Schiacciata di pane ripiena di verdure

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Rieccoci con le mani in pasta.. di pane!

Per il World Bread Day! è il sedicesimo anno che con Zorra si preparano in contemporanea, ed ovunque sul pianeta, fragranti lievitati.

Per questa occasione ho preparato non una pizza, non una focaccia, non un pane, ma tutto questo messo insieme. La definisco una schiacciata di pane ripiena, la trovo perfetta da conservare anche in congelatore, avvolta nella stagnola, per trovarla pronta quando si ha fame e non si ha voglia di cucinare.

In questa versione ho aggiunto la mozzarella che serve da legante, in alternativa potete utilizzare un uovo oppure lasciare “libere” le verdure.

Per una teglia di 28 cm

200 gr di farina 0
300 gr di farina integrale
10 gr di lievito di birra fresco
acqua
olio extra vergine d’oliva

sale

Ripieno:

2 cipolle
2 peperoni
12 pomodorini
12 olive verdi
1 cucchiaio di capperi dissalati
50 gr di mozzarella oppure 1 uovo
timo
olio extra vergine d’oliva

sale

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Sciogliere il lievito di birra in acqua tiepida, mettere le farine a fontana sulla spianatoia, versare il lievito, il sale ed acqua quanto basta per ottenere un panetto morbido ma non appiccicoso. Lasciare lievitare in un luogo asciutto per almeno tre ore.

Nel frattempo, in una padella, versare due cucchiai di olio e far appassire le cipolle tagliate sottilmente. Aggiungere i peperoni a tocchetti ed i pomodorini tagliati in quattro.

Se la preparazione dovesse asciugare troppo, aggiungere pochissima acqua tiepida, deve rimanere abbastanza asciutta.

Quasi a fine cottura unire le olive tagliate a rondelle, i capperi ed il timo.

Far intiepidire.

Riprendere la pasta lievitata, utilizzarne 3/4  e stenderla in una teglia unta d’olio, versare il ripieno e pareggiarlo, cospargere il tutto con la mozzarella tagliata.

Oppure: rompere un uovo, batterlo con una forchetta e versarlo sul composto di verdure.

Con la pasta rimasta, aiutandosi con un mattarello ed un po’ di farina, creare un disco da appoggiare sul ripieno e sigillarne bene i bordi.

Bucherellare la superficie della pasta, ungerla con un po’ di olio ed infornare a 200°, modalità ventilata, per 20/30 minuti.

Banner World Bread Day, October 16, 2021

Crescia sfogliata di Urbino


Tra storia, si narra che la crescia fosse presente sulla tavola dei Duchi di Urbino nel XV secolo, e leggenda, vi presento la “piadina dei ricchi” perchè l’impasto è preparato con uova e pepe, pregiatissima spezia a quell’epoca.

Questo delizioso contenitore si farcisce con salumi e formaggi tipici del territorio ed arricchito da erbe di campo saltate in padella. Sono però ammesse varianti e quanto la fantasia può suggerire, il risultato è sempre ottimo. Inoltre si conservava senza difficoltà, è sufficiente riscaldarla per ritrovarne tutto il suo sapore.

Anche Giovanni Pascoli, a trent’anni di distanza, ricordando con nostalgia gli anni passati ad Urbino ne cita la bontà scrivendo così: “Son più di trent’anni che non vedo Urbino, e la vedo sempre! non m’è uscito di mente nulla, nemmeno la Baciocca dove ci facevamo fare le cresce!” (lettera a Marchigiani, 28 gennaio 1903).

Passiamo alla ricetta, anzi no, prima vi racconto anche la leggenda che narra di quando il sole si abbassò più del solito, perchè attratto dalla bellezza della città di Urbino, e rimanendo impigliato ad una delle torri del Palazzo Ducale cercò di liberarsi facendo cadere scintille dorate. Tutto questo fu notato da una giovane fornaia che, volendo realizzare qualcosa che esprimesse il desiderio di libertà e la voglia di volare alto come il sole, creò la crescia.

dosi per 6 cresce di 26 cm di diametro

500 gr farina 0
200 gr acqua
90 gr strutto + 40 gr per la sfogliatura
5 gr sale
2 uova
pepe nero macinato al momento

Su una spianatoia impastare la farina con lo strutto, il sale e tanto pepe.

Aggiungere le uova, l’acqua e lavorare bene l’impasto sino a che non diventa liscio e morbido.

Dividerlo in 6 palline e farle riposare almeno per 30 minuti.

Stendere ogni pallina della larghezza di circa 26 cm di diametro e ricoprirla con un velo di strutto, arrotolarla su se stessa per creare una chiocciola (vedi foto)

Disporre le chiocciole su una teglia ricoperta di carta forno e lasciarle riposare in frigo per 30 minuti.

Preparare le piastre o padelle antiaderenti, e scaldarle.

Stendere ogni chiocciola con il mattarello creando un disco di 26 cm di diametro e cuocerle da entrambi i lati. Faranno delle deliziose bolle che si abbrustoliranno.

Farcirle a piacimento, io questa volta le ho gustate con un ripieno di crescenza, speck e zucchine grigliate.

Friselle o frise

Oggi ricorre la giornata mondiale del pane, anche quest’anno ho accettato l’invito di Zorra e messo le mani in pasta per preparare le frise, buone e terapeutiche. Pare infatti che uno studio condotto nel 2013 da ricercatori giapponesi, abbia dimostrato che il cortisolo, l’ormone dello stress nel sangue, diminuisce quando si tocca qualcosa di morbido e caldo, l’impasto del pane ne è un buon esempio.

Le friselle sono generalmente preparate con il grano duro o l’orzo, fatte lievitare, cotte in forno, successivamente tagliate a metà e biscottate.

Questo pane ha una leggenda, si narra infatti che fu portato da Enea quando sbarcò in Puglia a Porto Badisco, vicino Otranto. Le friseḍḍe, freseḍḍe nei vari dialetti, sono ciambelle la cui forma ne facilitava il trasporto, venivano raccolte tutte insieme con una cordicella fatta passare attraverso il buco centrale che si crea, come per formare una collana, e portate in barca dai pescatori che prima di consumarle le ammorbidivano nell’acqua di mare.

Possono essere condite nei più svariati modi, qui la fantasia la fa da padrone. Un suggerimento, anzi due: pomodorini maturi, olive, rucola selvatica, sale e olio extravergine d’oliva; oppure tuffate ancora secche, a pezzetti, nel sughetto caldo di una buona zuppa di pesce.

Dosi per 10 – 12 frise:

350 g di grano duro
200 ml di acqua
Olio extravergine d’oliva
90 g di pasta madre oppure 7 g di lievito di birra
sale

Sciogliere la pasta madre, oppure il lievito di birra, in mezzo bicchiere di acqua tiepida.

Unirlo alla farina, aggiungere due cucchiai di olio, un cucchiaino di sale e l’acqua poco alla volta, la quantità dell’acqua varia a seconda della farina.

Impastare per 10 minuti, si deve ottenere un panetto liscio e omogeneo, incordato.

Trasferire l’impasto sulla spianatoia leggermente infarinata, formare una palla e riporre in una ciotola unta con poco olio, coprirla con la pellicola per alimenti e lasciare riposare per circa 3 ore.

Riprendere l’impasto e dividerlo un pagnottelle grosse come un pugno, formare dei rotolini da avvolgere a spirale (vedi foto). Riporre a lievitare ancora per un’ora almeno, fino al raddoppio.

Portare il forno alla temperatura di 200° e infornare per 10/12 minuti.

Terminata la prima cottura, non spegnere il forno, estrarre le pagnotte che vanno tagliate a metà trasversalmente appena si intiepidiscono. Disporre le frise nuovamente sulla teglia e tostarle in forno per altri 7 minuti, per eliminare completamente l’umidità residua della pasta.

Si conservano per parecchio tempo in un sacchetto per alimenti.

Ricette in quarantena

I giorni di esilio casalingo non sono finiti, dobbiamo continuare a resistere e non lasciarci andare mai. Solo così ne usciremo vincenti e mi auguro molto più consapevoli.

Sui social impazzano ricette e preparazioni di tutti i tipi ed il lievito di birra è diventato più ricercato dell’oro al tempo del Klondike. A questo proposito colgo l’occasione per dirvi che la birra magari bevetevela, il lievito non si può riprodurre a meno di non averne un pezzettino per fare la pasta da riporto. Se volete provate con la pasta madre.

Ho pensato di lasciarvi i link di una selezione di ricette che ho pubblicato nel tempo e che possono esservi d’aiuto nella preparazione quotidiana dei pasti. Tenuto conto che mai come adesso la Cucina socratica è la prima fonte d’ispirazione.

Ed ora cliccate sulle foto per leggere le ricette oppure i link sottostanti e, se non vi bastano queste proposte, continuate a curiosare sul blog per chiave di ricerca o selezionando una categoria. Ricordate anche che potete mandarmi le foto dei piatti che proverete a fare, le ritroverete qui.

Torneremo ad abbracciarci 😀

Facciamo il pane e non solo: Oggi faccio il panePanini al latte‘Mpille salentineCantucci salati (senza lievito) – Tarallini pugliesi (senza lievito) – Calzoni di pasta matta (senza lievito)

Oggi pasta: Sugo ai carciofi Pasta e fagioliOrecchiette con cime di rapaSpaghetti alle vongole

Voglia di risotto: Riso integraleRisotto pere e taleggioRisotto rossoRisotto alla milanese

Carne, pesce e formaggio homemade: Padellata di salsiccia e..Fagottini di tacchinoPolpettine speziateInsalata di polpoOrate al fornoInvoltini di sogliolaLabneh

Le verdure: Torta girasole di verdureFagiolini a mazzetti…Crostata di cavolfioreVerdure al fornoInsalata pantescaPanzanella prêt-à-porter

Finiamo in dolcezza: Dolcetti di mandorleTorta all’acquaBensonePouding ChômeurBiscotti al latte condensatoBanana bread

Cranberry Oat Scones per il Club del 27

Il trillo della sveglia la mattina è brutto, brutto… ma se a darci la giusta carica per affrontare la giornata è una golosa colazione, il buonumore è assicurato. Il primo pasto della giornata è sicuramente il più importante, per questo motivo insieme al Club del 27 vi suggeriamo tante ricette, divertitevi a provarle.

Io vi propongo gli Scones, arrivano dalla Scozia e probabilmente devono il loro nome a una cittadina scozzese, sono anche citate sull’Oxford English Dictionary che risale al 1513. Inizialmente si trattava di preparare una focaccia non lievitata cotta sulla piastra e tagliata in piccoli triangoli. Con l’invenzione del lievito istantaneo si è passati a preparare le piccole e morbide focaccine da tè che noi conosciamo.

Gli scones non sono né dolci né salati. Motivo che li rende versatili, adatti ad essere farciti con qualsiasi cosa, compresi salumi e formaggi, o aromatizzati direttamente nell’impasto.

Ad esempio per farli salati basta mettere semi di finocchio, di sesamo, timo, maggiorana o altro. Perchè siano dolci si usa uvetta, frutta secca, gocce di cioccolato o mirtilli.

Io li ho preparati con mirtilli rossi e zenzero candito:

170 g di farina 0
15 g di zucchero semolato
1/2 bustina di lievito in polvere
2 g di sale
50 g di burro freddo
45 g di fiocchi d’avena + 2 cucchiai per la finitura
60 g di mirtilli rossi essiccati
30 g di zenzero candito
1 uovo piccolo
60 ml di yogurt intero bianco + 2 cucchiai per la finitura

In una ciotola mescolare insieme la farina, lo zucchero, il lievito e il sale. Aggiungere il burro a pezzetti e ridurre il composto in briciole. Aggiungere l’avena, i mirtilli e lo zenzero, mescolare bene il tutto.

In un’altra ciotola sbattere insieme l’uovo e lo yogurt, versare il tutto nel mezzo dell’impasto, iniziare a mescolare delicatamente per incorporare il liquido. Lavorare poi velocemente per formare un panetto che risulterà leggermente appiccicoso.

Su una superficie infarinata, versare l’impasto, formare un rettangolo di 20 cm per 10 cm e ricavare da questo 8 rettangoli che andranno trasferiti su una teglia ricoperta di carta forno. Spennellare la superficie con lo yogurt e cospargere con i fiocchi d’ avena.

Cuocere a 190°, modalità statica, per 12/14 minuti.

Pane albero di Natale

Manca una settimana a Natale, voglio suggerirvi una simpatica idea che oltre ad essere un bel centrotavola per le prossime feste si può anche mangiare. Anziché portare in tavola il cestino del pane, preparo tanti piccoli panini che, uniti tra loro prima della cottura, danno vita ad un alberello.

Una volta che sarà anche allegramente addobbato, farà bella mostra di se sulla tavola delle feste.

Per 30 panini

500 g di farina 0
300 ml di acqua circa
150 g di pasta madre già rinfrescata
due cucchiaini di sale marino integrale

foglie di prezzemolo
chicchi di melagrana

Sciogliere velocemente la pasta madre in metà acqua a temperatura ambiente e cominciare ad aggiungere la farina, sempre impastando con le mani. Dopo averne aggiunta circa la metà, incorporare il sale disciolto in poca acqua. Continuare aggiungendo la restante farina e l’acqua necessaria, poichè farine diverse hanno un diverso assorbimento. Lavorare l’impasto per 10 minuti, fino ad ottenere un composto liscio, elastico ed omogeneo.

Per chi ha la planetaria, mettere prima la farina, aggiungere metà acqua necessaria con il lievito madre disciolto, iniziare ad impastare, aggiungere la restante acqua col sale disciolto. Impastare per 7/10 minuti, fino all’incordatura.

Sbattere la pasta ottenuta 3-4 volte sulla spianatoia e porre a lievitare in una ciotola coperta da un canovaccio umido per 4-5 ore a temperatura ambiente, finché il volume dell’impasto non sarà raddoppiato.

Trascorso questo tempo, rovesciare l’impasto su un tagliere infarinato e formare 30 palline tutte della stessa dimensione.

Trasferirle su una teglia rivestita con carta da forno e formare l’albero (vedi foto).

Coprire il pane con un canovaccio, per evitare che si formi la crosta in superficie, e fare riposare per 2-3 ore.

Accendere il forno alla massima temperatura, abbassare a 190° C e cuocere l’albero di pane per 25 minuti.

Una volta sfornato e raffreddato decorarlo con foglie di prezzemolo e chicchi di melagrana.

BUON NATALE A TUTTI!!!

Pane ai semi di lino e curcuma

Era il 16 ottobre del 1981 quando la FAO (l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) ha promosso la Giornata Mondiale dell’Alimentazione. Dal 2006, è stato deciso per lo stesso giorno, di celebrare anche la giornata mondiale del pane al fine di incoraggiare le persone al consumo e promuovere la cultura del pane fresco. 

Sono oramai diversi anni che faccio il pane; i primi tentativi mi hanno subito incoraggiata e sentire il suo profumo spargersi per tutta la casa, quando è nel forno a cuocere, mi dona un senso di famiglia che mi rallegra.

Alla base per una buona riuscita ci sono le farine di qualità e la pasta madre ben rinfrescata e attiva. Poi ci si può sbizzarrire aggiungendo ingredienti, modi e tempi di preparazione, o semplicemente dando forme diverse alle pagnotte.

Questo è il pane di oggi, preparato con semi di lino e curcuma a dare un tocco di profumo, sapore e colore in più.

Ingredienti per 2 pagnotte 800/900 grammi

500 g di farina 0
300 ml di acqua circa
150 g di pasta madre già rinfrescata
2 cucchiaini di sale marino integrale
1 cucchiaio raso di curcuma in polvere
1 cucchiaio colmo di semi di lino

Nella planetaria versare la farina, il sale, la curcuma, i semi di lino e miscelare per un minuto.

Sciogliere la pasta madre in metà acqua a temperatura ambiente e aggiungerla alla miscela secca iniziando ad impastare. Versare poco alla volta la restante acqua facendo attenzione a che l’impasto non risulti colloso. Continuare ad impastare sino a quando non inizia ad incordare. L’impasto ottenuto deve risultare liscio, elastico ed omogeneo.  Sbatterlo 3-4 volte sulla spianatoia, incidere una croce sulla sommità, metterlo in una ciotola coperta da un panno e lasciare riposare in frigorifero per un notte.

Riprendere la ciotola e porla in un luogo asciutto, lasciare lievitare l’impasto per almeno 6 ore, finché il volume non sarà raddoppiato. Trascorso questo tempo lavorare la pasta per formare due pagnotte da trasferire in una teglia rivestita con carta da forno. Ai lati di ogni pagnotta arrotolare un canovaccio e tenerle separate tra loro (come nella foto) ciò servirà a farle crescere di volume in altezza senza allargarsi troppo. Far lievitare ancora 2 ore.

Accendere il forno alla massima temperatura, una volta infornato abbassare a 200° e cuocere per 30 minuti circa.

Pane di zucca

Ottobre, è tempo di zucca! Povera di calorie ma ricca di nutrienti, di questo ortaggio non si butta via niente semi compresi, buoni e salutari soprattutto per i maschietti. Qui da me la trovate utilizzata per preparare un Risotto con funghi porcini, zucca e Quartirolo Lombardo, come gustoso ripieno dei Tortelli di zucca, nella preparazione di due dolci il Pumpkin Bread ed il Crumble castagne e zucca, inoltre i semi nella Granella di semi vari.

Mancava giusto il pane… detto fatto, e una volta preparato potete gustarlo al meglio servito in accompagnamento a formaggi e confetture.

500 g di farina 0
300 g di polpa di zucca
10 g di sale
1 bicchiere d’acqua + più quella necessaria all’impasto
1/4 di panetto di lievito di birra fresco (6 g)
1 cucchiaino di malto d’orzo o di miele

spago da cucina

Pulire e tagliare a tocchetti la zucca, cuocerla nel forno a 180° per 10 minuti, farla intiepidire e frullarla.

In una ciotola versare la farina, la zucca oramai raffreddata ed il sale, fare un buco al centro e versare il lievito sciolto in precedenza insieme al malto o miele in un bicchiere d’acqua a temperatura ambiente.

Iniziare ad impastare aggiungendo poca acqua alla volta, non c’è una misura precisa poichè la zucca è umida ed ogni impasto può risultare differente.

Ottenuto un panetto compatto e non appiccicoso metterlo a lievitare sino al raddoppio, coperto da un panno. Ci vorranno almeno 3 ore.

Trascorso il tempo necessario, riprendere l’impasto e dividerlo in più parti, anche di misure differenti. Lavorare ogni panetto formando una palla e con lo spago da cucina fare 4 intrecci per ottenere 8 spicchi.

Lasciarli riposare ancora per un’ora coperti con un canovaccio.

Accedere il forno alla massima temperatura, cuocere le zucche di pane abbassando la temperatura subito a 200 ° per i primi 10 minuti, poi a 180° per altri 15 minuti.

Sardenaira

La prima volta che mi hanno offerto la Sardenaira ero a Sanremo, ed ho creduto di trovarmi davanti ad una pizza marinara al taglio. Niente di tutto ciò, questa è una vera specialità tipica della provincia di Imperia che risale al 1300 e si è diffusa anche oltreconfine, a Montecarlo e Nizza.

Viene chiamata Pissalandrea ad Oneglia, per onorare l’ammiraglio Andrea Doria, Pisadala a Bordighera, Pisciadela a Ventimiglia assonante con la Pissalandière a Nizza, Sardenaire a Sanremo perché era guarnita con le sardine sottosale, Macchettusa ad Apricale per l’uso di una delle cinque salse da mortaio liguri, il Machetto, infine Piscadra a Pigna.

Tanti nomi diversi per un’antica focaccia condita che nel tempo si è arricchita dell’aggiunta dei pomodori, introdotti subito dopo la scoperta dell’America ed il loro arrivo in Europa.

Nel prepararla mi son ben guardata dal tentare sperimentazioni o strane variazioni, ho seguito i dettami di veri liguri che meglio di me conoscono la ricetta. Il risultato è… slurp!

Per 2 Teglie 23×30 o 1 da 30×40
250 ml di acqua
12 g di lievito di birra fresco
12 g di sale fino
500 g di farina 00
60 ml di olio etra vergine di oliva
500 gr di pomodori pelati
14 spicchi di aglio vestito
100 g di olive taggiasche in salamoia
12 filetti di acciughe sotto sale
sale fino
olio extravergine di oliva
origano essiccato

Impastare la farina con l’olio e 150 ml di acqua. Dopo circa 5 minuti aggiungere il sale precedentemente sciolto in 50 ml di acqua. Continuare ad impastare per altri 5 minuti. Aggiungere il lievito sciolto nella restante parte dell’acqua e lavorare fino ad ottenere un impasto liscio e morbido. Lasciare riposare per circa 20 minuti in una ciotola coperta con uno strofinaccio da cucina. Trascorso questo tempo stendere l’impasto con le mani nella teglia precedentemente oleata. Lasciare riposare per 1 ora.
Mentre l’impasto lievita preparare gli ingredienti. Spezzettare grossolanamente i pelati, snocciolare le olive e sciacquare i capperi per eliminare il sale. Procedere al condimento della Sardenaria mettendo i pelati ben distribuiti, aggiungere le olive e i capperi sparsi. Con le mani dividere i filetti di acciughe a metà e distribuirli. Aggiungere abbondante olio extra vergine di oliva. Spolverare di origano essiccato. Cuocere in forno a 210 gradi per circa 25 minuti circa. Controllare sempre la cottura che può variare a seconda del forno. Sfornare ed aggiungete altro origano e olio a crudo.

Piada tradizionale al lievito madre con Gorgonzola e fichi per Vamos a la piada again

Rieccomi con un’altra proposta ed un’altra tipologia di piada che l’azienda di Riccione Fresco Piada prepara con l’ausilio di farine di grani romagnoli, sale integrale marino di Cervia e olio extravergine d’oliva delle colline riminesi.

Dopo aver testato La Piada del Chiosco con Rosa Camuna e piccoli frutti , ho voluto provare un nuovo ripieno, questa volta racchiuso ne LA RITROVATA AL LIEVITO MADRE NATURALE, il cui lievito madre appunto, deriva da un ceppo che ha alle spalle oltre cinquant’anni di cure ininterrotte, un tesoro della cucina artigiana di Fresco Piada.

1 piada  
50 g di Gorgonzola  
3 fette di prosciutto crudo 
2 fichi 
4 noci 
miele (facoltativo)

Tagliare a tocchetti il Gongonzola, lavare ed affettare i fichi, dividere a metà le noci.

Scaldare la piada in una padella antiaderente, girarla un paio di volte e ricoprirne una metà di formaggio, lasciarlo fondere.

Far scivolare la piada su un piatto, aggiungere il prosciutto crudo, i fichi e le noci. Provate anche la versione con l’aggiunta di qualche goccia di miele.

Piegare in due e gustare!