Torta margherita farcita con crema di latte e…

torta paradisoOggi, per la Gn della torta margherita del Calendario del Cibo Italiano,  vi propongo la mia versione, preparata per festeggiare un compleanno in famiglia.

Lo considero un dolce tipicamente casalingo, morbido e soffice. Questa torta è tradizionalmente cosparsa di abbondante zucchero a velo, per l’occasione l’ho vestita a festa, con una farcia di crema di latte punteggiata di fragole e decorata a piacere.

Come la maggior parte dei dolci è importante porre attenzione alle dosi degli ingredienti, così come l’avere un certo tempo a disposizione per non vanificare tutti gli sforzi. Ad esempio, è fondamentale attendere che la torta sia ben raffreddata prima di tagliarla, se non volete che vi si sbricioli tutta.

Ricordate inoltre di conservatela in frigo se decidete di farcirla come vi suggerisco.

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150 g di farina 0
150 g di fecola di patate
4 uova medie
200 g di zucchero semolato
200 g di burro
1 buccia di limone grattugiata
1 bustina di lievito per dolci
1 pizzico di sale
250 ml di panna da montare
80 g di latte condensato
8 fragole
1 kiwi
9 piccole meringhe1In una ciotola montare il burro molto morbido con lo zucchero. Aggiungere un uovo alla volta e continuare a montare. Infine profumare con la buccia di limone. Dovrete ottenere un composto bianco e gonfio.

Aggiungere la farina, la fecola ed il lievito setacciando il tutto, un pizzico di sale e mescolare molto bene.

Imburrare ed infarinare una tortiera apribile da 24 cm di diametro, versare il composto al suo interno e cuocere in forno preriscaldato statico a 180° per circa 30/40 minuti.

A cottura ultimata fare raffreddare completamente la torta.

Nel frattempo montare la panna ed aggiungere il latte condensato continuando a montare.

Lavare e tagliare la frutta, le fragole a spicchi ed il kiwi a fette sottili e divise a metà.

Tagliare a pezzetti piccoli 5 fragole ed amalgamarle con 2/3 di crema di latte.

Tagliare a metà la torta raffreddata e spalmare la crema al latte con le fragole sulla base, richiudere con l’altro disco. Mettere in frigorifero per circa 30 minuti.

Togliere dal frigo la torta, spalmare la restante crema e decorare a piacere con la frutta e le meringhe.

Lasciarla in frigo almeno 10 minuti ancora prima di servire.

 

 

 

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Torta ricotta e pere di Salvatore De Riso

Ricotta e pere di Sal de Riso.jpg

A Tramonti, costiera amalfitana, la pasticceria italiana ha uno dei suoi capisaldi, Salvatore De Riso. Tra le sue innumerevoli creazioni spicca questa torta, e mi piace ricordare che ho avuto il piacere di assaggiarla, qualche tempo fa, in compagnia dello stesso Sal bevendo il celebre “caffè scurzette”. Una bontà che ora ho finalmente provato a ricreare in casa.

Nelle occasioni festaiole è uso comprare la classica “torta di pasticceria”, ma non questa volta. Per il mio compleanno mi sono ritagliata una mattinata tutta per me, ho recuperato la ricetta, letto i consigli di amiche blogger che si sono cimentate prima della sottoscritta, e questo è il risultato.

Senza indugio dico subito che sono decisamente soddisfatta anche se non pretendo di aver eguagliato l’originale. Tenendo anche conto che passare qualche ora a fare ciò che più mi piace e poterlo poi condividere con le persone che amo è uno dei regali più belli che potevo farmi.

Nell’insieme non è una preparazione particolarmente complicata, necessita di qualche ora di completo relax per lavorare con tutta calma, preferibilmente il giorno prima di consumarla perchè risulta assolutamente più buona. Leggete bene i vari passaggi, alcuni si possono preparare per tempo, e ricordate che la differenza la fa il montaggio della torta e la sua conservazione prima del servizio.

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Per una tortiera a cerchio apribile di 25 cm di diametro (10-12 porzioni).

Pan di Spagna alle nocciole (due dischi da 25 cm di diametro):

100 gr di zucchero semolato
4 uova medie
140 gr di nocciole tostate
50 gr di farina 0
75 gr di burro

Farcia di ricotta:

600 gr di ricotta di latte vaccino ben colata dal siero (io ricotta di pecora)
200 gr di panna montata
200 gr di zucchero a velo
1 baccello di vaniglia

Farcia di pere:

250 gr di pere pennute di Agerola (io Martin sec)
70 gr di zucchero semolato
15 gr di distillato di pere (io acquavite di Gewurztraminer)
5 gr di maizena
olio extravergine di oliva
succo di mezzo limone

Bagna:

100 gr di acqua
70 gr di zucchero
50 gr di distillato di pere (io acquavite di Gewurztraminer)

Decorazione:

1 pera
zucchero a velo
zucchero semolato

Scaldare il forno a 180° se statico, 170° se ventilato.

Sal 1

Pan di Spagna:

Montare le uova con lo zucchero per circa 10-15 minuti, la massa dovrà essere perfettamente montata e se lasciata cadere da un cucchiaio deve scrivere.

Tostare le nocciole e macinarle finemente con la farina.

Sciogliere il burro e lasciare intiepidire.

Incorporare delicatamente, con movimenti dal basso verso l’alto, le uova montate con lo zucchero, le nocciole con la farina ed il burro a filo.

Imburrare e infarinare due tortiere e stendervi il composto allo spessore di 1 cm.

Infornate nel forno caldo e cuocere per circa 10 minuti.

Io ho fatto due cotture di fila avendo una sola tortiera.

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Farcia di ricotta:

Mantecare la ricotta con lo zucchero ed i semi della bacca di vaniglia, lavorare con le fruste elettriche per circa 5 minuti, montare la panna ed incorporarla delicatamente. Conservarla in frigo sino all’utilizzo.

Bagna:

Fare bollire l’acqua e lo zucchero in un pentolino per circa 30 secondi, fare raffreddare e unirvi il distillato di pere.

Farcia alle pere:

Sbucciare le pere, tagliarle a cubetti, metterle in una terrina e unirvi lo zucchero ed il succo di limone.

Mettere i cubetti in una padella con un filo di olio extravergine di oliva e cuocere a fuoco medio: quando sul fondo della padella comincerà a vedersi il succo rilasciato dalle pere, spolverizzare con l’amido di mais, e far cuocere per 10 minuti ancora.

Infine, aggiungere il distillato di pera, levare dal fuoco e far raffreddare il tutto a temperatura ambiente.

Poco prima di comporre il dolce unire i cubetti di pera alla farcia di ricotta.

Decorazione:

Sbucciare e tagliare a metà una pera, praticare una serie di tagli per creare una specie di ventaglio, e cuocerla nella bagna avanzata.

In un padellino versare 2 cucchiai di zucchero semolato ed un cucchiaino d’acqua. Quando lo zucchero è sciolto inizia a fare delle bolle, abbassare la fiamma e mescolare sino a quando le bolle non sono scomparse ed il colore è diventato color caramello chiaro. Togliere dal fuoco, aspettare che si intiepidisca diventando più viscoso, e colarlo su un foglio di carta forno a gocce oppure creando dei ghirigori. Lasciare raffreddare molto bene in un luogo asciutto, non in frigo.

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Composizione del dolce:

Utilizzando la tortiera a cerchio apribile foderata di carta forno anche intorno, adagiarvi il primo disco di pan di spagna alle nocciole e bagnarlo con la bagna alla pera.

Versare tutta la farcia di ricotta e pere livellandola molte bene, battere la tortiera in modo da eliminare eventuali bolle d’aria.

Coprire con l’altro disco di pan di Spagna e bagnarlo con la bagna alla pera.

Non utilizzate tutta la bagna, ne basterà metà.

Mettere il dolce in congelatore per 40 minuti, quindi trasferirlo nel frigorifero almeno per 8 ore. Se tutta la notte è meglio.

Lasciare la torta in frigorifero sino al momento del servizio, a quel punto sformarla e decorarla a piacere.

Ho cosparso la torta con lo di zucchero a velo, adagiato i ventagli di pera, staccato delicatamente i ghirigori di caramello dalla carta forno e li ho infilzati sulla torta.

 

 

Crostata di Anna Conte con marmellata e mele per il Club del 27

Crostata

Facciamo un breve ripasso, cos’è innanzi tutto il club del 27? Leggete qui per capire di cosa si tratta e, perchè no, partecipare anche voi.

Il Club da quest’anno sarà concentrato su alcune ricette estratte ogni volta da un libro diverso. Questo mese è il turno di “Marmalade, a Bittersweet cookbook” di Sarah Randell e delle sue marmellate di agrumi. Tra le innumerevoli tentazioni ho scelto la marmalade di arance dolci e frutto della passione per poi abbinarla ad una crostata fragrante.

Non ho mai preparato confetture o marmellate che contenessero più frutti insieme, così come non avevo mai pensato ti mettere sul fondo di una classica crostata delle mandorle, devo ammettere che l’idea è ottima e va sicuramente replicata.

Bando agli indugi e vediamo come preparare queste due dolci tentazioni.

Sweet orange and passion fruit marmalade
Marmellata d’arance e frutto della passione
Marmellata arance e frutto della passione
Per tre vasetti piccoli
2 arance dolci
1 mela renetta
1 limone
2 frutti della passione

400 gr di zucchero

Tagliare e spremere il limone, sminuzzare le bucce e mettere tutto (semi e polpa compresi) in una ciotola. Coprire con acqua e tenere da parte.

In una padella mettere le arance, coprire con acqua e portare ad ebollizione. Cuocere a fuoco lento per 50 minuti o fino a quando non saranno morbidi, pungerli con una forchetta.

Nel frattempo, sbucciare, tagliare a piccoli pezzi le mele e porle in una piccola casseruola con 3 cucchiai d’acqua. Cuocerle a fuoco lento, parzialmente coperto, per 10 minuti, o fino a che non diventano morbide, mescolarle di tanto in tanto ed aggiungere un po’ d’acqua se necessario.

Tagliare in due i frutti della passione, setacciare la polpa in una ciotola, schiacciare i semi con la parte posteriore del cucchiaio nel setaccio per ottenere quanto più succo possibile. Ricordarsi di raschiare il succo dal fondo del setaccio, quindi scartare i semi: si dovrebbero avere circa 70 ml di succo.

Togliere le arance dalla pentola e tenere da parte il liquido di cottura. Quando le arance sono tiepide da poter essere maneggiate, dividerle in quattro e tagliarle dadolarle, scartando eventuali semi. Trasferire le fette e il succo d’arancia in una pentola.

Filtrare il succo di limone ed aggiungerlo. Aggiungere circa 350 ml di liquido di cottura delle arance, lo zucchero e la mela cotta. Mescolare bene.

Marmellata

Cuocere la marmellata a fuoco basso, mescolando spesso, per sciogliere lo zucchero. Aggiungere il succo del frutto della passione e portare la marmellata ad ebollizione, quindi far bollire la marmellata per 30/40 minuti, o fino a quando non ha raggiunto la giusta densità scivolando morbidamente sul cucchiaio. Ricordate che una volta raffreddata sarà molto più densa.

Travasarla in vasetti sterilizzati, chiuderli e capovolgerli sino a completo raffreddamento.

Per sterilizzare i vasetti leggete qui

Anna Conte’s marmalade and apple crostata
Crostata alle mele e marmellata di Anna del Conte

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250 g di farina 0
100 g di zucchero a velo
buccia grattugiata di ½ limone
150 g di burro a temperatura ambiente
1 uovo grande + 1 tuorlo
Per il ripieno
100 g di mandorle tostate
1 mela Granny Smith
8 cucchiai colmi di marmellata
buccia grattugiata di ½ limone

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Versare la farina in una ciotola, setacciare lo zucchero a velo e aggiungere la buccia di limone, mescolare.
Tagliare il burro a pezzi e aggiungerlo alla farina poi con la punta delle dita strofinarlo nella farina e nello zucchero. Sbattere l’uovo e il tuorlo e aggiungerlo all’impasto. Mescolare inizialmente con un cucchiaio, poi impastare velocemente con le mani.
Formare una palla, avvolgerla nella pellicola trasparente e mettere in frigorifero per almeno 30 minuti Se fatta il giorno prima la pasta sarà più friabile una volta cotta ma portarla a temperatura ambiente prima di stenderla.
Stendere 2/3 dell’impasto mettendolo tra due fogli di carta forno e rivestire una teglia con scalanature di 23 cm di diametro alta 3/4 cm rifilando i bordi.

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Bucherellare con i rebbi di una forchetta la base e cospargere le mandorle tritate grossolanamente, distribuendole in modo uniforme.
Pelare, eliminare il torsolo e grattugiare la mela, aggiungere la marmellata e la buccia di limone e spalmare nel guscio di pasta.
Con la pasta rimasta ricavare un rettangolo lungo circa 25 cm, ritagliare 6 strisce larghe circa 2 cm e disporre sulla superficie della torta, poi ritagliare altre 6 strisce e disporle sulla torta nella direzione opposta, creando una grata.
Mettere la crostata in frigorifero per 20 minuti.
Preriscaldare il ventilato a 180° ed infornare la crostata per 35/40 minuti, fino a quando non sarà dorata.
Lasciarla intiepidire, sfornarla e servire.

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Pangiallo laziale

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Dal 17 al 23 Dicembre nell’antica Roma si festeggiavano i Saturnalia” ossia la festa dedicata al dio Saturno, il dio dell’età dell’oro”, l’età in cui tutti gli uomini vivevano in pace e senza bisogno di lavorare. 
Iniziavano con dei riti religiosi davanti al tempio di Saturno ed agli schiavi era concessa completa libertà, tanto che potevano bere ed essere addirittura serviti dai loro padroni. Inoltre si scambiavano doni e dolci dorati poiché, essendo questo il periodo del solstizio d’inverno, erano un buon augurio per il ritorno del sole.
Il dolce in onore del “Sol invictus“, il sole mai vinto, tramandato sino ai giorni nostri è il Pangiallo, che veniva tinto con il color del sole (farina, acqua e zafferano) e impastato senza lievito e zucchero perchè all’epoca non si conoscevano. Non si usava mettere nemmeno il cioccolato oppure i pistacchi  per lo stesso motivo.
L’antica ricetta non ci è pervenuta, ma un manoscritto del XVIII sec., conservato nell’archivio di Viterbo, spiega proprio l’utilizzo dello zafferano per dare al dolce il colore giallo intenso.  

Questa festa era così cara ai romani che continuarono a celebrarla anche dopo l’avvento del cristianesimo e del cattolicesimo. Si dice infatti che la Chiesa, per ovviare al problema, decise di spostare la data di nascita di Gesù al 25 Dicembre, festa del Sol invictus.

Quest’oggi per la Gn dei pani dolci del Calendario del Cibo Italiano vi spiego come prepararlo e, anche se non siete di Roma o vivete in Lazio, potrete gustarlo e donarlo come gli antichi romani, e chissà che questo Natale non risplenda di più.

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150 g mandorle
150 g nocciole tostate
250 g noci sgusciate
75 g pistacchi o pinoli (io pinoli)
8 fichi secchi
3 cucchiai uva sultanina
1 cucchiaio cacao amaro
2 cucchiai zucchero
250 g miele
159 g farina

per la copertura gialla:
2 cucchiai farina
1 bustina di zafferano
1 cucchiaio olio
1 cucchiaio acqua

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Accendere il forno a 150° e ricoprire una teglia con carta forno.
In una ciotola mescolare farina, zucchero e cacao ed unire il miele leggermente riscaldato per renderlo fluido.

Aggiungere tutta la frutta secca, i fichi tagliati in più parti, l’uvetta ammollata in acqua calda e le mandorle non spellate.

Con l’aiuto di due cucchiai mescolare e finire d’impastare con le mani in modo da amalgamare bene il tutto e renderlo il più omogeneo possibile.

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Aiutandosi con un cucchiaio bagnato togliere l’impasto dalle mani, inumidirle per prendere un pò d’impasto alla volta e formare una palla cercando di comprimere il più possibile.

Metterle nella teglia, io ne ho fatte 4 piccole, e schiacciarle dando loro un’idea di cupola.

Preparare la copertura mescolando in una ciotolina la farina con lo zafferano, l’olio e l’ acqua al fine di ottenere una pastella abbastanza densa ma spalmabile sulla superficie delle cupole facendole così diventare gialle.

Infornare a metà altezza per almeno un’ora, regolatevi con il vostro forno.

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Strudel Altoatesino

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Ho passato parte della mia infanzia in Alto Adige e tra mille ricordi emerge quello di una mia zia nell’atto di tirare una grande sfoglia di pasta su un canovaccio lindo. La vedo ancora, con gli occhi della memoria, in mezzo ad una nuvola di farina, avvolgere con delicatezza un impasto di mele che poco dopo in forno avrebbe sprigionato un profumo che ancora mi par di sentire mentre scrivo. Stava preparando uno strudel, per la precisione, uno strudel altoatesino.

La differenza sta proprio nella pasta che, contrariamente a quello trentino, non è pasta sfoglia.

Ebbene, tornando al presente, e girando tra i banchi di una fiera, ho avuto modo di acquistare delle mele da un produttore meranese. Si tratta della varietà Topaz che, mi è stato riferito, è proprio quella che si usa maggiormente per questo strudel poiché ha la giusta dolcezza ed è farinosa quanto basta.

Ed ecco come un semplice acquisto mi ha riportata indietro nel tempo e, una volta tornata a casa, fatto preparare questo dolce. Questa è la storia, dove i ricordi legati ai bei momenti non devono mai rimanere sopiti ma far parte della nostre giornate sempre.

Ricondivido con piacere questo momento e la ricetta per la Gn dello strudel del Calendario del Cibo Italiano.

pasta

Per la pasta

250 g farina 0
2 cucchiai di olio
7 cucchiai di acqua circa
1 uovo
1 presa di sale

Per il ripieno

1 k di mele varietà Topaz
100 g di pangrattato
70 g di zucchero
40 g di uvetta
burro
cannella

zucchero a velo

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Impastare farina, uovo, sale ed olio aggiungendo acqua quanto basta per ottenere un panetto morbido. Lavorare qualche minuto la pasta, deve risultare setosa ed omogenea. Formare una palla e avvolgerla nella pellicola alimentare, lasciare riposare per una mezz’ora.

Sbucciare le mele, affettarle sottilmente ed amalgamarle delicatamente insieme ad uvetta, zucchero, cannella e pangrattato fatto dorare precedentemente in un padellino con una noce di burro.

Accendere il forno a 180° modalità statica.

Riprendere la pasta e su un foglio di carta-forno infarinato stenderla sottilmente nella misura di 30×40 cm circa.

Spalmare su tutta l’area il burro fuso e stendere al centro, per la lunghezza, il ripieno.

Con l’aiuto della carta-forno ripiegare i due lati lunghi di pasta uno sull’altro creando un rotolo, sigillare bene i lati corti e spennellare tutta la superficie di burro fuso.

Infornare per almeno 20/25 minuti.

Servire tiepido con una bella spolverata di zucchero a velo.

Pillola socratica 😉

 

 

Torta Bertolina

bertolina

L’autunno è alle porte con i suoi colori, dal foliage e le sue mille sfumature, ai profumi dell’uva matura pronta per essere consumata così com’è o trasformata in nettare di-vino.

Per la Gn dell’uva del Calendario del Cibo Italiano non poteva mancare la Vitis labrusca meglio nota come uva fragola, dalla cui vendemmia si ottiene Il fragolino, un vino rosso che non può essere venduto in Europa per via di un divieto legislativo che risale al 1931. Quest’uva durante la fermentazione produce più metanolo, sostanza tossica, delle altre viti europee. Ma pare ci sia anche un altro motivo di divieto: l’uva fragola, che nasce dall’incrocio di uva americana ed europea, sopporta bene il freddo ma dà vini poco pregiati. Inoltre è più resistente alle malattie, infatti sopravvive alla fillossera, un afide arrivato in Europa nell’800 che attacca le radici della vite la quale, non riconoscendo più il suo apparato radicale, muore. Per questo, al fine di salvare le viti europee che ne furono infestate, un professore dell’università di Montpellier impiantò su una radice americana una pianta europea, purtroppo così facendo le piante originarie europee si sono ridotte, quelle tutt’ora esistenti vengono denominate “franche di piede”.

In Italia troviamo una bevanda a base di vino, zucchero e aromi al gusto fragola. Gli amanti del vero vino fragolino possono acquistarlo fuori dall’UE (Svizzera, Usa, Australia) oppure nel Burgenland, in Austria. Questa è infatti l’unica regione europea dove per motivi storico culturali è possibile produrre e vendere l’Uhudler, un taglio di diverse uve tra cui anche l’uva fragola. (Abbinamenti di-Vini)

Oggi l’uva fragola diventa protagonista nella preparazione di un dolce cremasco che vi ripropongo, si tratta di una la ricetta di mia suocera alla quale ho aggiunto una piccola variante, la farina di mais che rende dorata e croccante la pasta.

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280 gr farina 0
50 gr farina di mais
1 bicchiere + 2 cucchiai zucchero semolato
80 gr burro morbido
250 gr uva fragola
2 uova
½ bustina lievito per dolci
Sale

Latte se necessario

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Setacciare insieme le farine con il lievito, unire lo zucchero, le uova, il burro, il sale e se necessita un po’ di latte. Si deve ottenere un panetto morbido ma non appiccicoso.

Lavare, asciugare e sgranare i chicchi d’uva ai quali si dovrebbero togliere i semi, è un’operazione noiosa e lunga ma necessaria.

Accendere, il forno in modalità ventilato, a 180°.

Imburrare ed infarinare una teglia da 18 cm di diametro e creare, con metà dell’impasto, una base dai bordi ben rialzati, versare i chicchi d’uva e ricoprire con la restante pasta. Per questa operazione si preleva poca pasta alla volta e si ricopre il tutto stile patchwork. Bucherellare con i rebbi di una forchetta la superficie sulla quale spargere due cucchiai di zucchero.

Infornare per 30/35 minuti circa sino a duratura della pasta.

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Torta Caprese

Per la GN della Torta Caprese del Calendario del Cibo Italiano che vede le sue origini nell’isola di Capri, non poteva mancare il mio contributo poichè questa delizia è tra i miei dolci più preparati ed apprezzati di sempre.

L’aneddoto che vi voglio raccontare me la rende ancora più cara e simpatica. Trattandosi di un impasto di mandorle la posso proporre a cuor leggero anche a delle mie amiche che sono celiache, cosa che ho fatto alcuni anni fa per una festa dove ognuno porta qualcosa.

In quell’occasione, in ritardo causa lavoro, ci raggiunse una ragazza che non aveva potuto partecipare alla decisione sul ‘chifacosa’, e sentendo più volte nominare “la Caprese” iniziò a chiedere a gran voce perchè tra un salame nostrano e le olive di Gaeta non tiravo fuori questo benedetto pomodoro e mozzarella… Vi lascio immaginare i commenti e le risate che ne seguirono e che portarono immediatamente al cambio di nome del dolce stesso; infatti ancora oggi quando mi chiedono di preparare pomodoro e mozzarella io inizio a sciogliere il cioccolato fondente per tutta risposta 😉

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150 g cioccolato fondente
125 g burro
125 g mandorle spellate
100 g zucchero
3 uova
zucchero a velo

In una piccola casseruola sciogliere con una goccia di acqua il cioccolato fatto a pezzi ed al termine incorporare il burro. E’ possibile fare la stessa operazione direttamente nella ciotola utilizzando il microonde, si risparmia il lavaggio di un pentolino.

Tostare velocemente le mandorle, lasciarle raffreddare e tritarle con il mixer.

In un’altra ciotola mischiare i tuorli con lo zucchero sino a renderli chiari e spumosi, aggiungere le mandorle ed il cioccolato. Montare a neve ferma gli albumi e, con movimenti delicati dal basso verso l’alto, incorporali al composto.

Accendere il forno a 170° modalità statica.

Imburrare ed infarinare (farina di riso se si è intolleranti al glutine) uno stampo, oppure più stampini (circa una decina) e versare il composto. Infornare per 25 minuti, 18 se si utilizzano le monoporzioni.

Decorare con zucchero a velo.

Bensone alla confettura di lamponi

Oggi è la GN dei Dolci da Credenza del Calendario del Cibo Italiano,  hanno questo nome poichè un tempo si conservavano nella credenza, un tipico armadio dell’Emilia Romagna, pare nato nel lontano 1600. I dolci che vi si conservavano si potevano tenere quindi a temperatura ambiente senza che perdessero la loro bontà. Sono ottimi da inzuppo, tuttora attuali e apprezzati perché non passano mai di moda, e mantengono la loro anima rustica.

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Il bensone, in dialetto bàlson o bensòun, è un prodotto da forno tipico della provincia di Modena. Negli anni ho provato diversi impasti, questo è quello che più mi ricorda il dolce che mangiavo da ragazza, comprato dal fornaio del paesino emiliano quando andavo “in campagnia” dagli zii.

Lo preparo con le varianti alla crema di nocciole o confetture di stagione; ma è il savòr, quasi un antenato della saba o sapa, la marmellata da utilizzare per eccellenza che veniva preparata in casa con mosto d’uva e frutta di stagione.

Per la pasta:

400 gr. farina 0
150 gr. zucchero semolato
100 gr. burro
 2 uova
½ bustina di lievito
Latte
Un pizzico di sale
Granella di zucchero
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Per la confettura:

200 gr. lamponi
170 gr. zucchero semolato
Succo di mezzo limone
1/2 mela grattugiata
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Per prima cosa preparare la confettura mettendo in una casseruola i lamponi, lo zucchero, il succo di limone e la mela grattugiata. Lasciare sobbollire, mescolando ogni tanto per circa 30/40 minuti. Quando il composto vela il cucchiaio, ma scivola via velocemente, spegnere il fuoco poiché serve piuttosto morbida. Mettere in un vasetto sterilizzato, chiuderlo e lasciarlo raffreddare rovesciato al fine di creare il sottovuoto. Con le dosi che ho utilizzato ho ottenuto un piccolo vasetto e una ciotola di marmellata che mi è servita per il dolce.

Per il dolce impastare tutti gli ingredienti insieme, il latte si aggiunge solo se il composto dovesse risultare troppo duro. Su una teglia ricoperta di carta da forno modellare la pasta a forma di esse (non so perché ma lo ricordo fatto così) praticando un’incisione lungo tutto il dolce per inserirvi la marmellata. Ricoprire la restante pasta di granella di zucchero ed infornare a 180° abbassando subito a 160° per circa 20/25 minuti, regolatevi con il vostro forno.

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Trattandosi di un dolce da inzuppo, oltre che a colazione con il latte al mattino, provate a pucciarlo in un buon bicchiere di Moscato giallo dopo pranzo, mi saprete dire. (Abbinamenti di-Vini)

Torta Donizetti

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La “Turta del Donizet” è un dolce realizzato per commemorare Gaetano Donizetti tra i più celebri operisti dell’ottocento, musicista bergamasco morto l’otto aprile del 1848.

Per la Gn della Torta Donizetti del Calendario del Cibo Italiano non si poteva fare scelta migliore che preparare questo dolce dedicato al compositore la cui leggenda narra che, a tavola con il musicista Rossini, dopo aver constatato le amarezze sentimentali del suo ospite, si fece preparare un dolce semplice e veloce. Nella realtà l’ideatore è Alessandro Balzer, un pasticcere che nel 1948 per celebrare il centenario della sua morte creò una torta da dedicargli e venne appunto chiamata torta del Donizetti. Un dolce semplice e veloce da preparare, e non poteva essere diversamente visto che la grande abilità del Donizetti stava nel riuscire a creare opere straordinarie in poco tempo e sotto stretta pressione, la chiamavano  “la poetica della fretta”.

La camera di commercio di Bergamo ha predisposto un disciplinare secondo cui il nome di “Turta del Donizet” può essere destinato solo al prodotto che risponde a determinate caratteristiche.

Per il mio dolce ho dimezzato le dosi e modificato la ricetta originale, quindi la mia è solo la Torta Donizetti. Nei fatti ho sostituito il maraschino, liquore di origini dalmate, con un vino passito del territorio e l’ananas candito per la nota comunque acidula ma colorata dei mirtilli rossi.

Come dicevo ho bagnato l’impasto con un passito che vi propongo anche come nota alcolica considerato che la torta è ottima per un dopocena. Si tratta di un vino da meditazione il Moscato di Scanzo Docg. Viene prodotto grazie ad un vitigno a bacca rossa dalle cui uve nasce questo passito a Scanzorosciate in Valcalepio, un paesino che ha la particolarità di avere la più piccola Docg (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) d’Italia, attualmente ha infatti 39  produttori per una superficie vitata di 31 ettari. (Abbinamenti di-Vini)

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130 g di burro morbido
70 g di zucchero semolato
4 tuorli
2 albumi
40 g di farina 0
50 g di fecola di patate
40 g di albicocche candite a cubetti
60 g di mirtilli rossi essiccati
3 cucchiai di Moscato di Scanzo Docg
poche gocce di estratto di Vaniglia del Madagascar

Montare il burro insieme a 60 g di zucchero, aggiungere i tuorli uno alla volta e amalgamare bene il tutto.

Montare a neve gli albumi con i rimanenti 10 g di zucchero ed incorporare lentamente al composto precedente.

Aggiungere gradatamente la farina, la fecola, aggiungere le albicocche ed i mirtilli rossi, da ultimo il moscato e l’estratto di vaniglia.

Imburrare uno stampo a ciambella, versarvi il composto, mettere in forno a 180° per circa 30 minuti.

Lasciar raffreddare e spolverare con zucchero a velo.

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La mia Tarte au Chocolat per il Club del 27

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Bentornati nel Club del 27, la sfidanonsfida che questo mese ha visto aggiungersi altri partecipanti, ci potete trovare tutti nel blog dell’MTC oppure sulla nostra nuovissima pagina di Facebook. Potrete così scoprire le ricette che abbiamo preparato seguendo il tema del mese, questa volta parliamo di: timballi, torte e pies da tutto il mondo.

Io ho scelto di proporvi una torta che, avendo cura e un pò d’attenzione, regala un risultato delizioso: la Tarte au Chocolat.

Questo dolce è formato da un guscio di pasta frolla alle mandorle ripieno di ganache al cioccolato fondente, semplice e d’effetto al tempo stesso. Se poi tenete conto che tra poco sarà Pasqua, potrete utilizzare il cioccolato delle uova per un riciclo di tutto rispetto.

Si presenta esteticamente senza tanti fronzoli, volendo si può decorare con frutta fresca, oppure fare come me che ho pensato di farla diventare una  Gat-tarte au Chocolat.

Abbinamenti di-Vini:

Prima di lasciarvi alla ricetta vi suggerisco una nota alcolica: accompagnate questa torta con un Barolo chinato, un vino aromatizzato dalla piacevole persistenza aromatica. Nato come elisir le sue origini appartengono all’epoca del Barolo di fine Ottocento dove nel loro retrobottega due speziali, il dottor Giuseppe Cappellano di Serralunga e il dottor Zabaldano di Monforte, applicarono (ognuno con la propria formula) le proprietà della China Calissaia al Barolo.

tartePasta sablée

120 g di burro
90 g di zucchero a velo
15 g di farina di mandorle
260 g di farina 0
2 g di sale fino
1 uovo

Ganache al cioccolato fondente

350 g di cioccolato fondente
50 g di burro
250 g di panna fresca

Gelatina

7 fragole
7 g di agar-agar
2 cucchiaini di zucchero a velo

Immagine

Per la pasta sablée miscelare tutti gli ingredienti aggiungendo la farina poco per volta.

Formare una palla, sarà molto morbida, e stenderla tra due fogli di carta forno fino a raggiungere uno spessore di 3 mm possibilmente dandole una forma circolare idonea a ricoprire una teglia da 24 cm più il bordo.

Mettere la pasta così stesa in congelatore, intanto accendere il forno a 160°.

Riprendere la pasta, stenderla nella teglia imburrata ed infarinata, punzecchiarla con i rebbi di una forchetta al fine di non farla gonfiare in cottura, infornare per 20 minuti circa, controllare che sia dorata.

Preparare la ganache, sciogliere nel microonde oppure a bagnomaria il cioccolato, scaldare la panna. Quando il cioccolato sarà fuso e ben liscio unire la panna calda e mescolare bene. Controllare la temperatura, quando scende a 35° aggiungere il burro (la temperatura è importante poiché serve ad evitare che il burro si separi ed affiori sul cioccolato creando una patina bianca).

A cottura del guscio di sablée, farla raffreddare prima di versarvi la ganache, attendere il raffreddamento anche di quest’ultima e mettere in frigo.

La Tarte au Chocolat io l’ho guarnita poco prima di servirla preparando una gelatina alla fragola.

Porre sul fuoco una piccola casseruola dove versare una purea di fragole precedentemente frullate, unire lo zucchero e a bollore iniziato aggiungere l’agar-agar, mescolare bene per 3 minuti. Versare il composto in uno stampino rettangolare ricoperto di carta forno creando una base di 3 mm. Fare intiepidire e successivamente rassodare in frigo.

Stampare la gelatina utilizzando delle formine a piacere e decorare la tarte prima di servire.

 

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