Beghrir… ovvero… CREPE IS THE NEW BLACK 

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… colpevole di MTC! Direttamente dal gastrocarcere più famoso del web, chiamatela come più vi piace… crêpe, galette, crespella, blini, cialda, pancake, gaufre, waffle, esce oggi il nuovo libro targato MTC  dove potrete apprendere la teoria, le tecniche,  gli ingredienti, le attrezzature e molto altro per prepararle alla perfezione.

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Faremo inoltre un Giro del Mondo in 45 Crepes, vi spiegheremo come preparare oltre 100 ricette e poi….  e poi… correte in libreria perchè non finisce qui.

Per ingolosirvi ulteriormente vi propongo la mia ricetta che troverete nel libro, sono i Beghrir, letteralmente frittella con tanti buchi, una sorta di crepe berbera.

Le donne del Marocco le preparano senza bilancia, usando il bicchiere come unita’ di misura. E noi vogliamo fare lo stesso, le quantità dipendono dalla capienza dei bicchieri: indicativamente, si va dai 6-8 in su.

2 bicchieri di acqua tiepida
1 bicchiere colmo di farina di semola
1/2 bicchiere di farina 00
2 cucchiaini di lievito per dolci
1 cucchiaino di lievito di birra liofilizzato
1 cucchiaino di zucchero
1 cucchiaino di sale

 

In un’ampia terrina, mescolare tutti gli ingredienti,  in modo da ottenere una pastella liscia. Coprire con un telo e far riposare da 10 minuti a qualche ora. Allungare la pastella con un po’ d’acqua se, dopo il riposo, dovesse risultare troppo densa.

Scaldare un padellino unto con poco burro, versare poco composto alla volta, cuocere un paio di minuti per parte.

Si servono caldi completandoli con uno sciroppo di burro e miele, ottenuto scaldando pari quantità dell’uno e dell’altro, in un casseruolino a fiamma dolce.

A me piacciono semplicemente con nocciole e miele, e a voi?

N.B. Naturalmente, anche Crepe is the New Black sostiene i nostri amici di Piazza del Mestieri, di Torino e di Catania: se volete contribuire con una donazione liberale (deducibile dalle tasse), qui trovate tutti i riferimenti, in attesa di qualche prossimo progetto sul territorio, assieme ai ragazzi e ai loro insegnanti.

Biscotti di Prato

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Giornate frenetiche, lavoro, problemi, di tutto e di più…

Prendiamoci un momento per noi a fine serata, fermiamoci ed abbattiamoci sul divano, oppure in poltrona se preferite, con un buon bicchiere di vin santo ed un paio di biscotti di Prato che potrete preparare facilmente in casa seguendo la mia ricetta. Che poi non l’ho inventata io bensì l’ho recuperata da un’amica toscana.

Chiaramente i biscotti li preparate tra una corsa e l’altra per trovarveli belli e pronti alla bisogna 😉

Non mi addentro nel meandro della differenza tra i  biscotti di Prato ed i cantucci, pare che i natali siano incerti e che i due biscotti abbiano la stessa matrice. Vi sono poi le differenze legate all’utilizzo delle mandorle con o senza la pelle, qui sono andata a sentimento personale ed ho utilizzato quelle spellate.

Il vino da meditazione scelto non poteva che essere il vin santo, vi suggerisco di cercare il vin santo di Nosiola prodotto in Trentino nella zona tra Sarche e Toblino. Questa uva utilizzata per la sua produzione viene vendemmiata molto tardi per poi essere messa su graticci, chiamati arele, e posti nei granai. Qui gli acini si asciugano con l’aria e si coprono di una muffa nobile, la botrytis cinerea, che favorirà l’appassimento. La pigiatura viene effettuata durante la settimana santa.

Non mi resta che augurarvi una buona serata!

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Per 700 g di biscotti:

250 g di farina 0
2 uova + 1 tuorlo
150 g di zucchero semolato
25 g di burro
150 g di mandorle
scorza di 1/2 limone
un pizzico di sale
3 g di lievito in polvere

1 cucchiaio di miele di acacia

Tritare grossolanamente le mandorle.

Setacciare la farina con il lievito, aggiungere lo zucchero e le mandorle. Sbattere le uova con il sale e la scorza grattugiata del limone, versare il tutto insieme agli altri ingredienti, aggiungere il miele ed il burro sciolto.

L’impasto risultante sarà un po’ appiccicoso e va lasciato riposare per una mezz’ora.

Accendere il forno a 180°.

Dividere il composto in tre parti e formare dei cilindri di circa 4 cm di diametro, porli su una teglia ricoperta di carta forno, distanziati tra loro; spennellarne la superficie con il tuorlo sbattuto ed infornare per circa 30 minuti o sino a quando non saranno dorati in superficie.
A cottura ultimata lasciare che si raffreddino e tagliarli a fette oblique di circa 1,5 cm.

Regolate il forno a 140° e rimettere i biscotti in teglia per infornarli e farli asciugare, occorreranno circa 7 minuti per lato.

 

Confettura di ciliegie e zenzero… ma non buttate noccioli e peduncoli

La mia proposta di oggi è legata al…

Per la GN delle ciliegie ho pensato di preparare una confettura.

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Quest’anno non siamo partiti benissimo con la stagione e molte meraviglie che la terra ci dona hanno avuto qualche problema, le ciliegie ad esempio sono in ritardo sulla tabella di marcia ed alcune varietà risultano essere meno saporite a causa delle troppe piogge. Questo è quanto  e dal momento che volevo farne incetta, poichè si collocano tra i frutti che più prediligo, ho pensato di declinarle in una confettura che utilizzerò per preparare crostate, torte farcite o più semplicemente spalmerò sul pane a colazione.

Ma non è finita qui, come sicuramente già saprete, non buttate i noccioli delle ciliegie, dopo averli ben bene lavati e fatti seccare, utilizzateli per farne cuscinetti antidolore. Si tratta di un vecchio rimedio naturale, infatti i noccioli di ciliegia essendo cavi all’interno hanno una sorta di camera d’aria naturale che permette loro di accumulare il caldo (scaldati in forno oppure nel microonde per dolori cervicali o contratture) oppure il freddo (tenuti in congelatore per piccoli lividi o distorsioni) e di rilasciarli molto lentamente.

Se poi le ciliegie sono biologiche non buttate nemmeno i peduncoli o piccioli che dir si voglia. Fate seccare bene anche loro ed utilizzateli per prepararvi un decotto per un effetto drenante e depurativo: sminuzzate 1 cucchiaio raso di peduncoli e metteteli in un pentolino con 1 tazza d’acqua fredda, portate a bollore per qualche minuto, spegnete e coprite, lasciate in infusione per 10 minuti.

Adesso capite perchè adoro le ciliegie 😀

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1 kg di ciliegie
750 g zucchero semolato
1 limone
3 o 4 cm di radice di zenzero

Lavare asciugare molto bene e snocciolare con pazienza tutte le ciliegie.

Metterle in una casseruola con i bordi alti ed il fondo spesso, aggiungere il succo di limone ed i suoi noccioli che avrete chiuso in una garza sterile con filo da cucina (sono un’ottima pectina naturale).

Accendere il fuoco, portare a bollore ed aggiungere lo zucchero e la radice di zenzero finemente grattugiata, mescolare bene riportando il tutto in temperatura; continuare a mescolare ogni tanto e fare sobbollire piano piano. Se volete ottenere un risultato vellutato, prima di aggiungere lo zucchero frullate le ciliegie, personalmente preferisco sentire i pezzetti di frutta.

La confettura è pronta quando vela il cucchiaio, dovrebbe occorrere circa un’ora.

Togliere la garza con i semi di limone e versare la confettura ancora calda nei vasetti, chiudere con i coperchi e lasciarli raffreddare completamente tenendoli capovolti.

Raccomando di utilizzare vasetti ben puliti ed asciutti. Per la loro sterilizzazione il metodo classico e porli in una pentola con acqua fredda e farli bollire per mezz’ora. Il metodo che utilizzo io è quello di metterli ancora umidi nel microonde e scaldarli alla massima potenza per cinque minuti.

Pillola socratica 😉

Biscotti con farina di canapa

Ebbene si, sono curiosa dalla nascita, vorrei poter apprendere il più possibile, visitare luoghi sempre diversi, conoscere più persone e le loro storie.  Vorrei e ci provo nei limiti della quotidianità, ed anche in cucina non faccio eccezione, ma qui i limiti sono dati dal tempo che non c’è mai. Allora che fare? Rinunciare non se ne parla, cerco di organizzarmi al meglio e quando trovo qualche ricetta nuova, magari con ingredienti che non ho mai utilizzato e per di più veloce, non me la lascio scappare.

Così è stato per questi biscotti vegan, termine di moda che francamente non amo molto ma tant’è. Nella mia ricetta utilizzo la farina di tipo 1 ma potete usare la stessa quantità di farina di riso in sostituzione, se si vuole evitare il glutine.

Ed infine la protagonista, la farina di canapa, la mia ultima scoperta. Sto parlando della canapa sativa diversa dalla indica poichè contiene una percentuale infinitesimale di sostanza psicotropa, il Thc.

Sinora avevo giusto un cardigan ed una sciarpa fatti con la canapa e di utilizzarla in cucina ancora non mi era capitato. Ora la si trova facilmente nella grande distribuzione ed è maggiormente coltivata anche in Italia. Ha diverse proprietà, è ricca di Omega 3 ad esempio, addizionata alle più usuali farine aggiunge un gusto rustico e piacevole al risultato finale che, in questi caso, altri non sono che dei deliziosi biscotti.

P.s. : provateli anche aggiungendo qualche cubetto di zenzero candito, uno sprint in più assicurato.

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270 g di farina tipo 1
30 g di farina di canapa
120 g di zucchero di canna
50 ml di latte di soia
80 ml di olio extravergine delicato
2,5 g di lievito per dolci
zenzero candito (facoltativo)

In due ciotole distinte miscelare in una le farine con il lievito, nell’altra amalgamare lo zucchero con il latte di soia e l’olio. Unire i due composti, incorporare lo zenzero, e lavorare il tutto sino ad ottenere un impasto liscio da avvolgere nella pellicola, lasciare riposare il frigo per almeno 30 minuti.

Accendere il forno a 170° e preparare una teglia ricoperta di carta forno.

Prelevare una noce di pasta alla volta, darle la forma che più piace, io per semplicità ho fatto una pallina, l’ho schiacciata e nel mezzo ho creato un incavo con la parte terminale arrotondata di un cucchiaio di legno.

Disporre i biscotti sulla teglia e cuocerli per 15 minuti sino a loro doratura.

Pillola socratica 😉

Torta Caprese

La mia proposta di oggi è legata al…

Per la GN della Torta Caprese, che vede le sue origini nell’isola di Capri, non poteva mancare il mio contributo poichè questa delizia è tra i miei dolci più preparati ed apprezzati di sempre.

L’aneddoto che vi voglio raccontare me la rende ancora più cara e simpatica. Trattandosi di un impasto di mandorle la posso proporre a cuor leggero anche a delle mie amiche che sono celiache, cosa che ho fatto alcuni anni fa per una festa dove ognuno porta qualcosa.

In quell’occasione, in ritardo causa lavoro, ci raggiunse una ragazza che non aveva potuto partecipare alla decisione sul ‘chifacosa’, e sentendo più volte nominare “la Caprese” iniziò a chiedere a gran voce perchè tra un salame nostrano e le olive di Gaeta non tiravo fuori questo benedetto pomodoro e mozzarella… Vi lascio immaginare i commenti e le risate che ne seguirono e che portarono immediatamente al cambio di nome del dolce stesso; infatti ancora oggi quando mi chiedono di preparare pomodoro e mozzarella io inizio a sciogliere il cioccolato fondente per tutta risposta 😉

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150 g cioccolato fondente
125 g burro
125 g mandorle spellate
100 g zucchero
3 uova
zucchero a velo

In una piccola casseruola sciogliere con una goccia di acqua il cioccolato fatto a pezzi ed al termine incorporare il burro. E’ possibile fare la stessa operazione direttamente nella ciotola utilizzando il microonde, si risparmia il lavaggio di un pentolino.

Tostare velocemente le mandorle, lasciarle raffreddare e tritarle con il mixer.

In un’altra ciotola mischiare i tuorli con lo zucchero sino a renderli chiari e spumosi, aggiungere le mandorle ed il cioccolato. Montare a neve ferma gli albumi e, con movimenti delicati dal basso verso l’alto, incorporali al composto.

Accendere il forno a 170° modalità statica.

Imburrare ed infarinare (farina di riso se si è intolleranti al glutine) uno stampo, oppure più stampini (circa una decina) e versare il composto. Infornare per 25 minuti, 18 se si utilizzano le monoporzioni.

Decorare con zucchero a velo.

Bensone alla confettura di lamponi

La mia proposta di oggi è legata al…

Oggi è la GN dei Dolci da Credenza, hanno questo nome poichè un tempo si conservavano nella credenza, un tipico armadio dell’Emilia Romagna, pare nato nel lontano 1600. I dolci che vi si conservavano si potevano tenere quindi a temperatura ambiente senza che perdessero la loro bontà. Sono ottimi da inzuppo, tuttora attuali e apprezzati perché non passano mai di moda, e mantengono la loro anima rustica.

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Il bensone, in dialetto bàlson o bensòun, è un prodotto da forno tipico della provincia di Modena. Negli anni ho provato diversi impasti, questo è quello che più mi ricorda il dolce che mangiavo da ragazza, comprato dal fornaio del paesino emiliano quando andavo “in campagnia” dagli zii.

Lo preparo con le varianti alla crema di nocciole o confetture di stagione; ma è il savòr, quasi un antenato della saba o sapa, la marmellata da utilizzare per eccellenza che veniva preparata in casa con mosto d’uva e frutta di stagione.

Per la pasta:

400 gr. farina 0
150 gr. zucchero semolato
100 gr. burro
 2 uova
½ bustina di lievito
Latte
Un pizzico di sale
Granella di zucchero
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Per la confettura:

200 gr. lamponi
170 gr. zucchero semolato
Succo di mezzo limone
1/2 mela grattugiata
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Per prima cosa preparare la confettura mettendo in una casseruola i lamponi, lo zucchero, il succo di limone e la mela grattugiata. Lasciare sobbollire, mescolando ogni tanto per circa 30/40 minuti. Quando il composto vela il cucchiaio, ma scivola via velocemente, spegnere il fuoco poiché serve piuttosto morbida. Mettere in un vasetto sterilizzato, chiuderlo e lasciarlo raffreddare rovesciato al fine di creare il sottovuoto. Con le dosi che ho utilizzato ho ottenuto un piccolo vasetto e una ciotola di marmellata che mi è servita per il dolce.

Per il dolce impastare tutti gli ingredienti insieme, il latte si aggiunge solo se il composto dovesse risultare troppo duro. Su una teglia ricoperta di carta da forno modellare la pasta a forma di esse (non so perché ma lo ricordo fatto così) praticando un’incisione lungo tutto il dolce per inserirvi la marmellata. Ricoprire la restante pasta di granella di zucchero ed infornare a 180° abbassando subito a 160° per circa 20/25 minuti, regolatevi con il vostro forno.

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Trattandosi di un dolce da inzuppo, oltre che a colazione con il latte al mattino, provate a pucciarlo in un buon bicchiere di Moscato giallo dopo pranzo, mi saprete dire.

Il mio Arroz con Leche per il Club del 27

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Ebbene si per il Club del 27 è stato un mese allegro e divertente, si è riso tanto.

Come dite? Dopo questa battuta non mi seguirete più… su non fate così, ammetterete che almeno un angolino delle vostre labbra ha tentato un sor-riso…

Se state ancora leggendo è perchè la curiosità in voi ha avuto il sopravvento sulla mia vis comica e restare in questo club virtuale, dove si chiacchiera tra amiche di cucina e non ci si prende troppo sul serio. Questa sorta di spin-off dell’MTC è dedicato a riproporre le precedenti ricette dei Temi del Mese passati.

Il Tdm di Aprile ha come protagonista il riso (questo l’avevate già compreso) ed io ho scelto di riproporre un dolce a suo tempo preparato da Simonetta.

Si tratta appunto di un dolce della tradizione spagnola presente in tutto il Sud America; infatti se cercate in rete Arroz con Leche vi compariranno le versioni di una stessa ricetta fatta in Perù così come in Colombia oppure in Argentina ed altri non è che riso con latte.

Secondo la storia furono i conquistadores spagnoli a portare in America Latina la ricetta divulgandola dalla terra degli Incas sino a quella dei Maya. Curioso è sapere però che a loro volta gli spagnoli conobbero l’Arroz con Leche solo in seguito al contatto che ebbero con i conquistadores arabi. Nei fatti si tratta di un dolce coloniale per eccellenza.

Gradevole per un fine pasto, per me è una coccola a colazione.

27 aprile

750 ml di latte parzialmente scremato
75 g di riso varietà Carnaroli
50 g di zucchero semolato
50 g di zucchero di canna
essenza di vaniglia del Madagascar
cannella in polvere

Mettere a bagno il riso nel latte per almeno due ore. In una casseruola versare il riso con il suo latte e due o tre gocce di essenza di vaniglia.

Portare lentamente a bollore mescolando di tanto in tanto. In circa mezz’ora dovrebbe aver assorbito tutto il latte, aggiungere gli zuccheri e continuare a cuocere, come se doveste mantecare, diverrà denso e cremoso.

Fare raffreddare quasi del tutto e servire in coppette con una bella spolverata  di cannella.

Arrivederci dal:

Banner disegnato da Francesca Carloni del blog Ricette & Vignette

Torta Donizetti

La mia proposta di oggi è legata al…

 

 

 

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La “Turta del Donizet” è un dolce realizzato per commemorare Gaetano Donizetti tra i più celebri operisti dell’ottocento, musicista bergamasco morto l’otto aprile del 1848.

Per la GN del calendario del cibo italiano non si poteva fare scelta migliore che preparare questa torta dedicata al compositore la cui leggenda narra che, a tavola con il musicista Rossini, dopo aver constatato le amarezze sentimentali del suo ospite, si fece preparare un dolce semplice e veloce. Nella realtà l’ideatore è Alessandro Balzer, un pasticcere che nel 1948 per celebrare il centenario della sua morte creò una torta da dedicargli e venne appunto chiamata torta del Donizetti. Un dolce semplice e veloce da preparare, e non poteva essere diversamente visto che la grande abilità del Donizetti stava nel riuscire a creare opere straordinarie in poco tempo e sotto stretta pressione, la chiamavano  “la poetica della fretta”.

La camera di commercio di Bergamo ha predisposto un disciplinare secondo cui il nome di “Turta del Donizet” può essere destinato solo al prodotto che risponde a determinate caratteristiche.

Per il mio dolce ho dimezzato le dosi e modificato la ricetta originale, quindi la mia è solo la Torta Donizetti. Nei fatti ho sostituito il maraschino, liquore di origini dalmate, con un vino passito del territorio e l’ananas candito per la nota comunque acidula ma colorata dei mirtilli rossi.

Come dicevo ho bagnato l’impasto con un passito che vi propongo anche come nota alcolica considerato che la torta è ottima per un dopocena. Si tratta di un vino da meditazione il Moscato di Scanzo Docg. Viene prodotto grazie ad un vitigno a bacca rossa dalle cui uve nasce questo passito a Scanzorosciate in Valcalepio, un paesino che ha la particolarità di avere la più piccola Docg (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) d’Italia, attualmente ha infatti 39  produttori per una superficie vitata di 31 ettari.

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130 g di burro morbido
70 g di zucchero semolato
4 tuorli
2 albumi
40 g di farina 0
50 g di fecola di patate
40 g di albicocche candite a cubetti
60 g di mirtilli rossi essiccati
3 cucchiai di Moscato di Scanzo Docg
poche gocce di estratto di Vaniglia del Madagascar

Montare il burro insieme a 60 g di zucchero, aggiungere i tuorli uno alla volta e amalgamare bene il tutto.

Montare a neve gli albumi con i rimanenti 10 g di zucchero ed incorporare lentamente al composto precedente.

Aggiungere gradatamente la farina, la fecola, aggiungere le albicocche ed i mirtilli rossi, da ultimo il moscato e l’estratto di vaniglia.

Imburrare uno stampo a ciambella, versarvi il composto, mettere in forno a 180° per circa 30 minuti.

Lasciar raffreddare e spolverare con zucchero a velo.

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La mia Tarte au Chocolat per il Club del 27

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Bentornati nel Club del 27, la sfidanonsfida che questo mese ha visto aggiungersi altri partecipanti, ci potete trovare tutti nel blog dell’MTC oppure sulla nostra nuovissima pagina di Facebook. Potrete così scoprire le ricette che abbiamo preparato seguendo il tema del mese, questa volta parliamo di: timballi, torte e pies da tutto il mondo.

Io ho scelto di proporvi una torta che, avendo cura e un pò d’attenzione, regala un risultato delizioso: la Tarte au Chocolat.

Questo dolce è formato da un guscio di pasta frolla alle mandorle ripieno di ganache al cioccolato fondente, semplice e d’effetto al tempo stesso. Se poi tenete conto che tra poco sarà Pasqua, potrete utilizzare il cioccolato delle uova per un riciclo di tutto rispetto.

Si presenta esteticamente senza tanti fronzoli, volendo si può decorare con frutta fresca, oppure fare come me che ho pensato di farla diventare una  Gat-tarte au Chocolat.

Prima di lasciarvi alla ricetta vi suggerisco una nota alcolica: accompagnate questa torta con un Barolo chinato, un vino aromatizzato dalla piacevole persistenza aromatica. Nato come elisir le sue origini appartengono all’epoca del Barolo di fine Ottocento dove nel loro retrobottega due speziali, il dottor Giuseppe Cappellano di Serralunga e il dottor Zabaldano di Monforte, applicarono (ognuno con la propria formula) le proprietà della China Calissaia al Barolo.

tartePasta sablée

120 g di burro
90 g di zucchero a velo
15 g di farina di mandorle
260 g di farina 0
2 g di sale fino
1 uovo

Ganache al cioccolato fondente

350 g di cioccolato fondente
50 g di burro
250 g di panna fresca

Gelatina

7 fragole
7 g di agar-agar
2 cucchiaini di zucchero a velo

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Per la pasta sablée miscelare tutti gli ingredienti aggiungendo la farina poco per volta.

Formare una palla, sarà molto morbida, e stenderla tra due fogli di carta forno fino a raggiungere uno spessore di 3 mm possibilmente dandole una forma circolare idonea a ricoprire una teglia da 24 cm più il bordo.

Mettere la pasta così stesa in congelatore, intanto accendere il forno a 160°.

Riprendere la pasta, stenderla nella teglia imburrata ed infarinata, punzecchiarla con i rebbi di una forchetta al fine di non farla gonfiare in cottura, infornare per 20 minuti circa, controllare che sia dorata.

Preparare la ganache, sciogliere nel microonde oppure a bagnomaria il cioccolato, scaldare la panna. Quando il cioccolato sarà fuso e ben liscio unire la panna calda e mescolare bene. Controllare la temperatura, quando scende a 35° aggiungere il burro (la temperatura è importante poiché serve ad evitare che il burro si separi ed affiori sul cioccolato creando una patina bianca).

A cottura del guscio di sablée, farla raffreddare prima di versarvi la ganache, attendere il raffreddamento anche di quest’ultima e mettere in frigo.

La Tarte au Chocolat io l’ho guarnita poco prima di servirla preparando una gelatina alla fragola.

Porre sul fuoco una piccola casseruola dove versare una purea di fragole precedentemente frullate, unire lo zucchero e a bollore iniziato aggiungere l’agar-agar, mescolare bene per 3 minuti. Versare il composto in uno stampino rettangolare ricoperto di carta forno creando una base di 3 mm. Fare intiepidire e successivamente rassodare in frigo.

Stampare la gelatina utilizzando delle formine a piacere e decorare la tarte prima di servire.

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Strudel Altoatesino

Ho passato parte della mia infanzia in Alto Adige e tra mille ricordi emerge quello di una mia zia nell’atto di tirare una grande sfoglia di pasta su un canovaccio lindo. La vedo ancora, con gli occhi della memoria, in mezzo ad una nuvola di farina, avvolgere con delicatezza un impasto di mele che poco dopo in forno avrebbe sprigionato un profumo che ancora mi par di sentire mentre scrivo. Stava preparando uno strudel, per la precisione, uno strudel altoatesino.

La differenza sta proprio nella pasta che, contrariamente a quello trentino, non è pasta sfoglia.

Ebbene, tornando ad oggi, e girando tra i banchi di una fiera, ho avuto modo di acquistare delle mele da un produttore meranese. Si tratta della varietà Topaz che, mi è stato riferito, è proprio quella che si usa maggiormente per questo strudel poiché ha la giusta dolcezza ed è farinosa quanto basta.

Ecco come un semplice acquisto mi ha riportata indietro nel tempo e, una volta tornata a casa, fatto preparare questo dolce. Perchè questa è la storia, dove i ricordi legati ai bei momenti non devono mai rimanere sopiti ma far parte della nostre giornate sempre.

ImmaginePer la pasta

250 g farina 0
2 cucchiai di olio
7 cucchiai di acqua circa
1 uovo
1 presa di sale

Per il ripieno

1 k di mele varietà Topaz
100 g pangrattato
70 g zucchero
40 g uvetta
Cannella
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Impastare farina, uovo, sale ed olio aggiungendo acqua quanto basta per ottenere un panetto morbido. Lavorare qualche minuto la pasta, deve risultare setosa ed omogenea. Formare una palla e avvolgerla nella pellicola alimentare, lasciare riposare per una mezz’ora.

Sbucciare le mele, affettarle sottilmente ed amalgamarle delicatamente insieme ad uvetta, zucchero, cannella e pangrattato fatto dorare precedentemente in un padellino con una noce di burro sottratto dal peso totale.

Accendere il forno a 200° modalità statica.

Riprendere la pasta e su un foglio di carta-forno infarinato stenderla sottilmente nella misura di 30×40 cm circa.

Spalmare su tutta l’area il burro fuso e stendere al centro, per la lunghezza, il ripieno.

Con l’aiuto della carta-forno ripiegare i due lati lunghi di pasta uno sull’altro creando un rotolo, sigillare bene i lati corti e spennellare tutta la superficie di burro fuso.

Infornare per almeno mezz’ora.

Servire tiepido con una bella spolverata di zucchero a velo.

Pillola socratica 😉