto sformarla e decorarla a piacere.

Ho cosparso la torta con lo di zucchero a velo, adagiato i ventagli di pera, staccato delicatamente i ghirigori di caramello dalla carta forno e li ho infilzati sulla torta.

 

 

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Crostata di Anna Conte con marmellata e mele per il Club del 27

Crostata

Facciamo un breve ripasso, cos’è innanzi tutto il club del 27? Leggete qui per capire di cosa si tratta e, perchè no, partecipare anche voi.

Il Club da quest’anno sarà concentrato su alcune ricette estratte ogni volta da un libro diverso. Questo mese è il turno di “Marmalade, a Bittersweet cookbook” di Sarah Randell e delle sue marmellate di agrumi. Tra le innumerevoli tentazioni ho scelto la marmalade di arance dolci e frutto della passione per poi abbinarla ad una crostata fragrante.

Non ho mai preparato confetture o marmellate che contenessero più frutti insieme, così come non avevo mai pensato ti mettere sul fondo di una classica crostata delle mandorle, devo ammettere che l’idea è ottima e va sicuramente replicata.

Bando agli indugi e vediamo come preparare queste due dolci tentazioni.

Sweet orange and passion fruit marmalade
Marmellata d’arance e frutto della passione
Marmellata arance e frutto della passione
Per tre vasetti piccoli
2 arance dolci
1 mela renetta
1 limone
2 frutti della passione

400 gr di zucchero

Tagliare e spremere il limone, sminuzzare le bucce e mettere tutto (semi e polpa compresi) in una ciotola. Coprire con acqua e tenere da parte.

In una padella mettere le arance, coprire con acqua e portare ad ebollizione. Cuocere a fuoco lento per 50 minuti o fino a quando non saranno morbidi, pungerli con una forchetta.

Nel frattempo, sbucciare, tagliare a piccoli pezzi le mele e porle in una piccola casseruola con 3 cucchiai d’acqua. Cuocerle a fuoco lento, parzialmente coperto, per 10 minuti, o fino a che non diventano morbide, mescolarle di tanto in tanto ed aggiungere un po’ d’acqua se necessario.

Tagliare in due i frutti della passione, setacciare la polpa in una ciotola, schiacciare i semi con la parte posteriore del cucchiaio nel setaccio per ottenere quanto più succo possibile. Ricordarsi di raschiare il succo dal fondo del setaccio, quindi scartare i semi: si dovrebbero avere circa 70 ml di succo.

Togliere le arance dalla pentola e tenere da parte il liquido di cottura. Quando le arance sono tiepide da poter essere maneggiate, dividerle in quattro e tagliarle dadolarle, scartando eventuali semi. Trasferire le fette e il succo d’arancia in una pentola.

Filtrare il succo di limone ed aggiungerlo. Aggiungere circa 350 ml di liquido di cottura delle arance, lo zucchero e la mela cotta. Mescolare bene.

Marmellata

Cuocere la marmellata a fuoco basso, mescolando spesso, per sciogliere lo zucchero. Aggiungere il succo del frutto della passione e portare la marmellata ad ebollizione, quindi far bollire la marmellata per 30/40 minuti, o fino a quando non ha raggiunto la giusta densità scivolando morbidamente sul cucchiaio. Ricordate che una volta raffreddata sarà molto più densa.

Travasarla in vasetti sterilizzati, chiuderli e capovolgerli sino a completo raffreddamento.

Per sterilizzare i vasetti leggete qui

Anna Conte’s marmalade and apple crostata
Crostata alle mele e marmellata di Anna del Conte

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250 g di farina 0
100 g di zucchero a velo
buccia grattugiata di ½ limone
150 g di burro a temperatura ambiente
1 uovo grande + 1 tuorlo
Per il ripieno
100 g di mandorle tostate
1 mela Granny Smith
8 cucchiai colmi di marmellata
buccia grattugiata di ½ limone

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Versare la farina in una ciotola, setacciare lo zucchero a velo e aggiungere la buccia di limone, mescolare.
Tagliare il burro a pezzi e aggiungerlo alla farina poi con la punta delle dita strofinarlo nella farina e nello zucchero. Sbattere l’uovo e il tuorlo e aggiungerlo all’impasto. Mescolare inizialmente con un cucchiaio, poi impastare velocemente con le mani.
Formare una palla, avvolgerla nella pellicola trasparente e mettere in frigorifero per almeno 30 minuti Se fatta il giorno prima la pasta sarà più friabile una volta cotta ma portarla a temperatura ambiente prima di stenderla.
Stendere 2/3 dell’impasto mettendolo tra due fogli di carta forno e rivestire una teglia con scalanature di 23 cm di diametro alta 3/4 cm rifilando i bordi.

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Bucherellare con i rebbi di una forchetta la base e cospargere le mandorle tritate grossolanamente, distribuendole in modo uniforme.
Pelare, eliminare il torsolo e grattugiare la mela, aggiungere la marmellata e la buccia di limone e spalmare nel guscio di pasta.
Con la pasta rimasta ricavare un rettangolo lungo circa 25 cm, ritagliare 6 strisce larghe circa 2 cm e disporre sulla superficie della torta, poi ritagliare altre 6 strisce e disporle sulla torta nella direzione opposta, creando una grata.
Mettere la crostata in frigorifero per 20 minuti.
Preriscaldare il ventilato a 180° ed infornare la crostata per 35/40 minuti, fino a quando non sarà dorata.
Lasciarla intiepidire, sfornarla e servire.

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Pancakes con confettura di mirtilli Cosmopolitan

Cosmopolitan firma

Ritorna la sfida Mtchallenge e propone la cucina alcolica grazie alla vincitrice, Giulia, che ci ha catapultato nell’universo del cocktail che ammetto di conoscere poco.

Riuscire a prepararne uno, destrutturandolo ai fini di una ricetta non è cosa da poco e l’errore che porta al fuori gara è dietro l’angolo. Ma bando agli indugi, provare è d’obbligo, benchè non sappia ad onor del vero dove posizionare la mia “creazione”.  In genere i pancakes li preparo per colazione, ma servirli con una confettura al Cosmopolitan nelle prime ore del giorno forse non è molto indicato.

Ho deciso di realizzare dei piccoli pancakes dorati ed abbinarli ad una confettura di mirtilli al Cosmopolitan, un cocktail codificato IBA, adatto a tutte le ore, come segnalato nella splendida infografica di Dani.

Cocktail

Cosmopolitan

4 cl di vodka al cedro
1,5 cl di Cointreau
3 cl di succo di mirtillo
1,5 cl di succo di lime

Mettere abbondante ghiaccio nello shaker, versare i liquori e i succhi e shakerare.

Per 6 piccoli pancakes

125 g farina 0
5 g lievito per dolci
1 pizzico di sale
1 uovo
20 g di zucchero
200 ml latte scremato
burro

In una ciotola setacciare la farina con il lievito, aggiungere zucchero e sale. In un’altra ciotola sbattere l’uovo con il latte ed incorporarli agli ingredienti secchi, mescolare molto bene e lasciare riposare mezz’ora.

Scaldare una padella antiaderente e pennellarla con poco burro, versare un po’ di pastella alla volta dandole una forma circolare, lasciare cuocere un paio di minuti e girare il pancake con un colpo deciso.

Confettura di mirtilli al Cosmopolitan

250 g di mirtilli neri
170 g di zucchero semolato
4 cl di vodka al cedro
3 cl di Cointreau
1 lime

In una pentola dal fondo spesso versare i mirtilli ben lavati insieme allo zucchero ed al lime.
Portate ad ebollizione, aggiungere uno a volta la vodka ed il Cointreau e continuate la cottura, mescolando ogni tanto, per circa mezz’ora. Per ottenere un risultato vellutato, dopo 10 minuti di cottura frullare il tutto. La confettura è pronta quando vela il cucchiaio.

Con questo piatto partecipo alla sfida:

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Purceddhruzzi o Purcidduzzi pugliesi

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In Puglia sono i Purceddhruzzi o Purcidduzzi, in Campania li chiamano Struffoli mentre in Calabria è la Pignolata. Il procedimento varia di poco, si utilizza l’olio al posto del burro e non vi sono le uova, in compenso sono accomunati dalla bontà. Uno tira l’altro, anche perchè sono appicicosetti e per colpa del miele siamo obbligati a prenderne più di uno alla volta 😉

Solitamente si preparano per le festività natalizie ma anche a Carnevale, preparati in anticipo si possono conservare a temperatura ambiente per più giorni.

500 g di farina 0
100 ml di olio extravergine di oliva
1/2 bustina di lievito per dolci
100 ml di vino bianco oppure di alcol buongusto
3 mandarini
un pizzico di sale
olio per friggere
miele
zucchero semolato
mandorle
cioccolato fondente

Purceddhruzzi

Sulla spianatoia versare la farina setacciata con il lievito, unire l’olio, il vino bianco, il sale ed infine il succo dei mandarini. Amalgamare il tutto molto bene, si dovrà ottenere un impasto liscio e setoso, lasciare riposare per un’ora.

Dividere la pasta in più parti e formare dei rotolini di circa un centimetro di diametro, tagliare con un coltello in piccoli pezzi da un centimetro.

Mettere sul fuoco un pentolino con l’olio e portarlo a temperatura; per questa operazione io faccio la prova stuzzicadenti, lo immergo e se frigge vuol dire che è pronto. Tuffare pochi purceddhruzzi alla volta, girarli delicatamente e porli sulla carta assorbente appena diventano dorati.

In una padella versare abbondante miele, quando inizia a schiumare versare un cucchiaio di zucchero e un pochino di acqua. Mescolare per bene finché non sarà tutto sciolto, liquido e senza schiuma. A questo punto versare dentro i purceddhruzzi e mescolare molto delicatamente in modo da far attaccare bene il miele.

Disporli su un vassoio dando loro una forma a cupola e decorare come più vi piace, codette colorate, zuccherini, canditi. Oppure fate come me che ho tritato mandorle e cioccolato fondente in parti uguali.

Gn degli struffoli e della pignolata per il Calendario del cibo italiano

Avvento Mtc la ghirlanda di Natale: Norvegian Julekake e…

Norvegian Julekake

Che Natale sarebbe senza una bella ghirlanda profumata e luccicante?

Se poi si può anche mangiare, dopo averle fatto fare una splendida figura come centrotavola della festa, è un ottimo motivo in più per prepararla.

Oggi il Calendario dell’Avvento ci porta nella magia del Natale presentando una splendida serie di ghirlande commestibili che ci faranno fare un giro del mondo nelle diverse tradizioni.

La ghirlanda nella foto l’ho preparata io, è un pane natalizio tradizionale norvegese che si usa mangiare nei giorni successivi le festività a colazione.

Questa splendida, buonissima e molto scenografica ricetta la trovate insieme ad altre meravigliose ghirlande commestibili cliccando Ghirlande di Natale.

L’Avvento dei Trifle per l’MTC Gordon’s Christmas Trifle

Trifle

Lo so, lo so non è ancora arrivato Natale e già ho aperto un panettone, leggete e sono sicura che saprete comprendermi oltre che apprezzare il gesto.

Si perchè vi spiego cosa fare quando vi avanzerà (?!?!) del panettone per consumarlo al meglio 😉

La ricetta, suggerita da Susy per il Club del 27, è di quel diavolo scozzese di Gordon Ramsay che, dopo una carriera come calciatore, a causa di un incidente al ginocchio si è reinventato per diventare uno chef stellato.

Il Trifle è un dolce al cucchiaio della tradizione inglese, precisamente del periodo vittoriano, veniva originariamente servito al piatto, stratificando un ingrediente sopra l’altro, con conseguente guazzabuglio visivo. Nel tempo è stato ingentilito e reso più sofisticato servito anche in coppe individuali, utilizzando dei bicchieri trasparenti o contenitori di vetro per dar modo agli strati del dolce di essere ben visibile. Vi sono diverse versioni di Trifle, con la frutta, quelli alcolici, con la marmellata o la gelatina, ma tutti accomunati da una base di pan di spagna, crema e panna.

Gordon Ramsey lo ha reso decisamente festaiolo utilizzando un bicchiere da Martini ed il nostro panettone milanese per creare una delizia decisamente calorica, ma alla dieta ci penseremo un’altra volta.

Ingredienti per 4 bicchieri:

250 g mascarpone
6 cucchiai di zucchero a velo
1/2 bicchiere di liquore cremoso tipo Baileys
2 cucchiaini di cannella
scorza d’arancia q.b.
2 fette di panettone classico (con canditi e uvetta)
una spruzzata di Brandy
100 ml panna liquida da montare
cioccolato fondente q.b.
zucchero a velo per decorare

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In una ciotola mettete il mascarpone, con lo zucchero a velo, il liquore cremoso tipo Baileys, la scorza d’arancia grattugiata e la cannella.
Amalgamate bene il tutto. Montate la panna ed unitela al mascarpone. Tagliate il panettone a cubetti, metteteli in una ciotola ed irrorateli con del Brandy, mescolate e passate alla composizione del bicchiere.
Mettete una porzione di crema sul fondo del bicchiere, aggiungete uno strato di panettone, ancora un altro strato di crema e poi ancora il panettone.
Con un cucchiaio immerso in una bacinella con acqua caldissima, fate delle quenelle di crema al mascarpone e mettetele sopra al panettone.
Grattate abbondante cioccolato fondente e spolverate con zucchero a velo.

Ma non finisce qui, lustratevi gli occhi con questa carrellata di trifle, le ricette le trovate tutte nel Calendario dell’Avvento

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Lussekatter svedesi

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I Lussekatter, i gattini di Santa Lucia, sono piccole e deliziose brioschine dolci allo zafferano, simbolo di luce, che si preparano il 13 dicembre in Svezia.

Santa Lucia è festeggiata soprattutto in Nord Europa e la tradizione svedese è sicuramente la più nota. Il sito ufficiale del turismo svedese spiega come sia stata introdotta dall’aristocrazia nel ‘700, e prevedeva che la figlia maggiore vestisse i panni di Lucia, accompagnata dai fratellini minori, quali paggetti, servendo la colazione a letto ai genitori la mattina del 13 dicembre.

A Stoccolma ogni anno, dal 1927, si tiene un concorso per eleggere la “Lucia più bella”, e durante la settimana che porta al 13 dicembre, in diversi luoghi della città si può assistere alla processione di “Sankta Lucia” che, con in testa una corona di candele accese, viene seguita da damigelle e paggetti vestiti in abito bianco ed una fascia rossa intorno alla vita.

Intonando canzoni natalizie portano la luce, per combattere l’oscurità delle corte giornate invernali, e dolci allo zafferano.

I Lussekkatter si preparano dando loro le forme più svariate, la più nota è quella a “S” derivante da vecchi motivi dell’Eta del Bronzo, usati per i gioielli, che ricordano le code dei gatti.

Per 25 pezzi circa, dipende dalla grandezza che vorrete ottenere.

250 g farina 0
1 cucchiaio di burro morbido
1/4 di tazza di latte
6 g lievito di birra
1 bustina di zafferano
1/2 tazza di zucchero
1 generoso pizzico di sale
2 uova
uva passa

Intiepidire il latte e dividerlo in due ciotole. Nella prima stemperare il lievito di birra, nell’altra lo zafferano e lo zucchero.

Sulla spianatoia fare una fontana con la farina, aggiungere i liquidi, 1 uovo ed il burro.

Lavorare l’impasto fino a che non diventa liscio e non appiccicoso, nel caso aggiungere poca farina.

Coprire con un canovaccio e riporre in un luogo caldo a lievitare per almeno un paio di ore.

Riprendere l’impasto sulla spianatoia, sgonfiarlo e fare tanti piccoli salsicciotti ai quai dare la forma di “S” e metterli distanziati tra loro su una placca rivestita di carta forno.

Sbattere l’uovo restante, spennellare la superficie dei lussekatter ed inserire l’uvetta, precedentemente ammollata, nelle spirali.

Lasciar lievitare ancora mezz’ora.

Infornare a 180° per 10 minuti.

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Pangiallo laziale

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Dal 17 al 23 Dicembre nell’antica Roma si festeggiavano i Saturnalia” ossia la festa dedicata al dio Saturno, il dio dell’età dell’oro”, l’età in cui tutti gli uomini vivevano in pace e senza bisogno di lavorare. 
Iniziavano con dei riti religiosi davanti al tempio di Saturno ed agli schiavi era concessa completa libertà, tanto che potevano bere ed essere addirittura serviti dai loro padroni. Inoltre si scambiavano doni e dolci dorati poiché, essendo questo il periodo del solstizio d’inverno, erano un buon augurio per il ritorno del sole.
Il dolce in onore del “Sol invictus“, il sole mai vinto, tramandato sino ai giorni nostri è il Pangiallo, che veniva tinto con il color del sole (farina, acqua e zafferano) e impastato senza lievito e zucchero perchè all’epoca non si conoscevano. Non si usava mettere nemmeno il cioccolato oppure i pistacchi  per lo stesso motivo.
L’antica ricetta non ci è pervenuta, ma un manoscritto del XVIII sec., conservato nell’archivio di Viterbo, spiega proprio l’utilizzo dello zafferano per dare al dolce il colore giallo intenso.  

Questa festa era così cara ai romani che continuarono a celebrarla anche dopo l’avvento del cristianesimo e del cattolicesimo. Si dice infatti che la Chiesa, per ovviare al problema, decise di spostare la data di nascita di Gesù al 25 Dicembre, festa del Sol invictus.

Quest’oggi per la Gn dei pani dolci del Calendario del Cibo Italiano vi spiego come prepararlo e, anche se non siete di Roma o vivete in Lazio, potrete gustarlo e donarlo come gli antichi romani, e chissà che questo Natale non risplenda di più.

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150 g mandorle
150 g nocciole tostate
250 g noci sgusciate
75 g pistacchi o pinoli (io pinoli)
8 fichi secchi
3 cucchiai uva sultanina
1 cucchiaio cacao amaro
2 cucchiai zucchero
250 g miele
159 g farina

per la copertura gialla:
2 cucchiai farina
1 bustina di zafferano
1 cucchiaio olio
1 cucchiaio acqua

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Accendere il forno a 150° e ricoprire una teglia con carta forno.
In una ciotola mescolare farina, zucchero e cacao ed unire il miele leggermente riscaldato per renderlo fluido.

Aggiungere tutta la frutta secca, i fichi tagliati in più parti, l’uvetta ammollata in acqua calda e le mandorle non spellate.

Con l’aiuto di due cucchiai mescolare e finire d’impastare con le mani in modo da amalgamare bene il tutto e renderlo il più omogeneo possibile.

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Aiutandosi con un cucchiaio bagnato togliere l’impasto dalle mani, inumidirle per prendere un pò d’impasto alla volta e formare una palla cercando di comprimere il più possibile.

Metterle nella teglia, io ne ho fatte 4 piccole, e schiacciarle dando loro un’idea di cupola.

Preparare la copertura mescolando in una ciotolina la farina con lo zafferano, l’olio e l’ acqua al fine di ottenere una pastella abbastanza densa ma spalmabile sulla superficie delle cupole facendole così diventare gialle.

Infornare a metà altezza per almeno un’ora, regolatevi con il vostro forno.

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I 100 menù di Luigi Veronelli: “L’accoppiata” (tortino di patate, coniglio alla vogherese e coppa monastica)

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Luigi Veronelli era un noto gastronomo, enologo, scrittore ma soprattutto un appassionato di cibo e di vita, una delle figure centrali nella valorizzazione e nella diffusione del patrimonio enogastronomico italiano.

Fu protagonista televisivo negli anni ’70riconoscibile dai suoi occhialoni spessi, raccontava sapientemente la cucina dando dimostrazione di appassionata conoscenza. Benchè non fosse un sommelier, ma un fine conoscitore di vini, fu l’uomo che ha inventato il vino italiano come lo conosciamo. «L’ultimo dei vini artigianali sarà sempre migliore del primo dei vini industriali, perché avrà un’anima» (Luigi Veronelli in Il canto della Terra).

E’ sua l’idea che i Comuni debbano valorizzare il proprio territorio attraverso le produzioni artigianali ed agricole, da cui la proposta di legge approvata dal Parlamento nel 2001. Le De.Co., Denominazioni Comunali, uno strumento pubblico di salvaguardia e promozione dei giacimenti gastronomici” d’Italia.

Non un giornalista ma prima di tutto un editore, non un saggio ma un filosofo: un anarcoenologo, una definizione datagli e decisamente calzante. Ha inventato i presìdi, smascherato le frodi sull’olio extravergine di oliva e scritto pagine di analisi politica applicata ai prodotti della terra.

Oggi si celebra la Gn di Luigi Veronelli  per il Calendario del Cibo Italiano, e da uno dei suoi libri più famosi ho tratto un menù che rappresenta il suo modo di intendere la cucina, semplice ed in grado di essere replicata nelle nostre case.

Per questi piatti proposti, l’autore suggerisce di bere un buon vino “rosso fresco e di gran carattere” a tutto pasto, gelato escluso. Ho scelto un Marzemino e ve ne parlo subito dopo le ricette.

Tortino di patate

01

600 g patate
200 g Parmigiano Reggiano grattugiato
100 g burro
250 ml latte
noce moscata
sale

Lavare e lessare molto al dente le patate, pelarle e tagliarle a fette.

In una pirofila versare poco latte e disporre un primo stato di patate, cospargere di formaggio, fiocchetti di burro, noce moscata e sale. Fare tanti strati sino ad esaurimento degli ingredienti.

Bagnare con il restante latte, formaggio e burro per completare.

Accendere il forno a 190°, infornare per 20 minuti sino a gratinatura.

Coniglio alla vogherese

02

1 coniglio tagliato in pezzi
6 peperoni
80 g burro
2 cucchiai olio Evo
1 dl aceto di vino rosso
6 filetti d’acciuga dissalati
2 spicchi aglio
1 mazzetto di odori (prezzemolo, salvia e rosmarino)
brodo di carne
sale

Lavare asciugare il coniglio. Abbrustolire i peperoni, spellarli e tagliarli a striscioline.

Il una padella sciogliere 50 g di burro, adagiare gli odori e far soffriggere brevemente, aggiungere il coniglio, salare e farlo ben rosolare.

Togliere il fondo di cottura e ricoprire quasi a filo il coniglio con il brodo, coperchiare e cuocere per un’ora e mezza circa a fuoco moderato. Se asciuga troppo aggiungere brodo.

In un pentolino a parte versare l’olio, aggiungere il burro rimasto e far rosolare l’aglio. Stemperare le acciughe e sfumare con l’aceto.

Un quarto d’ora prima di togliere il coniglio dal fuoco, eliminare il mazzetto di odori ed aggiungere la salsina di acciughe, successivamente anche i peperoni, rigirare delicatamente spegnere e servire i pezzi di coniglio ben caldi ricoperti dai filetti di peperone e dalla salsa di cottura.

Coppa monastica

03

200 g gelato alla vaniglia
1 cucchiaio burro
100 g cioccolato fondente
6 gherigli di noce tritati grossolanamente
Cialdine o lingue di gatto

In una casseruola sciogliere, a fuoco dolce, il burro con il cioccolato ed aggiungere le noci tritate. Porzionare nelle coppette il gelato e versare la salsa di cioccolato ben calda, guarnire con cialdine o lingue di gatto.

 

Luigi Veronelli

Ed accomi al vino Marzemino, citato anche da Mozart che ne celebra la bontà nel suo Don Giovanni: “Versa il vino, eccellente Marzemino!”.

Pare abbia natali controversi, alcuni lo danno per originario della Carinzia, per altri proverrebbe dal Padovano. In trentino, nella Vallagarina, la leggenda narra che l’uva marzemino sia stata importata in Italia da una antichissima città chiamata Merzifon, sul Mar Nero. Indagini storiche, invece, mostrano le sue origini a partire dal Caucaso per toccare la Grecia, la Dalmazia e quindi l’Italia, dove le truppe della Serenissima portarono le prime barbatelle di Marzemino in Trentino, durante la dominazione veneziana nel 1500.

Ho aperto una bottiglia di Marzemino trentino, giovane ed in versione ferma con una non elevata quantità di tannini ed aroma fruttato e persistente. Piacevole a tutto pasto.

 

 

Il pane dolce del Sabato… ciao Michael

bellafirma

Cara Eleonora, può esistere un legame d’amicizia e d’affetto con una persona che non si è mai incontrata e con la quale al massimo hai scambiato un decina di frasi nel corso degli anni? La risposta è si!

La community della quale faccio parte ne è un esempio, non ci conosciamo di persona tutti quanti e viviamo in diversi paesi nel mondo. Tuttavia, grazie alla comune passione culinaria ci troviamo virtualmente per chiacchierare, ridere della nostra quotidianità, anche discutere animatamente. Questa volta però è diverso, ci stringiamo forte tutti insieme per salutare uno dei protagonisti eccellenti di questo gruppo eterogeneo e quanto mai variegato, Michael.

Il ricordo che mi accompagna pensando a lui è dolce poichè parla di miele, ingrediente principale di una sfida, un alimento che proprio Michael mi ha fatto riscoprire e conoscere approfonditamente. Per non parlare poi di tutti gli interventi e le esaustive delucidazioni che ci dava in merito all’alimentazione ed alla salute.

Ma questo non sarebbe mai accaduto se, proprio tu Eleonora, non ci avessi portato virtualmente da New Delhi a Tel Aviv dove ci hai presentato il Dr. Michael Ilan Meyers, 1 metro e 96 centimetri di follia, per usare le tue parole. Professore oncologo, esperto in nutrizione clinica e splendida persona, aggiungo io.

Ho impastato questo tuo pane dolce con le lacrime agli occhi, pensando al tuo dolore, ma ho anche brindato a Michael poichè è quello che lui ci ha chiesto di fare.

L’augurio che faccio a te, ma anche a me stessa, è di continuare ad intrecciare per tanto tempo ancora legami d’amicizia ricordandoci sempre che al nostro passaggio ci lasciamo dietro una scia di luce che rischiara chi ci sta accanto.

Ti abbraccio affettuosamente, Rossella.

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Ricetta di Eleonora Colagrosso

250 g farina 0
1 uovo (circa 30 g con il guscio)
50 g zucchero
10 g lievito di birra
60 ml acqua tiepida
65 ml olio extra vergine d’oliva
5 g sale
50 g uva passa
un tuorlo d’uovo
un cucchiaio di acqua
semi di sesamo e papavero

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Prima di tutto e importantissimo, setacciare la farina.
Sciogliere il lievito nell’acqua tiepida insieme a un cucchiaino di zucchero e far riposare una decina di minuti fino a far formare una schiuma. Mischiare la farina, il sale e lo zucchero e versarci il lievito e cominciare ad impastare, versare poi l’olio e per ultimo l’uovo. Lavorare fino a che l’impasto si stacchi perfettamente dalla ciotola, lasciandola pulita.
Lasciar lievitare per almeno due ore, dopodichè, sgonfiare l’impasto e tagliarlo in tre  parti.
Stendere su un piano infarinato ognuna delle parti lunghe circa 35 centimetri e larghe 15. Spargere l’uva passa sulle tre parti.
Arrotolarle poi sulla lunghezza, in modo da ottenere tre lunghi “salsicciotti”, unirli da un capo e cominciare ad intrecciare.
Adagiare la treccia su una placca da forno unta di olio. Lasciare lievitare ancora due ore.
Sbattere il tuorlo d’uovo con un cucchiaio di acqua e spennellarlo sulla superficie; spolverare di semi di sesamo o papavero.

Infornare in forno già caldo e STATICO a 200°C per circa 15-20 minuti.

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 E raccontarono: noi arrivammo nel paese dove tu ci mandasti, 
ed è davvero un paese dove scorre il latte e il miele,  
ed ecco i suoi frutti.” 
Numeri 13:27
ויספרו־לו ויאמרו באנו אל־הארץ אשר”
 “שלחתנו וגם זבת חלב ודבש הוא וזה־פריה׃
במדבר 13:27