Risotto con asparagi

A marzo inizia la stagione degli asparagi, sono dei germogli (in persiano asparag) chiamati turioni, raccolti appena spuntano dal terreno per evitare che diventino legnosi, per questo la raccolta è breve e termina a maggio-giugno. Le varietà sono molteplici come il loro colore che varia dai verdi di Altedo a quelli bianchi di Bassano e Zambana, sino ai violetti di Albenga, per citarne alcuni.

Gli asparagi disintossicano il corpo ed aiutano le funzioni renali, ricchi di vitamine e sali minerali, pare frenino la cellulite e siano antidepressivi. Ma attenzione a non soffrire di disturbi renali e cistiti perchè contengono acido urico.

Mi piace accompagnarli, dopo averli lessati, con uova e parmigiano reggiano, o gustarli preparando questo risotto e abbinando un vino rosato: la Schiava (ve ne parlo dopo la ricetta).

Per 4 persone

320 gr di riso varietà Roma
1 mazzo di asparagi verdi
1 scalogno grande
1 l di brodo vegetale (clicca per preparare il dado vegetale)
30 gr burro
2 cucchiai di olio extra vergine d’oliva
½ bicchiere di vino bianco secco
Parmigiano Reggiano
(facoltativo)

Preparare gli asparagi: tagliare la parte finale legnosa del gambo e pelarlo partendo dal centro verso la fine, in modo da togliere anche la parte più fibrosa. Sciacquare in acqua corrente e porli in piedi in una pentola alta con acqua bollente. Lasciare fuori le punte, più tenere, che cuociono con l’effetto del vapore. Tempo di cottura 10 – 15 minuti circa.

Preparare il brodo vegetale a cui aggiungere un mestolo di acqua di cottura degli asparagi.

Tagliare le punte degli asparagi ed i gambi in pezzi da 2 centimetri.

In una casseruola, in olio e metà dose di burro, rosolare a fuoco dolce lo scalogno tagliato finemente. Versare il riso, farlo tostare e sfumare con il vino. Aggiungere i gambi tagliati degli asparagi, tenere da parte le punte.

Iniziare la cottura versando il brodo poco per volta, mescolare e aggiungerne sino a cottura completata. Il riso che utilizzo è pronto in circa 14 minuti.

A fuoco spento aggiungere parte delle punte di asparagi e mantecare col restante burro e volendo anche il formaggio.

Lasciare riposare per un minuto, i sapori finiranno di amalgamarsi, e servire con le punte rimanenti a decoro.

Abbinamenti di-Vini:

La Schiava è un vitigno tipico del Trentino-Alto Adige a bacca rossa vinificato in rosato, prevedendo cioè una breve macerazione del mosto con le vinacce. Il vino che si ottiene è generalmente leggero ma con un buon corpo e profumi intensi, soprattutto la varietà Schiava Gentile. Un tempo con questa tipologia di vitigno si producevano grandi quantità di vino a discapito della qualità. Oggi per fortuna ciò non avviene più a favore di buone produzioni denominate: Lago di Caldaro doc e Alto Adige doc.

Ossobuco con gremolada e risotto giallo

Il piatto di oggi è decisamente sontuoso e molto milanese: l’ossobuco con la gremolata, servito tipicamente col risotto allo zafferano.

Era la pietanza domenicale delle famiglie borghesi citata già alla fine dell’ottocento da Pellegrino Artusi; oggi è uno dei dieci piatti di Milano riconosciuti De.Co. (Denominazione Comunale).

L’ òss bus con la gremolà (in lingua meneghina) accompagnato dal risotto, diviene un piatto completo da gustare con un bel bicchiere di vino rosso, io ho scelto una Bonarda dell’Oltrepò pavese ed in fondo alla ricetta vi spiego il perchè.

Per 4 porzioni

4 ossibuchi di vitello (circa 300 gr l’uno)
1 cipolla media
1 carota piccola
1 costa di sedano
1 pomodoro piccolo e maturo
1 spicchio d’aglio
1 acciuga
1 ciuffo di prezzemolo
Buccia grattugiata di 1 limone bio
Farina
1 bicchiere di vino bianco
secco
3 dl di brodo vegetale
70 gr di burro
sale

per preparare il risotto cliccate qui: Risotto alla milanese

Togliere il grasso alla carne ed inciderla (così in cottura non si arriccia), salarla ed infarinarla. In un tegame sciogliere metà del burro in dotazione e farvi rosolare cipolla, carota e sedano tritati finemente. Quando le verdure sono pronte, toglierle e tenerle da parte. Nella stessa padella ora adagiarvi la carne e rosolarla col resto del burro, aggiungere le verdure e sfumare il tutto con il vino. Far evaporar bene, aggiungere il brodo caldo, il pomodoro tritato e cuocere per circa 90 minuti a fuoco dolce e col coperchio. Girare la carne ogni tanto e se necessario aggiungere altro brodo.

Nel frattempo preparare la gremolada: tritare il prezzemolo con aglio e acciuga. Al trito ottenuto aggiungere la buccia grattugiata del limone.

Preparate il risotto allo zafferano; a cottura ultimata della carne, togliere dalla padella gli ossibuchi (tenerli in caldo), nel fondo di cottura versare la gremolada e mescolare bene per un minuto.

Impiattare il risotto con sopra l’ossobuco ed il suo intingolo, c’è chi lo preferisce messo a lato ma deve essere comunque servito nello stesso piatto.

Abbinamenti di-Vini

Trattandosi di un piatto strutturato e dai sapori intensi lo abbino ad una Bonarda dell’Oltrepò Pavese, vino giovane dal gusto fresco e ricco di polifenoli, in particolare il tannino la cui proprietà sgrassante contribuisce a pulire il palato. Da non confondere con quella piemontese, questo vino è ottenuto dalle uve Croatina, un vitigno a bacca nera conosciuto anche come Croata, Croattina, Crovattina/o, Crovettina, Uga del zio, Neretto, Uva Vermiglia, Nebbiolo di Gattinara e Bonarda di Rovescala.

Ricette in quarantena

I giorni di esilio casalingo non sono finiti, dobbiamo continuare a resistere e non lasciarci andare mai. Solo così ne usciremo vincenti e mi auguro molto più consapevoli.

Sui social impazzano ricette e preparazioni di tutti i tipi ed il lievito di birra è diventato più ricercato dell’oro al tempo del Klondike. A questo proposito colgo l’occasione per dirvi che la birra magari bevetevela, il lievito non si può riprodurre a meno di non averne un pezzettino per fare la pasta da riporto. Se volete provate con la pasta madre.

Ho pensato di lasciarvi i link di una selezione di ricette che ho pubblicato nel tempo e che possono esservi d’aiuto nella preparazione quotidiana dei pasti. Tenuto conto che mai come adesso la Cucina socratica è la prima fonte d’ispirazione.

Ed ora cliccate sulle foto per leggere le ricette oppure i link sottostanti e, se non vi bastano queste proposte, continuate a curiosare sul blog per chiave di ricerca o selezionando una categoria. Ricordate anche che potete mandarmi le foto dei piatti che proverete a fare, le ritroverete qui.

Torneremo ad abbracciarci 😀

Facciamo il pane e non solo: Oggi faccio il panePanini al latte‘Mpille salentineCantucci salati (senza lievito) – Tarallini pugliesi (senza lievito) – Calzoni di pasta matta (senza lievito)

Oggi pasta: Sugo ai carciofi Pasta e fagioliOrecchiette con cime di rapaSpaghetti alle vongole

Voglia di risotto: Riso integraleRisotto pere e taleggioRisotto rossoRisotto alla milanese

Carne, pesce e formaggio homemade: Padellata di salsiccia e..Fagottini di tacchinoPolpettine speziateInsalata di polpoOrate al fornoInvoltini di sogliolaLabneh

Le verdure: Torta girasole di verdureFagiolini a mazzetti…Crostata di cavolfioreVerdure al fornoInsalata pantescaPanzanella prêt-à-porter

Finiamo in dolcezza: Dolcetti di mandorleTorta all’acquaBensonePouding ChômeurBiscotti al latte condensatoBanana bread

Zucchine tonde ripiene di Jasmine rice

zucchine tonde ripiene

Le tonde, verdi e brillanti zucchine oltre che belle da vedere, diventano un simpatico contenitore dove racchiudere gusti e sapori sempre diversi. Si possono preparare per tempo, servirle calde con ripieni di carne oppure tiepide riempite di riso, io ho scelto la seconda variante.

Per questi ultimi giorni estivi ed una cena leggera ho utilizzato lo Jasmine rice, il riso al gelsomino, ma tranquilli non ha il sapore del fiore benchè sia più profumato e fragrante del comune riso. Una curiosità, il suo utilizzo nella dieta dei thailandesi è talmente significativo che il verbo “mangiare” si traduce nella loro lingua con “kin khao” che letteralmente significa “mangiare riso”.

4 zucchine tonde
150 g di Jasmine rice (riso thai)
10 pomodorini
1 piccola cipolla
70 g formaggio tipo quark
curcuma
sale
olio extra vergine d’oliva

Lavare le zucchine, tagliare l’estremità superiore che farà da cappellino e svuotarle della polpa utilizzando un cucchiaino. Cuocerle a vapore, oppure in poca acqua bollente salata a coperchio chiuso.  A cottura ultimata, ci vorranno circa 15 minuti, lasciarle intiepidire capovolte (con l’apertura su un tagliere) per eliminare l’eventuale acqua in eccesso.

Nel frattempo lessare il riso, ci sono due metodi, il primo è la classica cottura in acqua salata per 12 minuti circa e poi si scola bene. La seconda si effettua utilizzando la doppia quantità di acqua rispetto al riso, si lascia il tutto in un pentolino coperto a fuoco molto molto basso sino a quando il riso non avrà assorbito tutto il liquido, a quel punto sarà pronto.

Infine in una padella versare un cucchiaio d’olio, tritare la cipolla e farla appassire, aggiungere la polpa tritata delle zucchine ed i pomodorini tagliati a piccoli pezzi, salare.

A cottura ultimata, lasciare leggermente intiepidire, aggiungere il riso, il formaggio quark ed una generosa spolverata di curcuma.

Riprendere le zucchine, riempirle con il composto preparato e servirle.

Pillola socratica  😉

Risotto con funghi porcini, zucca e Quartirolo Lombardo

immaginerisotto

Con l’arrivo dell’autunno inizia la stagione dei funghi porcini e della zucca; l’occasione di fare un risotto con questi due interpreti principali non me la sono fatta sfuggire. Inoltre ho aggiunto, nei titoli di coda, l’amichevole partecipazione del Quartirolo Lombardo.

I funghi porcini, la cui specie più nota è la Boletus Eduli, nascono sotto i castagni, le querce ed i faggi, in alta montagna (oltre i 1500 mt) anche sotto i pini. La loro pulizia si effettua partendo dal gambo, si taglia l’estremità coperta di terra e si separano i gambi dalle teste che verranno raschiate, dalla parte inferiore, asportando un po’ della spugnola se vi è della terra attaccata. Si eliminano poi le parti ammaccate e meno sane. Infine si strofinano teste e gambi con un telo inumidito.

Spendo due parole anche per il Quartirolo Lombardo, la sua produzione risale al X secolo ed era stagionale poichè era prodotto alla fine dell’estate con il latte delle vacche che si erano nutrite di “erba quartirola”, l’erba ricresciuta dopo il terzo taglio. Oggi viene prodotto durante tutto l’anno ed ha ottenuto la Denominazione di Origine Protetta. Ha forma parallelepipeda quadrangolare, crosta sottile e morbida, bianco rosata nei formaggi di prima stagionatura e grigio-verde rossastra in quelli maturi. Il sapore leggermente acidulo nel formaggio in prima stagionatura, è più aromatico in quello maturo. E’ il più magro dei formaggi, il grasso sulla sostanza secca non è inferiore al 30% per il prodotto ottenuto con latte parzialmente scremato (fonte: art.3 disciplinare di produzione del Quartirolo Lombardo).

Per questo risotto ho utilizzato un Quartirolo di prima stagionatura che amalgama i sapori dando una leggera nota acidula, laddove il dolce della zucca prevale, lasciando il giusto spazio al gusto più deciso dei funghi.

In merito alla cottura io utilizzo il mio dado vegetale e cuocio aggiungendo solo acqua bollente.

Le dosi sono calcolate per 4 persone

320 gr riso varietà Roma
250 gr zucca mantovana pulita e tagliata a cubetti
300 gr porcini freschi tagliati a fettine (oppure 40 gr di porcini secchi fatti rinvenire in acqua e latte tiepidi per un paio d’ore, sciacquati e tritati)
150 gr Quartirolo Lombardo tagliato a piccoli cubetti
1 scalogno grande
1 cucchiaio colmo di  dado vegetale
30 gr burro
2 cucchiai di olio extra vergine d’oliva
½ bicchiere di vino bianco secco
Acqua

In una casseruola rosolare lo scalogno, tagliato finemente, in olio e burro. Appena è velato aggiungere la zucca, i funghi e da ultimo il riso, far tostare e sfumare con il vino bianco.

Aggiungere il dado vegetale ed iniziare a versare l’acqua bollente, mescolare la preparazione. Aggiungere di volta in volta l’acqua necessaria sino a cottura ultimata. Il riso che ho utilizzato è pronto in circa 14 minuti.

A fuoco spento mantecare con il Quartirolo Lombardo amalgamandolo molto bene, non si scioglierà completamente.

Lasciare riposare per un minuto, i sapori finiranno di amalgamarsi, e servire.

Pillola socratica  😉

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Risotto pere e Taleggio

risotto pere e taleggio 1

Di formaggio si nutriva Polifemo, l’uomo-bestia, mentre la pera è simbolo di gusti e piaceri superflui. La loro unione è certamente conosciuta ed altrettanto gustosa, ma non per questo scontata.

C’è poi un noto detto che recita: al contadino non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere… Non ho mai capito se bisogna tenere all’oscuro il contadino che può non comprendere, oppure, il suddetto è ben informato e siamo noi ad esserci arrivati dopo. Mi sa la seconda che ho scritto!

Fatto sta che pere e formaggio insieme si combinano splendidamente, e questo risotto ne è la prova. Il Taleggio è un tipico formaggio lombardo a denominazione di origine protetta (DOP) dal sapore dolce con un leggero retrogusto acidulo; si combina alla perfezione con la pera decana dalla dolcezza aromatica.

Ingredienti per 4 persone:

350 g di riso varietà Carnaroli
150 g di Taleggio DOP
1 + 1/2  pere decana
1/2 bicchiere di vino bianco secco
1 scalogno
25 g di burro
2 cucchiai di olio extra vergine d’oliva
1 cucchiaio di dado vegetale
sale

acqua bollente

Pulire lo scalogno, affettarlo sottilmente e farlo appassire in una casseruola con l’olio, versare il riso, tostarlo e sfumare con il vino.

Lavare e tagliare a cubetti una pera, aggiungerla al riso insieme al dado vegetale.

Poco alla volta bagnare con acqua bollente e portare a cottura, ci vorranno circa 15 minuti (controllate sulla confezione del riso i tempi esatti).

A parte, in un pentolino, sciogliere una noce di burro ed unire la pera rimasta, cuocere a fuoco vivo per un paio di minuti. Deve rimanere soda e croccante.

Terminata la cottura del riso mantecare con il taleggio tagliato a dadini ed il burro rimasto.

Impiattare completando con le pere cotte a parte.

Pillola socratica  😉

Risotto rosso di barbabietola e Gorgonzola

Risotto rosso di barbabietola e Gorgonzola

Vi piace la cucina colorata, allegra e vivace? A me tantissimo!

Il risotto che ho preparato ha questi ingredienti che mettono buonumore oltre che dare gusto e soddisfazione al palato, merito della barbabietola rossa e del Gorgonzola.

Prima di passare alla ricetta, spendo due parole a beneficio di questo ortaggio che in genere viene consumato in aggiunta alle insalate ma che in verità è versatile, lo si può utilizzare a crudo, cotto al forno, bollito, frullato o estraendone il succo. Inoltre, cosa da non sottovalutare, la barbabietola rossa ha diversi punti di forza. Tra le sue caratteristiche ho letto che ha un buon contenuto di ferro, è un regolatore della pressione, è rinfrescante e ricostituente. Ha anche una sigla che si trova sulle confezioni di alcuni alimenti: E 162, identifica proprio il Rosso di Barbabietola, un colorante naturale.

Ma non dimentico l’altro protagonista di questo risotto: il Gorgonzola, splendido formaggio erborinato che ha acquisito la Dop e deve i suoi natali alla provincia di Milano.

Oggi è celebrato nella Say Cheese! Gn del Gorgonzola per il Calendario del Cibo Italiano.

Dosi per 4 persone

260 g di riso Carnaroli
1 scalogno
1 barbabietola rossa di media grandezza
80/100 g di gorgonzola dolce
½ bicchiere di vino bianco (quale lo scoprite alla fine dell’articolo)
1 cucchiaio colmo di dado vegetale
2 cucchiai di olio extra vergine d’oliva

In una casseruola versare l’olio e fare appassire a fuoco dolce lo scalogno tritato.

Portare a bollore un litro e mezzo di acqua.

Tagliare in parti la barbabietola rossa già cotta e spellata e frullarla con un mestolino di acqua calda.

Quando lo scalogno è pronto versare il riso, tostarlo e sfumarlo con il vino.

Cuocere aggiungendo un mestolo di acqua calda dove avrete temperato il dado vegetale, e poi altra acqua calda, mescolando di tanto in tanto.

A metà cottura aggiungere la barbabietola rossa frullata e portare a termine la cottura.

Mantecare il risotto con il gorgonzola tagliato a cubetti.

Abbinamenti di-Vini:

In accompagnamento al piatto ho scelto un bianco fermo: il Riesling italico  le cui origini risiedono in Germania, ma che ha avuto larga diffusione anche nel nostro territorio dove ha acquisito sentori diversi, più delicati, in relazione alla composizione del terreno delle zone di allevamento dei vitigni.

Pillola socratica  😉

Risotto alla milanese yin e yang

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Il ris giald è un piatto tipico della cucina milanese le cui origini risalgono al Medioevo grazie ad un vetraio belga. E’ il 1574 quando Valerio di Frianda, lavorando alle vetrate del Duomo di Milano, per il matrimonio della figlia fece aggiungere a un risotto bianco al burro dello zafferano. La spezia infatti veniva utilizzata dai vetrai per ottenere una particolare colorazione gialla dei vetri.

Lo zafferano, Crocus Sativus, è una pianta bulbosa perenne che possiede foglie di colore verde intenso e splendidi fiori di colore violaceo a sei petali. Lo stimma è composto da tre filamenti di colore rosso scarlatto, e sono proprio questi filamenti a conferire colore e aroma alle preparazioni.

Per 4 persone

300 g riso Carnaroli Riserva San Massimo
80 g  burro
20 g Parmigiano reggiano grattugiato
5 g stimmi di zafferano
1 cipolla media tritata
2 dl vino bianco secco
1 l brodo di carne
sale

Mettere gli stimmi di zafferano in un tazzina con un pò di acqua tiepida un’ora prima d’iniziare la preparazione, per avere un buon rilascio di colore.

Rosolare la cipolla tritata, tranne mezzo cucchiaio, con 20 g di burro e far tostare il riso.
Aggiungere 1 dl di vino bianco secco, lasciar evaporare ed aggiungere lo zafferano. Bagnare con il brodo bollente e portare a cottura mescolando di tanto in tanto.

Nel frattempo, in una piccola casseruola a parte, far sudare la restante cipolla in 10 grammi di burro. Aggiungere il decilitro di vino e lasciar ridurre per metà il liquido, inserire il burro rimasto e mescolare bene. Filtrare la salsa attraverso un colino.

A cottura ultimata regolare di sale e mantecare metà riso con la salsa preparata e l’altra metà con il burro e formaggio.

“Questa ricetta è stata realizzata in collaborazione con l’azienda agricola Bramante di Vigevano”

Riso integrale con lenticchie su purea di broccoli allo zenzero fresco

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Il parco del Ticino regala sorprese a non finire, ultima in ordine cronologico è la Riserva San Massimo, un luogo dove Natura, Biodiversità ed Agricoltura si fondono insieme.

In questo contesto ambientale la foresta ospita una ricca fauna selvatica che in parte cede spazio a coltivazioni diversificate, alberi da frutto, piante officinali e… risaie che vengono allagate naturalmente grazie all’autosufficienza idrica data da ben 44 risorgive, che si arricchiscono di sostanze organiche attraversando la foresta ed il terreno torboso.

Qui si coltivano le varietà di Vialone Nano, Rosa Marchetti ed il re dei risi, il Carnaroli dalle sue altissime spighe.

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Grazie al Calendario del Cibo Italiano ed all’Ambasciata del Gusto che mi hanno fatto conoscere Dino Massignani, al quale va un plauso doveroso per  la bella ed istruttiva giornata, la cui passione accresce la valorizzazione del nostro territorio.

Il mio contributo non può essere che quello di cucinare il suo riso integrale Carnaroli, dai chicchi perfetti e deliziosamente ambrati, preparando un piatto che amo particolarmente poichè fa parte delle mie interpretazioni di cucina socratica.

Le dosi sono calcolate per due persone:

120 g di riso integrale Carnaroli
150 g di cimette di broccoli cotte a vapore
150 g di lenticchie di Castelluccio
1 pezzetto di zenzero fresco
olio Extra Vergine d’Oliva
½  cucchiaio di dado vegetale
sale
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In una pentola d’acqua fredda versare il riso integrale e quando prende bollore salare e calcolare almeno 40 minuti di cottura.

Sciacquare le lenticchie e senza metterle in ammollo porle in una casseruola con poco più di mezzo litro d’acqua fredda, aggiungere il dado vegetale. Portare a bollore, regolare la fiamma e far sobbollire per quaranta minuti, regolatevi con le lenticchie che usate voi, in genere sulle confezioni sono riportati i tempi di cottura. Dovranno risultare morbide e non completamente asciutte poichè servirà anche il loro brodo.

Lavare e dividere in cimette il broccolo, cuocerlo a vapore per una decina di minuti.

In un mixer versare i broccoli, un mestolo di brodo delle lenticchie per creare una purea morbida, un pizzico di sale e un bel pezzetto di zenzero.

A cottura ultimata scolare il riso e comporre i piatti mettendo sul fondo delle fondine la crema di broccoli e sopra il riso, completare con le lenticchie ed un giro di olio extra vergine d’oliva.

Pillola socratica 😉

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Sartù di riso

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Buona Pasqua! Per questa giornata di festa non poteva mancare un piatto ricco e sontuoso, così quando ho letto la sfida MTChallenge di questo mese la scelta è stata obbligatoria ed ho atteso la Pasqua per preparare e portare in tavola il sartù di riso che Marina ha proposto dopo aver meritatamente vinto la sfida precedente.
Come ogni mese inizialmente ho sempre un moto di apprensione leggendo le ricette che dovrei preparare, gli schemi da seguire e le variazioni personali da apportare. Leggo, rileggo, prendo appunti, attendo suggerimenti, calcolo i tempi di preparazione che, come in questo caso, sono importantissimi.
Infine faccio la spesa e decido di partire all’attacco, accada quel che accada 😀
La ricetta ha origini antiche poichè il riso fu importato a Napoli per la prima volta alla fine del XIV secolo, dalla Spagna, nelle stive delle navi degli Aragonesi, ma non ebbe successo, tanto da esser definito “sciacquapanza” cioè cibo povero e poco gustoso.

Così dal Sud fu importato al Nord Italia, dove poteva essere coltivato.

Nel ‘700 però, con il dominio dei Borbone delle Due Sicilie, nelle cucine di corte e di molte famiglie aristocratiche napoletane, lavoravano  cuochi francesi, nominati Monsù (dal francese Monsieur) che consapevoli del fatto che i napoletani avessero una vera e propria avversione per il riso, pensarono di renderlo più gustoso, aggiungendo sugo di pomodoro, melanzane fritte, piselli e polpettine.

Il nome francese di questo piatto, “sar-tout”, fu ben presto riadattato in “sartù” diventando uno dei piatti più importanti e ricchi della tradizione culinaria napoletana tanto che a lui è dedicata una strofa di un’antica canzone:

“O’ riso scaldato era na zoza
Fatt’a sartù, è tutta n’ata cosa
Ma quale pizz’e riso, qua timballo!
Stu sartù è nu miracolo, è nu sballo.
Ueuè, t’o giuro ‘ncopp’a a chi vuò tu:
è chiù meglio d’a pasta c’o rraù!”.

Per la composizione di 8 stampini monoporzione serviranno:

burro
pangrattato
100 g di provolone dolce a cubetti
Riso
400 g di riso Carnaroli
1 mestolo di passata di pomodoro
1 l d’acqua
4 uova
4 cucchiai di Parmigiano Reggiano
sale
Cuocere il riso in acqua bollente con l’aggiunta della passata, regolare di sale.
A 3/4 di cottura si dovrebbe avere il completo assorbimento dei liquidi, spegnere e lasciare intiepidire.
Aggiungere le uova, il formaggio e mantecare bene.
Ragù
1 cipolla media
200 g di manzo macinato
1 salsiccia mantovana
1 scatola di pelati
2 cucchiai olio evo
1/2 bicchiere di cognac
noce moscata
Sale
Tritare la cipolla e rosolarla nell’olio, aggiungere la carne e le salsicce sbriciolate; sfumare il tutto con il cognac e cuocere per qualche minuto.
Aggiungere i pelati ed un mestolo d’acqua calda.
Fare sobbollire (pippiare), per almeno due ore e regolare di sale.
A cottura ultimata profumare con una bella grattugiata di noce moscata.
Polpettine
200 g di manzo macinato
70 g prosciutto cotto tritato
2 cucchiai di pangrattato
1 cucchiaio di prezzemolo tritato
sale
Amalgamare insieme tutti gli ingredienti e formare delle polpettine grosse come nocciole e cuocerle per 15 minuti in forno caldo a 170°, facendole ruotare una paio di volte.
Verdure
70 g di piselli
150 g di melanzane
1 cucchiaio di dado vegetale homemade
Sgranare i piselli, tagliare a cubetti le melanzane e stufare il tutto in una casseruola con mezzo bicchiere d’acqua ed il dado vegetale.
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Salsa d’accompagnamento
200 ml di passata di pomodoro al naturale
1 spicchio di aglio
basilico
olio extravergine d’oliva
sale
In una casseruola dorare l’aglio nell’olio, levarlo e versare la passata, regolare di sale. Cuocere per 20 minuti, al termine profumarla con il basilico.
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Composizione dei mini-sartù:
Imburrare molto bene i contenitori e spolverarli con il pangrattato.
Con le mani bagnate foderare il fondo degli stampini ed i bordi con uno strato di riso di quasi un centimetro. Mi raccomando di livellare tutto molto bene, nel caso utilizzate un cucchiaino bagnato.
Riempirli con un cucchiaio di ragù, uno di verdure, tre polpettine e dadini di provolone dolce.
Chiudere il tutto con uno strato di riso.
Cuocere a forno caldo a 180° per circa 20 minuti.
Il sartù è pronto quando i bordi si staccano dallo stampo.
Lasciare intiepidire per circa 15 minuti, sformarli e servire con la salsa di pomodoro calda.
Con questa ricetta partecipo alla sfida:
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