Polpette di ceci e sesamo

Cicerone scriveva “Il piacere dei banchetti non si deve misurare dalle squisitezze delle portate, ma dalla compagnia degli amici e dai loro discorsi.” Cito questo oratore e filosofo romano poichè il suo nome deriva proprio dai ceci, legumi altamente proteici e versatili in cucina, in una parola… eclettici 😉

Durante una serata tra amici, in ottima compagnia e tante chiacchiere, queste speziate polpettine sono state un goloso finger food.

Io ho preferito utilizzare i ceci secchi per cui è necessario calcolare i tempi di ammollo, per quelli in scatola considerate invece la loro sapidità. Con le dosi che vi suggerisco si possono preparare 40 polpettine, mentre la quantità di spezie varia a seconda del gusto; per esempio il cumino può non piacere, così come il coriandolo che differisce parecchio da quello secco (più delicato) a quello fresco (decisamente invadente).

200 g ceci secchi
1 spicchio di aglio
1 cipolla piccola
qualche grano di Coriandolo secco
1/2 cucchiaino raso di Cumino
1/2 cucchiaino raso di Curcuma
1/2 cucchiaino raso di Zenzero
Succo di 1/2 limone
Semi di sesamo
Olio extra vergine d’oliva
Sale

Mettere a bagno i ceci per almeno 24 ore con un pezzetto di alga Kombu, cambiare spesso l ‘acqua. Lessarli in abbondante acqua salata insieme ad un nuovo pezzetto di alga, sino a quando non risultano ben cotti. Schiacciare i ceci cercando di privarli della buccia.

Versare la purea ottenuta in una ciotola, aggiungere aglio tritato, cipolla e tutte le spezie (coriandolo, cumino, curcuma e zenzero). Unire il succo di limone, regolare di sale e olio quanto basta per ottenere un impasto uniforme. Dovete mescolare con le mani così da sentire quando è pronto e compatta senza diventare troppo molle.

Lasciare riposare per trenta minuti quindi formare tante piccole polpettine rotonde da cospargere con i semi di sesamo.

In una teglia ricoperta di carta forno e unta di olio oliva, disporre le polpette e cuocere in forno a 165-170° C. Servirle tiepide oppure a temperatura ambiente.

Se avanzano (anche no) si conservano in frigo un paio di giorni.

Dip carciofi, mandorle e Parmigiano per il Club del 27

Nel mese tipicamente dedicato alle coppie il Club del 27 si dedica alla cucina “per uno solo”, una persona che per mille motivi cucina per se stesso. Proponiamo una scelta di ricette tratte dal libro ” SOLO, the joy of cooking for one” di Signe Johansen, per imparare anche la dose da “uno” e vivere felici.

I Dip (dall’inglele “to dip” che significa intingere) sono salse d’accompagnamento ottime servite durante un aperitivo. Questa versione mi ha convinto perchè utilizza i carciofi, deliziosi ortaggi tipici di questi mesi.

La crema ottenuta, semplice e veloce da preparare, è ideale spalmata su una fetta di pane casareccio appena sfornato o leggermente abbrustolito.

2 carciofi
4 cucchiai di Parmigiano Reggiano
4–5 cucchiai di olio extra vergine d’oliva
1/2 limone
15 mandorle

Pulire e lavare i carciofi , tagliarli in quarti e lessarli fino a renderli teneri.
Scolarli bene e metterli nel frullatore insieme agli altri ingredienti ed al succo di limone.

La crema ottenuta la potete consumare subito oppure conservare in un contenitore chiuso per 2 o 3 giorni.

Artichoke, almond and Parmesan dip

175g chargrilled jarred artichokes
4–5 tbsp olive oil
lemon handful zest and juice
toasted almonds
sea salt
black pepper
Put all the ingredients (except the salt and pepper) in a blender or food
processor and blitz until quite smooth and evenly combined. You can
make it in a pestle and mortar too, but you’ll need to finely chop the
artichokes first, then crush all the ingredients with the pestle, crushing
the nuts first before adding the cheese, lemon and oil followed by the
chopped artichokes. This will give the dip a rougher texture, but it will
be no less delicious for it.

Tortino di pasta violada

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La pasta violada o violata è tipica della cucina sarda, viene utilizzata nella preparazione di diversi piatti, può essere fritta per le sebadas o seadas che dir si voglia, o cotta in forno come per la panada.

Io l’ho utilizzata per proporre un tortino dove al miglio e alle verdure ho pensato di aggiungere un saporito gorgonzola. Un piatto unico, versatile e ottimo sia tiepido che a temperatura ambiente.

Per la pasta violada

300 g di semola rimacinata
50 g di farina 0
30 g di olio extra vergine d’oliva
5 g di sale
220 g di acqua tiepida

Per il ripieno

1 porro a rondelle
70 g di spinaci lessati e tritati
150 g di coste piccole lessate e tritate
1 cucchiaio di semi di sesamo
120 g di miglio lessato
90 g di gorgonzola
3 uova
sale

Sciogliere il sale nell’acqua tiepida ed aggiungere l’olio extravergine d’oliva. In una terrina versare le farine ed impastare aggiungendo il liquido poco alla volta.

Lavorare la pasta per almeno 15 minuti fino ad ottenere un panetto abbastanza liscio, compatto e malleabile. Coprirlo con la pellicola trasparente e lasciare riposare una mezz’ora circa in un luogo fresco fuori dal frigorifero.

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In una padella rosolare il porro in poco olio, versare anche le verdure e insaporirle per qualche minuto. Aggiungere il sesamo ed il miglio scolato molto bene, amalgamare il tutto, aggiustare di sale e lasciare intiepidire.

Tagliare a pezzetti il gorgonzola e mescolarlo al composto.

Sbattere le uova, tenerne da parte un cucchiaio (servirà per spennellare la superficie del tortino) ed incorporarle al composto tiepido.

Stendere 2/3 di pasta in una sfoglia di 1 cm, deve sbordare di qualche centimetro oltre lo stampo, questo sarà con i bordi alti e leggermente unto di olio. Farvi aderire bene la pasta alle pareti e versarvi il composto precedentemente preparato.

Stendere la pasta rimanente per ricoprire la superficie dello stampo, sigillare bene i bordi e rifilarli se necessario. Con i ritagli rimasti si possono fare piccoli decori.

Spennellare il tutto con l’uovo battuto da tenuto parte, bucherellare la superficie con uno stuzzicadenti per favorire l’uscita del vapore in cottura.

Cuocete in forno per 40 minuti, modalità ventilato a 180°, se la superficie colora troppo coprirla con un foglio di carta stagnola.

A cottura ultimata spegnere il forno e lasciare il tortino dentro ad intiepidire.

Crema viola

Contiene proteine, fibra alimentare, diverse  vitamine e sali minerali, è ricca d’acqua e di zuccheri. Vanta proprietà riminalizzanti e rinfrescanti, è anche un blando antinfiammatorio, apporta benefici al cuore e alla microcircolazione ed il succo aiuta a combattere l’ipertensione e l’anemia.

Tutto questo è la barbabietola rossa, un ortaggio a forma di tubero, ottimo da consumare sia crudo che cotto. In commercio si trova già precotta, basta tagliarla e condirla con un po’ di olio e di sale, oppure utilizzarla per preparare colorate ricette come il mio Risotto rosso di barbabietola e Gorgonzola.

Per la GN delle vellutate e della besciamella questa volta la propongo in versione vellutata, la ricetta è ultra veloce ed il risultato è una crema deliziosa perfetta per questa fresca stagione.

Dosi per 4 persone

1 cipolla rossa tritata
1 carota tagliata a cubetti
350 g di barbabietole rosse tagliate a dadini
1 mela acidula (tipo grammy smith) tagliata a cubetti
1 l di acqua
2 cucchiai di olio extra vergine d’oliva

sale

yogurt bianco per guarnire


In un pentolino scaldare l’olio e fare appassire la cipolla, aggiungere la carota, mettere il coperchio, cuocere a fuoco lento per 10 minuti mescolando periodicamente. Aggiungere le barbabietole, la mela e proseguire la cottura per altri 15 minuti. Versare l’acqua e portare ad ebollizione a coperchio socchiuso fino a cottura delle barbabietole. Frullare il tutto per ottenere una crema liscia, salare a piacere e versare nelle coppette.

Guarnire con lo yogurt e servire subito.

p.s. se utilizzate la barbabietola precotta il tempo di cottura si dimezza, giusto per permettere alla mela di cuocersi.

Pillola socratica 😉

Gnocchi patate e ricotta al caffè con crema di zucca e porcini

Galeotta fu la Masterclass dedicata al caffè dove, insieme ad un gruppo di colleghe foodblogger, sono stata guidata dagli esperti SCA Specialty Coffee Association della Scuola Sapere Manuel Caffè, a scoprire quali segreti si celano dietro e dentro una “semplice” tazzina di caffè.

Per me si è trattato di una prima volta in assoluto, si beve il caffè per abitudine, per svegliarsi la mattina, per far passare il mal di testa, per … Con questa occasione ho avuto modo di conoscere il concetto di ruota degli aromi, provato il metodo cupping, utilizzato a livello internazionale per valutare la qualità del caffè. E ancora come si definisce l’aroma, la percezione delle sue note ed i vari sentori sprigionati dal caffè, l’assaggio, la sua corposità ed i suoi flavours. Infine con il tatto ho provato ad identificare il sentore al palato, la combinazione tra aroma e gusto che si avverte in bocca attraverso le papille gustative. Che dire, sembra semplice preparare una tazzina di caffè, ma non è proprio così.

Con questo nuovo bagaglio ho pensato di provare ad utilizzare il caffè nella preparazione di un piatto salato, dove l’aroma e la combinazione dei diversi ingredienti contribuiscono a dare gusto pieno al tutto.

Per due porzioni di gnocchi:
200 g di patate lessate e schiacciate
70 g di ricotta vaccina ben scolata
100 g di farina bianca
⅔ di una tazzina di caffè

sale

Condimento:
250 g di zucca cotta al vapore
60 g di funghi porcini tagliato a fette e poi a tocchetti
1 spicchio d’aglio
olio extra vergine d’oliva
rosmarino fresco
brodo vegetale

Sulla spianatoia versare la farina, le patate raffreddate, aggiungere la ricotta, un pizzico generoso di sale ed il caffè freddo. L’impasto risulterà molto morbido, lavorarlo delicatamente, se è molto appiccicoso aggiungere poca farina.

Dividere la pasta in più parti e formare dei bastoncini dal diametro di 1 cm circa, lavorare su un piano infarinato. Tagliarli a pezzetti di 1 centimetro e disporli su un vassoio cosparso di farina di semola, lasciarli in frigo sino al momento della cottura.

Per il condimento, in una padella profumare l’olio con l’aglio ed aggiungere i funghi porcini, dopo due o tre minuti, aggiungere la zucca schiacchiata con la forchetta, rosmarino a piacere, sale e un pò di brodo vegetale per rendere tutto molto cremoso. Cuocere per qualche minuto ancora.

Portare ad ebollizione una pentola di acqua salata, tuffare gli gnocchi e appena vengono a galla scolarli con una schiumarola e spadellarli velocemente nella crema preparata.

Servire subito e buon appetito!

Zucchine in modalità giardiniera

Torno a parlare di zucchine, anzi no le cucino in modo da poterle conservare. Quando è stagione hanno un sapore delizioso e bisogna approfittarne, anche se si possono comprare tutto l’anno, quelle coltivate in aperta campagna non sono paragonabili a quelle cresciute in serra.

Se navigate tra le mie ricette compaiono spesso e volentieri, ad esempio nella Torta “sanremese” di zucchina trombetta, come contenitore nelle Zucchine tonde ripiene di Jasmine rice, in accompagnamento ai Filetti speziati di merluzzo oppure… curiosate, curiosate 😉

Questa volta ho pensato di prepararle in giardiniera, quella classica è composta da diverse verdure a seconda del gusto, ma il procedimento da seguire è uguale.

Per ottenere due o tre vasetti non molto grandi ecco cosa fare:

4 zucchine medie
1 bicchiere di aceto di vino bianco
4 bicchieri di acqua
1 cucchiaio di zucchero
1 cucchiaio di sale grosso
qualche foglia di alloro (facoltativo)
olio extra vergine d’oliva

Lavare le zucchine e tagliarle a rondelle di 1 cm circa.

In una pentola mescolare l’aceto e l’acqua con lo zucchero, il sale e qualche foglia di alloro, portare ad ebollizione.

Sbollentare le rondelle di zucchine per 3 minuti circa, meno se piacciono più croccanti che morbide.

A cottura ultimata scolare bene e sistemare la verdura nei vasetti di vetro, inserire anche una foglia di alloro se piace, versare sopra il liquido di cottura ancora caldo a ricoprire il tutto, sigillare con un filo d’olio e chiudere con il tappo. Si deve creare il sottovuoto.

Conservare i vasetti in luogo fresco, aspettare almeno 3 giorni prima di assaggiarle.

Pizza al piatto tipo napoletana per il Club del 27

Riprendiamo i ritmi del dopo vacanze cioè la buona abitudine di pubblicare con il Club del 27.

Questo mese vi porto nel magico mondo delle pizze. Storia, etimologia, conferimenti di ogni tipo, in rete trovate di tutto e di più; è il nostro alimento più conosciuto all’estero e dal 2017 l’Unesco ha dichiarato l’arte del pizzaiolo napoletano patrimonio immateriale dell’umanità.

Lo sapevate che esiste l’effetto pizza? In sociologia si parla di effetto pizza quando un fenomeno locale ha successo prima all’estero che nel paese d’origine, dove torna da protagonista in un secondo momento.
Il primo a parlarne fu nel 1970 l’antropologo Agehananda Bharati, egli prese ad esempio la prima pizzeria di New York che aprì i battenti nel 1905, da un’idea dell’emigrante Gennaro Lombardi ben 15 anni dopo l’invenzione della prima Margherita, il successo fu immediato e la pizza divenne famosa prima negli Usa e successivamente in Italia.

Ma come tagliare una pizza in parti uguali? Per questo ci sono venuti in aiuto due brillanti matematici statunitensi Rick Mabry e Paul Deiermann, che hanno sviluppato addirittura un teorema: se tagliamo una pizza 3, 7, 11, 15 volte, e così via, senza passare dal centro e prendendo le fette in modo alternato, a riempirsi di più lo stomaco sarà chi si aggiudica la fetta contenente il centro. Se invece la si taglia 5, 9, 13, 17 volte, vale il contrario: chi prende il centro, mangia di meno. Provate e sappiatemi dire 😉

Ma torniamo alla pizza che vi propongo, ho utilizzato il lievito madre o pasta madre che dir si voglia, e preparato un impasto che richiede una lievitazione lunga. In fondo alla ricetta trovate anche la versione lievito di birra, potrete così scegliere il metodo che preferite.

E il condimento? Il bello della pizza è proprio questa sua versatilità, poter scegliere e preparare le versioni più disparate, ananas compreso!

Pizza con lievito madre con prefermento (4 teglie tonde o 1 rettangolare):

450 g di farina 00
320 ml di acqua
30 g di lievito madre
15 g di sale
10 cucchiai di pomodori pelati
250 g di mozzarella fiordilatte sgocciolata

origano

olio extra vergine d’oliva
1 melanzana grigliata
3 cucchiai di Parmigiano Reggiano

Sciogliere il lievito madre con 130 ml di acqua, aggiungere 130 g di farina, incorporare velocemente e lasciar riposare per 2 ore.

Setacciare il resto della farina e, in una ciotola fare la fontana, aggiungere il lievito madre, il resto dell’acqua e il sale sulla farina, verso il bordo della ciotola (in modo tale che il sale non tocchi il lievito da solo ma insieme alla farina). Iniziare a incorporare man mano, intridendo con le dita e poi una volta terminato ribaltare sul piano da lavoro e impastare per una decina di minuti, sbattendo e piegando più volte.

Fare una palla, trasferirla in ciotola, coprire con pellicola e mettere subito in frigo. Lasciar maturare 8/10 ore, io ho preparato l’impasto la sera prima e lasciato in frigo 16 ore.

Togliere dal frigo e lasciar a temperatura ambiente per 2/3 ore e comunque fino a quando l’impasto risulti gonfio. Prendere un quarto dell’impasto e porlo sul piano da lavoro, stendere con le mani, senza schiacciare, ma allargando l’impasto dal centro verso il bordo, infilare le mani sotto il disco di pasta fino a poggiarlo su metà avambracci e traferire in una teglia rotonda oliata. Procedere allo stesso modo con il restante impasto.

Lasciar lievitare altre 2 ore, nel frattempo accendere il forno alla massima temperatura insieme alla teglia che servirà per la cottura, senza mai aprire lo sportello.

In una tazza condire il pomodoro con olio e origano e un pizzico di sale, stenderlo sulla pizza, aggiungere la mozzarella e da ultimo le melanzane cosparse di Parmigiano Reggiano.

Prelevare la teglia dal forno, trasferirci il disco di pizza, senza oliare. Infornare per 5 minuti al ripiano più basso, poi altri 4/5 minuti nel ripiano più alto.

Procedimento con lievito di birra (4 teglie tonde o 1 rettangolare):

450 g di farina 00
250 ml di acqua
1 g di lievito di birra
12 g di sale

Misurare l’acqua, versarla in una ciotola, prelevarne una piccola quantità in due tazzine differenti: in una sciogliere il sale, nell’altra il lievito di birra.

Versare il contenuto con il lievito di birra nella ciotola con l’acqua e iniziare ad aggiungere gradualmente e lentamente la farina setacciata più volte a parte, incorporandola man mano all’acqua, poi finita la farina aggiungere il sale sciolto in acqua, continuare ad amalgamare  fino a raggiungere il “punto di pasta”. All’incirca ci vorranno una decina di minuti.

Ribaltare sul piano da lavoro e lavorare 20 minuti, passaggio estremamente necessario per ottenere un impasto non appiccicoso, morbido ed elastico e una pizza soffice e asciutta.

Piegare e schiacciare ripetutamente, poi all’avvicinarsi dei 20 minuti l’impasto diventerà morbido e sempre più cedevole e infine avrà un aspetto setoso. Riporlo in una ciotola di vetro o porcellana, coprire con pellicola e lasciar lievitare per 2 ore.

Dividere l’impasto i 4 panetti e riporli su un telo non infarinato, lasciar quindi lievitare per 4/6 ore a una temperatura di 25°C.

Riscaldare il forno alla massima temperatura insieme alla teglia che servirà per la cottura, senza mai aprire lo sportello.

Stendere un panetto alla volta su un ripiano, spolverato con farina di semola, senza usare il mattarello ma allargandolo con le mani, dal centro verso il bordo, e se riuscite, come fanno i pizzaioli veri, facendolo debordare roteandolo, in modo che avvenga un’estensione più delicata.

Prelevare lo stampo dal forno, trasferirci il disco di pizza, senza oliare. Infornare per 5 minuti al ripiano più basso, poi altri 4/5 minuti nel ripiano più alto.

Cous cous vegetariano

Il cuscus o cous cous è un alimento tipico del Nord Africa, della Sicilia occidentale (famoso il Cous Cous Fest di San Vito lo Capo nel trapanese) e della Sardegna sudoccidentale (Calasetta, Isola di Sant’Antioco e Carloforte) dove prende il nome di Cascà. È costituito da granelli di semola di frumento cotti a vapore, versatile e adatto in tutte le stagioni è facile da preparare, basta seguire alcune regole.

In commercio si trova precotto, per completare la sua preparazione va versato in una pirofila, dopo averlo condito con un cucchiaio di olio extravergine d’oliva, e ricoperto a filo di brodo vegetale bollente, le proporzioni sono 1 a 1. Coperchiate e lasciate gonfiare i granelli per qualche minuto. L’importante è NON usare semplice acqua, se dovete fare una preparazione dolce potete aromatizzare l’acqua bollente con anice stellato, un pezzetto di zenzero fresco spellato o qualche chiodo di garofano.

Non mescolate mai ma lasciate assorbire il liquido, una volta gonfio sgranatelo bene con la forchetta. Nel caso di un piatto salato, regolate di sale il liquido che utilizzate oppure il condimento che mescolerete al cous cous.

Servitelo sempre caldo o tiepido, il freddo facilita la formazione di grumi. Infine, se volete il cous cous ancora più gustoso, preparatelo in anticipo, così che la semola abbia il tempo di impregnarsi bene di tutti i sapori rilasciati dal condimento.

In rete troverete molte varianti, vi propongo la versione salata di base, voi sbizzarritevi a piacimento, le dosi sono per due persone.

120 g di cous cous cotto in brodo vegetale e sgranato
8 fette di melanzana grigliata 
8 pomodorini freschi tagliati in 4  
1 carota lessata tagliata a rondelle 
1 gambo di sedano tagliato a tocchetti 

1 patata lessata tagliata a tocchetti
1 zucchina lessata tagliata a rondelle

1/2 avocado tagliato a tocchetti (facoltativo)

2 cucchiai di olio extravergine d’oliva

sale

Preparare il cous cous come ho spiegato in premessa.

In una ciotola capiente versare tutte le verdure, tenere da parte la melanzana, e condirle con l’olio emulsionato al sale. Condire allo stesso modo le fette di melanzana, faranno da base come potete vedere nella foto. Pomodorini e sedano li lascio crudi per dare freschezza al piatto.

Aggiungere alle verdure il cous cous, mescolare bene impiattare e servire.

Insalata pantesca e Zibibbo

C’è un’isola vulcanica in Italia dove la forza degli elementi la rendono una cosa unica, un luogo a se stante, svincolato a tal punto dal nostro territorio che fa quasi specie sentire parlare in italiano; Pantelleria è questo e molto altro ancora.

Situata a metà strada tra l’Africa e l’Europa, Perla Nera del Mediterraneo, è un immenso patrimonio di biodiversità ed un concentrato di sole, vento, silenzio, sorgenti termali a cielo aperto, storia e buon cibo. Se non l’avete mai visitata sappiate che la sua aspra natura la rende si affascinante ma non facile da comprendere; c’è chi s’innamora di lei (come la sottoscritta) e chi fugge via dopo un solo giorno di permanenza.

Vi ho incuriosito? Non vado oltre, lascio a voi il piacere di scoprirla, anzi no! Vi racconto di un suo piatto tipico che non può fare a meno dei capperi di cui quest’isola ne è letteralmente cosparsa, nonchè del suo vitigno per eccellenza: lo Zibibbo.

L’insalata pantesca è da gustare nelle giornate calde ed assolate, un concentrato di sapori deliziosamente decisi; le dosi sono per due persone.

500 g di patate  
200 g di pomodorini  
12 olive verdi 
1 cucchiaio di capperi di Pantelleria
granella di pistacchio 
basilico 
origano 
olio extravergine d’oliva
aceto
sale

Lavare le patate, lessarle con la buccia fino a quando non saranno morbide, farle raffreddare, pelarle e tagliarle a tocchetti.

Tagliare la cipolla, lasciarla in ammollo dieci minuti con l’aceto e scolarla bene. Lavare e tagliare in quattro i pomodorini, sciacquare i capperi per togliere il sale in eccesso.

In una ciotola unire tutti gli ingredienti preparati, aggiungere le olive e la granella di pistacchi. A parte emulsionare l’olio con il sale e l’origano e condire l’insalata, decorare con il basilico.

Pillola socratica 😉

Abbinamenti di-vini

Un bicchiere di Zibibbo fresco e profumato è un buon compagno di viaggio. Vitigno a bacca bianca, detto anche Moscato di Alessandria, regala deliziose note sapide e fruttate; a torto incasellato solo come passito, in realtà i tanti piccoli produttori dell’isola riescono a conferire ai loro vini peculiarità differenti ed interessanti.

La vite, originaria dell’Egitto, fu introdotta nell’isola dai Fenici. I piccoli alberelli, tenuti volutamente bassi, data l’asperità del territorio e mai irrigati artificialmente, regalano pochi grappoli dagli acini ovoidali con la buccia spessa. Il termine zibibbo deriva da zibib che in arabo significa uva passa o uvetta.

Le caratteristiche uniche dell’allevamento hanno decretato, nel 2014, Patrimonio dell’Umanità la vite zibibbo ad alberello.

Le mie tapas per il Club del 27

Il Club del 27 questo mese è variegato e colorato, sono passati tre anni da quando una mitica sfida dell’MTC ci ha visto protagonisti in una gara avvincente e molto divertente. Curiosate nei miei Cartoni a tavola ovvero le Tapas, i Pinchos ed i Montaditos per scoprire cosa sono queste golosità spagnole, per poi gustare anche le proposte che ho scelto dalle ricette delle mie compagne di gioco. Ed ora vamos a tapear!

Tapas: Passato freddo di carote di La cascata dei sapori

200 g di carote  
200 ml di brodo di dado vegetale 
70 ml latte 
1 pizzico di noce moscata 
2 cucchiai di yogurt intero 
basilico 
olio extravergine d’oliva 
sale

Pelare le carote, lavarle e tagliarle a rondelle.

Versare il brodo in un tegame, aggiungere le carote, portare ad ebollizione e cuocere per 15 minuti. Spegnere e lasciare raffreddare.

In un frullatore, versare il composto nel frullatore e renderlo una crema densa. Aggiungete il latte, lo yogurt, la noce moscata e un pizzico di sale.

Frullare ancora e renderlo omogeneo.

Versare la crema nei bicchierini, decorate a piacere con basilico, pezzetti di carota ed un filo di olio extra vergine d’oliva.

Montadito: pane di semola con mousse di piselli e ricotta di Acquolina

200 g di piselli lessati
75 g di taleggio
75 g di ricotta
olio extravergine d’oliva
sale
fette sottili di pane di semola o cialde di semola

Frullare insieme tutti gli ingredienti e conservare in frigorifero.

Tagliare il pane alla semola e tostarlo leggermente, in alternativa utilizzate delle cialdine di semola.
Far cadere, con una sac a poche, oppure spalmare la crema sul pane.

Tapas: insalata di frutti estivi di Cindystarblog

anguria
melone
ciliegie
pesche
avocado
aceto di mele
olio extravergine d’oliva
succo di limone
sale

Con un piccolo scavino ricavare tante palline dai frutti, condire subito l’avocado conditelo con il limone e poco olio e sale, per non farlo annerire. Se non avete lo scavino tagliate la frutta a cubetti.

Condire il tutto con poco aceto di mele e riporre in frigorifero per almeno un’ora.