Purceddhruzzi o Purcidduzzi pugliesi

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In Puglia sono i Purceddhruzzi o Purcidduzzi, in Campania li chiamano Struffoli mentre in Calabria è la Pignolata. Il procedimento varia di poco, si utilizza l’olio al posto del burro e non vi sono le uova, in compenso sono accomunati dalla bontà. Uno tira l’altro, anche perchè sono appicicosetti e per colpa del miele siamo obbligati a prenderne più di uno alla volta 😉

Solitamente si preparano per le festività natalizie ma anche a Carnevale, preparati in anticipo si possono conservare a temperatura ambiente per più giorni.

500 g di farina 0
100 ml di olio extravergine di oliva
1/2 bustina di lievito per dolci
100 ml di vino bianco oppure di alcol buongusto
3 mandarini
un pizzico di sale
olio per friggere
miele
zucchero semolato
mandorle
cioccolato fondente

Sulla spianatoia versare la farina setacciata con il lievito, unire l’olio, il vino bianco, il sale ed infine il succo dei mandarini. Amalgamare il tutto molto bene, si dovrà ottenere un impasto liscio e setoso, lasciare riposare per un’ora.

Dividere la pasta in più parti e formare dei rotolini di circa un centimetro di diametro, tagliare con un coltello in piccoli pezzi da un centimetro.

Mettere sul fuoco un pentolino con l’olio e portarlo a temperatura; per questa operazione io faccio la prova stuzzicadenti, lo immergo e se frigge vuol dire che è pronto. Tuffare pochi purceddhruzzi alla volta, girarli delicatamente e porli sulla carta assorbente appena diventano dorati.

In una padella versare abbondante miele, quando inizia a schiumare versare un cucchiaio di zucchero e un pochino di acqua. Mescolare per bene finché non sarà tutto sciolto, liquido e senza schiuma. A questo punto versare dentro i purceddhruzzi e mescolare molto delicatamente in modo da far attaccare bene il miele.

Disporli su un vassoio dando loro una forma a cupola e decorare come più vi piace, codette colorate, zuccherini, canditi. Oppure fate come me che ho tritato mandorle e cioccolato fondente in parti uguali.

Gn degli struffoli e della pignolata per il Calendario del cibo italiano

Arance candite

Le arance sono finalmente comparse sulle nostre tavole a rallegrare con il loro dorato colore i giorni grigi dell’inverno. Se non trattate, le bucce sono perfette per essere candite ed impreziosire deliziosi dolci per i giorni di festa che stanno per arrivare.

Vi ho spiegato qui che possono essere utilizzate anche per preparare la polvere d’oro con le bucce d’arancia. Questa volta per la loro canditura il procedimento è semplice ed il risultato goloso, ideali a cubetti per utilizzarle nella preparazione dei dolci, oppure a striscìoline tuffate poi nel cioccolato. A voi la scelta.

Bucce di due arance non trattate per ottenere 90/100 g di prodotto finito

Lavare e sbucciare delle belle arance dalla buccia spessa, rigorosamente non trattate.

Togliere l’albedo, la parte bianca amarognola, con un pelapatate.

Tagliarle a striscioline, far bollire dell’acqua, tuffarle e sobbollirle per 3 minuti.

Scolarle e ripetere l’operazione con acqua pulita, altre 2 volte (questa operazione è importante per far perdere loro l’amaro).

Dopo l’ultimo tuffo spegnere il fornello e lasciarle nell’acqua a raffreddare per 24 ore.

Scolarle, asciugarle e volendo tagliarle a cubetti.

In un pentolino sciogliere pari peso delle arance di zucchero e pari peso di acqua, aggiungere le bucce delle arance e cuocere sino a completo assorbimento dello zucchero.

Stenderle distanziate su carta forno e lasciarle asciugare molto bene. Possono essere necessari non meno di 2 o 3 giorni. Importante: non devono esser appiccicose, se serve aspettate ancora.

Si conservano in un barattolo di vetro.

Pillola socratica  😉

Biscotti Subiachini per un’amica del Club del 27

I Subiachini sono biscotti tipici della città di Subiaco, splendido borgo laziale che mi ha vista studentessa tanti anni fa e del quale conservo particolari ricordi.

Li ho preparati per donarli virtualmente a te Maria Grazia, per le feste natalizie che si stanno avvicinando, un piccolo dono unito ai miei più sinceri auguri, ancora più sentiti in questo periodo sospeso che ci ha richiuso tra quattro mura.

Nel biglietto che ti ho dedicato ho voluto riportare una frase di Madre Teresa che ritengo quanto mai appropriata in questo periodo di mascherine che annullano visivamente le nostre emozioni: “Non sapremo mai quanto bene può fare un semplice sorriso”. Il mio augurio più grande è tornare a rivedere i nostri sorrisi al più presto, che anche se celati non devono mai spegnersi.

A te ed al Club del 27 Buone feste!!!

I Subiachini sono preparati sin dagli inizi del ‘900, inizialmente riservati ad una classe sociale medio-alta che si faceva costruire, da appositi artigiani specializzati, gli stampini in legno ancora oggi utilizzati per la loro preparazione. Hanno la caratteristica forma a colomba o rombo e dolcificati con il miele poichè un tempo lo zucchero non era ancora diffuso. Solo nel dopoguerra tale prodotto iniziò ad essere utilizzato seppure limitatamente alle occasioni importanti, soprattutto a Natale, diventando decorazioni per l’albero o doni per i bambini in occasione della processione al Sacro Speco, dedicata a San Benedetto.

Per la pasta:

2 albumi
1 cucchiaio di miele

500 gr di mandorle tritate
250 gr di zucchero a velo

Per la glassa (ghiaccia):

1 albume
75 gr di zucchero a velo

succo di limone

Montare gli albumi a neve, unire lo zucchero, le mandorle, il miele e lavorare sino ad ottenere un impasto omogeneo.

Tirare una sfoglia alta 1 cm, ricavare i biscotti a forma di rombo, disporli in una teglia cosparsa di zucchero a velo e fare riposare per tutta la notte.

Cuocere a 170 ° C per 10 minuti, è importate controllare la cottura per non scurirli troppo.

Nel frattempo preparare la glassa, montare leggermente l’albume ed aggiungere lo zucchero poco per volta insieme a qualche goccia di limone. Si deve ottenere una glassa densa.

Sfornare i biscotti e glassarli, se serve ripetere l’operazione.

Lasciarli riposare finchè la glassa non si è assorbita del tutto.

Torta di mele

Confesso, praticamente faccio una torta di mele a settimana, cambio versione tutte le volte, sperimento ogni qualsivoglia ricetta mi capiti tra le mani e che abbia come filo conduttore le mele appunto.

Sarà questo il motivo per cui non mi decido mai di postarne una versione, vorrei metterle tutte per non fare torto a nessuna.

In realtà una prima volta c’è stata, ho fatto la Harvest Apple Pie dolce tipico d’oltreoceano.

Questa di oggi è semplice e veloce, basta munirsi degli ingredienti necessari, una ciotola, un cucchiaio ed il gioco è fatto.

Per uno stampo da 20 cm

5 cucchiai di farina
4 cucchiai di zucchero
3 cucchiai di yogurt
2 cucchiai di olio di semi
1/2 limone succo e buccia grattugiata
1 uovo
1/2 bustina di lievito per dolci
1 cucchiaino di cannella
2 mele grandi oppure 3 medie
1 cucchiaio di zucchero di canna
2 cucchiai di scaglie di mandorle
1 punta di cucchiaino di estratto di vaniglia

Sbucciare le mele, tagliarle a fettine sottili irrorandole con il succo di limone.

Nella ciotola mettere la farina, lo zucchero, il lievito, la scorza del limone, la cannella e mescolate bene. Aggiungere l’uovo, l’olio, lo yogurt, l’estratto di vaniglia e mescolare nuovamente fino ad ottenere un impasto omogeneo.

Preriscaldare il forno a 180°.

Versare l’impasto nello stampo imburrato ed infarinato, decorare la superficie con le fette di mela, cospargerle con le scaglie di mandorla e lo zucchero di canna.

Cuocere per circa 25 – 30 minuti sino a leggera doratura.

Pan dei morti

In Lombardia, principalmente nelle zone di Milano e Brianza, è consuetudine preparare questi biscotti speziati in occasione del 2 novembre. Si tratta di una tipica preparazione di casa che non ha una ricetta codificata ma tante versioni differenti legate alle tradizioni famigliari.

Gli ingredienti comprendono un vino dolce, io ho scelto il glögg (liquore speziato dei paesi nordici quali Svezia e Finlandia); anche la frutta secca può variare (pinoli e fichi secchi) così come le spezie che si prediligono (noce moscata e chiodi di garofano).

Tutti ingredienti che riportano ai gingerbread nordici preparati durante le feste natalizie.

Per circa 25 pezzi:

100 g di amaretti
150 g di biscotti secchi
125 g di farina 0
45 g di cacao amaro
cannella
1 cucchiaino di lievito per dolci
2 uova grandi
1/2 bicchiere di vino liquoroso
130 g di zucchero
50 g di uva sultanina
50 g di mandorle

Tritare l’uvetta e lasciarla in ammollo nel liquore. Tritare gli amaretti insieme ai biscotti secchi, tostare le mandorle e tritarle insieme allo zucchero. In una ciotola versare gli ingredienti secchi, la cannella, la farina setacciata con il lievito ed aggiungere le uova ed il liquore con l’uvetta.

Impastate bene sino ad ottenere un panetto molto appiccicoso, trasferirlo su di un piano leggermente infarinato e dargli la forma di un salame.

Metterlo in frigorifero per 30/40 minuti per indurirlo al fine di poterlo tagliare facilmente.

Una volta raffreddato, ricavare delle fette di quasi 2 centimetri di spessore, appiattirle delicatamente col palmo della mano e schiacciarne leggermente i lati.

Disporre il pan dei morti su una teglia ricoperta di carta forno e cuocere in forno a 180° per circa 20 minuti.

Linzer torte

Avendo a disposizione la confettura di ribes appena fatta, è stato un attimo decidere di preparare la torta di Linz. Il dolce in questione deve il suo nome proprio all’omonima città austriaca, si tratta di una crostata molto bassa, friabile e decorata con mandorle a lamelle.

E’ forse la torta più conosciuta ed antica la cui ricetta risale al 1600, non si sa bene se ad opera di un austriaco o di un veronese, a questo proposito le versioni sono discordanti. Si racconta però che fu proprio un viaggiatore austriaco nel 1800, a portarla a Milwaukee, contribuendo così alla sua diffusione oltreoceano dove divenne un biscotto.

La torta di Linz è un classico delle feste tradizionali dal Tirolo alla Germania, passando dall’Austria, alla Svizzera e finire in Ungheria. Da noi è consuetudine trovarla nei rifugi in Trentino Alto Adige.

Per la sua preparazione serve, come dicevo, la confettura di ribes, in alternativa è possibile usare quella di prugne, deve essere comunque leggermente acidula.

Per una teglia da 28 cm di diametro

300 gr di farina (metà 0 e metà integrale)
100 gr di nocciole tritate
125 gr di zucchero semolato
120 gr di burro
2 uova
1 cucchiaino di cannella
1 cucchiaino di lievito per dolci
Estratto di vaniglia
Buccia grattugiata di 1 limone
Lamelle di mandorle pelate
Confettura di ribes

Versare in una ciotola le uova con lo zucchero, la cannella, la buccia grattugiata del limone, una punta di estratto di vaniglia ed amalgamare il tutto. Aggiungere poco per volta le farine ed il lievito setacciati, le nocciole, infine il burro a tocchetti.

Lavorare l’impasto con le dita sino a formare una palla da avvolgere nella pellicola e riporre in frigo per mezz’ora.

Accendere il forno a 180 gradi.

In una tortiera imburrata ed infarinata stendere 2/3 di pasta in una sfoglia di 3 mm d spessore, bucherellare la superficie e ricoprirla generosamente di confettura di ribes.

Con il restante impasto decorare la superficie a piacimento e cospargere tutto il bordo di lamelle di mardorle pelate.

Infornare e cuocere per 30/40 minuti.

Confettura di ribes rossi

Antiossidante, antinfiammatorio, antitumorale, protegge il sistema cardio-circolatorio e la microcircolazione, ricco di vitamina K, diuretico, depurativo e molto altro ancora.

Tutto questo è il ribes, un tempo conosciuto con il nome di uva di San Giovanni poichè la sua maturazione avviene in tale festività, a fine giugno. Una pianta della quale si sfruttano, a scopo terapeutico, praticamente tutte le sue parti, a beneficio della nostra salute.

Buono consumato al naturale nello yogurt o per creare rinfrescanti bevande dato il suo gusto leggermente acidulo; io ne ho fatto confettura, ottima per farcire torte, fette di pane leggermente imburrato oppure in accompagnamento alla celebre Wiener Schnitzel.

Le bacche hanno un basso indice glicemico e sono naturalmente ricche di pectina, cosa che velocizza la preparazione della confettura stessa senza dover aggiungere addensanti di alcun tipo.

E’ fondamentale però che il ribes provenga da agricolture biologiche.

1 kg di ribes
300 gr zucchero semolato
1 limone

Lavare asciugare molto bene e sgranare i ribes.

Versarli in una casseruola con i bordi alti ed il fondo spesso, aggiungere il succo di limone e lo zucchero, portare a bollore mescolando ogni tanto.

Lasciare sobbollire e togliere l’eventuale schiuma che si forma in superficie.

La confettura è pronta quando vela il cucchiaio, occorrere quasi un’ora, se volete a metà cottura potete renderla vellutata con un frullatore ad immersione.

Nel frattempo, sterilizzare i vasetti, lavarli e farli bollire completamente immersi in acqua fredda per 10 minuti. Lavare molto bene con acqua bollente i coperchi. Mettere il tutto ad asciugare.

Quando la confettura è pronta, riempire i vasetti, chiuderli e capovolgerli. Lasciarli così fino a completo raffreddamento. Si deve creare il sottovuoto che consentirà di conservarli per mesi.

Biscotti integrali di grano saraceno

Già in altre occasioni vi ho parlato del grano saraceno, l’ho utilizzato per una Torta di grano saraceno e per preparare delle golose Crostatine di grano saraceno e marmellata di arance.

Questa volta ho fatto i biscotti, ideali per la colazione, quando vi capita un improvviso languorino o semplicemente perché sono buoni 😉

Per la lievitazione ho utilizzato l’ammoniaca per dolci, non dovete temere il suo odore poco gradevole, in cottura sparirà completamente e renderà più friabili i biscotti. Inoltre è necessario non omettere il limone, ha la funzione di attivare la lievitazione.

Con queste dosi ed uno stampo piccolo vengono circa 50/60 biscotti.

250 gr di farina di grano saraceno
250 gr di farina integrale
100 ml di latte
100 ml di olio extra vergine d’oliva
120 gr di zucchero di canna
1 bustina di ammoniaca per dolci

succo di mezzo limone
aroma di vaniglia

Mischiare bene le due farine, in una ciotola a parte mescolare bene tutti gli altri ingredienti. Da ultimo unire le farine un pò alla volta.

Lavorare bene l’impasto sino a renderlo liscio e stenderlo col mattarello in una sfoglia alta circa 3 millimetri.

Scegliere uno stampino a piacere e formare i biscotti che vanno adagiati in una teglia ricoperta di carta da forno. Spennellarli con poco latte e spolverizzarli di granelli di zucchero di canna.

Accendere il forno a 160° in modalità ventilato e cuocere per circa 13/15 minuti. Se si sceglie uno stampo più grande di 5 centimetri calcolare qualche minuto in più.

Una volta raffreddati si conservano in una scatola di latta.

Carrot cake

Quale sia l’esatta provenienza di questa torta mi rimane oscura, pare che gli inglesi l’abbiano importata dal continente europeo e farcita di crema al formaggio; dicono che per gli svizzeri sia la torta di compleanno dei bambini; in ultimo sembra che gli americani l’abbiano fatta propria e brunita con lo zucchero di canna e l’aggiunta di noci.

La versione che preferisco e vi propongo è quella d’oltreoceano, il dolce è morbido, con una buona umidità e dall’irresistibile profumo di cannella. La carrot cake è perfetta se servita a colazione, ottima anche a merenda, o più semplicemente per quando avete voglia di una coccola.

Per una tortiera dal diametro di 18 cm:

2 uova
125 gr di zucchero di canna
70 ml di olio extra vergine d’oliva
150 gr di carote
150 gr di farina tipo 1
8 gr di lievito
cannella
50 gr di noci
zucchero a velo

In una ciotola sbattere i tuorli con lo zucchero di canna e l’olio. A parte montare a neve ferma gli albumi e unirli al composto con delicatezza dal basso verso l’alto. Grattugiare finemente le carote, tritare le noci e inserire i due ingredienti nel composto, aggiungere cannella a piacere e la farina setacciata insieme al lievito. Mescolare bene e delicatamente il tutto.

Portare il forno alla temperatura di 160°, modalità ventilato, imburrare ed infarinare una teglia dove versare il dolce.

Infornare e cuocere per 30 minuti circa; fate la prova stecchino, se risulta asciutto la vostra carrot cake è cotta.

A torta fredda spolverare la superficie di zucchero a velo.

Ricette in quarantena

I giorni di esilio casalingo non sono finiti, dobbiamo continuare a resistere e non lasciarci andare mai. Solo così ne usciremo vincenti e mi auguro molto più consapevoli.

Sui social impazzano ricette e preparazioni di tutti i tipi ed il lievito di birra è diventato più ricercato dell’oro al tempo del Klondike. A questo proposito colgo l’occasione per dirvi che la birra magari bevetevela, il lievito non si può riprodurre a meno di non averne un pezzettino per fare la pasta da riporto. Se volete provate con la pasta madre.

Ho pensato di lasciarvi i link di una selezione di ricette che ho pubblicato nel tempo e che possono esservi d’aiuto nella preparazione quotidiana dei pasti. Tenuto conto che mai come adesso la Cucina socratica è la prima fonte d’ispirazione.

Ed ora cliccate sulle foto per leggere le ricette oppure i link sottostanti e, se non vi bastano queste proposte, continuate a curiosare sul blog per chiave di ricerca o selezionando una categoria. Ricordate anche che potete mandarmi le foto dei piatti che proverete a fare, le ritroverete qui.

Torneremo ad abbracciarci 😀

Facciamo il pane e non solo: Oggi faccio il panePanini al latte‘Mpille salentineCantucci salati (senza lievito) – Tarallini pugliesi (senza lievito) – Calzoni di pasta matta (senza lievito)

Oggi pasta: Sugo ai carciofi Pasta e fagioliOrecchiette con cime di rapaSpaghetti alle vongole

Voglia di risotto: Riso integraleRisotto pere e taleggioRisotto rossoRisotto alla milanese

Carne, pesce e formaggio homemade: Padellata di salsiccia e..Fagottini di tacchinoPolpettine speziateInsalata di polpoOrate al fornoInvoltini di sogliolaLabneh

Le verdure: Torta girasole di verdureFagiolini a mazzetti…Crostata di cavolfioreVerdure al fornoInsalata pantescaPanzanella prêt-à-porter

Finiamo in dolcezza: Dolcetti di mandorleTorta all’acquaBensonePouding ChômeurBiscotti al latte condensatoBanana bread