Ricette in quarantena

I giorni di esilio casalingo non sono finiti, dobbiamo continuare a resistere e non lasciarci andare mai. Solo così ne usciremo vincenti e mi auguro molto più consapevoli.

Sui social impazzano ricette e preparazioni di tutti i tipi ed il lievito di birra è diventato più ricercato dell’oro al tempo del Klondike. A questo proposito colgo l’occasione per dirvi che la birra magari bevetevela, il lievito non si può riprodurre a meno di non averne un pezzettino per fare la pasta da riporto. Se volete provate con la pasta madre.

Ho pensato di lasciarvi i link di una selezione di ricette che ho pubblicato nel tempo e che possono esservi d’aiuto nella preparazione quotidiana dei pasti. Tenuto conto che mai come adesso la Cucina socratica è la prima fonte d’ispirazione.

Ed ora cliccate sulle foto per leggere le ricette oppure i link sottostanti e, se non vi bastano queste proposte, continuate a curiosare sul blog per chiave di ricerca o selezionando una categoria. Ricordate anche che potete mandarmi le foto dei piatti che proverete a fare, le ritroverete qui.

Torneremo ad abbracciarci 😀

Facciamo il pane e non solo: Oggi faccio il panePanini al latte‘Mpille salentineCantucci salati (senza lievito) – Tarallini pugliesi (senza lievito) – Calzoni di pasta matta (senza lievito)

Oggi pasta: Sugo ai carciofi Pasta e fagioliOrecchiette con cime di rapaSpaghetti alle vongole

Voglia di risotto: Riso integraleRisotto pere e taleggioRisotto rossoRisotto alla milanese

Carne, pesce e formaggio homemade: Padellata di salsiccia e..Fagottini di tacchinoPolpettine speziateInsalata di polpoOrate al fornoInvoltini di sogliolaLabneh

Le verdure: Torta girasole di verdureFagiolini a mazzetti…Crostata di cavolfioreVerdure al fornoInsalata pantescaPanzanella prêt-à-porter

Finiamo in dolcezza: Dolcetti di mandorleTorta all’acquaBensonePouding ChômeurBiscotti al latte condensatoBanana bread

La Trippa a modo mio

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La trippa fa parte della cultura culinaria italiana, ogni regione ha la sua ricetta tradizionale, dovuta alla diversità degli usi e alle abitudini, come la Busecca lombarda, la Sopa de Tripe padovana, o la zuppa di trippe napoletana, e ancora la trippa alla bolognese col Parmigiano, la Lucchese con formaggio e cannella terminando con il famoso street-food fiorentino, il panino a base di Lampredotto.

Ma è la tradizione romana a farla da padrone, ed è anche ricca di proverbi in merito, tra questi spiccano “Giovedì gnocchi e sabato trippa” seguito dal più celebre “Nun c’è trippa pe’ gatti”! Il proverbio ha un’origine ben precisa: nel 1907, il sindaco di Roma, Nathan, per risanare il bilancio cittadino in crisi nera, depennò dalla lista la trippa che il comune acquistava per i mici del centro storico (utilissimi per eliminare i topi della città). Nathan ritenne quella spesa uno spreco e per risparmiare annunciò pubblicamente che a Roma non ci sarebbe più stata trippa per gatti.

Per me è un piatto unico, lo servo abbastanza brodoso, spolverato generosamente di formaggio e completato con fette di pane casareccio.

Pillola socratica 😉

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Per due porzioni abbondanti:

2 carote piccole
1 gambo di sedano verde
1 cipolla media
500 gr di trippa
300 gr di fagioli lamon lessati
acqua calda
2 cucchiai di olio extra vergine d’oliva
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
1/2 bicchiere di vino bianco secco
Parmigiano Reggiano
Fette di pane
Sale

Sciacquare molto bene la trippa e tagliarla a listarelle, portare a bollore una pentola d’acqua e sbollentarla per pochi minuti, scolare.
Preparare un trito con la cipolla, il sedano, le carote e soffriggere il tutto in una casseruola a bordi alti con l’olio.
A fiamma vivace versare la trippa, tostarla e sfumare col vino.
Aggiungere acqua calda sin quasi a coprirla del tutto, il concentrato di pomodoro e cuocere a fuoco moderato con il coperchio semi aperto.
Passata un’ora aggiungere i fagioli e regolare di sale.
Continuare la cottura ancora una decina di minuti.
Servire ben caldo.

Tortino di pasta violada

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La pasta violada o violata è tipica della cucina sarda, viene utilizzata nella preparazione di diversi piatti, può essere fritta per le sebadas o seadas che dir si voglia, o cotta in forno come per la panada.

Io l’ho utilizzata per proporre un tortino dove al miglio e alle verdure ho pensato di aggiungere un saporito gorgonzola. Un piatto unico, versatile e ottimo sia tiepido che a temperatura ambiente.

Per la pasta violada

300 g di semola rimacinata
50 g di farina 0
30 g di olio extra vergine d’oliva
5 g di sale
220 g di acqua tiepida

Per il ripieno

1 porro a rondelle
70 g di spinaci lessati e tritati
150 g di coste piccole lessate e tritate
1 cucchiaio di semi di sesamo
120 g di miglio lessato
90 g di gorgonzola
3 uova
sale

Sciogliere il sale nell’acqua tiepida ed aggiungere l’olio extravergine d’oliva. In una terrina versare le farine ed impastare aggiungendo il liquido poco alla volta.

Lavorare la pasta per almeno 15 minuti fino ad ottenere un panetto abbastanza liscio, compatto e malleabile. Coprirlo con la pellicola trasparente e lasciare riposare una mezz’ora circa in un luogo fresco fuori dal frigorifero.

5

In una padella rosolare il porro in poco olio, versare anche le verdure e insaporirle per qualche minuto. Aggiungere il sesamo ed il miglio scolato molto bene, amalgamare il tutto, aggiustare di sale e lasciare intiepidire.

Tagliare a pezzetti il gorgonzola e mescolarlo al composto.

Sbattere le uova, tenerne da parte un cucchiaio (servirà per spennellare la superficie del tortino) ed incorporarle al composto tiepido.

Stendere 2/3 di pasta in una sfoglia di 1 cm, deve sbordare di qualche centimetro oltre lo stampo, questo sarà con i bordi alti e leggermente unto di olio. Farvi aderire bene la pasta alle pareti e versarvi il composto precedentemente preparato.

Stendere la pasta rimanente per ricoprire la superficie dello stampo, sigillare bene i bordi e rifilarli se necessario. Con i ritagli rimasti si possono fare piccoli decori.

Spennellare il tutto con l’uovo battuto da tenuto parte, bucherellare la superficie con uno stuzzicadenti per favorire l’uscita del vapore in cottura.

Cuocete in forno per 40 minuti, modalità ventilato a 180°, se la superficie colora troppo coprirla con un foglio di carta stagnola.

A cottura ultimata spegnere il forno e lasciare il tortino dentro ad intiepidire.

Lasagne salmone e robiola

Il salmone fresco non è solo buono e leggero, ma digeribile e ricco di nutrienti, è ottimo per chi non vuole rinunciare al piacere di mangiare in modo equilibrato e gustoso.
Grazie alla sua varietà di tagli, si presta a diventare l’ingrediente principale di molte ricette, tutte semplici e rapide.

Come questa lasagna, una gustosa alternativa alla più classica e conosciuta, dove il salmone ha un ruolo importante unitamente alla robiola, un formaggio a pasta molle prodotto tipicamente in Italia settentrionale dalle Langhe al bresciano.

Da questo connubio è scaturito un piatto unico che fa festa solo a vederlo.

Dosi per 4 persone

250 g di pasta fresca di lasagne
450 g di carpaccio di salmone
300 g di robiola
maggiorana
100 g di salmone affumicato
1 dl di latte
30 g di parmigiano reggiano
30 g di pangrattato
sale
pepe rosa

Tritare il salmone affumicato, in una ciotola unirlo alla robiola, aggiustare di sale, qualche grano di pepe rosa schiacciato e la maggiorana; stemperare il tutto con il latte fino ad ottenere una crema molto morbida.

Sul fondo di una pirofila imburrata fare un primo strato di lasagne, distribuire sopra la crema di robiola ed il carpaccio di salmone. Procedere a strati fino ad esaurire gli ingredienti.

Terminare con uno strato di crema di robiola.

Mescolare il formaggio con il pangrattato, un pò di maggiorana e altro pepe rosa schiacciato. Distribuire il composto sulle lasagne.

Accendere il forno in modalità ventilata a 200°, coprire la teglia con un foglio di alluminio, infornare e cuocere per 20 minuti. Eliminare il foglio di alluminio e completare la cottura per altri 10 minuti.

Sfornare e servire.

p.s. se decidete di utilizzare la pasta secca, lessatela prima in abbondante acqua salata.

Gnocchi patate e ricotta al caffè con crema di zucca e porcini

Galeotta fu la Masterclass dedicata al caffè dove, insieme ad un gruppo di colleghe foodblogger, sono stata guidata dagli esperti SCA Specialty Coffee Association della Scuola Sapere Manuel Caffè, a scoprire quali segreti si celano dietro e dentro una “semplice” tazzina di caffè.

Per me si è trattato di una prima volta in assoluto, si beve il caffè per abitudine, per svegliarsi la mattina, per far passare il mal di testa, per … Con questa occasione ho avuto modo di conoscere il concetto di ruota degli aromi, provato il metodo cupping, utilizzato a livello internazionale per valutare la qualità del caffè. E ancora come si definisce l’aroma, la percezione delle sue note ed i vari sentori sprigionati dal caffè, l’assaggio, la sua corposità ed i suoi flavours. Infine con il tatto ho provato ad identificare il sentore al palato, la combinazione tra aroma e gusto che si avverte in bocca attraverso le papille gustative. Che dire, sembra semplice preparare una tazzina di caffè, ma non è proprio così.

Con questo nuovo bagaglio ho pensato di provare ad utilizzare il caffè nella preparazione di un piatto salato, dove l’aroma e la combinazione dei diversi ingredienti contribuiscono a dare gusto pieno al tutto.

Per due porzioni di gnocchi:
200 g di patate lessate e schiacciate
70 g di ricotta vaccina ben scolata
100 g di farina bianca
⅔ di una tazzina di caffè

sale

Condimento:
250 g di zucca cotta al vapore
60 g di funghi porcini tagliato a fette e poi a tocchetti
1 spicchio d’aglio
olio extra vergine d’oliva
rosmarino fresco
brodo vegetale

Sulla spianatoia versare la farina, le patate raffreddate, aggiungere la ricotta, un pizzico generoso di sale ed il caffè freddo. L’impasto risulterà molto morbido, lavorarlo delicatamente, se è molto appiccicoso aggiungere poca farina.

Dividere la pasta in più parti e formare dei bastoncini dal diametro di 1 cm circa, lavorare su un piano infarinato. Tagliarli a pezzetti di 1 centimetro e disporli su un vassoio cosparso di farina di semola, lasciarli in frigo sino al momento della cottura.

Per il condimento, in una padella profumare l’olio con l’aglio ed aggiungere i funghi porcini, dopo due o tre minuti, aggiungere la zucca schiacchiata con la forchetta, rosmarino a piacere, sale e un pò di brodo vegetale per rendere tutto molto cremoso. Cuocere per qualche minuto ancora.

Portare ad ebollizione una pentola di acqua salata, tuffare gli gnocchi e appena vengono a galla scolarli con una schiumarola e spadellarli velocemente nella crema preparata.

Servire subito e buon appetito!

Pizza al piatto tipo napoletana per il Club del 27

Riprendiamo i ritmi del dopo vacanze cioè la buona abitudine di pubblicare con il Club del 27.

Questo mese vi porto nel magico mondo delle pizze. Storia, etimologia, conferimenti di ogni tipo, in rete trovate di tutto e di più; è il nostro alimento più conosciuto all’estero e dal 2017 l’Unesco ha dichiarato l’arte del pizzaiolo napoletano patrimonio immateriale dell’umanità.

Lo sapevate che esiste l’effetto pizza? In sociologia si parla di effetto pizza quando un fenomeno locale ha successo prima all’estero che nel paese d’origine, dove torna da protagonista in un secondo momento.
Il primo a parlarne fu nel 1970 l’antropologo Agehananda Bharati, egli prese ad esempio la prima pizzeria di New York che aprì i battenti nel 1905, da un’idea dell’emigrante Gennaro Lombardi ben 15 anni dopo l’invenzione della prima Margherita, il successo fu immediato e la pizza divenne famosa prima negli Usa e successivamente in Italia.

Ma come tagliare una pizza in parti uguali? Per questo ci sono venuti in aiuto due brillanti matematici statunitensi Rick Mabry e Paul Deiermann, che hanno sviluppato addirittura un teorema: se tagliamo una pizza 3, 7, 11, 15 volte, e così via, senza passare dal centro e prendendo le fette in modo alternato, a riempirsi di più lo stomaco sarà chi si aggiudica la fetta contenente il centro. Se invece la si taglia 5, 9, 13, 17 volte, vale il contrario: chi prende il centro, mangia di meno. Provate e sappiatemi dire 😉

Ma torniamo alla pizza che vi propongo, ho utilizzato il lievito madre o pasta madre che dir si voglia, e preparato un impasto che richiede una lievitazione lunga. In fondo alla ricetta trovate anche la versione lievito di birra, potrete così scegliere il metodo che preferite.

E il condimento? Il bello della pizza è proprio questa sua versatilità, poter scegliere e preparare le versioni più disparate, ananas compreso!

Pizza con lievito madre con prefermento (4 teglie tonde o 1 rettangolare):

450 g di farina 00
320 ml di acqua
30 g di lievito madre
15 g di sale
10 cucchiai di pomodori pelati
250 g di mozzarella fiordilatte sgocciolata

origano

olio extra vergine d’oliva
1 melanzana grigliata
3 cucchiai di Parmigiano Reggiano

Sciogliere il lievito madre con 130 ml di acqua, aggiungere 130 g di farina, incorporare velocemente e lasciar riposare per 2 ore.

Setacciare il resto della farina e, in una ciotola fare la fontana, aggiungere il lievito madre, il resto dell’acqua e il sale sulla farina, verso il bordo della ciotola (in modo tale che il sale non tocchi il lievito da solo ma insieme alla farina). Iniziare a incorporare man mano, intridendo con le dita e poi una volta terminato ribaltare sul piano da lavoro e impastare per una decina di minuti, sbattendo e piegando più volte.

Fare una palla, trasferirla in ciotola, coprire con pellicola e mettere subito in frigo. Lasciar maturare 8/10 ore, io ho preparato l’impasto la sera prima e lasciato in frigo 16 ore.

Togliere dal frigo e lasciar a temperatura ambiente per 2/3 ore e comunque fino a quando l’impasto risulti gonfio. Prendere un quarto dell’impasto e porlo sul piano da lavoro, stendere con le mani, senza schiacciare, ma allargando l’impasto dal centro verso il bordo, infilare le mani sotto il disco di pasta fino a poggiarlo su metà avambracci e traferire in una teglia rotonda oliata. Procedere allo stesso modo con il restante impasto.

Lasciar lievitare altre 2 ore, nel frattempo accendere il forno alla massima temperatura insieme alla teglia che servirà per la cottura, senza mai aprire lo sportello.

In una tazza condire il pomodoro con olio e origano e un pizzico di sale, stenderlo sulla pizza, aggiungere la mozzarella e da ultimo le melanzane cosparse di Parmigiano Reggiano.

Prelevare la teglia dal forno, trasferirci il disco di pizza, senza oliare. Infornare per 5 minuti al ripiano più basso, poi altri 4/5 minuti nel ripiano più alto.

Procedimento con lievito di birra (4 teglie tonde o 1 rettangolare):

450 g di farina 00
250 ml di acqua
1 g di lievito di birra
12 g di sale

Misurare l’acqua, versarla in una ciotola, prelevarne una piccola quantità in due tazzine differenti: in una sciogliere il sale, nell’altra il lievito di birra.

Versare il contenuto con il lievito di birra nella ciotola con l’acqua e iniziare ad aggiungere gradualmente e lentamente la farina setacciata più volte a parte, incorporandola man mano all’acqua, poi finita la farina aggiungere il sale sciolto in acqua, continuare ad amalgamare  fino a raggiungere il “punto di pasta”. All’incirca ci vorranno una decina di minuti.

Ribaltare sul piano da lavoro e lavorare 20 minuti, passaggio estremamente necessario per ottenere un impasto non appiccicoso, morbido ed elastico e una pizza soffice e asciutta.

Piegare e schiacciare ripetutamente, poi all’avvicinarsi dei 20 minuti l’impasto diventerà morbido e sempre più cedevole e infine avrà un aspetto setoso. Riporlo in una ciotola di vetro o porcellana, coprire con pellicola e lasciar lievitare per 2 ore.

Dividere l’impasto i 4 panetti e riporli su un telo non infarinato, lasciar quindi lievitare per 4/6 ore a una temperatura di 25°C.

Riscaldare il forno alla massima temperatura insieme alla teglia che servirà per la cottura, senza mai aprire lo sportello.

Stendere un panetto alla volta su un ripiano, spolverato con farina di semola, senza usare il mattarello ma allargandolo con le mani, dal centro verso il bordo, e se riuscite, come fanno i pizzaioli veri, facendolo debordare roteandolo, in modo che avvenga un’estensione più delicata.

Prelevare lo stampo dal forno, trasferirci il disco di pizza, senza oliare. Infornare per 5 minuti al ripiano più basso, poi altri 4/5 minuti nel ripiano più alto.

Piada tradizionale al lievito madre con Gorgonzola e fichi per Vamos a la piada again

Rieccomi con un’altra proposta ed un’altra tipologia di piada che l’azienda di Riccione Fresco Piada prepara con l’ausilio di farine di grani romagnoli, sale integrale marino di Cervia e olio extravergine d’oliva delle colline riminesi.

Dopo aver testato La Piada del Chiosco con Rosa Camuna e piccoli frutti , ho voluto provare un nuovo ripieno, questa volta racchiuso ne LA RITROVATA AL LIEVITO MADRE NATURALE, il cui lievito madre appunto, deriva da un ceppo che ha alle spalle oltre cinquant’anni di cure ininterrotte, un tesoro della cucina artigiana di Fresco Piada.

1 piada  
50 g di Gorgonzola  
3 fette di prosciutto crudo 
2 fichi 
4 noci 
miele (facoltativo)

Tagliare a tocchetti il Gongonzola, lavare ed affettare i fichi, dividere a metà le noci.

Scaldare la piada in una padella antiaderente, girarla un paio di volte e ricoprirne una metà di formaggio, lasciarlo fondere.

Far scivolare la piada su un piatto, aggiungere il prosciutto crudo, i fichi e le noci. Provate anche la versione con l’aggiunta di qualche goccia di miele.

Piegare in due e gustare!

Piada del Chiosco alla Rosa Camuna e piccoli frutti per Vamos a la piada

Se c’è un prodotto tipico, tradizionale, iconico è sicuramente la Piadina Romagnola. A Riccione l’azienda Fresco Piada, fondata nel 1996, ne produce di ottime, utilizzando solo farine di grani romagnoli, sale integrale marino di Cervia e olio extravergine d’oliva delle colline riminesi. Il laboratorio ha mantenuto un’impronta artigianale, tutte le piadine sono precotte a mano una a una, su piastra e successivamente raffreddate a temperatura ambiente, mantenendo così inalterata la loro fragranza.

Diverse sono le tipologie e riprendono ricette di cui si era persa la memoria: LA RITROVATA nella versione TRADIZIONALE, quella ALL’OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA, oppure LA RITROVATA AL LIEVITO MADRE NATURALE e LA RITROVATA CON GRANI ANTICHI.

C’è anche LA PIADA DEL CHIOSCO, quella che ho utilizzato io, preparata seguendo la ricetta di un piccolo chiosco di Cervia con l’aggiunta di miele per renderla più profumata. Essendo tipica del nord della Romagna, è più spessa e piccola in circonferenza.

Ho voluto accompagnarla con una farcitura il cui elemento portante è un formaggio tipico della mia regione: la Rosa Camuna. Ha una pasta morbida, semigrassa e dalla breve stagionatura, viene prodotto negli alti pascoli della Val Camonica. La sua forma riprende la rosa stilizzata con quattro petali delle incisioni rupestri che i Camuni, antichissima popolazione della valle, ha lasciato sulle pietre per documentare scene della propria vita. Un fiore che oggi è il simbolo della Regione Lombardia. 

1 piada  
60 g di formaggio Rosa Camuna  
1 manciata di piccoli frutti (lamponi, mirtilli e more) 
1/2 cucchiaino scarso di zucchero di canna 
1 cucchiaio di aceto di mele 
30 g di prosciutto cotto 
insalata
olio extravergine d’oliva 

Pennellare con poco olio un padellino antiaderente e cuocere a fiamma media i piccoli frutti con lo zucchero e l’aceto. Quando si formerà una salsina semidensa, spegnere e tenere al caldo da parte.

Scaldare la piada in un’altra padella antiaderente, girarla una volta, ricoprirne una metà di fette di formaggio e lasciarlo fondere.

Far scivolare la piada su un piatto, aggiungere il prosciutto cotto, rifinire con la salsa, i piccoli frutti e qualche foglia d’insalata. Piegare in due e gustare!

GIORNATA NAZIONALE DELLA PIADINA O PIADA

Coni di gelato al Parmigiano Reggiano

Il gelato, grande protagonista estivo, è oramai stato sdoganato anche da questa stagione, non è raro infatti trovare una gelateria aperta tutto l’anno. Vanta origini di lunga data ed in rete vi sono numerose informazioni in merito, diversi sono anche i musei tematici. Il più noto e non solo in Italia, nonchè il primo ad essere stato aperto di questo genere, si trova ad Anzola Emilia nel bolognese, e ripercorre la storia, la cultura e la tecnologia che gravita intorno al gelato artigianale.

Oltre all’utilizzo di creme, frutta e zucchero, questa volta vi propongo un’insolita versione salata al Parmigiano Reggiano che anzichè concludere un buon pranzo lo può inaugurare.

350 g di panna fresca non montata
200 g di Parmigiano Reggiano stagionato minimo 18 mesi  
1 rotolo di pasta sfoglia
1 rosso d’uovo 
granella di pistacchio

Versare in una casseruola la panna e portarla quasi ad ebollizione.

Grattugiare il Parmigiano Reggiano e versarlo tutto in una volta nella panna.

Mescolare molto bene, a fiamma bassa, fino a quando il formaggio non sarà completamente sciolto.

Filtrare con un colino a maglie fitte e versare in un contenitore, mettere in frigo per almeno sei ore. 

Stendere e tagliare la pasta sfoglia in strisce da 1 cm ed avvolgerle delicatamente intorno ai coni di alluminio, se non avete quelli appositi si possono fare con un foglio di alluminio ripiegato due volte ed avvolto appunto a cono.

Spennellarne la superficie con il rosso d’uovo sbattuto.

Cuocerli in forno ventilato a 170° per 10 minuti al massimo.

Una volta raffreddati e sfilati delicatamente dai supporti in alluminio, riempire i coni di sfoglia ottenuti di gelato al Parmigiano Reggiano, rifinirli con granella di pistacchio.

Pillola socratica 😉

Il mio Rainbow orzo salad per il Club del 27

Siamo arrivati a Maggio, le temperature quest’anno faticano ad alzarsi, ma non facciamoci trovare impreparati, è certo che arriverà il momento della fatidica prova costume. Per questo vi aiuto, insieme al Club del 27, a recuperare la linea (per chi l’avesse smarrita), o più semplicemente a trovare tante nuove idee con una meravigliosa carrellata di ricette light, dolci e salate, buone e veloci da preparare e gustare in allegra compagnia.

Io ho scelto un’insalata di orzo coloratissima, mette allegria solo a vederla e si può preparare in anticipo, questo anche per dar modo ai sapori di amalgamarsi tra loro.

Questa è la mia interpretazione (per 2 persone), in fondo trovate la ricetta originale in inglese.

2 peperoni, uno rosso e uno giallo
1 grossa cipolla rossa tagliata sottilmente
1 cucchiaio di olio d’oliva + 2 cucchiaini
8 pomodorini tagliati a metà
50 g di orzo
40 g di feta tagliata a dadini
basilico

Sciacquare e lessare l’orzo in acqua salata, il mio impiega 35/40 minuti.

Impostare il forno sulla funzione grill a 200° e grigliare i peperoni interi, quando sono tiepidi spellarli e tagliarli a striscioline.

Passare alla funzione cottura ventilata e cuocere la cipolla affettata sottilmente e posta in teglia con un cucchiaino di olio, per 10 minuti. Aggiungere i pomodorini tagliati ed irrorati con un cucchiaino di olio, cuocere per altri 7 minuti.

Lasciare raffreddare il tutto.

A cottura ultimata dell’orzo, metterlo sotto l’acqua fredda e scolarlo completamente.

Comporre l’insalata mischiando le verdure con l’orzo, la feta e qualche foglia di basilico spezzato a mano. Irrorare con un cucchiaio di olio ed aggiustare eventualmente di sale.

Si conserva in frigo un paio di giorni, se non finisce prima.

Pillola socratica  😉

Ingredients

2 peppers, different colours if you like, deseeded and sliced
1 red onion, cut into thin wedges
1 tbsp olive oil
6 cherry tomatoes, halved
25g orzo pasta
25g feta cheese, crumbled
2 tbsp roughly chopped basil

Method

1. Heat oven to 200C/180C fan/gas 6. Put the peppers and onion in a roasting tin and drizzle with half the oil. Roast for 20 mins, adding the tomatoes for the final 5 mins. Leave to cool.

2. Cook the orzo following pack instructions, then run under cold water to cool before draining thoroughly. Toss with the vegetables, the remaining oil, the feta and basil. Will keep in the fridge for a few days.