Triangoli di pasta ripieni di branzino

La pasta ripiena è parte integrante della tradizione culinaria italiana. Questi piccoli scrigni di gusto dalle svariate forme racchiudono sapori sempre differenti. Anche i nomi variano, ad esempio si passa dal tortello al tortellino per arrivare al tortellone, o dall’anolino all’agnolotto, e via di seguito. Altra variabile, come ho detto, è il ripieno che spazia dal formaggio alla carne, dalle verdure al pesce, per poi approdare anche alle versioni dolci.

Questa ricetta vede protagonista la pasta con un ripieno di pesce. Per prima cosa ho preparato un gustoso branzino al forno, qui potete vedere come può essere cotto, e utilizzando parte del filetto ho creato il ripieno; in alternativa potete usare anche l’orata della ricetta.

Per la pasta (4 porzioni circa):
200 grammi di farina 0
2 uova

Per il ripieno:
120 gr di filetto di branzino
1 patata
lessata
timo
sale
olio extra vergine d’oliva

Per il sugo:
12 pomodorini ciliegia
12 olive taggiasche denocciolate
timo
sale
olio extra vergine d’oliva

Per il ripieno occorre innanzi tutto cuocere il filetto di branzino, farlo intiepidire e diliscare.

In un mixer tritare il pesce insieme alla patata, al timo e poco olio. Assaggiare ed aggiustare di sale, si deve ottenere un composto morbido e saporito.

Per la pasta versare sulla spianatoia la farina e formare una fontana, rompere le uova al centro iniziando ad impastare con una forchetta. Quando l’impasto sarà addensato un po’ impastare con le mani fino a formare una palla elastica e soda, occorrerà circa una decina di minuti. Coprire la pasta con un canovaccio pulito e lasciare riposare a temperatura ambiente per mezz’ora.

Nel frattempo preparare il sugo, in una padella scaldare l’olio e rosolare per qualche minuto i pomodorini lavati e tagliati in quattro parti, aggiungere le olive, salare e profumare con il timo.

Riprendere la pasta se si utilizza la macchina per tirare la sfoglia, seguire i passaggi qui. Ottenuta una sfoglia sottile, ricavare quadrati di circa 5 cm per lato tagliandoli con un coltello o meglio con la rotella dentata.

Porre un nocciola di ripieno sopra ogni quadrato e ripiegarlo a triangolo, sigillare bene i bordi ripassandoli con i rebbi di una forchetta.

Infarinare un vassoio, adagiare i triangoli di pasta ripiena spolverizzandoli con poca farina per non farli attaccare tra loro.

Portare a bollore abbondante acqua salata e cuocere i triangoli di pasta per circa 3/4 minuti, scolarli con una schiumarola, adagiarli nella padella con il sugo rigirandoli delicatamente, se serve bagnare il tutto con poca acqua di cottura.

Lasagne salmone e robiola

Il salmone fresco non è solo buono e leggero, ma digeribile e ricco di nutrienti, è ottimo per chi non vuole rinunciare al piacere di mangiare in modo equilibrato e gustoso.
Grazie alla sua varietà di tagli, si presta a diventare l’ingrediente principale di molte ricette, tutte semplici e rapide.

Come questa lasagna, una gustosa alternativa alla più classica e conosciuta, dove il salmone ha un ruolo importante unitamente alla robiola, un formaggio a pasta molle prodotto tipicamente in Italia settentrionale dalle Langhe al bresciano.

Da questo connubio è scaturito un piatto unico che fa festa solo a vederlo.

Dosi per 4 persone

250 g di pasta fresca di lasagne
450 g di carpaccio di salmone
300 g di robiola
maggiorana
100 g di salmone affumicato
1 dl di latte
30 g di parmigiano reggiano
30 g di pangrattato
sale
pepe rosa

Tritare il salmone affumicato, in una ciotola unirlo alla robiola, aggiustare di sale, qualche grano di pepe rosa schiacciato e la maggiorana; stemperare il tutto con il latte fino ad ottenere una crema molto morbida.

Sul fondo di una pirofila imburrata fare un primo strato di lasagne, distribuire sopra la crema di robiola ed il carpaccio di salmone. Procedere a strati fino ad esaurire gli ingredienti.

Terminare con uno strato di crema di robiola.

Mescolare il formaggio con il pangrattato, un pò di maggiorana e altro pepe rosa schiacciato. Distribuire il composto sulle lasagne.

Accendere il forno in modalità ventilata a 200°, coprire la teglia con un foglio di alluminio, infornare e cuocere per 20 minuti. Eliminare il foglio di alluminio e completare la cottura per altri 10 minuti.

Sfornare e servire.

p.s. se decidete di utilizzare la pasta secca, lessatela prima in abbondante acqua salata.

Gnocchi patate e ricotta al caffè con crema di zucca e porcini

Galeotta fu la Masterclass dedicata al caffè dove, insieme ad un gruppo di colleghe foodblogger, sono stata guidata dagli esperti SCA Specialty Coffee Association della Scuola Sapere Manuel Caffè, a scoprire quali segreti si celano dietro e dentro una “semplice” tazzina di caffè.

Per me si è trattato di una prima volta in assoluto, si beve il caffè per abitudine, per svegliarsi la mattina, per far passare il mal di testa, per … Con questa occasione ho avuto modo di conoscere il concetto di ruota degli aromi, provato il metodo cupping, utilizzato a livello internazionale per valutare la qualità del caffè. E ancora come si definisce l’aroma, la percezione delle sue note ed i vari sentori sprigionati dal caffè, l’assaggio, la sua corposità ed i suoi flavours. Infine con il tatto ho provato ad identificare il sentore al palato, la combinazione tra aroma e gusto che si avverte in bocca attraverso le papille gustative. Che dire, sembra semplice preparare una tazzina di caffè, ma non è proprio così.

Con questo nuovo bagaglio ho pensato di provare ad utilizzare il caffè nella preparazione di un piatto salato, dove l’aroma e la combinazione dei diversi ingredienti contribuiscono a dare gusto pieno al tutto.

Per due porzioni di gnocchi:
200 g di patate lessate e schiacciate
70 g di ricotta vaccina ben scolata
100 g di farina bianca
⅔ di una tazzina di caffè

sale

Condimento:
250 g di zucca cotta al vapore
60 g di funghi porcini tagliato a fette e poi a tocchetti
1 spicchio d’aglio
olio extra vergine d’oliva
rosmarino fresco
brodo vegetale

Sulla spianatoia versare la farina, le patate raffreddate, aggiungere la ricotta, un pizzico generoso di sale ed il caffè freddo. L’impasto risulterà molto morbido, lavorarlo delicatamente, se è molto appiccicoso aggiungere poca farina.

Dividere la pasta in più parti e formare dei bastoncini dal diametro di 1 cm circa, lavorare su un piano infarinato. Tagliarli a pezzetti di 1 centimetro e disporli su un vassoio cosparso di farina di semola, lasciarli in frigo sino al momento della cottura.

Per il condimento, in una padella profumare l’olio con l’aglio ed aggiungere i funghi porcini, dopo due o tre minuti, aggiungere la zucca schiacchiata con la forchetta, rosmarino a piacere, sale e un pò di brodo vegetale per rendere tutto molto cremoso. Cuocere per qualche minuto ancora.

Portare ad ebollizione una pentola di acqua salata, tuffare gli gnocchi e appena vengono a galla scolarli con una schiumarola e spadellarli velocemente nella crema preparata.

Servire subito e buon appetito!

Maltagliati con cime di rapa al sugo di pomodorini e Jalapeño

1

Il Calendario del Cibo Italiano nella giornata nazionale del peperoncino, il 3 settembre, ha avuto come ospite speciale, la fondatrice dell’azienda Peperita – azienda agricola di Rita Salvatori, la quale ha raccontato la sua attività che parte dal seme per arrivare al prodotto finito. A seguito dell’intervista è stato lanciato un contest al quale, alcuni blogger che fanno parte della comunità web del Calendario, sono stati invitati ad elaborare ricette utilizzando polveri, sali e creme di peperoncino, inviate  in un prezioso cofanetto dall’azienda.

La produzione di Peperita avviene in un casale toscano, a Bibbona nel livornese, e si svolge con metodologia biologica/biodinamica, i frutti vengono trasformati in loco e direttamente commercializzati. Rita prepara prodotti a base di ben 17 varietà di peperoncini, dalle differenti polveri piccanti ai diversi preparati, nessun additivo o conservante, in sintesi un prodotto completamente naturale.

Di norma il peperoncino lo uso con parsimonia ma l’opportunità di conoscere le varie differenze che vi sono nelle diverse varietà mi ha spinto ad accettare la sfida con il prezioso supporto di Rita che ci ha spiegato la corretta modalità del loro utilizzo, per enfatizzare gli alimenti e non coprirli.

rita

Per il mio piatto ho scelto un peperoncino di media piccantezza, lo Jalapeño (Capsicum Annuum) detto anche Cuaresmenos, tra i più diffusi e conosciuti peperoncini del mondo. Proviene dalla città di Xalapa in Messico, da dove deriva il suo nome. Spesso raccolto e consumato verde, se portato a maturità completa diventa rosso cremisi ed acquista un sapore di peperone dolce intenso. La capsaicina presente in quantità non elevatissime ne fa un peperoncino versatile in cucina. Si abbina ai nachos, alle fajitas ed in Arizona lo hanno inserito intero in una bottiglia di birra per dare vita alla chili beer.

Sul fronte salute la capsaicina ha proprietà analgesiche e contrasta i batteri, inoltre è presente la vitamina A, la vitamina C ed i flavonoidi, antiossidanti e  coadiuvanti nel combattere lo stress. I peperoncini poi aiutano a ridurre il colesterolo cattivo, infine il succo di jalapeño pare sia usato come rimedio per allergie stagionali e problemi cardiovascolari.

Ecco allora la mia ricetta, tradizionale, gustosa e pure salutare.

Nella pasta con le cime di rapa la nota piccante è fondamentale, per l’occasione ho pensato di rivisitarla e dedicare una corretta attenzione alla scelta del tipo di peperoncino da utilizzare. Il risultato, devo dire molto apprezzato, mi porta a prevedere che il consumo di questi piccanti frutti a casa mia subirà una decisa impennata.

2

Dosi per 4 persone

150 g cime di rapa
100 g di farina di grano tenero tipo 0
100 g di farina di semola di grano duro
acqua
sale
150 g pomodorini
1 spicchio di aglio
una punta di cucchiaino di peperoncino Jalapeño
olio Extra Vergine d’Oliva
Parmigiano Reggiano

Pulire e sbollentare le cime di rapa, sminuzzarle e con poca acqua frullarle.

Sulla spianatoia fare una fontana con le farine, aggiungere la verdura e acqua quanto basta per ottenere un impasto morbido ed elastico. Dividere il panetto in tre parti, passarle tra i rulli della macchina per la pasta ed ottenere tre sfoglie non molto sottili. La pasta sarà più umida del previsto, aiutatevi con un pò di farina. Lasciate asciugare una mezz’ora. Con un coltello tagliarla a strisce e poi fate tante piccole fettucce… mal tagliate 😉

3

Mentre la pasta riposa, in una larga padella soffriggere uno spicchio di aglio nell’olio ed aggiungere i pomodorini lavati e tagliati a pezzi. Aggiustare di sale, insaporire col peperoncino e cuocere per una decina di minuti.

Portare a bollore una pentola d’acqua, salare e cuocere i maltagliati per 3/4 minuti. Scolare la pasta, tenere da parte un pò d’acqua di cottura può servire per mantecare, e buttarla nella padella col sugo, amalgamare il tutto su fuoco vivo per qualche istante e servire. Io ho rifinito il piatto col Parmigiano Reggiano ma anche un buon pecorino oppure una ricotta dura ci stanno bene; e se poi volete aggiungere ancora peperoncino liberi di farlo.

4

“Questa ricetta è stata realizzata in collaborazione con Peperita – azienda agricola di Rita Salvatori”

Strangozzi al tartufo

2

Da qualche anno ho scoperto che mi  piace il tartufo, col tempo i gusti cambiano e per fortuna in meglio, motivo in più per non farmi scappare questo piatto tipico della cucina umbra, ideale per celebrare la Gm della pasta del Calendario del Cibo Italiano.

Gli strangozzi, chiamati anche stringozzi, strengozzi, strengozze, sono un formato di pasta tipico dell’Umbria il cui nome sembra derivare da “stringa” e, in effetti, la loro forma richiama alla mente quella dei lacci in cuoio, adoperati in passato per legare le scarpe. Per completezza a Perugia li chiamano umbricelli, mentre a Terni ciriole.

Anche la loro preparazione si diversifica a seconda delle zone. Di base vengono preparati solo con farina ed acqua, ma vi sono varianti fatte con aggiunta di albume d’uovo oppure con l’uovo intero.

La pasta si  presenta come una lunga fettuccia, spessa, a sezione rettangolare dalla superficie ruvida. Insomma elemento perfetto per essere abbinato ad un altro prodotto sublime di questo territorio, il tartufo nero, “magica scultura della terra” per usare una poetica descrizione di Alessandro Haber.

Sull’origine degli strangozzi con il tartufo esiste una leggenda, secondo la quale la bontà del piatto avrebbe di fatto evitato saccheggio. Sulla collina di Campello Alto, in provincia di Perugia, nel vicino castello di Pissignano, si sarebbe fermato Federico Barbarossa nella sua discesa in Italia. La leggenda narra che la cuoca del castello preparò all’imperatore degli strangozzi talmente buoni da convincerlo a cambiare idea sul saccheggiare quelle terre.

Contrariamente al tartufo bianco, delicato e da utilizzare esclusivamente a crudo, quello nero resiste ad una breve cottura. Differisce anche nella pulizia, il primo va solo spazzolato, mentre il secondo può essere passato velocemente sotto l’acqua fredda poco prima dell’utilizzo. Il tartufo si può conservare per qualche giorno avvolto in una garza, chiuso in un barattolo di vetro e riposto in luogo fresco come il ripiano meno freddo del frigorifero.

Per la mia ricetta, non avendo a disposizione gli strangozzi, li ho preparati in casa come da tradizione.

1

 
Dosi per 2 persone
100 g di farina di grano tenero tipo 1
70 g di farina di semola di grano duro
acqua
sale
1 spicchio di aglio
30 g di tartufo nero
olio Extra Vergine d’Oliva
 

Sulla spianatoia fare una fontana con le farine, aggiungere acqua poco alla volta ed una punta di cucchiaino di sale, si deve ottenere un impasto morbido ed elastico. Lasciare riposare per mezz’ora.

Dividere la pasta in tre parti, passarle tra i rulli della macchina per la pasta (la nonna Papera per capirci) sino ad ottenere tre sfoglie spesse mezzo centimetro, ritagliarle successivamente in lunghe tagliatelle.

Lessare gli strangozzi in acqua bollente salata.
Nel frattempo scaldare abbondante olio extravergine d’oliva in un tegame e fare insaporire uno spicchio di aglio schiacciato su fiamma minima per un paio di minuti. Eliminare l’aglio, aggiungere metà tartufo nero grattugiato. Lasciare insaporire ancora un paio di minuti.
Scolare la pasta e versarla nel tegame con il condimento, mescolare e servire ultimando con il restante tartufo.

I miei Bigoli in salsa per il Club del 27

Bigoli

Ecco un piacevole ritorno, il Club del 27 che ha come tema del mese la pasta. Spigolando tra le ricette, peraltro una più gustosa dell’altra, la scelta finale è caduta sui Bigoli in salsa di Federica. Un piatto della tradizione veneta, semplicemente gustoso ed invitante, che veniva preparato nei cosiddetti giorni di magro.

Per la riuscita della ricetta è fondamentale il tipo di pasta: i bigoli, bigoi in dialetto. Una sorta di spaghettoni grossi e rugosi somiglianti a lunghi bruchi, da cui il nome. Altra cosa, utilizzate preferibilmente pasta fresca, meglio ancora se integrale.

La preparazione è semplice, una volta pulite bene le sarde, è importante insaporirle con la cipolla non soffritta mi raccomando. Quest’ultima io non l’ho tritata finemente e rimane visibile agli occhi oltre che sensibile al palato, per ottenere un effetto più vellutato rendetela quanto più fine possibile.

Ultima nota ma non meno importante, per gli Abbinamenti di-Vini, ho scelto il Pecorino. Uno splendido vitigno marchigiano la cui storia si perde nella notte dei tempi a partire dal suo nome che sembra derivare dal fatto che ben si accompagnava con i formaggi di pecora. Riscoperto in anni relativamente più recenti è sicuramente un vino che se non conoscete vi consiglio di provare.

1.jpg
Ingredienti per 4 persone:
6 sarde sottosale dissalate e deliscate
1 cipolla
1 bicchiere di vino bianco secco
olio Extra Vergine d’Oliva
400 g di Bigoli (meglio se integrali)
sale

Pulire, tritare la cipolla e stufarla, evitando di farla soffriggere, in una padella con abbondante olio, ci vorranno circa 10/12 minuti. Aggiungere le sarde a pezzi grossolani ed il vino, cuocere ancora qualche minuto per amalgamare bene gli ingredienti.

In abbondante acqua salata cuocere la pasta, scolarla ben al dente e spadellarla nella salsa finendo la cottura.

Servire con pane fresco ed un buon bicchiere di vino, possibilmente lo stesso che avete usato in cottura.

bb.jpg

Un grazie a Mai e Francesca per i banner.

Tortelli di zucca

immagine

Per questa ricetta la materia prima è una bella zucca, regina di un ripieno ricco di gusto e dalla storia antica.

I Tortelli di Zucca sono uno dei piatti tipici della tradizione mantovana, le prime notizie che si hanno risalgono al Cinquecento dove le preparazioni avevano lo scopo principale di ottenere un piatto gustoso e nutriente. Col tempo i suoi confini si sono allargati, con poche varianti, si va da Mantova a Ferrara per spostarsi a Reggio Emilia e risalire verso Cremona.

Il condimento classico è costituito da burro fuso in tegame, leggermente scurito ed aromatizzato con salvia; ma si utilizza anche il burro soffritto con cipolla e pomodoro unito a salsiccia di maiale, oppure un bel ragù.

Questa mia è la ricetta provata e riprovata insieme al marito che nel tempo è diventato l’addetto al ripieno, nonchè assaggiatore ufficiale (da tenere sotto stretta sorveglianza se voglio mettere qualcosa dentro la sfoglia considerato che i suoi assaggi vanno a cucchiaiate).

Ultimo appunto le dosi: io ho provato a calcolarle ma il gusto personale è lecito motivo di modifiche. Il ripieno avanzato si può congelare per futuri utilizzi.

Per il ripieno

600 gr. di zucca mantovana
70 gr. di amaretti
50/70 gr. di mostarda di mele cotogne con relativo sciroppo
80 gr. di Parmigiano Reggiano
noce moscata
sale q.b.

Per la pasta (per 6 porzioni circa)

400 grammi di farina 0
4 uova

chiusura-tortelli

Per prima cosa preparare il ripieno di zucca, il giorno prima sarebbe ideale per consentire ai sapori di amalgamarsi al meglio.

Lavare la zucca, privarla di semi e buccia e tagliarla a spicchi, porla su una teglia coperta con carta forno e cuocere al forno a 160° fino a quando non è ben cotta, quasi caramellata.

Con lo schiacciapatate passare la zucca e metterla in una ciotola con gli amaretti sbriciolati, la mostarda tritata finemente insieme a parte del suo sciroppo, il Parmigiano Reggiano ed una generosa spolverata di noce moscata. Mescolare molto bene, assaggiare ed aggiustare di sale. Il mio consiglio è di aggiungere gli amaretti e la mostarda a più riprese per ottenere il gusto che più vi piace.

Sulla spianatoia versare la farina e formare una fontana, rompere le uova al centro iniziando ad impastare con una forchetta. Quando l’impasto sarà addensato un po’ impastare con le mani fino a formare una palla elastica e soda, occorrerà circa una decina di minuti. Coprire la pasta con un canovaccio pulito e lasciare riposare a temperatura ambiente per mezz’ora.

Se non siete sfogline provette, io sto ancora studiando, utilizzate la macchina per tirare la sfoglia.

Per prima cosa dividere la pasta in un numero di pezzi poco più grandi di un’arancia e lavorarne uno alla volta tenendo gli altri coperti per evitare che si secchino.

Sul piano di lavoro leggermente infarinato, appiattire il pezzo di pasta con il palmo delle mani sino a fargli raggiungere uno spessore massimo di circa due cm.

Posizionare i rulli della macchinetta sullo spessore più largo e fare passare il pezzo di pasta tra i rulli.

Ripiegare la pasta a libro in tre parti, facendole combaciare il più possibile, e ripassarla nuovamente tra i rulli; ripetere questa operazione ancora una volta, infarinando leggermente la pasta se dovesse appiccicarsi ai rulli.
Ridurre di un paio di tacche lo spazio tra i rulli e ripetere gli stessi passaggi, procedere fino ad arrivare all’ultima tacca della macchinetta.
Si otterrà una sfoglia sottile dalla quale ricavare quadrati di circa 5 cm per lato tagliandoli con un coltello o meglio con la rotella dentata.

Porre un nocciola di ripieno sopra ogni quadrato e ripiegarlo a triangolo, sigillare bene i bordi e unire le due punte estreme pressando la pasta, le foto dovrebbero aiutarvi.

Infarinare un vassoio, adagiare i tortelli di zucca spolverizzandoli con poca farina per non farli attaccare tra loro.

Si cuociono in abbondante acqua salata per circa 5 minuti, trattandosi di pasta fresca. Scolateli con una schiumarola per evitare che si spacchino e conditeli come più vi piace.

Potete conservarli nel congelatore, prima lasciateli su un vassoio, una volta congelati riponeteli in un sacchetto-gelo per risparmiare spazio.

Pillola socratica😉

DIETRO LA LASAGNA

immagine

In tutte le librerie Feltrinelli trovate il quinto libro dell’MTChallenge, tutti gli altri li potete scoprire qui.

Questa volta parliamo di lasagne, paste al forno, tradizionali, classiche, strane e fantasiose. In tutto 160 pagine con oltre 100 ricette di puro gusto e sicura riuscita. Si perché ogni preparazione è stata provata e riprovata, ha subito test e confronti sino ad essere promossa ed inserita in questo nuovo libro.

Lasagne  e non solo che sapranno accontentare davvero tutti i gusti… con ricette in 10 minuti, ricette “senza” e poi varianti di besciamella e vellutate e tante idee di pasta al forno, anche veloci da realizzare.

La mia ricetta pubblicata su questo libro Pasta al forno con cavolfiore e gorgonzola è qui 😀

Anche questa volta il libro ha visto la luce grazie alla passione di Alessandra, ed alla collaborazione di una squadra magnifica che ha creato grafiche, foto e presentazioni veramente di alto livello.

Ma la cosa che più mi preme sottolineare è che anche con questo libro noi dell’MTC sosteniamo la Piazza dei Mestieri una riuscitissima realtà che cerca di sviluppare il potenziale, spesso nascosto, dei giovani durante la delicata fase che li porta dall’adolescenza alla vita adulta.

Il libro è frutto di una bellissima sfida di qualche mese fa, qui potete scoprire con quale lasagna al forno avevo partecipato.

E un grazie alla Community, la prima e l’unica, senza la quale niente di tutto questo sarebbe successo.

14925742_1254898487910418_5389687138442656516_n

Gnocchi di patate, burro, zucchero, cannella e cialda di Parmigiano Reggiano

immagine1

Tradizionalmente preparo gli gnocchi il sabato conditi con Gorgonzola e Parmigiano Reggiano, vi è però un altro condimento che amo alternare.

Prima però faccio un passo indietro, anzi torno indietro di qualche anno quando, andando a prendere a scuola mio figlio, conobbi una mamma nata a Vicenza che mi spiegò come la loro tradizione vuole che gli gnocchi siano conditi con burro, zucchero e cannella. Inutile dire che li ho subito provati scoprendo un piatto deliziosamente semplice e gustoso.

E’ questa la mia proposta con la quale partecipo all’MTC n°59 per la sfida sugli gnocchi.

Per quattro persone:

650 g di patate a pasta bianca
200 g di farina 0
sale

per il condimento:
1 cucchiano di zucchero semolato
1/2 cucchiaino di cannella in polvere
50 g di burro fuso
4 cucchiai colmi di Parmigiano Reggiano

Per prima cosa cuocere le patate, io ho utilizzato il forno a microonde per otto minuti alla massima potenza, dopo averle sbucciate e tagliate a pezzi ponendole in un contenitore di ceramica coperto. Una volta pronte senza farle raffreddare passarle allo schiaccia patate, direttamente sulla spianatoia, allargarle in modo che possano perdere l’umidità residua. Iniziare ad impastare incorporando la farina ed il sale poco alla volta; non lavorare molto il composto altrimenti gli gnocchi diventeranno duri.

Ottenere una pagnotta, tagliarla in pezzi dai quali ricavare dei bastoncini da allungare con le mani. Tagliare gli gnocchi di circa 2 cm e passarli sui rebbi di una forchetta, esercitando una pressione sufficiente a lasciare le righe senza spappolare il tutto.

Porre su una fiamma media un padellino antiaderente e disporvi al centro un cucchiaio colmo di Parmigiano Reggiano, formare un disco omogeneo ed uniforme. Quando il composto inizia a dorare, con l’aiuto di una spatola girare delicatamente la cialda e proseguire la cottura dall’altro lato. Seguire il procedimento per gli altri tre dischi.

Portare  infine a bollore una pentola d’acqua, salare ed immergere gli gnocchi poco per volta. Sono cotti quando tornano a galla, scolare prelevandoli con una schiumarola. Condirli con il burro fuso e cospargerli di zucchero semolato e cannella. Al centro di ogni piatto di gnocchi porre una cialda di Parmigiano Reggiano.

Immagine.jpg