Panzanella prêt-à-porter

La mia proposta di oggi è legata al…

Con questa umilissima ricetta mi addentro in un ginepraio culinario dal quale spero di uscirne con tutte le piume al loro posto.

Una cara bloggamica toscana su questo fronte è molto integralista, cito: “esiste una sola versione della panzanella e prevede 2 ingredienti fondamentali. Il resto sono aromi naturali e non divagazioni sul tema. La panzanella è PANE E POMODORO, tutto qui”.

Torno un po’ indietro nel tempo e trovo Agnolo Allori detto il Bronzino, pittore che operò alla corte de’ Medici nel ‘500, che così canta le lodi di questo piatto:

“Ma chi vuol trapassar sopra le stelle,
Di melodia, v’aggiunga olio e aceto
E’ntinga il pane e mangi a tira pelle.” …
…  “Un insalata di cipolla trita
Colla porcellanetta e citriuoli
Vince ogni altro piacer di questa vita.
Questo trapassa l’amor de’ fagiuoli,
E d’amici, e di donne, che con essi
T’ammazzeresti per due boccon soli.
Considerate un po’ s’aggiungessi
Basilico e ruchetta, oh per averne
Non è contratto che non si facessi”…
[In lode delle cipolle]

Qui non vi è traccia dei pomodori, che ancora non venivano usati in cucina, si cita l’erba porcellana, oggi non più utilizzata, la cipolla e il cetriolo, quest’ultimo gradito ai fiorentini ma non ai senesi. Per non dire che in Garfagnana poi c’è la “Panzanella del prete” decisamente più elaborata.

Sempre sulle sue origini, si fa risalire la ricetta all’abitudine contadina di bagnare il pane secco e di mischiarlo con le verdure dell’orto. E ancora, pare che la nascita della panzanella sia avvenuta a bordo dei pescherecci dove i marinai portavano del pane indurito, qualche pomodoro e bagnavano il tutto con acqua di mare.

Anche il nome ha origini incerte, per alcuni non è che l’unione delle parole pane e zanella (che significa piatto fondo o zuppiera), per altri dal nome “panzana” che in origine voleva dire pappa.

Tirando le somme ho capito una cosa, il pane toscano e l’acqua sono obbligatori con l’aggiunta di pochi altri ingredienti, altrimenti è altra cosa.

In tutto questo io una variante l’ho fatta, mettendola dentro un contenitore edibile e facente parte integrate della ricetta stessa: i pomodori.

E’ così diventata una Panzanella prêt-à-porter spero con buona pace di tutti 😉

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200 g di pane toscano raffermo
4 pomodori ramati non troppo maturi
basilico fresco in abbondanza
1 cipollotto fresco
olio extravergine d’oliva
sale
aceto di vino bianco

Mettere il pane in ammollo nell’acqua per poco meno di 10 minuti e strizzarlo molto bene.
Lavare i pomodori, tagliare la calotta a tre di questi, svuotarli e tritare la polpa ottenuta insieme alle calotte ed al quarto pomodoro.

Lavare e tagliare il cipollotto, lavare e spezzettare a mano il basilico.

In una terrina sbriciolare il pane, aggiungere il trito di pomodori, il cipollotto ed il basilico.

Condire con abbondante olio, sale e aceto, mescolare molto bene e mettere in frigo per un paio d’ore.

Riprendere i pomodori svuotati e riempirli con la panzanella, colare sopra anche il condimento, tenerli a temperatura ambiente una mezz’ora prima di servirli.

Il mio Dakos (frisella cretese) per il Club del 27

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La stagione calda mi porta inevitabilmente a prediligere piatti leggeri, senza lunghe cotture ma sempre sfiziosi e soprattutto colorati.

Perfetta quindi l’occasione della mia partecipazione al Club del 27 che, in concomitanza con l’uscita del tema del mese relativo alla sfida MTChallenge, propone le insalate sfiziose.

Ho scelto di preparare il Dakos con pomodori, feta ed olive riprendendo una ricetta tratta dal libro “La cucina greca” di Jean-Michel Carasso.

Non disponendo della frisella cretese, ho preparato la frisa salentina in quanto molto simile, la seconda variante aggiunta è stato dare il punto di colore verde brillante ed il gusto leggermente pungente della rucola, sposa fedele della frisa stessa.

Spendo due parole su questo tipo di pane biscottato, che una leggenda afferma essere stato portato da Enea quando sbarcò a Porto Badisco, vicino Otranto. La friseḍḍa, freseḍḍa, frisa nei vari dialetti altri non è che una ciambella di grano duro, oppure di orzo preparata con una doppia cottura in forno. La forma ha un suo significato logistico preciso, per facilitarne il trasporto venivano raccolte tutte insieme con una cordicella passando attraverso il buco, come per formare una collana. Un tempo i pescatori addirittura la bagnavano in acqua di mare per ammorbidirla e condirla con del pomodoro fresco, olio e origano.

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Per prima cosa vi spiego come preparare le frise:

150 g farina di grano duro
90 g farina integrale
150 ml circa di acqua
1 cucchiaio olio extravergine d’oliva (facoltativo per un impasto più friabile)
50/70 g di lievito madre (in alternativa 5 g di lievito di birra)
sale

Come sapete io panifico con il levito madre e l’ho utilizzato anche qui ma potete ottenere un buon risultato anche con il lievito di birra.

In una ciotola ho mischiato le due farine aggiunto il lievito, se ldb stemperatelo prima in un pò d’acqua, olio, sale e acqua quanto basta per ottenere un composto elastico e non troppo appiccicoso. Lavorare per una decina di minuti almeno e porre a lievitare il panetto ottenuto in un luogo asciutto per 2/3 ore o sino al suo raddoppio.

Riprendere l’impasto e dividerlo un pagnottelle grosse come un pugno, formare dei rotolini da avvolgere a spirale come si può vedere dalla foto. Riporre a lievitare ancora per un’ora almeno.

Nel frattempo accendere il forno a 200° e, quando le frise sono pronte, infornare per 10/12 minuti.

Fatta la prima cottura lasciarle intiepidire e tagliarle a metà trasversalmente, con l’ausilio di un coltello oppure di un filo (modalità a strozzo). Disporre i due fondi delle frise sulla teglia e nuovamente ri-cuocerli in forno per altri 5 minuti almeno al fine di eliminare completamente l’umidità residua della pasta. Si conservano per parecchio tempo in un sacchetto per alimenti.

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Una volta preparata la base ho composto la ricetta scelta:

1 frisella integrale
1 pomodoro maturo (dimensione piccolo/medio)
30 g di Feta
1 pizzico di origano secco
olive nere piccole
Olio extra vergine di oliva
1 spruzzo di aceto di vino rosso
rucola
Sale

Tagliare il pomodoro in cubetti piccoli, sbriciolare la Feta, bagnare molto velocemente la frisella sotto l’acqua, e coprirla con i cubetti di pomodoro.

Condire con olio, poco aceto, origano e poco sale, aggiungere la Feta sbriciolata sopra il pomodoro, qualche oliva nera e servire su un letto di rucola.

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Un grazie a Mai e Francesca per i banner.

Biscotti con farina di canapa

Ebbene si, sono curiosa dalla nascita, vorrei poter apprendere il più possibile, visitare luoghi sempre diversi, conoscere più persone e le loro storie.  Vorrei e ci provo nei limiti della quotidianità, ed anche in cucina non faccio eccezione, ma qui i limiti sono dati dal tempo che non c’è mai. Allora che fare? Rinunciare non se ne parla, cerco di organizzarmi al meglio e quando trovo qualche ricetta nuova, magari con ingredienti che non ho mai utilizzato e per di più veloce, non me la lascio scappare.

Così è stato per questi biscotti vegan, termine di moda che francamente non amo molto ma tant’è. Nella mia ricetta utilizzo la farina di tipo 1 ma potete usare la stessa quantità di farina di riso in sostituzione, se si vuole evitare il glutine.

Ed infine la protagonista, la farina di canapa, la mia ultima scoperta. Sto parlando della canapa sativa diversa dalla indica poichè contiene una percentuale infinitesimale di sostanza psicotropa, il Thc.

Sinora avevo giusto un cardigan ed una sciarpa fatti con la canapa e di utilizzarla in cucina ancora non mi era capitato. Ora la si trova facilmente nella grande distribuzione ed è maggiormente coltivata anche in Italia. Ha diverse proprietà, è ricca di Omega 3 ad esempio, addizionata alle più usuali farine aggiunge un gusto rustico e piacevole al risultato finale che, in questi caso, altri non sono che dei deliziosi biscotti.

P.s. : provateli anche aggiungendo qualche cubetto di zenzero candito, uno sprint in più assicurato.

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270 g di farina tipo 1
30 g di farina di canapa
120 g di zucchero di canna
50 ml di latte di soia
80 ml di olio extravergine delicato
2,5 g di lievito per dolci
zenzero candito (facoltativo)

In due ciotole distinte miscelare in una le farine con il lievito, nell’altra amalgamare lo zucchero con il latte di soia e l’olio. Unire i due composti, incorporare lo zenzero, e lavorare il tutto sino ad ottenere un impasto liscio da avvolgere nella pellicola, lasciare riposare il frigo per almeno 30 minuti.

Accendere il forno a 170° e preparare una teglia ricoperta di carta forno.

Prelevare una noce di pasta alla volta, darle la forma che più piace, io per semplicità ho fatto una pallina, l’ho schiacciata e nel mezzo ho creato un incavo con la parte terminale arrotondata di un cucchiaio di legno.

Disporre i biscotti sulla teglia e cuocerli per 15 minuti sino a loro doratura.

Pillola socratica 😉

I Rolls

Altro mese altro giro e la palma della vittoria l’ha meritatamente conquistata Giovanna che ci propone una sfida all’ultimo rotolo… Il roller infatti è l’argomento di questo MTC.

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I “rolls” quindi altri non sono che dei rotoli e questo e’ uno dei molti casi in cui e’ la forma a dare il nome al piatto. Le preparazioni arrotolate a cilindro vengono tagliate in tranci, viste dall’alto dovrebbe vedersi la spirale formata dai diversi ingredienti, pochi e ben legati tra loro.

Ho preparato due tipi differenti di rolls partendo da piatti che normalmente necessitano dell’uso delle posate ma che in questo caso diventano un goloso finger food.

Il procedimento per formare al meglio i rolls, con maggiori dettagli, lo potete leggere sul blog della vincitrice, io vi spiego tutto più semplicemente, e con un pò d’attenzione e pazienza otterrete anche voi un buon risultato.

Rolls di parmigiana di melanzane
12 fette di melanzana grigliate
4 fette di mozzarella filante
3 fette di prosciutto cotto
50 g di salsa di pomodoro già cotta
cialde di mais
Per preparare il roller stendere un foglio di pellicola trasparente ed adagiare su di essa le fette di melanzana, sovrapponendole leggermente per creare una forma quasi rettangolare, stendere qualche cucchiaio di salsa di pomodoro, adagiare sopra il prosciutto ed infine il formaggio. Arrotolare stretto il tutto aiutandosi con la pellicola fino a chiudere il cilindro. Mettere in congelatore per 2-3 ore, fino a quando abbia raggiunto la durezza che permette di tagliarlo senza deformarlo.
Tagliare i roller a fette di 1,5 cm ed appoggiarli su piccole cialde di mais tagliate della stessa dimensione.
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Rolls di crespelle e fiori di zucca
2 uova
2 cucchiai di yogurt greco
3 piccole zucchine con il loro fiore
1/2 cipolla bianca
sale
olio extravergine d’oliva
2 fette di pane integrale
Preparare delle crespelle amalgamando le uova allo yogurt greco, regolare di sale. In un padellino antiaderente scaldare poco olio e versare un terzo del composto per volta, distribuendolo uniformemente su tutta la superficie. Appena la pastella si sarà rassodata e i bordi increspati, girare la crespella con la spatola e cuocere ancora per mezzo minuto.
A parte stufare in poco olio la cipolla tagliata finemente, le zucchine tagliate a rondelle e, quando sono quasi cotte, i fiori di zucca tagliati a listarelle, regolare di sale.
Far raffreddare il  tutto.
Per preparare il roller stendere un foglio di pellicola trasparente ed adagiare su di essa le crespelle, stendere le zucchine ed i loro fiori. Arrotolare stretto il tutto aiutandosi con la pellicola fino a chiudere il cilindro. Mettere in congelatore per 2-3 ore, fino a quando abbia raggiunto la durezza che permette di tagliarlo senza deformarlo.
Tagliare i roller a fette di 1,5 cm ed appoggiarli su piccole fette di pane tagliate della stessa dimensione.
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Con questa ricetta partecipo alla sfida:

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Tortino di pasta violada

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La pasta violada o violata è tipica della cucina sarda, viene utilizzata nella preparazione di diversi piatti, può essere fritta per fare le mitiche sebadas o seadas che dir si voglia, o cotta in forno come per la panada.

Io l’ho utilizzata per proporre un tortino di miglio e verdure, un piatto unico, versatile e ottimo sia tiepido che a temperatura ambiente, ideale per una scampagnata.

6Per la pasta violada:

300 g semola rimacinata
50 g farina 0
30 g olio extravergine d’oliva
5 g sale
220 g acqua tiepida

Sciogliere il sale nell’acqua tiepida, aggiungere l’olio extravergine d’oliva, le farine ed impastare aggiungendo l’acqua tiepida poco alla volta.

Lavorare la pasta per almeno 15 minuti fino ad ottenere un panetto abbastanza sodo e liscio, compatto, asciutto e malleabile. Coprirlo con la pellicola trasparente e lasciare riposare una mezz’ora circa in un luogo fresco fuori dal frigorifero.

4Per il ripieno:

1 porro a rondelle
70 g spinaci lessati e tritati
150 g coste piccole lessate e tritate
1 cucchiaio di semi di sesamo
120 g di miglio
1 cucchiaio di olio EVO
3 uova
50 g pecorino o parmigiano
sale
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Lessare il miglio.

Nel frattempo in una padella rosolare il porro nell’olio ed aggiungere le verdure al fine di insaporirle per qualche minuto.

Amalgamare il tutto insieme al sesamo ed al miglio scolato molto bene, aggiustare di sale e lasciare intiepidire prima di aggiungere il formaggio grattugiato.

Sbattere brevemente le uova, tenerne da parte un cucchiaio (servirà per spennellare la superficie del tortino) ed incorporarle al composto tiepido.

Accendere il forno, modalità ventilato, a 180°.

Scegliere uno stampo dai bordi alti ed ungerlo leggermente di olio.

Prendere 2/3 di pasta, il restante 1/3 va tenuto da parte coperto con la pellicola per non farlo seccare, e stenderla fino a ottenere una sfoglia spessa circa 1 cm. Dare la forma più regolare possibile tenendo in conto di farla sbordare di qualche centimetro rispetto lo stampo. Far aderire bene la pasta alle pareti e versarvi il composto.

Stendere il secondo panetto di pasta grande quanto la superficie dello stampo, coprire la preparazione sigillando bene i bordi e rifilare se necessario la pasta. Con i ritagli rimasti si possono fare piccoli decori.

Spennellare l’intera la superficie con l’uovo battuto tenuto parte e bucherellarla tutta con uno stuzzicadenti.

Cuocete in forno per 40 minuti, se la superficie colora troppo coprirla con un foglio di carta stagnola.

A cottura ultimata spegnere il forno e lasciare dentro ad intiepidire.

Torta Caprese

La mia proposta di oggi è legata al…

Per la GN della Torta Caprese, che vede le sue origini nell’isola di Capri, non poteva mancare il mio contributo poichè questa delizia è tra i miei dolci più preparati ed apprezzati di sempre.

L’aneddoto che vi voglio raccontare me la rende ancora più cara e simpatica. Trattandosi di un impasto di mandorle la posso proporre a cuor leggero anche a delle mie amiche che sono celiache, cosa che ho fatto alcuni anni fa per una festa dove ognuno porta qualcosa.

In quell’occasione, in ritardo causa lavoro, ci raggiunse una ragazza che non aveva potuto partecipare alla decisione sul ‘chifacosa’, e sentendo più volte nominare “la Caprese” iniziò a chiedere a gran voce perchè tra un salame nostrano e le olive di Gaeta non tiravo fuori questo benedetto pomodoro e mozzarella… Vi lascio immaginare i commenti e le risate che ne seguirono e che portarono immediatamente al cambio di nome del dolce stesso; infatti ancora oggi quando mi chiedono di preparare pomodoro e mozzarella io inizio a sciogliere il cioccolato fondente per tutta risposta 😉

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150 g cioccolato fondente
125 g burro
125 g mandorle spellate
100 g zucchero
3 uova
zucchero a velo

In una piccola casseruola sciogliere con una goccia di acqua il cioccolato fatto a pezzi ed al termine incorporare il burro. E’ possibile fare la stessa operazione direttamente nella ciotola utilizzando il microonde, si risparmia il lavaggio di un pentolino.

Tostare velocemente le mandorle, lasciarle raffreddare e tritarle con il mixer.

In un’altra ciotola mischiare i tuorli con lo zucchero sino a renderli chiari e spumosi, aggiungere le mandorle ed il cioccolato. Montare a neve ferma gli albumi e, con movimenti delicati dal basso verso l’alto, incorporali al composto.

Accendere il forno a 170° modalità statica.

Imburrare ed infarinare (farina di riso se si è intolleranti al glutine) uno stampo, oppure più stampini (circa una decina) e versare il composto. Infornare per 25 minuti, 18 se si utilizzano le monoporzioni.

Decorare con zucchero a velo.

Granella di semi vari e verdure al forno

Semi

Chi mi conosce sa che sono una semi-dipendente, sto parlando dei semi da mangiare 😉 . In cucina da  sempre ne faccio un uso quasi smodato, da qualche tempo sono anche diventati di moda, ecco che giocoforza non posso che dire la mia.

Tutto è iniziato nel lontano mille… la sto prendendo troppo alla lontana… immagino siate anche voi a conoscenza delle qualità di molti di loro, e del fatto soprattutto che si possono utilizzare in svariati modi oltre che essere consumati da soli perchè piacciono e basta, come ad esempio i semi di zucca e di girasole.

In genere li  metto nell’impasto del pane, oppure in ricche insalate. I semi di chia anche nello yogurt la mattina, ma pochi poichè pare abbassino la pressione. Ci sono poi i semi di lino che vanno lasciati riposare in un bicchiere d’acqua per qualche ora per poi bere acqua e semi, la mattina, e l’intestino ringrazia. In generale sono anche degli ottimi insaporitori e qui è il sesamo a primeggiare.

All’appello mancano i semi di canapa che presto vedrete ridotti in farina per divenire un buon biscotto da colazione.

Da ultimo vi suggerisco un loro croccante utilizzo.

In un padellino antiaderente tostare i semi di zucca e  girasole, successivamente i semi di lino, sesamo e chia. Attendere che si raffreddino e passarli tutti insieme appassionatamente al mixer per creare una granella.

Si conservano in un vasetto di vetro, ed ora un suggerimento pratico e gustoso:

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Su una teglia rivestita di carta forno leggermente oliata disporre delle verdure tagliate (zucchine, finocchi, melanzane, peperoni, pomodori, zucca… quello che volete) e cospargerle con la granella di semi vari. Un pò d’olio extravergine d’oliva, un pizzico di sale e via in forno ventilato a 190° per 10-15 minuti.

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Buon appetito!

Pillola socratica 😉

Purè di Fave con cicoria e pecorino

La mia proposta di oggi è legata al…

Un piatto della tradizione pugliese per eccellenza protagonista della GN delle fave e pecorino.

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Ingredienti semplici, la cicoria selvatica o le erbe amare, le favette piccole e tenere, il pecorino sapido da grattare o fare a scaglie e spargere a pioggia sul tutto, rende questo piatto una delle icone della cucina salentina, pugliese e materana.

Le verdure citate non sono semplici da reperire in città, per fortuna si trova in commercio la cicoria coltivata e va bene ugualmente.

Le fave fresche sono tipiche invece di questo periodo dell’anno, le più piccole e tenere, mangiate crude si sposano letteralmente con un buon pecorino di media stagionatura.

Per questo piatto in particolare si devono utilizzare quelle secche che, a seconda delle dimensioni andranno messe in ammollo per qualche ora o solamente risciacquate, ma per questo controllate le indicazioni riportate sulla confezione.

Il piatto che verrà a comporsi, per la sua alternanza di dolce (fave), amarognolo (cicoria) e la punta sapida del formaggio, acquisirà un insieme di sapori meravigliosi. Ogni volta che lo preparo penso ad una cara amica che soffrendo di favismo non lo può  nemmeno assaggiare. Per fortuna la nostra cucina ci regala molto altro e questo mi consola, ciao Licia 🙂

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250 g di fave secche decorticate
1 patata media
1 cucchiaio di dado vegetale
750 ml di acqua
pecorino sardo semi-stagionato
350 g di cicoria
1 spicchio di aglio
peperoncino
olio extra vergine d’oliva

sale

Lasciare in ammollo le fave se la qualità che avete scelto lo prevede, le mie le ho solo sciacquate molto bene. Riempire una pentola con l’acqua  necessaria a ricoprirle e portare a bollore, togliere la schiuma che si formerà, aggiungere la patata dadolata, il dado e lasciare cuocere girando di tanto in tanto.  Ci vorrà circa un’ora di cottura, dipende dal tipo di fave che avrete utilizzato, il alcuni casi il tempo va raddoppiato. A cottura ultimata si otterrà una crema granulosa da ripassare con il frullatore ad immersione se si vuole ottenere un effetto vellutato.

Mentre le fave cuociono, pulire la cicoria, lessarla in poca acqua e scolarla molto bene. Ripassarla in una padella dove avrete fatto imbiondire l’aglio in poco olio, salato ed aggiunto un pò di peperoncino.
In un piatto versare qualche cucchiaio di purè di fave con sopra un filo d’olio, accanto un pò di cicoria e su tutto una pioggia di pecorino.

 

Calzoni di pasta matta al forno

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Non avete dimestichezza con i lievitati, non usate la pasta madre, avete timore di non riuscire nell’ardua impresa di fare anche un piccolo impasto… eccetera, eccetera. Naaaa, cimentatevi serenamente, come direbbe un mio amico, con questa pasta matta e farete una porca figura, come direbbe invece una mia amica 😉

I calzoni di pasta ripieni della qualunque sono sempre buoni e sfiziosi, io vi propongo il classico condimento, sta a voi tentare nuove strade e sbizzarrirvi. Questi sono fatti con la pasta matta, pochi ingredienti, zero lievitazione, mentre si preparano il forno si scalda e dopo pochi minuti li avrete belli caldi e gustosi in tavola.

200 g di farina tipo 1 (va bene anche la 0)
70 g acqua
2 cucchiai di olio extra vergine d’oliva
1/2 cucchiaino raso da caffè di sale
12 pomodorini
180 g di mozzarella
Origano
Olio extra vergine d’oliva
Lavare e tagliare in quattro i pomodorini, tagliare la mozzarella e lasciare scolare il tutto dentro un colino.
Fare intiepidire l’acqua, non deve essere bollente, in una ciotola setacciare la farina, fare il buco al centro e versare l’olio, aggiungere il sale e l’acqua poco per volta. Quando la farina avrà assorbito tutta l’acqua, togliete l’impasto dal recipiente e lavorarlo con le mani su una spianatoia per un paio di minuti. Se è troppo umido aggiungere poca farina, se è troppo duro ancora un goccio di acqua. Fare riposare l’impasto avvolto da una pellicola, per circa mezz’ora.
Nel frattempo accendere il forno a 190° modalità ventilata.
Riprendere la pasta, dividerla in quattro parti e stenderla cercando di creare dei dischi dal diametro di circa venti centimetri.
Disporre su ognuno una parte dei pomodori, la mozzarella, un pò di origano ed un goccio di olio.
Chiedere a mezzaluna, rincalzare i bordi e premerli con i rebbi di una forchetta. Pennellare la superficie con un pò di olio.
Disporre i calzoni ottenuti sulla placca del forno, a metà altezza, e cuocerli per dieci minuti.

Grissini con pasta madre speziati

La mia proposta di oggi è legata al…

Come non partecipare con un contributo alla GN dei Grissini? Al primo rinfresco della mia pasta madre li ho preparati immediatamente ed altrettanto immediatamente sono spariti.

I fatti si sono svolti più o meno così: con la macchina fotografica al collo e l’occhio puntato sullo schermo per la messa a fuoco, nell’atto di inquadrarli,  ho realizzato che al posto dei grissini c’era una mano (oramai la conoscete anche voi) ed una voce alle mie spalle che chiedeva se potevano essere mangiati. Per fortuna al mio no la mano si è messa da parte in attesa di ricalare inesorabile ed a quel punto ciao a tutti.

Sono partita da una base neutra per l’impasto, dopo la prima lievitazione li ho differenziati utilizzando alcune spezie. Ho così ottenuto dei grissini morbidi e croccanti al tempo stesso, sfiziosi per la  varietà dei profumi e dei sapori. In effetti sono un pò come le ciliegie, uno tira l’altro, e per merito delle spezie unite ad un pizzico di curiosità i miei sono andati a ruba.

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200 g farina tipo1
100 ml circa di acqua
1/2 cucchiaino di sale
2 cucchiai di olio extra vergine d’oliva
curry
curcuma
zenzero
pimentón ahumado
Impastare la farina con la pasta madre, il sale, l’olio ed aggiungere acqua quanto basta per ottenere un impasto morbido ma non appiccicoso. Lavorarlo per almeno cinque minuti e batterlo un paio di  volte.
Praticare un’incisione a croce sulla sommità del panetto e coprirlo con un telo pulito, lasciare lievitare in un luogo asciutto per almeno tre ore. La pasta deve raddoppiare di volume.

Prendere un pezzetto di pasta alla volta, un pò più grande di una pallina da golf, e lavorarla per ottenere tanti bastoncini che andranno adagiati su una teglia ricoperta di carta forno; praticare delle incisioni, come da foto, e spolverare i grissini con le varie spezie.

Foto: appena formati e dopo aver lasciato lievitare la pasta per tre ore

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Lasciare lievitare ancora un’ora almeno sempre coperti da un telo in luogo asciutto.

Accendere il forno a 190°  modalità ventilata e cuocerli per 15 minuti.

Foto: dopo un’ora dalla seconda lievitazione pronti per il forno.

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