Pomodorini confit

Confit è un termine che deriva dal verbo francese confire, preservare. Vengono così definite le preparazioni, siano esse di frutta o verdura, che prevedono una lunga cottura a bassa temperatura con lo zucchero che le caramellizza o l’aceto.

I pomodorini così preparati, ed arricchiti dal profumo delle erbe aromatiche, si prestano ad essere consumati in mille modi. Come semplice contorno, in arricchimento a paste, torte salate, bruschette; un pò di fantasia ed il gioco è fatto.

500 gr di pomodorini (quelli che preferite: ciliegia, datterino, piccadilly, pachino)
1 cucchiaio raso di zucchero
olio extravergine d’oliva
1 cucchiaino di sale

Erbe aromatiche essiccate a piacere (origano, menta, timo, maggiorana
)

Lavare e tagliare a metà i pomodorini.

Su una teglia ricoperta di carta forno e leggermente unta d’olio disporli uno accanto all’altro e cospargerli con lo zucchero, il sale e le erbe aromatiche. Infine irrorare il tutto con poco olio.

Accendere il forno a 90° e cuocere per circa 2 ore. Devono caramellizzare ma non bruciare, fate attenzione.

Se usate la friggitrice ad aria impostate a 85 ° e cuocete per 1 ora e 15 minuti.

Brutti ma Buoni

Che poi così brutti non mi sembrano, buoni invece lo sono eccome!

Questi biscottini semplici nella preparazione hanno un’origine contesa, da una parte siamo nel 1878 a Gavirate nel varesotto dove il pasticcere Costantino Veniani ottiene per questa ricetta dal Ministero agricoltura industria e commercio del Regno d’Italia l’attestato di “privativa industriale”, praticamente un brevetto dell’epoca. Ci sono poi i pasticceri di Borgomanero nel novarese che ne rivendicano la paternità; infine un ultimo giro ci conduce in un mercatino milanese dove nel 2008 è stato rinvenuto un vecchio ricettario di una pasticceria della città che riporta una variante alla cannella.

Quest’ultima versione la proverò sicuramente, intanto vi spiego la ricetta base per realizzare questi dolcetti, fatta di soli tre ingredienti. Se poi siete più bravi di me potete formarli utilizzando una sac à poche, e saranno meno brutti e solo tanto buoni 😉

Per circa 18 pezzi

80 gr di albumi
160 gr di zucchero
200 gr di nocciole

Montare a neve ben ferma gli albumi ed aggiungere lo zucchero poco per volta.

In un cutter tritare le nocciole sino a renderle granella ed aggiungere quest’ultima al composto mescolando delicatamente dal basso verso l’alto per non smontare la meringa.

Mettere il tutto in un pentolino e, a fuoco medio, cuocere per 7/9 minuti mescolando in continuazione.

Portare il forno, modalità statica, a 150° e preparare una teglia ricoperta di carta forno sulla quale disporre tanti mucchietti d’impasto non molto grandi, aiutandosi con due cucchiai.

Cuocere per circa 30 minuti.

Liquore al basilico

Tempo di basilico, in questo periodo dell’anno le piantine si moltiplicano e compaiono sui terrazzi a profumare le belle giornate primaverili.

In realtà si può tenere in casa anche tutto l’inverno per poi trapiantarlo ai primi caldi e metterlo all’esterno. Buon deterrente per le zanzare, ha proprietà antinfiammatorie e c’è chi dice che sia anche afrodisiaco.

Il suo uso in cucina è noto, soprattutto nei primi piatti, ma quest’oggi voglio spiegarvi come usare le verdi foglioline per preparare un ottimo liquore digestivo:

300 ml di alcol buongusto  
300 ml di acqua  
150 g di zucchero 
1 limone non trattato
30 g di foglie di basilico fresco

Lavare velocemente le foglie di basilico, asciugarle delicatamente molto bene.

Ricavare la buccia dal limone, senza la parte bianca (l’albedo).

In un vasetto di vetro inserire le foglie di basilico e le bucce di limone, ricoprire con l’alcol. Chiudere e riporre al buio per almeno 15 giorni, una volta al giorno agitare delicatamente il vasetto al fine di tenere tutti gli ingredienti umidi, senza aprire mai il tappo.

Passati i 15 giorni, in un pentolino scaldare l’acqua, appena prende bollore aggiungere lo zucchero e farlo sciogliere completamente.

Spegnere e lasciare raffreddare.

Filtrare l’alcol nel pentolino dello sciroppo e successivamente versarlo in una bottiglia. Chiudere e mettere a riposare in un ambiente fresco per almeno 40 giorni.

Salmone al cartoccio

La ricetta di oggi è a base di salmone, un pesce dalle abitudini “anadromiche”; vuol dire che nasce in acque dolci per poi migrare verso il mare e da questo ritornare nei fiumi per deporre le uova. Le risalite lungo i corsi d’acqua dolce lo portano a compiere balzi di vari metri per superare ostacoli e cascate montane. Le uova deposte impiegheranno tre mesi a schiudersi ed i piccoli avannotti almeno due anni prima di portarsi a loro volta in mare aperto.

La carne del salmone è molto pregiata e dal sapore delicato, soprattutto se pescato nei fiumi e non in mare.

In cucina si presta a diverse preparazioni, nel blog trovate le Lasagne salmone e robiola, il Poke ed un veloce quanto gustoso antipasto, lo Scandi smoked salmon potatoes,

Oggi è la volta del cartoccio, e vi spiego come prepararlo per due porzioni:

2 tranci di salmone (circa 150 gr l’uno)
2 patate medie
10 pomodorini
timo
succo di 1 limone
olio extra vergine d’oliva
sale

In una terrina adagiare i tranci di salmone e marinarli per mezz’ora con timo, olio e succo di limone.

Nel frattempo portare a 180° la temperatura del forno, preparare una teglia con due pezzi di carta forno che dovranno contenere singolarmente i due tranci di pesce.

Lavare e tagliare a spicchi i pomodorini, lavare e sbucciare le patate, tagliarle a pezzi piccoli e regolari.

Togliere dalla marinatura il salmone, adagiarlo sulla carta forno, cospargerlo di pomodorini e patate, condire il tutto con un cucchiaio di olio, rametti di timo e una presa di sale. Chiudere a caramella e ripetere il procedimento con il secondo cartoccio.

Infornare e cuocere per 20 minuti.

Costolette di agnello agli aromi

Le costolette di agnello si ricavano dal carré, è bene che siano spesse almeno un paio di centimetri perchè non diventino troppo asciutte cuocendo.

Si possono preparare al forno, io preferisco cuocerle in padella, risultano molto più morbide seppure ben rosolate.

Servitele in accompagnamento con una fresca insalata e delle patate al forno.

Per 4 porzioni

800 gr di costolette d’agnello
1 mazzetto di erbe aromatiche (rosmarino, salvia, menta, timo)
bacche di ginepro
2 spicchi d’aglio
1/2 bicchiere di vino bianco
1/2 bicchiere d’aceto bianco
2/3 cucchiai di olio extravergine d’oliva
sale

Marinatura

Aceto o 1 limone spremuto
Vino bianco
Erbe aromatiche (rosmarino, salvia, menta, timo)
1 spicchio d’aglio

Marinare l’agnello con le erbe aromatiche, l’aceto oppure il succo di limone, il vino bianco per 2 ore.

Tritare il mazzetto di erbe aromatiche con l’aglio, sgocciolare bene l’agnello dalla marinatura e metterlo in padella antiaderente cosparsa di olio, non sovrapporre la carne.

Distribuire sull’agnello il trito di erbe aromatiche, le bacche di ginepro, salare e, a fiamma vivace, sfumare con aceto e vino bianco; lasciare ben rosolare da entrambi i lati.

Abbassare la fiamma, coperchiare e cuocere un’ora. Girare l’agnello ogni tanto e se asciuga troppo aggiungere poca acqua calda.

Brownie all’avocado

L’avocado è un frutto tropicale che generalmente inserisco nelle insalate oppure per preparare il Poke, ma navigando in rete ho trovato questa velocissima ricetta.

Mi ha intrigato l’idea di utilizzarlo come parte grassa per una preparazione e la curiosità di scoprire la sua resa in un dolce iconico come i brownie, tipico dessert statunitense che prende il nome dal suo colore.

Il risultato è un dolcetto sfizioso che mi ha convinto, potete sostituire la farina 0 con quella di riso o altra tipologia ed al posto dello zucchero frullare 50 gr di datteri.

Per ottenere circa 20 pezzi

200 gr di cioccolato fondente al 60%
1 avocado maturo
2 uova medie
50 gr di farina 0
100 gr di noci tritate
30 gr di zucchero

Sbucciare e frullare l’avocado con le uova ed il cioccolato sciolto al microonde.

Aggiungere lo zucchero e la farina utilizzando una spatola, da ultimo amalgamare le noci.

Versare in uno stampo, ricoperto di carta forno, di 20 cm per lato.

Cuocere a 160° per 20/25 minuti.

Lasciare raffreddare e tagliare a quadrotti.

Risotto con asparagi

A marzo inizia la stagione degli asparagi, sono dei germogli (in persiano asparag) chiamati turioni, raccolti appena spuntano dal terreno per evitare che diventino legnosi, per questo la raccolta è breve e termina a maggio-giugno. Le varietà sono molteplici come il loro colore che varia dai verdi di Altedo a quelli bianchi di Bassano e Zambana, sino ai violetti di Albenga, per citarne alcuni.

Gli asparagi disintossicano il corpo ed aiutano le funzioni renali, ricchi di vitamine e sali minerali, pare frenino la cellulite e siano antidepressivi. Ma attenzione a non soffrire di disturbi renali e cistiti perchè contengono acido urico.

Mi piace accompagnarli, dopo averli lessati, con uova e parmigiano reggiano, o gustarli preparando questo risotto e abbinando un vino rosato: la Schiava (ve ne parlo dopo la ricetta).

Per 4 persone

320 gr di riso varietà Roma
1 mazzo di asparagi verdi
1 scalogno grande
1 l di brodo vegetale (clicca per preparare il dado vegetale)
30 gr burro
2 cucchiai di olio extra vergine d’oliva
½ bicchiere di vino bianco secco
Parmigiano Reggiano
(facoltativo)

Preparare gli asparagi: tagliare la parte finale legnosa del gambo e pelarlo partendo dal centro verso la fine, in modo da togliere anche la parte più fibrosa. Sciacquare in acqua corrente e porli in piedi in una pentola alta con acqua bollente. Lasciare fuori le punte, più tenere, che cuociono con l’effetto del vapore. Tempo di cottura 10 – 15 minuti circa.

Preparare il brodo vegetale a cui aggiungere un mestolo di acqua di cottura degli asparagi.

Tagliare le punte degli asparagi ed i gambi in pezzi da 2 centimetri.

In una casseruola, in olio e metà dose di burro, rosolare a fuoco dolce lo scalogno tagliato finemente. Versare il riso, farlo tostare e sfumare con il vino. Aggiungere i gambi tagliati degli asparagi, tenere da parte le punte.

Iniziare la cottura versando il brodo poco per volta, mescolare e aggiungerne sino a cottura completata. Il riso che utilizzo è pronto in circa 14 minuti.

A fuoco spento aggiungere parte delle punte di asparagi e mantecare col restante burro e volendo anche il formaggio.

Lasciare riposare per un minuto, i sapori finiranno di amalgamarsi, e servire con le punte rimanenti a decoro.

Abbinamenti di-Vini:

La Schiava è un vitigno tipico del Trentino-Alto Adige a bacca rossa vinificato in rosato, prevedendo cioè una breve macerazione del mosto con le vinacce. Il vino che si ottiene è generalmente leggero ma con un buon corpo e profumi intensi, soprattutto la varietà Schiava Gentile. Un tempo con questa tipologia di vitigno si producevano grandi quantità di vino a discapito della qualità. Oggi per fortuna ciò non avviene più a favore di buone produzioni denominate: Lago di Caldaro doc e Alto Adige doc.

Curried red lentil soup

Zuppa di lenticchie rosse al curry, un comfort food per chi ama i sapori speziati ma non eccessivamente intensi. Questo mese il Club del 27 ha in serbo un elenco di ricette di zuppe; ve ne sono per tutti i gusti: vegetariane, vegane, più ricche, più detox, più semplici e più complesse.

Questa mia è tratta dal libro: ALL-TIME BEST SOUPS – COOK’S ILLUSTRATED il cui ingrediente principale sono le piccole lenticchie rosse, fondamentali per la buona riuscita della zuppa. Infatti non mantengono la loro forma una volta cotte, ma si scompongono in una purea cremosa e densa. Decisamente perfette per zuppe veloci da preparare, hanno infatti un breve tempo di cottura e non richiedono ammollo.

Dose per 4 porzioni

1 tazza di lenticchie rosse sciacquate
3 tazze di brodo vegetale
2 cucchiai di burro
1 cipolla media tritata finemente
3 spicchi d’aglio tritati
1 cucchiaio di zenzero fresco grattugiato
1 cucchiaio di curry in polvere
1 pomodoro grande privato dei semi e tagliato a piccoli pezzi
Sale
Coriandolo fresco tritato
½ tazza di yogurt bianco

Cuocere nel brodo vegetale le lenticchie per una decina di minuti (si può fare anche nel microonde in metà tempo circa).

Nel frattempo, sciogliere il burro e stufare piano la cipolla. Unire l’aglio, lo zenzero, il curry in polvere e tostarli per circa 30 secondi.

Aggiungere le lenticchie, il pomodoro ed ancora brodo, cuocere a fuoco lento per altri 15 minuti. Aggiustare di sale.

Versare la zuppa nelle ciotole, decorare con un cucchiaio di yogurt e del coriandolo fresco.

1 cup red lentils, picked over and rinsed
4 cups vegetable broth
2 tablespoons unsalted butter
1 onion, chopped fine
3 garlic cloves, minced
1 tablespoon grated fresh ginger
1 tablespoon curry powder
1 large tomato, cored, seeded, and cut into ¼-inch pieces
Salt and pepper
2 tablespoons minced fresh cilantro
½ cup plain yogurt

  1. Microwave lentils and 2 cups broth in bowl until lentils are nearly tender and most liquid is
    absorbed, about 8 minutes.
  2. Meanwhile, melt butter in Dutch oven over medium heat. Add onion and cook until
    softened, about 5 minutes. Stir in garlic, ginger, and curry powder and cook until fragrant,
    about 30 seconds.
  3. Stir in microwaved lentil mixture, tomato, and remaining 2 cups broth and simmer until
    lentils are very tender and flavors meld, about 15 minutes. Season with salt and pepper to
    taste. Sprinkle individual portions with cilantro and dollop with yogurt before serving.

Paste di mandorla

In Sicilia si chiama pasta riàli, in Calabria pasta de ammìänduli, mentre in Puglia pasta te mennule o pasta ti mennuli. Il risultato comunque non cambia, sto parlando della pasta di mandorle, una bontà che si presta a svariati utilizzi.

Ma chi ha avuto l’idea di creare queste delizia? Non si ha la certezza ma potrebbero essere stati gli arabi, nel IV secolo, a preparare un impasto simile poi giunto in Sicilia. Un’altra fonte invece fa risalire l’origine di questa specialità al 1100, nel convento della Martorana a Palermo dove, tra i dolci a base di pasta pasta reale, c’è la Frutta Martorana.

Proprio in Sicilia è riconosciuta come uno dei prodotti agroalimentari tradizionali (PAT). La Calabria ed il Lazio invece l’hanno registrata come prodotto tradizionale, mentre la Puglia ha registrato il pesce e l’agnello di pasta di mandorle (dolci tipici del periodo di Natale e Pasqua).

Un consiglio, nella preparazione delle paste non utilizzate la farina di mandorle ma tritate voi delle mandorle di buona qualità, otterrete un risultato ma soprattutto un gusto migliore.

Dosi per circa 40 paste:

300 gr di mandorle pelate
200 gr di zucchero semolato + quello per la copertura
buccia di 1 limone bio

2 albumi
Ciliegie candite e mandorle pelate

Nel mixer tritare zucchero e buccia di limone, aggiungere le mandorle e ridurre in farina.

Una una ciotola versare il tutto ed unire gli albumi, impastare sino ad ottenere un panetto leggermente appiccicoso.

Formare tante palline leggermente schiacciate, passarle nello zucchero ed inserire in ognuna una ciliegia candita oppure una mandorla oppure lasciarle così. Metterle in un pirottino e sopra una teglia.

Riporli in frigo per 6 o 7 ore.

Scaldare il forno a 170° e cuocere le paste di mandorla per 10/15 minuti, devono essere leggermente dorate.

Si possono conservare in una scatola di latta per più giorni.

Arance candite

Le arance sono finalmente comparse sulle nostre tavole a rallegrare con il loro dorato colore i giorni grigi dell’inverno. Se non trattate, le bucce sono perfette per essere candite ed impreziosire deliziosi dolci per i giorni di festa che stanno per arrivare.

Vi ho spiegato qui che possono essere utilizzate anche per preparare la polvere d’oro con le bucce d’arancia. Questa volta per la loro canditura il procedimento è semplice ed il risultato goloso, ideali a cubetti per utilizzarle nella preparazione dei dolci, oppure a striscìoline tuffate poi nel cioccolato. A voi la scelta.

Bucce di due arance non trattate per ottenere 90/100 g di prodotto finito

Lavare e sbucciare delle belle arance dalla buccia spessa, rigorosamente non trattate.

Togliere l’albedo, la parte bianca amarognola, con un pelapatate.

Tagliarle a striscioline, far bollire dell’acqua, tuffarle e sobbollirle per 3 minuti.

Scolarle e ripetere l’operazione con acqua pulita, altre 2 volte (questa operazione è importante per far perdere loro l’amaro).

Dopo l’ultimo tuffo spegnere il fornello e lasciarle nell’acqua a raffreddare per 24 ore.

Scolarle, asciugarle e volendo tagliarle a cubetti.

In un pentolino sciogliere pari peso delle arance di zucchero e pari peso di acqua, aggiungere le bucce delle arance e cuocere sino a completo assorbimento dello zucchero.

Stenderle distanziate su carta forno e lasciarle asciugare molto bene. Possono essere necessari non meno di 2 o 3 giorni. Importante: non devono esser appiccicose, se serve aspettate ancora.

Si conservano in un barattolo di vetro.

Pillola socratica  😉