Peperoni sottaceto

Le verdure sottaceto sono un ottimo compendio ad un antipasto, ma ben si accompagnano anche ad una portata principale. Differiscono dalle giardiniere per la mancanza di zucchero nella loro preparazione, per esempio come quella di zucchine che vi ho proposto qualche mese fa e che trovate qui.

Ora è tempo di peperoni, ricchi di vitamine A e C, buona fonte di potassio e dalle proprietà diuretiche. L’importante è sceglierli sodi e carnosi, devono essere freschi e privi di ammaccature. Pur parenti dei peperoncini hanno valore zero nella scala di Scoville, la scala che misura la piccantezza.

Una volta preparati, per meglio apprezzarli, dovrete attendere almeno 30 giorni prima di consumarli. Se poi volete fare scorta, ancora chiusi si conservano per mesi.

500 gr di peperoni (peso al netto degli scarti)
400 ml di aceto di mele
1 foglia di alloro
1 spicchio di aglio
1 chiodo di garofano

sale

Lavare, asciugare e tagliare i peperoni a metà, togliere la calotta, i semi ed i filamenti. Ridurli a strisce e poi a quadrotti di circa 2/3 cm per lato.

In una casseruola portare a bollore l’aceto con gli aromi ed un pò di sale.

Mantenendo il liquido sempre in leggera ebollizione tuffare metà dei peperoni e cuocerli per un paio di minuti. Scolarli molto bene e fare la stessa cosa con i restanti peperoni.

Disporli su un canovaccio pulito e lasciarli asciugare, tamponarli con carta assorbente. Tenere da parte il liquido di cottura.

Utilizzando un vasetto in vetro capiente e sterilizzato, inserire i peperoni cercando di riempire bene tutti gli spazi, ricoprirli di liquido bollente, volendo aromi compresi.

Chiudere bene e capovolgere il vasetto sino a raffreddamento.

Non occorre sterilizzare, conservate in un luogo fresco e buio per un mese prima di consumarli.

Il mio cloud egg per il Club del 27


Ripartiamo da zero, in un tempo irreale sospeso e appeso nello stesso istante, dove la fantasia si accompagna al ricordo e la mente è libera di volare mentre il corpo può farlo solo in spazi ristretti. Allora che fare se non fermarsi e cercare di riprendere le fila di una vita che sembrava onnipotente su tutto, sembrava però. Ora siamo qui ad aspettare di ricominciare da zero, o quasi… non ci sono alternative.

La cucina, in tutto ciò, diventa utile, ci aiuta anche lei a superare questo momento. Mai come ora è importante una corretta alimentazione, si prenda uno spazio anche chi non l’ha mai fatto. La manualità, la fantasia di utilizzare quello che si ha sottomano, il momento di concentrazione nel fare una cosa diversa che porta via i retropensieri inchiodati sul presente.

Ma in tutto ciò si riparte da zero, e per questo oggi per il Club del 27 ho preparato un uovo.

Una preparazione basica, tratta dal libro “The perfect Egg” di T. Fischer e J. Park; un modo diverso di preparare un occhio di bue.


1 uovo
1 cucchiaio di parmigiano reggiano grattugiato
1 pizzico di sale aromatizzato con fiori eduli essiccati


Preriscaldate il forno a 170°C. 

Separare la chiara dal tuorlo delicatamente, per non rompere il cuore giallo. Montare l’albume a neve ferma, unire il parmigiano ed il sale con una spatola, facendo attenzione a non smontare la chiara.

Con un cucchiaio disporre l’albume in una teglia rivestita di carta forno, io ho usato una piccola pirofila di ceramica leggermente imburrata. Creare al centro un avvallamento dove depositare il tuorlo.

Cuocere per 7/10 minuti, scegliete voi se volete un cuore ben cotto o leggermente cremoso.

There is a big blue sky waiting just behind the clouds (C’è un grande cielo blu che aspetta dietro le nuvole)

Polpette di ceci e sesamo

Cicerone scriveva “Il piacere dei banchetti non si deve misurare dalle squisitezze delle portate, ma dalla compagnia degli amici e dai loro discorsi.” Cito questo oratore e filosofo romano poichè il suo nome deriva proprio dai ceci, legumi altamente proteici e versatili in cucina, in una parola… eclettici 😉

Durante una serata tra amici, in ottima compagnia e tante chiacchiere, queste speziate polpettine sono state un goloso finger food.

Io ho preferito utilizzare i ceci secchi per cui è necessario calcolare i tempi di ammollo, per quelli in scatola considerate invece la loro sapidità. Con le dosi che vi suggerisco si possono preparare 40 polpettine, mentre la quantità di spezie varia a seconda del gusto; per esempio il cumino può non piacere, così come il coriandolo che differisce parecchio da quello secco (più delicato) a quello fresco (decisamente invadente).

200 g ceci secchi
1 spicchio di aglio
1 cipolla piccola
qualche grano di Coriandolo secco
1/2 cucchiaino raso di Cumino
1/2 cucchiaino raso di Curcuma
1/2 cucchiaino raso di Zenzero
Succo di 1/2 limone
Semi di sesamo
Olio extra vergine d’oliva
Sale

Mettere a bagno i ceci per almeno 24 ore con un pezzetto di alga Kombu, cambiare spesso l ‘acqua. Lessarli in abbondante acqua salata insieme ad un nuovo pezzetto di alga, sino a quando non risultano ben cotti. Schiacciare i ceci cercando di privarli della buccia.

Versare la purea ottenuta in una ciotola, aggiungere aglio tritato, cipolla e tutte le spezie (coriandolo, cumino, curcuma e zenzero). Unire il succo di limone, regolare di sale e olio quanto basta per ottenere un impasto uniforme. Dovete mescolare con le mani così da sentire quando è pronto e compatta senza diventare troppo molle.

Lasciare riposare per trenta minuti quindi formare tante piccole polpettine rotonde da cospargere con i semi di sesamo.

In una teglia ricoperta di carta forno e unta di olio oliva, disporre le polpette e cuocere in forno a 165-170° C. Servirle tiepide oppure a temperatura ambiente.

Se avanzano (anche no) si conservano in frigo un paio di giorni.

Dip carciofi, mandorle e Parmigiano per il Club del 27

Nel mese tipicamente dedicato alle coppie il Club del 27 si dedica alla cucina “per uno solo”, una persona che per mille motivi cucina per se stesso. Proponiamo una scelta di ricette tratte dal libro ” SOLO, the joy of cooking for one” di Signe Johansen, per imparare anche la dose da “uno” e vivere felici.

I Dip (dall’inglele “to dip” che significa intingere) sono salse d’accompagnamento ottime servite durante un aperitivo. Questa versione mi ha convinto perchè utilizza i carciofi, deliziosi ortaggi tipici di questi mesi.

La crema ottenuta, semplice e veloce da preparare, è ideale spalmata su una fetta di pane casareccio appena sfornato o leggermente abbrustolito.

2 carciofi
4 cucchiai di Parmigiano Reggiano
4–5 cucchiai di olio extra vergine d’oliva
1/2 limone
15 mandorle

Pulire e lavare i carciofi , tagliarli in quarti e lessarli fino a renderli teneri.
Scolarli bene e metterli nel frullatore insieme agli altri ingredienti ed al succo di limone.

La crema ottenuta la potete consumare subito oppure conservare in un contenitore chiuso per 2 o 3 giorni.

Artichoke, almond and Parmesan dip

175g chargrilled jarred artichokes
4–5 tbsp olive oil
lemon handful zest and juice
toasted almonds
sea salt
black pepper
Put all the ingredients (except the salt and pepper) in a blender or food
processor and blitz until quite smooth and evenly combined. You can
make it in a pestle and mortar too, but you’ll need to finely chop the
artichokes first, then crush all the ingredients with the pestle, crushing
the nuts first before adding the cheese, lemon and oil followed by the
chopped artichokes. This will give the dip a rougher texture, but it will
be no less delicious for it.

Falsopesce

Il falsopesce è il piatto delle feste della mia infanzia, preparato a Natale dalla mamma. E’ semplice, ha pochi ingredienti ed è divertente da decorare, soprattutto se vi fate aiutare dai bambini.

Il mio bel “falso” pesciolino è cicciotto, opera della mia bambina. Anche quest’anno lo prepareremo e farà bella mostra tra gli antipasti del pranzo natalizio.

700 g di patate a pasta gialla
350 g di tonno sott’olio sgocciolato
2 cucchiaini di pasta d’acciughe
100 g di maionese
capperi
cetriolini
olive verdi denocciolate
sale

In una pentola capiente, lessare le patate in abbondante acqua. Passarle allo schiacciapatate ancora calde, ottenere una purea.

Sgocciolare il tonno dall’olio, inserirlo nel frullatore insieme alla pasta d’acciughe, un cucchiaino di capperi e la maionese; frullare il tutto, aggiungere il composto ottenuto alle patate.

Amalgamare bene, nel caso fosse molto compatto aggiungere altra maionese e regolare di sale.

Se utilizzate l’apposito stampo foderatelo con la pellicola, tenetelo in frigo un’ora prima di sformarlo. In alternativa divertitevi a modellarlo a mano libera.

Decorare a piacimento, vanno bene anche i sottaceti misti, le falde di peperoni… insomma… viva la fantasia!

Crema viola

Contiene proteine, fibra alimentare, diverse  vitamine e sali minerali, è ricca d’acqua e di zuccheri. Vanta proprietà riminalizzanti e rinfrescanti, è anche un blando antinfiammatorio, apporta benefici al cuore e alla microcircolazione ed il succo aiuta a combattere l’ipertensione e l’anemia.

Tutto questo è la barbabietola rossa, un ortaggio a forma di tubero, ottimo da consumare sia crudo che cotto. In commercio si trova già precotta, basta tagliarla e condirla con un po’ di olio e di sale, oppure utilizzarla per preparare colorate ricette come il mio Risotto rosso di barbabietola e Gorgonzola.

Per la GN delle vellutate e della besciamella questa volta la propongo in versione vellutata, la ricetta è ultra veloce ed il risultato è una crema deliziosa perfetta per questa fresca stagione.

Dosi per 4 persone

1 cipolla rossa tritata
1 carota tagliata a cubetti
350 g di barbabietole rosse tagliate a dadini
1 mela acidula (tipo grammy smith) tagliata a cubetti
1 l di acqua
2 cucchiai di olio extra vergine d’oliva

sale

yogurt bianco per guarnire


In un pentolino scaldare l’olio e fare appassire la cipolla, aggiungere la carota, mettere il coperchio, cuocere a fuoco lento per 10 minuti mescolando periodicamente. Aggiungere le barbabietole, la mela e proseguire la cottura per altri 15 minuti. Versare l’acqua e portare ad ebollizione a coperchio socchiuso fino a cottura delle barbabietole. Frullare il tutto per ottenere una crema liscia, salare a piacere e versare nelle coppette.

Guarnire con lo yogurt e servire subito.

p.s. se utilizzate la barbabietola precotta il tempo di cottura si dimezza, giusto per permettere alla mela di cuocersi.

Zucchine in modalità giardiniera

Torno a parlare di zucchine, anzi no le cucino in modo da poterle conservare. Quando è stagione hanno un sapore delizioso e bisogna approfittarne, anche se si possono comprare tutto l’anno, quelle coltivate in aperta campagna non sono paragonabili a quelle cresciute in serra.

Se navigate tra le mie ricette compaiono spesso e volentieri, ad esempio nella Torta “sanremese” di zucchina trombetta, come contenitore nelle Zucchine tonde ripiene di Jasmine rice, in accompagnamento ai Filetti speziati di merluzzo oppure… curiosate, curiosate 😉

Questa volta ho pensato di prepararle in giardiniera, quella classica è composta da diverse verdure a seconda del gusto, ma il procedimento da seguire è uguale.

Per ottenere due o tre vasetti non molto grandi ecco cosa fare:

4 zucchine medie
1 bicchiere di aceto di vino bianco
4 bicchieri di acqua
1 cucchiaio di zucchero
1 cucchiaio di sale grosso
qualche foglia di alloro (facoltativo)
olio extra vergine d’oliva

Lavare le zucchine e tagliarle a rondelle di 1 cm circa.

In una pentola mescolare l’aceto e l’acqua con lo zucchero, il sale e qualche foglia di alloro, portare ad ebollizione.

Sbollentare le rondelle di zucchine per 3 minuti circa, meno se piacciono più croccanti che morbide.

A cottura ultimata scolare bene e sistemare la verdura nei vasetti di vetro, inserire anche una foglia di alloro se piace, versare sopra il liquido di cottura ancora caldo a ricoprire il tutto, sigillare con un filo d’olio e chiudere con il tappo. Si deve creare il sottovuoto.

Conservare i vasetti in luogo fresco, aspettare almeno 3 giorni prima di assaggiarle.

Insalata pantesca e Zibibbo

C’è un’isola vulcanica in Italia dove la forza degli elementi la rendono una cosa unica, un luogo a se stante, svincolato a tal punto dal nostro territorio che fa quasi specie sentire parlare in italiano; Pantelleria è questo e molto altro ancora.

Situata a metà strada tra l’Africa e l’Europa, Perla Nera del Mediterraneo, è un immenso patrimonio di biodiversità ed un concentrato di sole, vento, silenzio, sorgenti termali a cielo aperto, storia e buon cibo. Se non l’avete mai visitata sappiate che la sua aspra natura la rende si affascinante ma non facile da comprendere; c’è chi s’innamora di lei (come la sottoscritta) e chi fugge via dopo un solo giorno di permanenza.

Vi ho incuriosito? Non vado oltre, lascio a voi il piacere di scoprirla, anzi no! Vi racconto di un suo piatto tipico che non può fare a meno dei capperi di cui quest’isola ne è letteralmente cosparsa, nonchè del suo vitigno per eccellenza: lo Zibibbo.

L’insalata pantesca è da gustare nelle giornate calde ed assolate, un concentrato di sapori deliziosamente decisi; le dosi sono per due persone.

500 g di patate  
200 g di pomodorini  
12 olive verdi 
1 cucchiaio di capperi di Pantelleria
granella di pistacchio 
basilico 
origano 
olio extravergine d’oliva
aceto
sale

Lavare le patate, lessarle con la buccia fino a quando non saranno morbide, farle raffreddare, pelarle e tagliarle a tocchetti.

Tagliare la cipolla, lasciarla in ammollo dieci minuti con l’aceto e scolarla bene. Lavare e tagliare in quattro i pomodorini, sciacquare i capperi per togliere il sale in eccesso.

In una ciotola unire tutti gli ingredienti preparati, aggiungere le olive e la granella di pistacchi. A parte emulsionare l’olio con il sale e l’origano e condire l’insalata, decorare con il basilico.

Pillola socratica 😉

Abbinamenti di-vini

Un bicchiere di Zibibbo fresco e profumato è un buon compagno di viaggio. Vitigno a bacca bianca, detto anche Moscato di Alessandria, regala deliziose note sapide e fruttate; a torto incasellato solo come passito, in realtà i tanti piccoli produttori dell’isola riescono a conferire ai loro vini peculiarità differenti ed interessanti.

La vite, originaria dell’Egitto, fu introdotta nell’isola dai Fenici. I piccoli alberelli, tenuti volutamente bassi, data l’asperità del territorio e mai irrigati artificialmente, regalano pochi grappoli dagli acini ovoidali con la buccia spessa. Il termine zibibbo deriva da zibib che in arabo significa uva passa o uvetta.

Le caratteristiche uniche dell’allevamento hanno decretato, nel 2014, Patrimonio dell’Umanità la vite zibibbo ad alberello.

Insalata di polpo

Il polpo in versione estiva non può che declinarsi in insalata, sia essa tiepida o fredda; mollusco dalle carni gustose, viene preparato principalmente bollito per essere condito in molteplici modi, ma anche arrostito oppure in tegame come il polpo alla Luciana, ricordate?

Per la sua presentazione in insalata ci sono diverse scuole di pensiero, generalmente al Sud Italia al polpo non si usa togliere la pelle e nemmeno le ventose, pratica più diffusa nel Nord Italia. Molto comunque dipende dalle sue dimensioni, tendenzialmente è meglio farlo se l’animale supera il chilo di peso, per esemplari più piccoli io elimino la pelle ma le ventose tendo a lasciarle.
La ricetta che propongo è di volta in volta arricchita dai più svariati ingredienti quali ad esempio olive, verdure fresche a tocchetti oppure piccole falde di peperone arrostito, questa è praticamente la mia versione base.

Abbinamenti di-Vini:

Accompagnate questo piatto con un fresco calice di Salice salentino rosato, una DOC che ha il suo territorio di produzione tra Brindisi e Lecce. Si tratta di un vino la cui nascita risale agli anni ’40, ottenuto dai vitigni di Negroamaro (almeno il 75%) e Malvasia nera di Lecce. Ha caratteristiche organolettiche quali un colore rosa cerasuolo, profumo delicato e fruttato, mentre al palato risulta secco, morbido ed armonico. Servito ben freddo accompagna egregiamente piatti estivi e di pesce, lo trovo perfetto anche per un aperitivo.

1 polpo pulito di circa 500 g  
1 piccola cipolla di Tropea 
1 gambo di sedano 
3 patate medie 
1 limone non trattato 
prezzemolo tritato 
olio extravergine d’oliva 
sale

In una pentola d’acqua in ebollizione cuocere il polpo per 20/25 minuti (se la carne risulta ancora molto consistente proseguite la cottura). Scolarlo, farlo intiepidire e tagliarlo a pezzi.

Lessare le patate, sbucciarle, farle raffreddare e tagliarle a tocchetti.

Pulire il sedano, togliere i filamenti e tagliarlo a piccoli pezzi.

Sbucciare la cipolla ed affettarla sottilmente.

Spremere il limone e grattugiare metà della buccia.

In una capiente ciotola versare tutti gli ingredienti, condire con abbondante olio, succo di limone ed un po’ di buccia. Rifinire con il prezzemolo ed aggiustare di sale.

Fagiolini a mazzetti nei pomodori

La ricetta di oggi, per la GN del Calendario del cibo italiano, ha come protagonista il pomodoro. Non posso per questo passare dritta alla ricetta, prima vi scrivo un paio di cose che riguardano questo principe della stagione estiva. Parto dalle basi, è una solanacea coltivata per la prima volta dagli Aztechi intorno al 500 A.C. e non solo come cibo, ha diverse proprietà, le sue foglie poi sono un potente quanto pericoloso allucinogeno. Lo chiamavano xitomatl, da cui l’inglese tomato.

In Europa è sbarcato nel 1540, con il conquistador Hernán Cortés, la coltivazione del pomodoro si è quindi sviluppata in Francia grazie al Re Sole, che a Versailles stupiva gli amici mostrando questa strana pianta con i fiorellini gialli e le palline giallo-aranciate (i frutti che hanno ispirato il nome ‘pomo d’oro’). Verso la fine del 1500 arrivò anche in Italia e al sud trovò un clima favorevole, producendo frutti più grandi e di colore arancione-rosso che invogliavano ad essere assaggiati. Per questo motivo si iniziò a mangiare pomodori quasi un secolo prima di tutti gli altri europei.

Nel mondo si contano circa settantacinquemila varietà dai diversi colori. Quest’anno ne sto coltivando, in vaso, una qualità che produce frutti dolci giallo dorati. Per questa ricetta invece avrete bisogno dei classici e grossi pomodori ramati, la preparazione è semplice nonchè carina nella presentazione. Se poi siete ancora curiosi, in fondo all’articolo troverete una pillola di salute.

350 g di fagiolini 
6 pomodori ramati 
Parmigiano reggiano grattugiato 
Olio extravergine d’oliva 
Sale 

Spuntare, lavare e lessare i fagiolini in acqua salata per 15 minuti. Scolarli e tenerli da parte.

Praticare una piccola croce sulla sommità dei pomodori, tuffarli pochi secondi in acqua bollente e pelarli. Aiutandosi con un leva-torsoli, oppure un coltellino affilato, aprirli al centro per creare una cavità.

Condire i fagiolini con poco olio, sale e dividerli a mazzetti da inserire delicatamente nella cavità dei pomodori.

Adagiarli in una pirofila, cospargerli di formaggio e poco olio e passarli al grill a gratinare.

Servire tiepidi.

PILLOLA DI SALUTE: Il pomodoro presenta notevoli proprietà medicinali, sono un’eccellente fonte di luteina, vitamina C e licopene, antiossidanti che proteggono contro la formazione di radicali liberi e quindi contro malattie degenerative come il cancro. Il pomodoro è specificamente utile nella prevenzione del cancro del colon per il suo alto contenuto di beta carotene; recenti studi hanno dimostrato che l’associazione di soia e pomodoro è utile nella prevenzione del cancro alla prostata.
Le fibre, il potassio, la vitamina C e la colina contenuti nei pomodori, sono riconosciuti alleati della salute cardiovascolare.
Il licopene, presente e attivato durante la cottura del pomodoro, così come la luteina e il beta carotene, proteggono contro lo sviluppo delle cataratte e da degenerazione maculare.
L’alto contenuto di acido folico infine, protegge contro difetti di nascita, e contro la depressione. L’acido folico infatti previene la formazione di un eccesso di omocisteina nel corpo umano che interferisce con la produzione di serotonina, dopamina e noradrenalina, ormoni responsabili del senso di benessere e regolatori di umore, sonno e appetito. (fonte dott. Michael Meyers)

Pillola socratica 😉