Peperoni sottaceto

Le verdure sottaceto sono un ottimo compendio ad un antipasto, ma ben si accompagnano anche ad una portata principale. Differiscono dalle giardiniere per la mancanza di zucchero nella loro preparazione, per esempio come quella di zucchine che vi ho proposto qualche mese fa e che trovate qui.

Ora è tempo di peperoni, ricchi di vitamine A e C, buona fonte di potassio e dalle proprietà diuretiche. L’importante è sceglierli sodi e carnosi, devono essere freschi e privi di ammaccature. Pur parenti dei peperoncini hanno valore zero nella scala di Scoville, la scala che misura la piccantezza.

Una volta preparati, per meglio apprezzarli, dovrete attendere almeno 30 giorni prima di consumarli. Se poi volete fare scorta, ancora chiusi si conservano per mesi.

500 gr di peperoni (peso al netto degli scarti)
400 ml di aceto di mele
1 foglia di alloro
1 spicchio di aglio
1 chiodo di garofano

sale

Lavare, asciugare e tagliare i peperoni a metà, togliere la calotta, i semi ed i filamenti. Ridurli a strisce e poi a quadrotti di circa 2/3 cm per lato.

In una casseruola portare a bollore l’aceto con gli aromi ed un pò di sale.

Mantenendo il liquido sempre in leggera ebollizione tuffare metà dei peperoni e cuocerli per un paio di minuti. Scolarli molto bene e fare la stessa cosa con i restanti peperoni.

Disporli su un canovaccio pulito e lasciarli asciugare, tamponarli con carta assorbente. Tenere da parte il liquido di cottura.

Utilizzando un vasetto in vetro capiente e sterilizzato, inserire i peperoni cercando di riempire bene tutti gli spazi, ricoprirli di liquido bollente, volendo aromi compresi.

Chiudere bene e capovolgere il vasetto sino a raffreddamento.

Non occorre sterilizzare, conservate in un luogo fresco e buio per un mese prima di consumarli.

Pitta di patate

La pitta di patate è una torta salata rustica salentina, tipica della provincia di Lecce. Deliziosa da consumare tiepida, meglio ancora se lasciata raffreddare per compattare ed amalgamare i sapori dei diversi ingredienti, e servita come piatto unico oppure in un buffet.

Il suo nome pare sia dovuto al fatto che in origine la torta venisse pittata, cioè decorata.

Nei miei ricordi la pitta è legata indissolubilmente alle giornate trascorse al mare, tra bagni rinfrescanti e momenti di riposo sotto una profumata pineta. Ma con l’inizio della stagione calda, ovunque mi trovi, è questo uno dei piatti che preparo volentieri.

1 kg di patate
olio
formaggio grattato saporito (facoltativo)
pangrattato

Per il ripieno:
200 gr di cipolle
300 gr di pomodorini
capperi
olive nere piccole denocciolate
origano

sale
olio extra vergine d’oliva

Pelare, tagliare a tocchetti le patate e cuocerle nel microonde, in alternativa lessarle come da tradizione. Schiacciarle con una forchetta o l’apposito attrezzo e condirle con sale e olio. Deve risultare un impasto setoso e morbido.

In una padella antiaderente versare quattro cucchiai di olio e far appassire le cipolle tagliate a metà e poi a fettine sottili, aggiungere i pomodorini tagliati in quattro, una bella manciata di capperi dissalati, olive a piacere e una generosa spolverata di origano. Salare e cuocere per una decina di minuti, fare intiepidire.

In una tortiera apribile, unta di olio e spolverata di pangrattato, fare una base con metà impasto di patate e foderare anche i bordi, versare il condimento, livellarlo bene e ricoprire il tutto con il resto delle patate.

Con i rebbi di una forchetta praticare delle leggere incisioni circolari come decoro, spolverare di pangrattato e formaggio, completare con un giro d’olio.

Cuocere in forno a 180° per mezz’ora.

Pasta integrale al Ragù vegetale

La ricetta del giorno è semplice, da cucina socratica.

Vi propongo un abbinamento di pasta integrale con un condimento tutto vegetale. Ci serviranno delle lenticchie, ottime sostituto della carne, ed un finocchio che dona freschezza e stempera il dolce sia del pomodoro che delle lenticchie stesse.

Praticamente è un piatto unico, gustoso e salutare grazie al buon contenuto di fibre, proteine e vitamine.

Per due persone

160 gr di pasta integrale
1 cipolla dorata
1 finocchio piccolo
150 gr di lenticchie piccole (io quelle di Castelluccio di Norcia)
400 gr di passata di pomodoro
1 spicchio d’aglio
peperoncino
pangrattato
sale
olio extra Vergine d’Oliva

Lessare le lenticchie in acqua bollente salata per 20 minuti (oppure seguire le indicazioni riportate sulla confezione). Nel frattempo tagliare la cipolla, lavare e tagliare il finocchio, sbucciare l’aglio, mettere il tutto nel frullatore ed ottenere un composto abbastanza liscio.

In una padella antiaderente versare due cucchiai di olio e rosolare il mix ottenuto, cuocere per 7/8 minuti mescolando spesso. Se necessario aiutatevi con poca acqua calda.

Quando il soffritto è pronto, aggiungere la passata di pomodoro e proseguire la cottura per circa 15 minuti.

Da ultimo inserire anche le lenticchie cotte e scolate (ma non buttate l’acqua), aggiustare di sale e peperoncino a piacere. Amalgamare i sapori per un minuto ancora.

Nell’acqua di cottura delle lenticchie cuocere la pasta integrale, scolarla molto al dente e spadellarla velocemente nel ragù vegetale.

Completare il piatto con il pangrattato abbrustolito e ben tostato con poco olio.

Servire e gustare.

Pillola socratica 😉

Ricette in quarantena

I giorni di esilio casalingo non sono finiti, dobbiamo continuare a resistere e non lasciarci andare mai. Solo così ne usciremo vincenti e mi auguro molto più consapevoli.

Sui social impazzano ricette e preparazioni di tutti i tipi ed il lievito di birra è diventato più ricercato dell’oro al tempo del Klondike. A questo proposito colgo l’occasione per dirvi che la birra magari bevetevela, il lievito non si può riprodurre a meno di non averne un pezzettino per fare la pasta da riporto. Se volete provate con la pasta madre.

Ho pensato di lasciarvi i link di una selezione di ricette che ho pubblicato nel tempo e che possono esservi d’aiuto nella preparazione quotidiana dei pasti. Tenuto conto che mai come adesso la Cucina socratica è la prima fonte d’ispirazione.

Ed ora cliccate sulle foto per leggere le ricette oppure i link sottostanti e, se non vi bastano queste proposte, continuate a curiosare sul blog per chiave di ricerca o selezionando una categoria. Ricordate anche che potete mandarmi le foto dei piatti che proverete a fare, le ritroverete qui.

Torneremo ad abbracciarci 😀

Facciamo il pane e non solo: Oggi faccio il panePanini al latte‘Mpille salentineCantucci salati (senza lievito) – Tarallini pugliesi (senza lievito) – Calzoni di pasta matta (senza lievito)

Oggi pasta: Sugo ai carciofi Pasta e fagioliOrecchiette con cime di rapaSpaghetti alle vongole

Voglia di risotto: Riso integraleRisotto pere e taleggioRisotto rossoRisotto alla milanese

Carne, pesce e formaggio homemade: Padellata di salsiccia e..Fagottini di tacchinoPolpettine speziateInsalata di polpoOrate al fornoInvoltini di sogliolaLabneh

Le verdure: Torta girasole di verdureFagiolini a mazzetti…Crostata di cavolfioreVerdure al fornoInsalata pantescaPanzanella prêt-à-porter

Finiamo in dolcezza: Dolcetti di mandorleTorta all’acquaBensonePouding ChômeurBiscotti al latte condensatoBanana bread

Il mio cloud egg per il Club del 27


Ripartiamo da zero, in un tempo irreale sospeso e appeso nello stesso istante, dove la fantasia si accompagna al ricordo e la mente è libera di volare mentre il corpo può farlo solo in spazi ristretti. Allora che fare se non fermarsi e cercare di riprendere le fila di una vita che sembrava onnipotente su tutto, sembrava però. Ora siamo qui ad aspettare di ricominciare da zero, o quasi… non ci sono alternative.

La cucina, in tutto ciò, diventa utile, ci aiuta anche lei a superare questo momento. Mai come ora è importante una corretta alimentazione, si prenda uno spazio anche chi non l’ha mai fatto. La manualità, la fantasia di utilizzare quello che si ha sottomano, il momento di concentrazione nel fare una cosa diversa che porta via i retropensieri inchiodati sul presente.

Ma in tutto ciò si riparte da zero, e per questo oggi per il Club del 27 ho preparato un uovo.

Una preparazione basica, tratta dal libro “The perfect Egg” di T. Fischer e J. Park; un modo diverso di preparare un occhio di bue.


1 uovo
1 cucchiaio di parmigiano reggiano grattugiato
1 pizzico di sale aromatizzato con fiori eduli essiccati


Preriscaldate il forno a 170°C. 

Separare la chiara dal tuorlo delicatamente, per non rompere il cuore giallo. Montare l’albume a neve ferma, unire il parmigiano ed il sale con una spatola, facendo attenzione a non smontare la chiara.

Con un cucchiaio disporre l’albume in una teglia rivestita di carta forno, io ho usato una piccola pirofila di ceramica leggermente imburrata. Creare al centro un avvallamento dove depositare il tuorlo.

Cuocere per 7/10 minuti, scegliete voi se volete un cuore ben cotto o leggermente cremoso.

There is a big blue sky waiting just behind the clouds (C’è un grande cielo blu che aspetta dietro le nuvole)

Polpette di ceci e sesamo

Cicerone scriveva “Il piacere dei banchetti non si deve misurare dalle squisitezze delle portate, ma dalla compagnia degli amici e dai loro discorsi.” Cito questo oratore e filosofo romano poichè il suo nome deriva proprio dai ceci, legumi altamente proteici e versatili in cucina, in una parola… eclettici 😉

Durante una serata tra amici, in ottima compagnia e tante chiacchiere, queste speziate polpettine sono state un goloso finger food.

Io ho preferito utilizzare i ceci secchi per cui è necessario calcolare i tempi di ammollo, per quelli in scatola considerate invece la loro sapidità. Con le dosi che vi suggerisco si possono preparare 40 polpettine, mentre la quantità di spezie varia a seconda del gusto; per esempio il cumino può non piacere, così come il coriandolo che differisce parecchio da quello secco (più delicato) a quello fresco (decisamente invadente).

200 g ceci secchi
1 spicchio di aglio
1 cipolla piccola
qualche grano di Coriandolo secco
1/2 cucchiaino raso di Cumino
1/2 cucchiaino raso di Curcuma
1/2 cucchiaino raso di Zenzero
Succo di 1/2 limone
Semi di sesamo
Olio extra vergine d’oliva
Sale

Mettere a bagno i ceci per almeno 24 ore con un pezzetto di alga Kombu, cambiare spesso l ‘acqua. Lessarli in abbondante acqua salata insieme ad un nuovo pezzetto di alga, sino a quando non risultano ben cotti. Schiacciare i ceci cercando di privarli della buccia.

Versare la purea ottenuta in una ciotola, aggiungere aglio tritato, cipolla e tutte le spezie (coriandolo, cumino, curcuma e zenzero). Unire il succo di limone, regolare di sale e olio quanto basta per ottenere un impasto uniforme. Dovete mescolare con le mani così da sentire quando è pronto e compatta senza diventare troppo molle.

Lasciare riposare per trenta minuti quindi formare tante piccole polpettine rotonde da cospargere con i semi di sesamo.

In una teglia ricoperta di carta forno e unta di olio oliva, disporre le polpette e cuocere in forno a 165-170° C. Servirle tiepide oppure a temperatura ambiente.

Se avanzano (anche no) si conservano in frigo un paio di giorni.

Dip carciofi, mandorle e Parmigiano per il Club del 27

Nel mese tipicamente dedicato alle coppie il Club del 27 si dedica alla cucina “per uno solo”, una persona che per mille motivi cucina per se stesso. Proponiamo una scelta di ricette tratte dal libro ” SOLO, the joy of cooking for one” di Signe Johansen, per imparare anche la dose da “uno” e vivere felici.

I Dip (dall’inglele “to dip” che significa intingere) sono salse d’accompagnamento ottime servite durante un aperitivo. Questa versione mi ha convinto perchè utilizza i carciofi, deliziosi ortaggi tipici di questi mesi.

La crema ottenuta, semplice e veloce da preparare, è ideale spalmata su una fetta di pane casareccio appena sfornato o leggermente abbrustolito.

2 carciofi
4 cucchiai di Parmigiano Reggiano
4–5 cucchiai di olio extra vergine d’oliva
1/2 limone
15 mandorle

Pulire e lavare i carciofi , tagliarli in quarti e lessarli fino a renderli teneri.
Scolarli bene e metterli nel frullatore insieme agli altri ingredienti ed al succo di limone.

La crema ottenuta la potete consumare subito oppure conservare in un contenitore chiuso per 2 o 3 giorni.

Artichoke, almond and Parmesan dip

175g chargrilled jarred artichokes
4–5 tbsp olive oil
lemon handful zest and juice
toasted almonds
sea salt
black pepper
Put all the ingredients (except the salt and pepper) in a blender or food
processor and blitz until quite smooth and evenly combined. You can
make it in a pestle and mortar too, but you’ll need to finely chop the
artichokes first, then crush all the ingredients with the pestle, crushing
the nuts first before adding the cheese, lemon and oil followed by the
chopped artichokes. This will give the dip a rougher texture, but it will
be no less delicious for it.

Tortino di pasta violada

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La pasta violada o violata è tipica della cucina sarda, viene utilizzata nella preparazione di diversi piatti, può essere fritta per le sebadas o seadas che dir si voglia, o cotta in forno come per la panada.

Io l’ho utilizzata per proporre un tortino dove al miglio e alle verdure ho pensato di aggiungere un saporito gorgonzola. Un piatto unico, versatile e ottimo sia tiepido che a temperatura ambiente.

Per la pasta violada

300 g di semola rimacinata
50 g di farina 0
30 g di olio extra vergine d’oliva
5 g di sale
220 g di acqua tiepida

Per il ripieno

1 porro a rondelle
70 g di spinaci lessati e tritati
150 g di coste piccole lessate e tritate
1 cucchiaio di semi di sesamo
120 g di miglio lessato
90 g di gorgonzola
3 uova
sale

Sciogliere il sale nell’acqua tiepida ed aggiungere l’olio extravergine d’oliva. In una terrina versare le farine ed impastare aggiungendo il liquido poco alla volta.

Lavorare la pasta per almeno 15 minuti fino ad ottenere un panetto abbastanza liscio, compatto e malleabile. Coprirlo con la pellicola trasparente e lasciare riposare una mezz’ora circa in un luogo fresco fuori dal frigorifero.

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In una padella rosolare il porro in poco olio, versare anche le verdure e insaporirle per qualche minuto. Aggiungere il sesamo ed il miglio scolato molto bene, amalgamare il tutto, aggiustare di sale e lasciare intiepidire.

Tagliare a pezzetti il gorgonzola e mescolarlo al composto.

Sbattere le uova, tenerne da parte un cucchiaio (servirà per spennellare la superficie del tortino) ed incorporarle al composto tiepido.

Stendere 2/3 di pasta in una sfoglia di 1 cm, deve sbordare di qualche centimetro oltre lo stampo, questo sarà con i bordi alti e leggermente unto di olio. Farvi aderire bene la pasta alle pareti e versarvi il composto precedentemente preparato.

Stendere la pasta rimanente per ricoprire la superficie dello stampo, sigillare bene i bordi e rifilarli se necessario. Con i ritagli rimasti si possono fare piccoli decori.

Spennellare il tutto con l’uovo battuto da tenuto parte, bucherellare la superficie con uno stuzzicadenti per favorire l’uscita del vapore in cottura.

Cuocete in forno per 40 minuti, modalità ventilato a 180°, se la superficie colora troppo coprirla con un foglio di carta stagnola.

A cottura ultimata spegnere il forno e lasciare il tortino dentro ad intiepidire.

Falsopesce

Il falsopesce è il piatto delle feste della mia infanzia, preparato a Natale dalla mamma. E’ semplice, ha pochi ingredienti ed è divertente da decorare, soprattutto se vi fate aiutare dai bambini.

Il mio bel “falso” pesciolino è cicciotto, opera della mia bambina. Anche quest’anno lo prepareremo e farà bella mostra tra gli antipasti del pranzo natalizio.

700 g di patate a pasta gialla
350 g di tonno sott’olio sgocciolato
2 cucchiaini di pasta d’acciughe
100 g di maionese
capperi
cetriolini
olive verdi denocciolate
sale

In una pentola capiente, lessare le patate in abbondante acqua. Passarle allo schiacciapatate ancora calde, ottenere una purea.

Sgocciolare il tonno dall’olio, inserirlo nel frullatore insieme alla pasta d’acciughe, un cucchiaino di capperi e la maionese; frullare il tutto, aggiungere il composto ottenuto alle patate.

Amalgamare bene, nel caso fosse molto compatto aggiungere altra maionese e regolare di sale.

Se utilizzate l’apposito stampo foderatelo con la pellicola, tenetelo in frigo un’ora prima di sformarlo. In alternativa divertitevi a modellarlo a mano libera.

Decorare a piacimento, vanno bene anche i sottaceti misti, le falde di peperoni… insomma… viva la fantasia!

Crema viola

Contiene proteine, fibra alimentare, diverse  vitamine e sali minerali, è ricca d’acqua e di zuccheri. Vanta proprietà riminalizzanti e rinfrescanti, è anche un blando antinfiammatorio, apporta benefici al cuore e alla microcircolazione ed il succo aiuta a combattere l’ipertensione e l’anemia.

Tutto questo è la barbabietola rossa, un ortaggio a forma di tubero, ottimo da consumare sia crudo che cotto. In commercio si trova già precotta, basta tagliarla e condirla con un po’ di olio e di sale, oppure utilizzarla per preparare colorate ricette come il mio Risotto rosso di barbabietola e Gorgonzola.

Per la GN delle vellutate e della besciamella questa volta la propongo in versione vellutata, la ricetta è ultra veloce ed il risultato è una crema deliziosa perfetta per questa fresca stagione.

Dosi per 4 persone

1 cipolla rossa tritata
1 carota tagliata a cubetti
350 g di barbabietole rosse tagliate a dadini
1 mela acidula (tipo grammy smith) tagliata a cubetti
1 l di acqua
2 cucchiai di olio extra vergine d’oliva

sale

yogurt bianco per guarnire


In un pentolino scaldare l’olio e fare appassire la cipolla, aggiungere la carota, mettere il coperchio, cuocere a fuoco lento per 10 minuti mescolando periodicamente. Aggiungere le barbabietole, la mela e proseguire la cottura per altri 15 minuti. Versare l’acqua e portare ad ebollizione a coperchio socchiuso fino a cottura delle barbabietole. Frullare il tutto per ottenere una crema liscia, salare a piacere e versare nelle coppette.

Guarnire con lo yogurt e servire subito.

p.s. se utilizzate la barbabietola precotta il tempo di cottura si dimezza, giusto per permettere alla mela di cuocersi.