Pancakes con confettura di mirtilli Cosmopolitan

Cosmopolitan firma

Ritorna la sfida Mtchallenge e propone la cucina alcolica grazie alla vincitrice, Giulia, che ci ha catapultato nell’universo del cocktail che ammetto di conoscere poco.

Riuscire a prepararne uno, destrutturandolo ai fini di una ricetta non è cosa da poco e l’errore che porta al fuori gara è dietro l’angolo. Ma bando agli indugi, provare è d’obbligo, benchè non sappia ad onor del vero dove posizionare la mia “creazione”.  In genere i pancakes li preparo per colazione, ma servirli con una confettura al Cosmopolitan nelle prime ore del giorno forse non è molto indicato.

Ho deciso di realizzare dei piccoli pancakes dorati ed abbinarli ad una confettura di mirtilli al Cosmopolitan, un cocktail codificato IBA, adatto a tutte le ore, come segnalato nella splendida infografica di Dani.

Cocktail

Cosmopolitan

4 cl di vodka al cedro
1,5 cl di Cointreau
3 cl di succo di mirtillo
1,5 cl di succo di lime

Mettere abbondante ghiaccio nello shaker, versare i liquori e i succhi e shakerare.

Per 6 piccoli pancakes

125 g farina 0
5 g lievito per dolci
1 pizzico di sale
1 uovo
20 g di zucchero
200 ml latte scremato
burro

In una ciotola setacciare la farina con il lievito, aggiungere zucchero e sale. In un’altra ciotola sbattere l’uovo con il latte ed incorporarli agli ingredienti secchi, mescolare molto bene e lasciare riposare mezz’ora.

Scaldare una padella antiaderente e pennellarla con poco burro, versare un po’ di pastella alla volta dandole una forma circolare, lasciare cuocere un paio di minuti e girare il pancake con un colpo deciso.

Confettura di mirtilli al Cosmopolitan

250 g di mirtilli neri
170 g di zucchero semolato
4 cl di vodka al cedro
3 cl di Cointreau
1 lime

In una pentola dal fondo spesso versare i mirtilli ben lavati insieme allo zucchero ed al lime.
Portate ad ebollizione, aggiungere uno a volta la vodka ed il Cointreau e continuate la cottura, mescolando ogni tanto, per circa mezz’ora. Per ottenere un risultato vellutato, dopo 10 minuti di cottura frullare il tutto. La confettura è pronta quando vela il cucchiaio.

Con questo piatto partecipo alla sfida:

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Canederli ai funghi porcini, parmigiano e zafferano

Canederli

Oggi per la Gn dei Canederli del Calendario del Cibo Italiano mi è tornata in mente una ricetta che avevo proposto per una sfida Mtc. Dico subito che, pur non avendola vinta, avevo portando a casa una vittoria molto ambita: il riscatto da una figuraccia.

Qualche anno fa avevo avuto la bella pensata di prepararli alla ragazza di mio figlio, la sua mamma è meranese e prepara canedarli perfetti. In quell’occasione al posto della solita e collaudata ricetta, cercai quella “originale” dei canederli altoatesini che, e sa il cielo dov’ero andata a pescarla, una volta calati nel brodo si erano praticamente sciolti, e qui mi taccio che è meglio.

Grazie alla sfida di cui sopra, complice una perfetta ricetta di canederli ampezzani, ho potuto rifarmi e rifarli più volte con animo leggero. VITTORIA!!!

Agli ingredienti di base ho aggiunto zafferano e porcini, il loro gusto e aroma si fondono insieme alla perfezione.

Qualche giorno prima, ho fatto il pane e tenuto da parte alcune fette per renderle rafferme, qui trovate la ricetta.

pane.jpg

300 g pane raffermo, a dadini – 1cm max
200 ml latte intero
2 uova
70 g parmigiano a dadini – 1cm max
150 g  funghi porcini
1 cucchiaio di prezzemolo tritato
1 cucchiaino raso di sale fino
1 cucchiaio colmo farina debole
1 scalogno
1 bustina di zafferano
1 cucchiaio di Olio Extra Vergine d’Oliva
Brodo di carne oppure Brodo Vegetale

Canederli crudi

Ho sbattuto leggermente il  latte con le uova e versato il composto sul pane tagliato, ho mescolato e lasciato riposare per mezz’ora.

Di seguito ho sminuzzato i funghi, tagliato lo scalogno e in pochissimo olio ho stufato il tutto aggiungendo un po’ di sale e poca acqua giusto per non far attaccare la preparazione che deve rimanere asciutta. Lascio intiepidire.

Nella ciotola dove riposa il pane aggiungo tutti gli ingredienti avendo cura di sciogliere lo zafferano in poca acqua.

Formo delle palline di circa 5 cm. di diametro, saranno un po’ appiccicose ma non troppo, le lascio riposare sul tagliere 15 minuti e le cuocio nel brodo caldo per 7/8 minuti.

Avvento Mtc la ghirlanda di Natale: Norvegian Julekake e…

Norvegian Julekake

Che Natale sarebbe senza una bella ghirlanda profumata e luccicante?

Se poi si può anche mangiare, dopo averle fatto fare una splendida figura come centrotavola della festa, è un ottimo motivo in più per prepararla.

Oggi il Calendario dell’Avvento ci porta nella magia del Natale presentando una splendida serie di ghirlande commestibili che ci faranno fare un giro del mondo nelle diverse tradizioni.

La ghirlanda nella foto l’ho preparata io, è un pane natalizio tradizionale norvegese che si usa mangiare nei giorni successivi le festività a colazione.

Questa splendida, buonissima e molto scenografica ricetta la trovate insieme ad altre meravigliose ghirlande commestibili cliccando Ghirlande di Natale.

Lussekatter svedesi

Lussekatter

I Lussekatter, i gattini di Santa Lucia, sono piccole e deliziose brioschine dolci allo zafferano, simbolo di luce, che si preparano il 13 dicembre in Svezia.

Santa Lucia è festeggiata soprattutto in Nord Europa e la tradizione svedese è sicuramente la più nota. Il sito ufficiale del turismo svedese spiega come sia stata introdotta dall’aristocrazia nel ‘700, e prevedeva che la figlia maggiore vestisse i panni di Lucia, accompagnata dai fratellini minori, quali paggetti, servendo la colazione a letto ai genitori la mattina del 13 dicembre.

A Stoccolma ogni anno, dal 1927, si tiene un concorso per eleggere la “Lucia più bella”, e durante la settimana che porta al 13 dicembre, in diversi luoghi della città si può assistere alla processione di “Sankta Lucia” che, con in testa una corona di candele accese, viene seguita da damigelle e paggetti vestiti in abito bianco ed una fascia rossa intorno alla vita.

Intonando canzoni natalizie portano la luce, per combattere l’oscurità delle corte giornate invernali, e dolci allo zafferano.

I Lussekkatter si preparano dando loro le forme più svariate, la più nota è quella a “S” derivante da vecchi motivi dell’Eta del Bronzo, usati per i gioielli, che ricordano le code dei gatti.

Per 25 pezzi circa, dipende dalla grandezza che vorrete ottenere.

250 g farina 0
1 cucchiaio di burro morbido
1/4 di tazza di latte
6 g lievito di birra
1 bustina di zafferano
1/2 tazza di zucchero
1 generoso pizzico di sale
2 uova
uva passa

Intiepidire il latte e dividerlo in due ciotole. Nella prima stemperare il lievito di birra, nell’altra lo zafferano e lo zucchero.

Sulla spianatoia fare una fontana con la farina, aggiungere i liquidi, 1 uovo ed il burro.

Lavorare l’impasto fino a che non diventa liscio e non appiccicoso, nel caso aggiungere poca farina.

Coprire con un canovaccio e riporre in un luogo caldo a lievitare per almeno un paio di ore.

Riprendere l’impasto sulla spianatoia, sgonfiarlo e fare tanti piccoli salsicciotti ai quai dare la forma di “S” e metterli distanziati tra loro su una placca rivestita di carta forno.

Sbattere l’uovo restante, spennellare la superficie dei lussekatter ed inserire l’uvetta, precedentemente ammollata, nelle spirali.

Lasciar lievitare ancora mezz’ora.

Infornare a 180° per 10 minuti.

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Il pane dolce del Sabato… ciao Michael

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Cara Eleonora, può esistere un legame d’amicizia e d’affetto con una persona che non si è mai incontrata e con la quale al massimo hai scambiato un decina di frasi nel corso degli anni? La risposta è si!

La community della quale faccio parte ne è un esempio, non ci conosciamo di persona tutti quanti e viviamo in diversi paesi nel mondo. Tuttavia, grazie alla comune passione culinaria ci troviamo virtualmente per chiacchierare, ridere della nostra quotidianità, anche discutere animatamente. Questa volta però è diverso, ci stringiamo forte tutti insieme per salutare uno dei protagonisti eccellenti di questo gruppo eterogeneo e quanto mai variegato, Michael.

Il ricordo che mi accompagna pensando a lui è dolce poichè parla di miele, ingrediente principale di una sfida, un alimento che proprio Michael mi ha fatto riscoprire e conoscere approfonditamente. Per non parlare poi di tutti gli interventi e le esaustive delucidazioni che ci dava in merito all’alimentazione ed alla salute.

Ma questo non sarebbe mai accaduto se, proprio tu Eleonora, non ci avessi portato virtualmente da New Delhi a Tel Aviv dove ci hai presentato il Dr. Michael Ilan Meyers, 1 metro e 96 centimetri di follia, per usare le tue parole. Professore oncologo, esperto in nutrizione clinica e splendida persona, aggiungo io.

Ho impastato questo tuo pane dolce con le lacrime agli occhi, pensando al tuo dolore, ma ho anche brindato a Michael poichè è quello che lui ci ha chiesto di fare.

L’augurio che faccio a te, ma anche a me stessa, è di continuare ad intrecciare per tanto tempo ancora legami d’amicizia ricordandoci sempre che al nostro passaggio ci lasciamo dietro una scia di luce che rischiara chi ci sta accanto.

Ti abbraccio affettuosamente, Rossella.

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Ricetta di Eleonora Colagrosso

250 g farina 0
1 uovo (circa 30 g con il guscio)
50 g zucchero
10 g lievito di birra
60 ml acqua tiepida
65 ml olio extra vergine d’oliva
5 g sale
50 g uva passa
un tuorlo d’uovo
un cucchiaio di acqua
semi di sesamo e papavero

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Prima di tutto e importantissimo, setacciare la farina.
Sciogliere il lievito nell’acqua tiepida insieme a un cucchiaino di zucchero e far riposare una decina di minuti fino a far formare una schiuma. Mischiare la farina, il sale e lo zucchero e versarci il lievito e cominciare ad impastare, versare poi l’olio e per ultimo l’uovo. Lavorare fino a che l’impasto si stacchi perfettamente dalla ciotola, lasciandola pulita.
Lasciar lievitare per almeno due ore, dopodichè, sgonfiare l’impasto e tagliarlo in tre  parti.
Stendere su un piano infarinato ognuna delle parti lunghe circa 35 centimetri e larghe 15. Spargere l’uva passa sulle tre parti.
Arrotolarle poi sulla lunghezza, in modo da ottenere tre lunghi “salsicciotti”, unirli da un capo e cominciare ad intrecciare.
Adagiare la treccia su una placca da forno unta di olio. Lasciare lievitare ancora due ore.
Sbattere il tuorlo d’uovo con un cucchiaio di acqua e spennellarlo sulla superficie; spolverare di semi di sesamo o papavero.

Infornare in forno già caldo e STATICO a 200°C per circa 15-20 minuti.

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 E raccontarono: noi arrivammo nel paese dove tu ci mandasti, 
ed è davvero un paese dove scorre il latte e il miele,  
ed ecco i suoi frutti.” 
Numeri 13:27
ויספרו־לו ויאמרו באנו אל־הארץ אשר”
 “שלחתנו וגם זבת חלב ודבש הוא וזה־פריה׃
במדבר 13:27

‘Mpille salentine

Mpille

Per la Gm del pane del Calendario del Cibo Italiano la scelta è caduta su questi deliziosi panini conditi tipici del Salento, sono prodotti nel comune di Sannicola (a Lecce esiste una versione che prende il nome di “pizzi”  ed hanno la variante di non contenere nell’impasto le zucchine).

La ‘Mpilla è frutto di una lavorazione antica, nasce infatti dagli avanzi della panificazione delle frise prodotte con il grano duro, e da qualche anno è stata riconosciuta dal Ministero delle Politiche Agricole come “Prodotto agricolo tradizionale”.

Chiaramente il sapore di questi panini è espresso al meglio se cotti nel forno a legna, ma fatti in casa danno ugualmente tanta soddisfazione. Faccio notare che è previsto l’uso di olive piccole con il nocciolo, se non trovate la qualità indicata sostituitele con altra varietà ma non omettetele, hanno il loro perchè. Se volete potete aggiungere la cipolla e il peperoncino all’impasto, è il bello di questi nostri prodotti della tradizione ove ogni fornaio dava il suo tocco personale al prodotto di base.

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Per 12 panini
600 g di semola rimacinata di grano duro
400 g di farina 0
100 g di  pasta madre (oppure 25 g di lievito di birra)
100 g di olio extravergine d’oliva
12 g di sale
500 g di zucchine
250 g di  pomodori
150 g di olive del tipo Leccino con nocciolo

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Pulire e tagliare a cubetti piccoli tutte le verdure.

In una padella soffriggerne la metà in tre cucchiai di olio e lasciare raffreddare.

In una capace terrina versare le farine, aggiungere il lievito madre, l’olio, il sale, tutte le verdure sia cotte che crude (compresa l’acqua di vegetazione dei pomodori) e le olive. Aggiungere acqua quanto basta per ottenere una pasta elastica anche se un pò appiccicosa, lavorare per una decina di minuti. Far lievitare sino al raddoppio.

Se si utilizza il lievito di birra stemperarlo, prima di aggiungerlo all’impasto, in un pò di acqua tiepida.

A raddoppio avvenuto, formare dei panini ed inciderne la sommità, rotolarli nella farina; lasciarli lievitare ancora un’ora.

Accendere il forno a 220°C, infornare le ‘Mpille ed abbassare la temperatura a 200°C; cuocerle per 20 minuti circa.

Anche il Calendario del Cibo Italiano si unisce con entusiasmo alla grande raccolta panosa che Zorra organizza ogni anno in occasione del World Bread Day per celebrare il più semplice ma nel contempo più popolare cibo che abbraccia ed unisce tutto il mondo nel suo inconfondibile e fragrante profumo.

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Il Panettone di Giovanni Cova & C. celebra Ricordi

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Grazie al Calendario del Cibo Italiano, pochi giorni fa, nella splendida cornice della Biblioteca Nazionale Braidense a Palazzo Brera a Milano, ho avuto il piacere di assistere alla presentazione della collaborazione per il Natale 2017 tra la Pasticceria Giovanni Cova & C. e l’Archivio Storico Ricordi. L’Archivio ha messo a disposizione diverse testimonianze conservate al suo interno per promuovere la memoria di compositori come Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini ma anche di illustratori come Marcello Dudovich e Leopoldo Metlicovitz.

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L’idea del progetto è nata da una citazione di Giuseppe Verdi che in una lettera all’editore Tito Ricordi celebra la bontà del panettone ricevuto in omaggio: “Come al solito era buonissimo e bellissimo…”. L’intento, ha detto l’amministratore delegato Andrea Muzzi, è di tramandare alle nuove generazioni il valore della cultura, per far apprezzare il bello delle tradizioni e delle eccellenze milanesi, dando rilevanza a storie di personaggi unici oltre che a spettacoli d’altri tempi.

Il Pandoro e Panettone Classico Giovanni Cova & C., per il Natale 2017, saranno vestiti con le immagini storiche della Turandot di Puccini, mentre alle altre specialità verranno riservate le riproduzioni delle partiture autografe di Paganini del 1817, la copertina del libretto della prima assoluta della Madama Butterfly di Giacomo Puccini, le illustrazioni di Marcello Dudovich e la copertina della storica rivista musicale Ars et Labor del 1907.

Da milanese amante della buona musica nonchè del panettone classico, quello pieno zeppo di canditi e uvetta, non posso che essere felice di questo connubio che esalta insieme alla tradizione dolciaria meneghina, un patrimonio artistico di altissimo livello unico al mondo.

Infatti, come ben spiega il direttore Pierluigi Ledda, “l’Archivio Storico Ricordi tutela, preserva e promuove il proprio patrimonio artistico, attraverso la ricerca scientifica, il restauro conservativo, mostre, pubblicazioni e convegni in Italia e all’estero, con l’obiettivo di essere sempre più accessibili  e con lo stesso intento ci siamo legati al panettone milanese, una vera eccellenza dolciaria, come mezzo per promuovere il nostro tesoro musicale e iconografico nel mondo.”

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Una bella storia tutta italiana, la Pasticceria Giovanni Cova & C. è presente a Milano dal 1930 e vanta una produzione dolciaria apprezzata in tutto il mondo,  non per niente, col panettone, anche Giuseppe Verdi aveva visto giusto.

 

 

Biscotti di Prato

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Le vacanze sono oramai un lontano ricordo e sono ricominciate le giornate frenetiche?

Impariamo a ritagliarci un momento per noi a fine serata; fermiamoci ed abbattiamoci sul divano, oppure in poltrona se preferite, con un buon bicchiere di vin santo ed un paio di biscotti di Prato che potrete preparare facilmente in casa.

Non per nulla oggi è la Gn dei biscotti di Prato del Calendario del Cibo Italiano.

Può darsi che i biscotti li dobbiate preparare tra una corsa e l’altra, ma che soddisfazione gustarli poi in totale relax 😉

Non mi addentro nel meandro della differenza tra i  biscotti di Prato ed i cantucci, pare che i natali siano incerti e che i due biscotti abbiano la stessa matrice. Vi sono poi le differenze legate all’utilizzo delle mandorle con o senza la pelle, qui sono andata a sentimento personale ed ho utilizzato quelle spellate.

Il vino da meditazione scelto non poteva che essere il vin santo, vi suggerisco di cercare il vin santo di Nosiola prodotto in Trentino nella zona tra Sarche e Toblino. Questa uva utilizzata per la sua produzione viene vendemmiata molto tardi per poi essere messa su graticci, chiamati arele, e posti nei granai. Qui gli acini si asciugano con l’aria e si coprono di una muffa nobile, la botrytis cinerea, che favorirà l’appassimento. La pigiatura viene effettuata durante la settimana santa.

Non mi resta che augurarvi una buona serata!

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Per 700 g di biscotti:

250 g di farina 0
2 uova + 1 tuorlo
150 g di zucchero semolato
25 g di burro
150 g di mandorle
scorza di 1/2 limone
un pizzico di sale
3 g di lievito in polvere

1 cucchiaio di miele di acacia

Tritare grossolanamente le mandorle.

Setacciare la farina con il lievito, aggiungere lo zucchero e le mandorle. Sbattere le uova con il sale e la scorza grattugiata del limone, versare il tutto insieme agli altri ingredienti, aggiungere il miele ed il burro sciolto.

L’impasto risultante sarà un po’ appiccicoso e va lasciato riposare per una mezz’ora.

Accendere il forno a 180°.

Dividere il composto in tre parti e formare dei cilindri di circa 4 cm di diametro, porli su una teglia ricoperta di carta forno, distanziati tra loro; spennellarne la superficie con il tuorlo sbattuto ed infornare per circa 30 minuti o sino a quando non saranno dorati in superficie.
A cottura ultimata lasciare che si raffreddino e tagliarli a fette oblique di circa 1,5 cm.

Regolate il forno a 140° e rimettere i biscotti in teglia per infornarli e farli asciugare, occorreranno circa 7 minuti per lato.

 

 

 

Torta Bertolina

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L’autunno è alle porte con i suoi colori, dal foliage e le sue mille sfumature, ai profumi dell’uva matura pronta per essere consumata così com’è o trasformata in nettare di-vino.

Per la Gn dell’uva del Calendario del Cibo Italiano non poteva mancare la Vitis labrusca meglio nota come uva fragola, dalla cui vendemmia si ottiene Il fragolino, un vino rosso che non può essere venduto in Europa per via di un divieto legislativo che risale al 1931. Quest’uva durante la fermentazione produce più metanolo, sostanza tossica, delle altre viti europee. Ma pare ci sia anche un altro motivo di divieto: l’uva fragola, che nasce dall’incrocio di uva americana ed europea, sopporta bene il freddo ma dà vini poco pregiati. Inoltre è più resistente alle malattie, infatti sopravvive alla fillossera, un afide arrivato in Europa nell’800 che attacca le radici della vite la quale, non riconoscendo più il suo apparato radicale, muore. Per questo, al fine di salvare le viti europee che ne furono infestate, un professore dell’università di Montpellier impiantò su una radice americana una pianta europea, purtroppo così facendo le piante originarie europee si sono ridotte, quelle tutt’ora esistenti vengono denominate “franche di piede”.

In Italia troviamo una bevanda a base di vino, zucchero e aromi al gusto fragola. Gli amanti del vero vino fragolino possono acquistarlo fuori dall’UE (Svizzera, Usa, Australia) oppure nel Burgenland, in Austria. Questa è infatti l’unica regione europea dove per motivi storico culturali è possibile produrre e vendere l’Uhudler, un taglio di diverse uve tra cui anche l’uva fragola.

Oggi l’uva fragola diventa protagonista nella preparazione di un dolce cremasco che vi ripropongo, si tratta di una la ricetta di mia suocera alla quale ho aggiunto una piccola variante, la farina di mais che rende dorata e croccante la pasta.

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280 gr farina 0
50 gr farina di mais
1 bicchiere + 2 cucchiai zucchero semolato
80 gr burro morbido
250 gr uva fragola
2 uova
½ bustina lievito per dolci
Sale

Latte se necessario

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Setacciare insieme le farine con il lievito, unire lo zucchero, le uova, il burro, il sale e se necessita un po’ di latte. Si deve ottenere un panetto morbido ma non appiccicoso.

Lavare, asciugare e sgranare i chicchi d’uva ai quali si dovrebbero togliere i semi, è un’operazione noiosa e lunga ma necessaria.

Accendere, il forno in modalità ventilato, a 180°.

Imburrare ed infarinare una teglia da 18 cm di diametro e creare, con metà dell’impasto, una base dai bordi ben rialzati, versare i chicchi d’uva e ricoprire con la restante pasta. Per questa operazione si preleva poca pasta alla volta e si ricopre il tutto stile patchwork. Bucherellare con i rebbi di una forchetta la superficie sulla quale spargere due cucchiai di zucchero.

Infornare per 30/35 minuti circa sino a duratura della pasta.

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Beghrir per l’Mtc Summer Edition

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Fino a qualche mese fa non conoscevo i Beghrir, ho quindi colto l’occasione di provare a prepararli e, nientepopodimeno, mi sono finiti direttamente nell’ultimo bellissimo e goloso libro  “Crêpe is the new black”   che oramai avete sicuramente comprato tutti 😉

I Beghrir sono delle frittelle marocchine, fatte principalmente di semola, gustose e spugnose che si fondono in bocca. Il lievito nella pastella, che assomiglia a quella delle crêpe, genera centinaia di bolle che vengono a formarsi e rompersi in cottura dando al beghrir stesso una struttura e aspetto unici.

Sebbene siano normalmente cucinati solo da un lato, in alcune regioni magrebine vengono rigirati per aiutare a seccare la parte superiore ed io ho fatto altrettanto.

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Le donne del Marocco li preparano senza bilancia, usando il bicchiere come unita’ di misura, le quantità dipendono dalla capienza dei bicchieri: indicativamente, si va dai 6-8 in su.

2 bicchieri di acqua tiepida
1 bicchiere colmo di farina di semola
1/2 bicchiere di farina 00
2 cucchiaini di lievito per dolci
1 cucchiaino di lievito di birra liofilizzato
1 cucchiaino di zucchero
1 cucchiaino di sale

In un’ampia terrina, mescolare tutti gli ingredienti,  in modo da ottenere una pastella liscia. Coprire con un telo e far riposare da 10 minuti a qualche ora. Allungare la pastella con un po’ d’acqua se, dopo il riposo, dovesse risultare troppo densa.

Scaldare un padellino unto con poco burro, versare poco composto alla volta, cuocere un paio di minuti per parte.

Si servono caldi completandoli con uno sciroppo di burro e miele, ottenuto scaldando pari quantità dell’uno e dell’altro, in un casseruolino a fiamma dolce.

A me piacciono semplicemente con nocciole e miele, e a voi?

Con questa ricetta partecipo alla sfida:

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