Ratatouille

La ratatouille, un contorno di verdure tipico della Provenza, deve il suo nome al gesto di mescolare: dal francese touiller accomunato all’occitano ratatolha.

Un piatto fresco, colorato e veloce nella sua preparazione, che utilizza ortaggi tipicamente estivi con l’unico accorgimento di prepararli rispettando i diversi tempi di cottura.

Nota davvero fondamentale è utilizzare verdure freschissime accompagnate da un buon olio extravergine d’oliva e dalle erbe aromatiche che arricchiranno il vostro piatto donandogli il tipico profumo mediterraneo.

1 melanzana
1 peperone giallo
2 zucchine medie
2 patate medie
2 pomodori grossi maturi
erbe aromatiche fresche
tritate (timo, basilico, prezzemolo…)
3 cucchiai di olio extravergine d’oliva
1 spicchio d’aglio
sale

Lavare ed asciugare le verdure, sbucciare le patate e tagliare tutti gli ortaggi in pezzi della stessa dimensione.

In una padella antiaderente scaldare l’olio, profumarlo con lo spicchio di aglio ed aggiungere le patate e mezzo bicchiere d’acqua, sale ed erbe aromatiche. Cuocere per 5 minuti mescolando ogni tanto.

Aggiungere in sequenza di un paio di minuti i peperoni, mescolare, le zucchine, mescolare, e da ultimo i pomodori e mescolare.

Cuocere per 10/15 minuti con il coperchio a fuoco medio, sempre… mescolando di tanto in tanto. Se si asciugano troppo aggiungere poca acqua calda.

Le verdure dovranno risultare ben cotte ma sode, non sfatte.

Tris di cereali alla curcuma

Ripartiamo di slancio con una terrina di cereali e verdure profumate alla curcuma, un mix di alleati per il nostro benessere.

Avena, Farro e Orzo sono i cereali che ho utilizzato: il primo è ottimo per placare la fame, il secondo ha un buon valore proteico mentre il terzo è un buon rimineralizzante. Il tutto condito con broccoli e pomodorini, ricchi di vitamine, e la curcuma che si caratterizza anche come buon antinfiammatorio naturale e aiuta a rafforzare il sistema immunitario.

Un piatto unico versatile e ottimo gustato sia caldo che a temperatura ambiente, consentendoci così di prepararlo per tempo.

Dosi per due porzioni

45 gr di avena decorticata
45 gr di farro
45 gr di orzo
6 pomodorini
4/5 cimette di broccoli
1 cucchiaino di curcuma
3 cucchiaini di olio extravergine d’oliva

Sciacquare bene i cereali e cuocerli in acqua leggermente salata, i tempi di cottura sono generalmente riportati sulle confezioni e variano di poco (35/40 min), motivo per cui io li cuocio insieme.

Nel frattempo lavare le cimette di broccolo e cuocerle a vapore, lavare e tagliare in quattro i pomodorini.

In una padella far scaldare l’olio, aggiungere la curcuma che deve tostare un minuto, di seguito versare i broccoli ed i pomodorini, da ultimo i cereali scolati.

Aggiustare di sale e spadellare, il piatto è servito.

Pillola socratica 😉

Confettura di ribes rossi

Antiossidante, antinfiammatorio, antitumorale, protegge il sistema cardio-circolatorio e la microcircolazione, ricco di vitamina K, diuretico, depurativo e molto altro ancora.

Tutto questo è il ribes, un tempo conosciuto con il nome di uva di San Giovanni poichè la sua maturazione avviene in tale festività, a fine giugno. Una pianta della quale si sfruttano, a scopo terapeutico, praticamente tutte le sue parti, a beneficio della nostra salute.

Buono consumato al naturale nello yogurt o per creare rinfrescanti bevande dato il suo gusto leggermente acidulo; io ne ho fatto confettura, ottima per farcire torte, fette di pane leggermente imburrato oppure in accompagnamento alla celebre Wiener Schnitzel.

Le bacche hanno un basso indice glicemico e sono naturalmente ricche di pectina, cosa che velocizza la preparazione della confettura stessa senza dover aggiungere addensanti di alcun tipo.

E’ fondamentale però che il ribes provenga da agricolture biologiche.

1 kg di ribes
300 gr zucchero semolato
1 limone

Lavare asciugare molto bene e sgranare i ribes.

Versarli in una casseruola con i bordi alti ed il fondo spesso, aggiungere il succo di limone e lo zucchero, portare a bollore mescolando ogni tanto.

Lasciare sobbollire e togliere l’eventuale schiuma che si forma in superficie.

La confettura è pronta quando vela il cucchiaio, occorrere quasi un’ora, se volete a metà cottura potete renderla vellutata con un frullatore ad immersione.

Nel frattempo, sterilizzare i vasetti, lavarli e farli bollire completamente immersi in acqua fredda per 10 minuti. Lavare molto bene con acqua bollente i coperchi. Mettere il tutto ad asciugare.

Quando la confettura è pronta, riempire i vasetti, chiuderli e capovolgerli. Lasciarli così fino a completo raffreddamento. Si deve creare il sottovuoto che consentirà di conservarli per mesi.

Frittata di salicornia

E’ tempo di salicornia, chiamata anche asparago di mare, salicot, finocchio di mare o fagiolo di mare. Tanti nomi per una pianta erbacea che cresce spontanea lungo i litorali, nelle paludi salmastre e vanta innumerevoli proprietà benefiche. Infatti è ricca di sali minerali e vitamine, soprattutto di iodio, ha proprietà depurative e rinfrescanti, è ricca d’acqua e dal gusto salato e leggermente amarognolo.

Si raccoglie da maggio ed in commercio la si trova, anche se non facilmente, sino a fine agosto. Si accompagna al pesce, soprattutto crostacei, e può essere consumata sia cruda che cotta, condita in insalata oppure conservata sott’aceto. Ottima nella frittata con l’aggiunta di un pò di formaggio e senza la necessità di aggiungere sale.

Unico accorgimento una volta lessata, dai rametti più grossi va levato il filo interno io ne ho lasciati un paio appositamente per farveli vedere nella foto, sono semplicemente da sfilare.

150 gr. di salicornia
4 uova
50 gr di parmigiano reggiano
1 noce di burro

Lavare la salicornia molto bene e lasciarla in ammollo qualche minuto.

In una pentola di acqua in ebollizione, tuffare la verdura e cuocere per cinque minuti. Scolare, far raffreddare, togliere eventuali filamenti molto grossi.

In una ciotola sbattere le uova con il formaggio, aggiungere la salicornia.

Sciogliere il burro in una padella antiaderente, versare il composto e lasciare rapprendere per qualche minuto fino a che non si è formata la crosticina di sotto. Con l’aiuto di un coperchio o un piatto rigirare la frittata e terminare la cottura.

Pillola socratica 😉

foto tratta dal web

Peperoni sottaceto

Le verdure sottaceto sono un ottimo compendio ad un antipasto, ma ben si accompagnano anche ad una portata principale. Differiscono dalle giardiniere per la mancanza di zucchero nella loro preparazione, per esempio come quella di zucchine che vi ho proposto qualche mese fa e che trovate qui.

Ora è tempo di peperoni, ricchi di vitamine A e C, buona fonte di potassio e dalle proprietà diuretiche. L’importante è sceglierli sodi e carnosi, devono essere freschi e privi di ammaccature. Pur parenti dei peperoncini hanno valore zero nella scala di Scoville, la scala che misura la piccantezza.

Una volta preparati, per meglio apprezzarli, dovrete attendere almeno 30 giorni prima di consumarli. Se poi volete fare scorta, ancora chiusi si conservano per mesi.

500 gr di peperoni (peso al netto degli scarti)
400 ml di aceto di mele
1 foglia di alloro
1 spicchio di aglio
1 chiodo di garofano

sale

Lavare, asciugare e tagliare i peperoni a metà, togliere la calotta, i semi ed i filamenti. Ridurli a strisce e poi a quadrotti di circa 2/3 cm per lato.

In una casseruola portare a bollore l’aceto con gli aromi ed un pò di sale.

Mantenendo il liquido sempre in leggera ebollizione tuffare metà dei peperoni e cuocerli per un paio di minuti. Scolarli molto bene e fare la stessa cosa con i restanti peperoni.

Disporli su un canovaccio pulito e lasciarli asciugare, tamponarli con carta assorbente. Tenere da parte il liquido di cottura.

Utilizzando un vasetto in vetro capiente e sterilizzato, inserire i peperoni cercando di riempire bene tutti gli spazi, ricoprirli di liquido bollente, volendo aromi compresi.

Chiudere bene e capovolgere il vasetto sino a raffreddamento.

Non occorre sterilizzare, conservate in un luogo fresco e buio per un mese prima di consumarli.

Pitta di patate

La pitta di patate è una torta salata rustica salentina, tipica della provincia di Lecce. Deliziosa da consumare tiepida, meglio ancora se lasciata raffreddare per compattare ed amalgamare i sapori dei diversi ingredienti, e servita come piatto unico oppure in un buffet.

Il suo nome pare sia dovuto al fatto che in origine la torta venisse pittata, cioè decorata.

Nei miei ricordi la pitta è legata indissolubilmente alle giornate trascorse al mare, tra bagni rinfrescanti e momenti di riposo sotto una profumata pineta. Ma con l’inizio della stagione calda, ovunque mi trovi, è questo uno dei piatti che preparo volentieri.

1 kg di patate
olio
formaggio grattato saporito (facoltativo)
pangrattato

Per il ripieno:
200 gr di cipolle
300 gr di pomodorini
capperi
olive nere piccole denocciolate
origano

sale
olio extra vergine d’oliva

Pelare, tagliare a tocchetti le patate e cuocerle nel microonde, in alternativa lessarle come da tradizione. Schiacciarle con una forchetta o l’apposito attrezzo e condirle con sale e olio. Deve risultare un impasto setoso e morbido.

In una padella antiaderente versare quattro cucchiai di olio e far appassire le cipolle tagliate a metà e poi a fettine sottili, aggiungere i pomodorini tagliati in quattro, una bella manciata di capperi dissalati, olive a piacere e una generosa spolverata di origano. Salare e cuocere per una decina di minuti, fare intiepidire.

In una tortiera apribile, unta di olio e spolverata di pangrattato, fare una base con metà impasto di patate e foderare anche i bordi, versare il condimento, livellarlo bene e ricoprire il tutto con il resto delle patate.

Con i rebbi di una forchetta praticare delle leggere incisioni circolari come decoro, spolverare di pangrattato e formaggio, completare con un giro d’olio.

Cuocere in forno a 180° per mezz’ora.

Pasta integrale al Ragù vegetale

La ricetta del giorno è semplice, da cucina socratica.

Vi propongo un abbinamento di pasta integrale con un condimento tutto vegetale. Ci serviranno delle lenticchie, ottime sostituto della carne, ed un finocchio che dona freschezza e stempera il dolce sia del pomodoro che delle lenticchie stesse.

Praticamente è un piatto unico, gustoso e salutare grazie al buon contenuto di fibre, proteine e vitamine.

Per due persone

160 gr di pasta integrale
1 cipolla dorata
1 finocchio piccolo
150 gr di lenticchie piccole (io quelle di Castelluccio di Norcia)
400 gr di passata di pomodoro
1 spicchio d’aglio
peperoncino
pangrattato
sale
olio extra Vergine d’Oliva

Lessare le lenticchie in acqua bollente salata per 20 minuti (oppure seguire le indicazioni riportate sulla confezione). Nel frattempo tagliare la cipolla, lavare e tagliare il finocchio, sbucciare l’aglio, mettere il tutto nel frullatore ed ottenere un composto abbastanza liscio.

In una padella antiaderente versare due cucchiai di olio e rosolare il mix ottenuto, cuocere per 7/8 minuti mescolando spesso. Se necessario aiutatevi con poca acqua calda.

Quando il soffritto è pronto, aggiungere la passata di pomodoro e proseguire la cottura per circa 15 minuti.

Da ultimo inserire anche le lenticchie cotte e scolate (ma non buttate l’acqua), aggiustare di sale e peperoncino a piacere. Amalgamare i sapori per un minuto ancora.

Nell’acqua di cottura delle lenticchie cuocere la pasta integrale, scolarla molto al dente e spadellarla velocemente nel ragù vegetale.

Completare il piatto con il pangrattato abbrustolito e ben tostato con poco olio.

Servire e gustare.

Pillola socratica 😉

Ricette in quarantena

I giorni di esilio casalingo non sono finiti, dobbiamo continuare a resistere e non lasciarci andare mai. Solo così ne usciremo vincenti e mi auguro molto più consapevoli.

Sui social impazzano ricette e preparazioni di tutti i tipi ed il lievito di birra è diventato più ricercato dell’oro al tempo del Klondike. A questo proposito colgo l’occasione per dirvi che la birra magari bevetevela, il lievito non si può riprodurre a meno di non averne un pezzettino per fare la pasta da riporto. Se volete provate con la pasta madre.

Ho pensato di lasciarvi i link di una selezione di ricette che ho pubblicato nel tempo e che possono esservi d’aiuto nella preparazione quotidiana dei pasti. Tenuto conto che mai come adesso la Cucina socratica è la prima fonte d’ispirazione.

Ed ora cliccate sulle foto per leggere le ricette oppure i link sottostanti e, se non vi bastano queste proposte, continuate a curiosare sul blog per chiave di ricerca o selezionando una categoria. Ricordate anche che potete mandarmi le foto dei piatti che proverete a fare, le ritroverete qui.

Torneremo ad abbracciarci 😀

Facciamo il pane e non solo: Oggi faccio il panePanini al latte‘Mpille salentineCantucci salati (senza lievito) – Tarallini pugliesi (senza lievito) – Calzoni di pasta matta (senza lievito)

Oggi pasta: Sugo ai carciofi Pasta e fagioliOrecchiette con cime di rapaSpaghetti alle vongole

Voglia di risotto: Riso integraleRisotto pere e taleggioRisotto rossoRisotto alla milanese

Carne, pesce e formaggio homemade: Padellata di salsiccia e..Fagottini di tacchinoPolpettine speziateInsalata di polpoOrate al fornoInvoltini di sogliolaLabneh

Le verdure: Torta girasole di verdureFagiolini a mazzetti…Crostata di cavolfioreVerdure al fornoInsalata pantescaPanzanella prêt-à-porter

Finiamo in dolcezza: Dolcetti di mandorleTorta all’acquaBensonePouding ChômeurBiscotti al latte condensatoBanana bread

Il mio cloud egg per il Club del 27


Ripartiamo da zero, in un tempo irreale sospeso e appeso nello stesso istante, dove la fantasia si accompagna al ricordo e la mente è libera di volare mentre il corpo può farlo solo in spazi ristretti. Allora che fare se non fermarsi e cercare di riprendere le fila di una vita che sembrava onnipotente su tutto, sembrava però. Ora siamo qui ad aspettare di ricominciare da zero, o quasi… non ci sono alternative.

La cucina, in tutto ciò, diventa utile, ci aiuta anche lei a superare questo momento. Mai come ora è importante una corretta alimentazione, si prenda uno spazio anche chi non l’ha mai fatto. La manualità, la fantasia di utilizzare quello che si ha sottomano, il momento di concentrazione nel fare una cosa diversa che porta via i retropensieri inchiodati sul presente.

Ma in tutto ciò si riparte da zero, e per questo oggi per il Club del 27 ho preparato un uovo.

Una preparazione basica, tratta dal libro “The perfect Egg” di T. Fischer e J. Park; un modo diverso di preparare un occhio di bue.


1 uovo
1 cucchiaio di parmigiano reggiano grattugiato
1 pizzico di sale aromatizzato con fiori eduli essiccati


Preriscaldate il forno a 170°C. 

Separare la chiara dal tuorlo delicatamente, per non rompere il cuore giallo. Montare l’albume a neve ferma, unire il parmigiano ed il sale con una spatola, facendo attenzione a non smontare la chiara.

Con un cucchiaio disporre l’albume in una teglia rivestita di carta forno, io ho usato una piccola pirofila di ceramica leggermente imburrata. Creare al centro un avvallamento dove depositare il tuorlo.

Cuocere per 7/10 minuti, scegliete voi se volete un cuore ben cotto o leggermente cremoso.

There is a big blue sky waiting just behind the clouds (C’è un grande cielo blu che aspetta dietro le nuvole)

Polpette di ceci e sesamo

Cicerone scriveva “Il piacere dei banchetti non si deve misurare dalle squisitezze delle portate, ma dalla compagnia degli amici e dai loro discorsi.” Cito questo oratore e filosofo romano poichè il suo nome deriva proprio dai ceci, legumi altamente proteici e versatili in cucina, in una parola… eclettici 😉

Durante una serata tra amici, in ottima compagnia e tante chiacchiere, queste speziate polpettine sono state un goloso finger food.

Io ho preferito utilizzare i ceci secchi per cui è necessario calcolare i tempi di ammollo, per quelli in scatola considerate invece la loro sapidità. Con le dosi che vi suggerisco si possono preparare 40 polpettine, mentre la quantità di spezie varia a seconda del gusto; per esempio il cumino può non piacere, così come il coriandolo che differisce parecchio da quello secco (più delicato) a quello fresco (decisamente invadente).

200 g ceci secchi
1 spicchio di aglio
1 cipolla piccola
qualche grano di Coriandolo secco
1/2 cucchiaino raso di Cumino
1/2 cucchiaino raso di Curcuma
1/2 cucchiaino raso di Zenzero
Succo di 1/2 limone
Semi di sesamo
Olio extra vergine d’oliva
Sale

Mettere a bagno i ceci per almeno 24 ore con un pezzetto di alga Kombu, cambiare spesso l ‘acqua. Lessarli in abbondante acqua salata insieme ad un nuovo pezzetto di alga, sino a quando non risultano ben cotti. Schiacciare i ceci cercando di privarli della buccia.

Versare la purea ottenuta in una ciotola, aggiungere aglio tritato, cipolla e tutte le spezie (coriandolo, cumino, curcuma e zenzero). Unire il succo di limone, regolare di sale e olio quanto basta per ottenere un impasto uniforme. Dovete mescolare con le mani così da sentire quando è pronto e compatta senza diventare troppo molle.

Lasciare riposare per trenta minuti quindi formare tante piccole polpettine rotonde da cospargere con i semi di sesamo.

In una teglia ricoperta di carta forno e unta di olio oliva, disporre le polpette e cuocere in forno a 165-170° C. Servirle tiepide oppure a temperatura ambiente.

Se avanzano (anche no) si conservano in frigo un paio di giorni.