Antipasto cremasco di fichi secchi

La ricetta che vi presento fa parte della tradizione popolare, tramandata a voce, della provincia di Crema.

Si tratta di un antipasto spesso servito da solo prima delle altre portate, praticamente l’antesignano dell’amuse-bouche, cioè quella piccola pietanza offerta all’inizio del pasto.

Secondo me, a dirla tutta, si sposa bene anche a fine pranzo quando si servono i formaggi ed in particolare è delizioso con il salva cremasco.

La preparazione è molto semplice, pochi ingredienti ed una cottura solo un pò prolungata, nulla più.

2 cipolle bianche
12 fichi secchi
1/2 bicchiere di acqua tiepida
1/2 bicchiere di aceto di vino preferibilmente rosso
25 gr. di burro
sale

Versare in una ciotola l’acqua e l’aceto e lasciarvi in ammollo i fichi secchi tagliati a metà.

Sciogliere il burro in una casseruola e versarvi le cipolle tagliate molto finemente. Salarle e rosolarle senza che prendano troppo colore.

Aggiungere i fichi una volta ammollati con un pò dell’acqua e aceto utilizzata per ammorbidirli.

Cuocere a fuoco lento finché le cipolle non diventano molto morbide e caramellate, se necessario bagnarle con altra acqua e aceto.

Servire tiepido oppure a temperatura ambiente.

Pitta di patate

La pitta di patate è una torta salata rustica salentina, tipica della provincia di Lecce. Deliziosa da consumare tiepida, meglio ancora se lasciata raffreddare per compattare ed amalgamare i sapori dei diversi ingredienti, e servita come piatto unico oppure in un buffet.

Il suo nome pare sia dovuto al fatto che in origine la torta venisse pittata, cioè decorata.

Nei miei ricordi la pitta è legata indissolubilmente alle giornate trascorse al mare, tra bagni rinfrescanti e momenti di riposo sotto una profumata pineta. Ma con l’inizio della stagione calda, ovunque mi trovi, è questo uno dei piatti che preparo volentieri.

1 kg di patate
olio
formaggio grattato saporito (facoltativo)
pangrattato

Per il ripieno:
200 gr di cipolle
300 gr di pomodorini
capperi
olive nere piccole denocciolate
origano

sale
olio extra vergine d’oliva

Pelare, tagliare a tocchetti le patate e cuocerle nel microonde, in alternativa lessarle come da tradizione. Schiacciarle con una forchetta o l’apposito attrezzo e condirle con sale e olio. Deve risultare un impasto setoso e morbido.

In una padella antiaderente versare quattro cucchiai di olio e far appassire le cipolle tagliate a metà e poi a fettine sottili, aggiungere i pomodorini tagliati in quattro, una bella manciata di capperi dissalati, olive a piacere e una generosa spolverata di origano. Salare e cuocere per una decina di minuti, fare intiepidire.

In una tortiera apribile, unta di olio e spolverata di pangrattato, fare una base con metà impasto di patate e foderare anche i bordi, versare il condimento, livellarlo bene e ricoprire il tutto con il resto delle patate.

Con i rebbi di una forchetta praticare delle leggere incisioni circolari come decoro, spolverare di pangrattato e formaggio, completare con un giro d’olio.

Cuocere in forno a 180° per mezz’ora.

Fregula sarda risottata con sugo di pesce

La fregula è una pasta di semola tipica della Sardegna, si ottiene facendo rotolare la semola stessa dentro un catino per poi essere tostata in forno. Il risultato sono tante palline irregolari.

Ha origini antiche, se ne fa menzione in un documento storico, lo Statuto dei Mugnai di Tempio Pausania, risalente al XIV secolo.

Si può cuocere come una qualsiasi pasta, lessandola in acqua bollente salata, a mio giudizio però rende molto di più risottandola come ho fatto io in questa ricetta che vi propongo.

Dosi per 3 persone:

240 gr di fregula
15 mazzancolle
3 calamari
2 filetti di coda di rospo
1 costa di sedano
1 cipolla piccola
10 pomodorini

1 cucchiaio di bottarga di muggine
prezzemolo
olio extra vergine d’oliva
1 scalogno grande
1/2 bicchiere di vino bianco secco
sale

Preparare un brodo vegetale con 2 litri d’acqua, la carota, il sedano, la cipolla e sale qb . Quando le verdure saranno a metà cottura inserire le code di rospo (toglietegli la pelle, verrà via facilmente) e finire la cottura delle verdure insieme al pesce.

Togliere le code di rospo e delicatamente spinarle e tagliare a tocchetti la polpa.

Filtrare il brodo e tenerlo in caldo.

Pulire le mazzancolle, togliere i gusci ed il filo nero dopo aver praticato un taglio sul dorso; pulire i calamari, tagliarli a rondelle ed in due i ciuffi.

Lavare i pomodorini e tagliarli in 4 parti.

In una padella versare 3 o 4 cucchiai di olio, far appassire lo scalogno tritato finemente, aggiungere la fregula, i pomodorini ed i calamari; sfumare con il vino.

Iniziare la cottura versando poco alla volta il brodo e mescolare di tanto in tanto.

Calcolate 10 minuti di cottura prima di aggiungere le mazzancolle e le code di rospo.

La fregula richiede circa 15/18 minuti di cottura, al termine della quale aggiungere la bottarga di muggine ed il prezzemolo fresco tritato.

Mescolare il tutto e servire.

Torta arancia e mandorle

Con le arance biologiche dolci e succose mi piace fare questo dolce casalingo, e prima di passare a spiegarvi come preparare la torta che non contiene lattosio, voglio condividere con voi un ricordo d’infanzia.

Le arance mi riportano alle vacanze passate in terra emiliana dove le mie zie chiamavano questo frutto portogallo; un nome per me strano all’epoca, ma che ho poi scoperto essere legato alla sua traduzione dal greco ed in uso in diverse regioni della nostra penisola.

Torno alla ricetta iniziando dagli ingredienti:

per la torta

3 uova
150 gr di zucchero semolato
1 arancia non trattata (zeste e succo)
80 ml di olio di semi
150 gr farina tipo 1
50 gr farina di mandorle
1 pizzico di sale
1 bustina di lievito

per la crema

200 ml di succo di arance (circa 2)
2 cucchiai rasi di farina
2 cucchiai rasi di zucchero semolato

In una ciotola sbattere le uova con lo zucchero sino a farle diventare spumose, aggiungere l’olio, le zeste ed il succo di un’arancia, continuare a mescolare. Ricordo che le zeste non sono altro che la buccia grattugiata del frutto priva della parte bianca (albedo).

Al composto ottenuto inserire le farine setacciate insieme al lievito ed un pizzico di sale.

Preriscaldare il forno a 160°, modalità ventilata, e cuocere per 25/30 minuti utilizzando una teglia imburrata ed infarinata di 20/22 cm di diametro.

Sfornare il dolce, farlo raffreddare e tagliarlo a metà.

Preparare la crema, in un pentolino mischiare lo zucchero con la farina e stemperare il succo delle arance. Porre sul fuoco a fiamma bassa, quando il composto raggiunge il bollore mescolare un paio di minuti per addensarlo.

Versare la crema ancora calda sulla base della torta tagliata a metà, ricoprirla con l’altra parte e cospargerla di zucchero a velo. Decorare a piacere con una o più fette d’arancia.

Chocolate avocado pudding

Riparto con il Club del 27 che questo mese ha scelto un tema che sicuramente piace a tutti, ma proprio tutti, sto parlando del cioccolato.

Le ricette sono tratte dal libro Everything Chocolate: A Decadent Collection of Morning Pastries, Nostalgic Sweets, and Showstopping Desserts edito da America’s Test Kitchen programma di cucina della tv americana. Torte, biscotti e dolci al cucchiaio con un unico comun denominatore: il cioccolato declinato in tutti i modi possibili.

La ricetta che ho scelto è un budino che ha la particolarità di non venire appesantito da burro e uova poichè la materia grassa è fornita dall’avocado che rende il tutto cremoso, goloso e leggero. Qualche tempo fa avevo provato a fare anche i Browies utilizzando questo frutto con un risultato che mi ha decisamente convinto. L’avocado infatti dona quella giusta nota grassa ma non invadente che esalta il cioccolato lasciandolo protagonista indiscusso.

1 tazza di acqua (peso in gr. 300 circa)
3/4 di tazza di zucchero
1/4 di tazza di cacao in polvere non zuccherato
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
1 cucchiaino di caffè istantaneo in polvere
1/4 di cucchiaino di sale
2 avocado maturi
120 grammi di cioccolato fondente 70%

Perché questa ricetta risulti setosa e in tutto e per tutto uguale al classico budino non basta frullare tutti gli ingredienti insieme ma seguire questi pochi passaggi.

In una casseruola versare l’acqua, lo zucchero, il cioccolato in polvere, l’estratto di vaniglia ed il caffè istantaneo e con un piccolo frustino mescolare ogni tanto cuocendo a fuoco dolce sino a raggiungere il bollore, fare sciogliere bene lo zucchero.

Nel frattempo, con un frullatore ad immersione, ridurre a crema liscia i due avocado ed aggiungere a filo lo sciroppo di cacao continuando a frullare per un paio di minuti.

Infine aggiungere, e continuare a frullare ancora per un minuto, il cioccolato fondente fatto precedentemente sciogliere nel microonde oppure a bagnomaria.

Distribuire il budino nelle ciotoline che andranno raffreddate in frigo per almeno un paio d’ore.


CHOCOLATE AVOCADO PUDDING
SERVES 6
1 cup water ¾ cup (5¼ ounces) sugar ¼ cup (¾ ounce) unsweetened cocoa powder 1 tablespoon vanilla extract 1 teaspoon instant espresso powder (optional) ¼ teaspoon table salt 2 large ripe avocados (8 ounces each), halved and pitted 3½ ounces bittersweet chocolate (70 percent cacao or higher), chopped
Why This Recipe Works Making a luscious chocolate pudding by substituting healthful avocados for the cream and eggs has become trendy. But more often than not, these puddings are a far cry from the silky-smooth, ultrachocolaty pudding we want, yielding a grainy texture and lackluster chocolate flavor that
doesn’t conceal the vegetal notes. We knew we could do better without making the recipe too complicated. Rather than simply blending everything together, we started by creating a simple hot cocoa syrup in a saucepan (with a touch of espresso powder, vanilla, and salt to enhance the chocolate flavor). Meanwhile, we processed the flesh of two large avocados for a full 2 minutes until they were absolutely smooth. Next, with the food processor running, we carefully streamed in the cocoa syrup until the mixture was velvety and glossy. We finished by blending in a moderate amount of melted dark chocolate to give our pudding a wonderfully full chocolate flavor and additional richness.
Combine water, sugar, cocoa, vanilla, espresso powder (if using), and salt in small saucepan. Bring to simmer over medium heat and cook, stirring occasionally, until sugar and cocoa 537 2 3 dissolve, about 2 minutes. Remove saucepan from heat and cover to keep warm. Scoop flesh of avocados into food processor bowl and process until smooth, about 2 minutes, scraping down sides of bowl as needed. With processor running, slowly add warm cocoa mixture in steady stream until completely incorporated and mixture is smooth and glossy, about 2 minutes. Microwave chocolate in bowl at 50 percent power, stirring occasionally, until melted, 2 to 4 minutes. Add to avocado mixture and process until well incorporated, about 1 minute. Transfer pudding to bowl, cover, and refrigerate until chilled and set, at least 2 hours or up to 24 hours. Serve.

Marmellata d’arance e frutto della passione

Marmellata arance e frutto della passione

Tempo di arance, come sempre mi piace utilizzarle in vari modi, le bucce si possono fare candite oppure ridotte in polvere d’oro; il frutto ottimo servito come contorno insieme ai finocchi.

Per la marmellata ho preso spunto dal libro di Sarah Randell “Marmalade, a Bittersweet cookbook” e la sua Sweet orange and passion fruit marmalade.

Per questa preparazione, l’unione di tre frutti insieme, c’è anche la mela renetta, donano gusto e originalità alla marmellata stessa. Buona spalmata sul pane tiepido ma provate anche a metterla alla base di una crostata con le mele.

Per tre vasetti medi

4 arance dolci non trattate
2 mele renette
1 limone non trattato
4 frutti della passione
300 gr di zucchero semolato

Tagliare e spremere il limone, sminuzzare le bucce e mettere tutto (semi e polpa compresi) in una ciotola. Coprire con acqua e tenere da parte.

In una pentola mettere le arance, coprire con acqua e portare ad ebollizione. Cuocere a fuoco lento per 50 minuti o fino a quando non saranno morbide, pungerle con una forchetta.

Nel frattempo, sbucciare, tagliare a piccoli pezzi le mele e porle in una casseruola con 5 cucchiai d’acqua. Cuocerle a fuoco lento, parzialmente coperto, per 10 minuti, o fino a che non diventano morbide, mescolarle di tanto in tanto ed aggiungere un po’ d’acqua se necessario.

Tagliare in due i frutti della passione, setacciare la polpa in una ciotola, schiacciare i semi con la parte posteriore del cucchiaio nel setaccio per ottenere quanto più succo possibile. Ricordarsi di raschiare il succo dal fondo del setaccio, quindi scartare i semi: si dovrebbero avere circa 120/140 ml di succo.

Togliere le arance dalla pentola e tenere da parte il liquido di cottura. Quando le arance sono tiepide da poter essere maneggiate, dividerle in quattro e poi dadolarle, scartando eventuali semi. Trasferirle con il loro succo d’arancia.

Filtrare il succo di limone ed aggiungerlo. Aggiungere circa 600 ml di liquido di cottura delle arance, lo zucchero e le mele cotte. Mescolare bene.

Marmellata

Cuocere la marmellata a fuoco basso, mescolando spesso, per sciogliere lo zucchero. Aggiungere il succo dei frutti della passione e portare la marmellata ad ebollizione, quindi far bollire la marmellata per 30/40 minuti, o fino a quando non ha raggiunto la giusta densità scivolando morbidamente sul cucchiaio. Ricordate che una volta raffreddata sarà molto più densa.

Travasarla in vasetti sterilizzati, chiuderli e capovolgerli sino a completo raffreddamento.

Focaccia ripiena di scarola (indivia)

Ritorno a parlare di lievitati, una gustosa focaccia farcita con un intingolo il cui ingrediente principale è la scarola.

Il suo nome corretto è indivia, un’insalata che si trova in autunno/inverno, e particolarmente apprezzata nella cucina campana. Con un buon apporto di vitamina A e ricca di acqua, se consumata cruda in insalata ha un gusto leggermente amarognolo, che si perde se cucinata ed arricchita con ingredienti tipicamente mediterranei.

Ottima come contorno, a farcire la famosa pizza oppure una focaccia come questa che vi propongo.

Ingredienti:

Per la pasta lievitata (teglia di 28 cm)

400 gr di farina di tipo 1
8 gr di lievito di birra
acqua
1 cucchiai di Olio extravergine d’oliva
sale

Per il ripieno

1 grosso cespo di scarola (indivia)
40 gr di olive di gaeta o taggiasche
2 spicchi d’aglio
3 filetti d’acciuga
1 cucchiaino di capperi dissalati
1 cucchiaio raso di pinoli tostati (facoltativo)
1 cucchiaio scarso di uva sultanina ammollata in acqua (facoltativo)
1 peperoncino

2 cucchiai di Olio extravergine d’oliva
sale

Iniziare preparando la pasta che dovrà avere il tempo di lievitare.

Sciogliere il lievito di birra in acqua tiepida, mettere la farina a fontana sulla spianatoia, versare il lievito sciolto in poca acqua tiepida, il sale ed aggiungere man mano acqua quanto basta per ottenere un panetto morbido ma non appiccicoso. Lasciare lievitare in un luogo asciutto per almeno tre ore.

Pulire bene e lavare la scarola, sgocciolarla e farla appassire in una padella, a fuoco medio, asciugandola dall’acqua.

In un’altra padella versare l’olio e far imbiondire gli spicchi di aglio, toglierli e farvi sciogliere i filetti di acciuga.

Aggiungere la scarola e tutti gli altri ingredienti, cuocere per 10 minuti, a cottura ultimata lasciare intiepidire.

Sulla spianatoia creare un disco con metà pasta lievitata e stendervi sopra uniformemente l’intingolo. Ricoprire il tutto con un altro disco di pasta, sigillare i bordi e bucherellare la superficie con i rebbi della forchetta.

Spennellare la focaccia di olio e cuocere in forno già caldo per 20/25 minuti in modalità ventilata a 190° oppure a 200° se statica.

Brandacujun

Se il nome di questa tipica pietanza della cucina di bordo è tutto un programma, non è da meno la metodica della sua preparazione che affonda le radici nella tradizione della riviera ligure di Ponente.

Mentre la prima parte del nome, branda, è sicuramente di origine francese e deriva dal verbo brandir cioè agitare, scuotere, e da branler, oscillare, muovere con forza, la seconda è tutta italiana. Il brandacujùn, a base di patate e stoccafisso si prepara svolgendo una particolare operazione al fine di ben amalgamare gli ingredienti. La padella che li contiene, adeguatamente coperchiata, viene “brandata”, cioè scossa con energia ed accompagnata dalla frase “Branda cujun! Branda che ciu ti u brandi, ciu u l’é bon!“, per tradizione svolta da uomini che si aiutavano nello scuotere la pentola con il bacino, e qui deriva la seconda parte del nome.

Oggi questo piatto viene cucinato in Liguria come in Provenza, Brandade de murue, per approdare in Spagna nella versione Brandada de bacalao.

Gli ingredienti di base sono pochi, la preparazione semplice e la resa una vera bontà. Lo trovo ottimo servito a temperatura ambiente come antipasto, oppure tiepido come secondo piatto.

Abbinamenti di-Vini: in accompagnamento a questa ricetta vi suggerisco un Vermentino Doc riviera Ligure di Ponente, un vitigno del territorio allevato su terreni perlopiù argillosi che danno al vino un profumo delicato, fruttato e con note erbacee; e dal sapore sapido e armonico.

Ingredienti per 4 persone

700 gr di stoccafisso, o baccalà già ammollato
500 gr di patate
1 spicchio d’aglio
1 mazzetto di prezzemolo fresco
30 gr di pinoli

1/2 bicchiere di Olio extravergine d’oliva, possibilmente di olive taggiasche
sale

Tagliare il pesce a pezzi e porlo in una padella dal bordo abbastanza alto dove sarà già stato imbiondito l’aglio con l’olio.

A parte sbucciare e tagliare a cubetti le patate, lessarle.

Quando il pesce inizia a sfaldarsi, dopo circa 20 minuti, aggiungere le patate e se necessario un pò di acqua calda, salare e mettere il coperchio.

Iniziare a brandare, scuotere la padella ogni tanto e controllare che gli ingredienti si amalgamino senza spappolarsi completamente. Ci vorranno altri 15 minuti.

Nel frattempo tostare i pinoli e tritare tanto prezzemolo.

A cottura ultimata aggiungere i pinoli ed il prezzemolo, lasciare intiepidire o raffreddare e servire con un giro d’olio.

Finocchi brasati con pomodori e Pastis – Braised fennel

Eccoci arrivati all’inizio dell’Avvento preludio delle prossime feste natalizie.

Quest’anno il Club del 27 ha pensato ad un Calendario dell’Avvento che segue di pari passo il libro di ricette Festive di Julia Stix e Eva Fischer. Si tratta appunto di una pubblicazione di 24 ricette, una per giorno, tutte molto semplici, panettone a parte. Preparazioni ideali come spunto per i pranzi e le cene dei prossimi giorni che mi auguro si possano trascorrere con i nostri cari.

Io ho scelto una ricetta che utilizza i finocchi, agile e leggera verdura qui proposta come ricco contorno profumato con il Pastis, un liquore aperitivo francese all’anice.

Nel Calendario dell’Avvento questa mia ricetta corrisponde al 16 dicembre.

Dosi per 4 persone
1 kg di finocchi
2 spicchi d’aglio
2 scalogni francesi
5 rametti di timo
4 cucchiai di olio d’oliva
1 cucchiaino di semi di finocchio
200 g di pomodori a cubetti in scatola
80 ml di vino bianco secco
3 cucchiai di pastis
brodo vegetale
1 pizzico di zucchero bianco
Sale
1 Baguette croccante

Lavate e mondate i finocchi, conservando le barbe verdi. Rimuovere il nucleo e tagliare i bulbi in otto spicchi. Sbucciare e tritare l’aglio e lo scalogno, lavare velocemente il timo, asciugarlo ed utilizzare le foglioline.
Scaldare l’olio in una padella, aggiungere il finocchio e i semi di finocchio, far rosolare. Aggiungere lo scalogno e il timo, far insaporire un paio di minuti e da ultimo l’aglio ed i pomodori.

Sfumare il tutto con il vino ed il pastis.

Condire con zucchero e sale, ridurre il fuoco al minimo, coprire e cuocere a fuoco lento per 20 minuti. Se necessario aggiungere un pò di brodo vegetale caldo.

Servire con le barbe di finocchio tenute da parte per decorazione e la baguette.

Braised Fennel
with tomatoes and pastis
SERVES 4
1 kg (2 lb 4 oz) fennel
4 garlic cloves
2 French shallots
5 sprigs thyme
4 tbsp olive oil
2 tsp fennel seeds
200 g (7 oz) tinned diced tomatoes
1/3 cup (80 ml) dry white wine or vegetable stock
3 tbsp pastis
1 pinch white sugar
Salt
Pepper
Crusty baguette, to serve
Wash and trim the fennel bulbs, reserving the green fronds. Remove the core. Slice the bulbs into
eight wedges. Peel and finely chop the garlic and shallots. Wash the thyme and pat it dry. Pick off
the leaves.
Heat the oil in a frying pan. Add the fennel and fennel seeds and sear. Add the shallots and thyme
and fry briefly. Stir in the garlic, then add the tomatoes. Deglaze the pan with the wine and pastis.
Season with sugar, salt and pepper. Reduce the heat to low, cover and simmer for 20 minutes.
Divide the fennel mixture among four serving plates. Tear the reserved fennel

Bagnet verd – Salsa verde

Il frontespizio del trattato di Giovanni Vialardi

Il Bagnet Verd, la Salsa di Casa Savoia

Giovanni Vialardi a vent’anni divenne aiutante di cucina della Real Casa Savoia, lavorando prima per Carlo Alberto e poi per Vittorio Emanuele II. Realizzò questa salsa ispirandosi probabilmente a preparazioni già diffuse all’epoca, come quella descritta dall’Ordine dei Cavalieri del Tartufo e dei Vini d’Alba risalente ai primi dell’Ottocento, a base di “petrosemolo, un po’ d’aglio tritissimo, un pocolino di scorza di limone grattugiata, olio, aceto, e zucchero a piacimento”, con l’aggiunta di “pane trito o midollo di pane ben stemperato” se si vuole dare più consistenza. Ma il cuoco savoiardo eliminò il limone e preferì rendere il bagnetto più corposo con l’aggiunta delle acciughe – già presente nel celebre garum dei Romani a base di pesce fermentato con aceto – e dei tuorli, ottenendo una salsa omogenea che utilizzò per accompagnare il sontuoso bollito misto alla piemontese. (note tratte da internet)

Per questa veloce salsa ho preferito riportare la storia di chi l’ha creata rendendola un accompagnamento goloso ad un buon bollito di carne (qui vi spiego come si prepara). La ricetta di base è rimasta invariata nel tempo, ad esclusione dello zucchero che non compare più, ed è stata inserita tra i prodotti agroalimentari piemontesi. Si trovano anche delle varianti locali che eliminano i tuorli oppure le acciughe.

La salsa verde è ottima anche spalmata su caldi crostini di pane casareccio da servire come antipasto.

Dosi per 4 persone

100 gr di foglie di prezzemolo fresco
1 spicchio di aglio
3 filetti di acciughe sott’olio
2 tuorli d’uovo
mezzo cucchiaio di capperi sotto sale
olio extra vergine d’oliva
aceto di mele
50 gr di pane raffermo

Per prima cosa rassodare le uova e tenere da parte a raffreddare in una ciotola i due tuorli schiacciati bene con una forchetta.

Lavare le foglie di prezzemolo ed asciugarle bene, sciacquare i capperi per togliere l’eccesso di sale.

In poco aceto mettere il pane e quando è ammollato strizzarlo bene.

Siamo pronti per preparare la salsa, i metodi sono due, se volete tritate a mano oppure utilizzate un mixer nel quale inserire il prezzemolo, l’aglio, i filetti d’acciuga, i capperi, il pane e l’olio poco alla volta sino ad ottenere una crema granulosa dalla morbida consistenza.

Versare il composto così ottenuto nella ciotola con i tuorli e mescolare il tutto.

Importante: lasciare riposare la salsa almeno 2 ore prima di servirla.

Se avanza, ma non succederà vedrete, si conserva un paio di giorni in frigo in un contenitore a chiusura ermetica.