Strudel Altoatesino

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Ho passato parte della mia infanzia in Alto Adige e tra mille ricordi emerge quello di una mia zia nell’atto di tirare una grande sfoglia di pasta su un canovaccio lindo. La vedo ancora, con gli occhi della memoria, in mezzo ad una nuvola di farina, avvolgere con delicatezza un impasto di mele che poco dopo in forno avrebbe sprigionato un profumo che ancora mi par di sentire mentre scrivo. Stava preparando uno strudel, per la precisione, uno strudel altoatesino.

La differenza sta proprio nella pasta che, contrariamente a quello trentino, non è pasta sfoglia.

Ebbene, tornando al presente, e girando tra i banchi di una fiera, ho avuto modo di acquistare delle mele da un produttore meranese. Si tratta della varietà Topaz che, mi è stato riferito, è proprio quella che si usa maggiormente per questo strudel poiché ha la giusta dolcezza ed è farinosa quanto basta.

Ed ecco come un semplice acquisto mi ha riportata indietro nel tempo e, una volta tornata a casa, fatto preparare questo dolce. Questa è la storia, dove i ricordi legati ai bei momenti non devono mai rimanere sopiti ma far parte della nostre giornate sempre.

Ricondivido con piacere questo momento e la ricetta per la Gn dello strudel del Calendario del Cibo Italiano.

pasta

Per la pasta

250 g farina 0
2 cucchiai di olio
7 cucchiai di acqua circa
1 uovo
1 presa di sale

Per il ripieno

1 k di mele varietà Topaz
100 g pangrattato
70 g zucchero
40 g uvetta
Cannella
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Impastare farina, uovo, sale ed olio aggiungendo acqua quanto basta per ottenere un panetto morbido. Lavorare qualche minuto la pasta, deve risultare setosa ed omogenea. Formare una palla e avvolgerla nella pellicola alimentare, lasciare riposare per una mezz’ora.

Sbucciare le mele, affettarle sottilmente ed amalgamarle delicatamente insieme ad uvetta, zucchero, cannella e pangrattato fatto dorare precedentemente in un padellino con una noce di burro sottratto dal peso totale.

Accendere il forno a 200° modalità statica.

Riprendere la pasta e su un foglio di carta-forno infarinato stenderla sottilmente nella misura di 30×40 cm circa.

Spalmare su tutta l’area il burro fuso e stendere al centro, per la lunghezza, il ripieno.

Con l’aiuto della carta-forno ripiegare i due lati lunghi di pasta uno sull’altro creando un rotolo, sigillare bene i lati corti e spennellare tutta la superficie di burro fuso.

Infornare per almeno mezz’ora.

Servire tiepido con una bella spolverata di zucchero a velo.

Pillola socratica 😉

 

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Torta Bertolina

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L’autunno è alle porte con i suoi colori, dal foliage e le sue mille sfumature, ai profumi dell’uva matura pronta per essere consumata così com’è o trasformata in nettare di-vino.

Per la Gn dell’uva del Calendario del Cibo Italiano non poteva mancare la Vitis labrusca meglio nota come uva fragola, dalla cui vendemmia si ottiene Il fragolino, un vino rosso che non può essere venduto in Europa per via di un divieto legislativo che risale al 1931. Quest’uva durante la fermentazione produce più metanolo, sostanza tossica, delle altre viti europee. Ma pare ci sia anche un altro motivo di divieto: l’uva fragola, che nasce dall’incrocio di uva americana ed europea, sopporta bene il freddo ma dà vini poco pregiati. Inoltre è più resistente alle malattie, infatti sopravvive alla fillossera, un afide arrivato in Europa nell’800 che attacca le radici della vite la quale, non riconoscendo più il suo apparato radicale, muore. Per questo, al fine di salvare le viti europee che ne furono infestate, un professore dell’università di Montpellier impiantò su una radice americana una pianta europea, purtroppo così facendo le piante originarie europee si sono ridotte, quelle tutt’ora esistenti vengono denominate “franche di piede”.

In Italia troviamo una bevanda a base di vino, zucchero e aromi al gusto fragola. Gli amanti del vero vino fragolino possono acquistarlo fuori dall’UE (Svizzera, Usa, Australia) oppure nel Burgenland, in Austria. Questa è infatti l’unica regione europea dove per motivi storico culturali è possibile produrre e vendere l’Uhudler, un taglio di diverse uve tra cui anche l’uva fragola.

Oggi l’uva fragola diventa protagonista nella preparazione di un dolce cremasco che vi ripropongo, si tratta di una la ricetta di mia suocera alla quale ho aggiunto una piccola variante, la farina di mais che rende dorata e croccante la pasta.

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280 gr farina 0
50 gr farina di mais
1 bicchiere + 2 cucchiai zucchero semolato
80 gr burro morbido
250 gr uva fragola
2 uova
½ bustina lievito per dolci
Sale

Latte se necessario

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Setacciare insieme le farine con il lievito, unire lo zucchero, le uova, il burro, il sale e se necessita un po’ di latte. Si deve ottenere un panetto morbido ma non appiccicoso.

Lavare, asciugare e sgranare i chicchi d’uva ai quali si dovrebbero togliere i semi, è un’operazione noiosa e lunga ma necessaria.

Accendere, il forno in modalità ventilato, a 180°.

Imburrare ed infarinare una teglia da 18 cm di diametro e creare, con metà dell’impasto, una base dai bordi ben rialzati, versare i chicchi d’uva e ricoprire con la restante pasta. Per questa operazione si preleva poca pasta alla volta e si ricopre il tutto stile patchwork. Bucherellare con i rebbi di una forchetta la superficie sulla quale spargere due cucchiai di zucchero.

Infornare per 30/35 minuti circa sino a duratura della pasta.

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Torta Caprese

Per la GN della Torta Caprese del Calendario del Cibo Italiano che vede le sue origini nell’isola di Capri, non poteva mancare il mio contributo poichè questa delizia è tra i miei dolci più preparati ed apprezzati di sempre.

L’aneddoto che vi voglio raccontare me la rende ancora più cara e simpatica. Trattandosi di un impasto di mandorle la posso proporre a cuor leggero anche a delle mie amiche che sono celiache, cosa che ho fatto alcuni anni fa per una festa dove ognuno porta qualcosa.

In quell’occasione, in ritardo causa lavoro, ci raggiunse una ragazza che non aveva potuto partecipare alla decisione sul ‘chifacosa’, e sentendo più volte nominare “la Caprese” iniziò a chiedere a gran voce perchè tra un salame nostrano e le olive di Gaeta non tiravo fuori questo benedetto pomodoro e mozzarella… Vi lascio immaginare i commenti e le risate che ne seguirono e che portarono immediatamente al cambio di nome del dolce stesso; infatti ancora oggi quando mi chiedono di preparare pomodoro e mozzarella io inizio a sciogliere il cioccolato fondente per tutta risposta 😉

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150 g cioccolato fondente
125 g burro
125 g mandorle spellate
100 g zucchero
3 uova
zucchero a velo

In una piccola casseruola sciogliere con una goccia di acqua il cioccolato fatto a pezzi ed al termine incorporare il burro. E’ possibile fare la stessa operazione direttamente nella ciotola utilizzando il microonde, si risparmia il lavaggio di un pentolino.

Tostare velocemente le mandorle, lasciarle raffreddare e tritarle con il mixer.

In un’altra ciotola mischiare i tuorli con lo zucchero sino a renderli chiari e spumosi, aggiungere le mandorle ed il cioccolato. Montare a neve ferma gli albumi e, con movimenti delicati dal basso verso l’alto, incorporali al composto.

Accendere il forno a 170° modalità statica.

Imburrare ed infarinare (farina di riso se si è intolleranti al glutine) uno stampo, oppure più stampini (circa una decina) e versare il composto. Infornare per 25 minuti, 18 se si utilizzano le monoporzioni.

Decorare con zucchero a velo.

Bensone alla confettura di lamponi

Oggi è la GN dei Dolci da Credenza del Calendario del Cibo Italiano,  hanno questo nome poichè un tempo si conservavano nella credenza, un tipico armadio dell’Emilia Romagna, pare nato nel lontano 1600. I dolci che vi si conservavano si potevano tenere quindi a temperatura ambiente senza che perdessero la loro bontà. Sono ottimi da inzuppo, tuttora attuali e apprezzati perché non passano mai di moda, e mantengono la loro anima rustica.

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Il bensone, in dialetto bàlson o bensòun, è un prodotto da forno tipico della provincia di Modena. Negli anni ho provato diversi impasti, questo è quello che più mi ricorda il dolce che mangiavo da ragazza, comprato dal fornaio del paesino emiliano quando andavo “in campagnia” dagli zii.

Lo preparo con le varianti alla crema di nocciole o confetture di stagione; ma è il savòr, quasi un antenato della saba o sapa, la marmellata da utilizzare per eccellenza che veniva preparata in casa con mosto d’uva e frutta di stagione.

Per la pasta:

400 gr. farina 0
150 gr. zucchero semolato
100 gr. burro
 2 uova
½ bustina di lievito
Latte
Un pizzico di sale
Granella di zucchero
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Per la confettura:

200 gr. lamponi
170 gr. zucchero semolato
Succo di mezzo limone
1/2 mela grattugiata
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Per prima cosa preparare la confettura mettendo in una casseruola i lamponi, lo zucchero, il succo di limone e la mela grattugiata. Lasciare sobbollire, mescolando ogni tanto per circa 30/40 minuti. Quando il composto vela il cucchiaio, ma scivola via velocemente, spegnere il fuoco poiché serve piuttosto morbida. Mettere in un vasetto sterilizzato, chiuderlo e lasciarlo raffreddare rovesciato al fine di creare il sottovuoto. Con le dosi che ho utilizzato ho ottenuto un piccolo vasetto e una ciotola di marmellata che mi è servita per il dolce.

Per il dolce impastare tutti gli ingredienti insieme, il latte si aggiunge solo se il composto dovesse risultare troppo duro. Su una teglia ricoperta di carta da forno modellare la pasta a forma di esse (non so perché ma lo ricordo fatto così) praticando un’incisione lungo tutto il dolce per inserirvi la marmellata. Ricoprire la restante pasta di granella di zucchero ed infornare a 180° abbassando subito a 160° per circa 20/25 minuti, regolatevi con il vostro forno.

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Trattandosi di un dolce da inzuppo, oltre che a colazione con il latte al mattino, provate a pucciarlo in un buon bicchiere di Moscato giallo dopo pranzo, mi saprete dire.

Torta Donizetti

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La “Turta del Donizet” è un dolce realizzato per commemorare Gaetano Donizetti tra i più celebri operisti dell’ottocento, musicista bergamasco morto l’otto aprile del 1848.

Per la Gn della Torta Donizetti del Calendario del Cibo Italiano non si poteva fare scelta migliore che preparare questo dolce dedicato al compositore la cui leggenda narra che, a tavola con il musicista Rossini, dopo aver constatato le amarezze sentimentali del suo ospite, si fece preparare un dolce semplice e veloce. Nella realtà l’ideatore è Alessandro Balzer, un pasticcere che nel 1948 per celebrare il centenario della sua morte creò una torta da dedicargli e venne appunto chiamata torta del Donizetti. Un dolce semplice e veloce da preparare, e non poteva essere diversamente visto che la grande abilità del Donizetti stava nel riuscire a creare opere straordinarie in poco tempo e sotto stretta pressione, la chiamavano  “la poetica della fretta”.

La camera di commercio di Bergamo ha predisposto un disciplinare secondo cui il nome di “Turta del Donizet” può essere destinato solo al prodotto che risponde a determinate caratteristiche.

Per il mio dolce ho dimezzato le dosi e modificato la ricetta originale, quindi la mia è solo la Torta Donizetti. Nei fatti ho sostituito il maraschino, liquore di origini dalmate, con un vino passito del territorio e l’ananas candito per la nota comunque acidula ma colorata dei mirtilli rossi.

Come dicevo ho bagnato l’impasto con un passito che vi propongo anche come nota alcolica considerato che la torta è ottima per un dopocena. Si tratta di un vino da meditazione il Moscato di Scanzo Docg. Viene prodotto grazie ad un vitigno a bacca rossa dalle cui uve nasce questo passito a Scanzorosciate in Valcalepio, un paesino che ha la particolarità di avere la più piccola Docg (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) d’Italia, attualmente ha infatti 39  produttori per una superficie vitata di 31 ettari.

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130 g di burro morbido
70 g di zucchero semolato
4 tuorli
2 albumi
40 g di farina 0
50 g di fecola di patate
40 g di albicocche candite a cubetti
60 g di mirtilli rossi essiccati
3 cucchiai di Moscato di Scanzo Docg
poche gocce di estratto di Vaniglia del Madagascar

Montare il burro insieme a 60 g di zucchero, aggiungere i tuorli uno alla volta e amalgamare bene il tutto.

Montare a neve gli albumi con i rimanenti 10 g di zucchero ed incorporare lentamente al composto precedente.

Aggiungere gradatamente la farina, la fecola, aggiungere le albicocche ed i mirtilli rossi, da ultimo il moscato e l’estratto di vaniglia.

Imburrare uno stampo a ciambella, versarvi il composto, mettere in forno a 180° per circa 30 minuti.

Lasciar raffreddare e spolverare con zucchero a velo.

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La mia Tarte au Chocolat per il Club del 27

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Bentornati nel Club del 27, la sfidanonsfida che questo mese ha visto aggiungersi altri partecipanti, ci potete trovare tutti nel blog dell’MTC oppure sulla nostra nuovissima pagina di Facebook. Potrete così scoprire le ricette che abbiamo preparato seguendo il tema del mese, questa volta parliamo di: timballi, torte e pies da tutto il mondo.

Io ho scelto di proporvi una torta che, avendo cura e un pò d’attenzione, regala un risultato delizioso: la Tarte au Chocolat.

Questo dolce è formato da un guscio di pasta frolla alle mandorle ripieno di ganache al cioccolato fondente, semplice e d’effetto al tempo stesso. Se poi tenete conto che tra poco sarà Pasqua, potrete utilizzare il cioccolato delle uova per un riciclo di tutto rispetto.

Si presenta esteticamente senza tanti fronzoli, volendo si può decorare con frutta fresca, oppure fare come me che ho pensato di farla diventare una  Gat-tarte au Chocolat.

Prima di lasciarvi alla ricetta vi suggerisco una nota alcolica: accompagnate questa torta con un Barolo chinato, un vino aromatizzato dalla piacevole persistenza aromatica. Nato come elisir le sue origini appartengono all’epoca del Barolo di fine Ottocento dove nel loro retrobottega due speziali, il dottor Giuseppe Cappellano di Serralunga e il dottor Zabaldano di Monforte, applicarono (ognuno con la propria formula) le proprietà della China Calissaia al Barolo.

tartePasta sablée

120 g di burro
90 g di zucchero a velo
15 g di farina di mandorle
260 g di farina 0
2 g di sale fino
1 uovo

Ganache al cioccolato fondente

350 g di cioccolato fondente
50 g di burro
250 g di panna fresca

Gelatina

7 fragole
7 g di agar-agar
2 cucchiaini di zucchero a velo

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Per la pasta sablée miscelare tutti gli ingredienti aggiungendo la farina poco per volta.

Formare una palla, sarà molto morbida, e stenderla tra due fogli di carta forno fino a raggiungere uno spessore di 3 mm possibilmente dandole una forma circolare idonea a ricoprire una teglia da 24 cm più il bordo.

Mettere la pasta così stesa in congelatore, intanto accendere il forno a 160°.

Riprendere la pasta, stenderla nella teglia imburrata ed infarinata, punzecchiarla con i rebbi di una forchetta al fine di non farla gonfiare in cottura, infornare per 20 minuti circa, controllare che sia dorata.

Preparare la ganache, sciogliere nel microonde oppure a bagnomaria il cioccolato, scaldare la panna. Quando il cioccolato sarà fuso e ben liscio unire la panna calda e mescolare bene. Controllare la temperatura, quando scende a 35° aggiungere il burro (la temperatura è importante poiché serve ad evitare che il burro si separi ed affiori sul cioccolato creando una patina bianca).

A cottura del guscio di sablée, farla raffreddare prima di versarvi la ganache, attendere il raffreddamento anche di quest’ultima e mettere in frigo.

La Tarte au Chocolat io l’ho guarnita poco prima di servirla preparando una gelatina alla fragola.

Porre sul fuoco una piccola casseruola dove versare una purea di fragole precedentemente frullate, unire lo zucchero e a bollore iniziato aggiungere l’agar-agar, mescolare bene per 3 minuti. Versare il composto in uno stampino rettangolare ricoperto di carta forno creando una base di 3 mm. Fare intiepidire e successivamente rassodare in frigo.

Stampare la gelatina utilizzando delle formine a piacere e decorare la tarte prima di servire.

Banner disegnato da Francesca Carloni

La mia Devil’s Food Cake per il Club del 27

Benvenuti nella nuova rubrica targata MTC: “il Club del 27“, un progetto che vuole coinvolgere non solo la community ma anche i fedelissimi che ci seguono. Ogni mese infatti ci sarà un tema da seguire ed il 27 si pubblica tutti insieme ciò che si è scelto di proporre. Chiunque può partecipare, se volete unirvi a noi, lasciateci un messaggio o scriveteci sulla nostra pagina Fb o all’indirizzo della Redazione (mtchallenge@gmail.com), saremmo felici di accogliervi nella nostra cucina. Come ogni club che si rispetti ognuno ha una tessera e la mia è la numero 29. Non mi dilungo oltre e vi lascio alla mia proposta, leggete tutto sino in fondo dove troverete il nuovissimo banner di questa sfidanonsfida.

Il tema d’apertura è quello delle Layer Cakes, letteralmente torte a strati, e questa è quella che ho scelto di presentarvi:

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La Devil’s Food Cake, una torta che ha origini abbastanza lontane, la prima ricetta è apparsa in un libro di cucina americana nel 1902 ad opera di Sarah Tyson Rorer e dal 1913 si è diffusa in tutta l’America, divenendo molto popolare soprattutto a New Orleans.

Nel tempo tante sono state le versioni che si sono succedute sino ad arrivare a quella attuale. Il composto in origine prevedeva al suo interno una purea di barbabietola che donava umidità e dolcezza all’impasto. La presenza di questo ingrediente conferiva la colorazione rossa della base, farcita da una ricca glassa al cioccolato  e ricoperta da una crema alla vaniglia. Ancora oggi mantiene una consistenza umida e morbida, ma viene farcita e ricoperta di cioccolato, tanto cioccolato, per questo risulta riduttivo definirla semplicemente una torta al cioccolato, è proprio una diavolo di torta.

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Per la torta (due teglie da 18 cm/20 cm oppure  due rettangolari di pari area)

220 ml di latte
succo di 1 limone piccolo
225 g di farina
50 g di cacao amaro
1 cucchiaio di bicarbonato ( io un poco meno di un cucchiaio )
100 g di burro
250 g di zucchero di canna
3 uova

Per la farcitura

7 fragole mature – nella versione originale non ci sono ma nella mia si 🙂
300 g di cioccolato fondente
300 g di panna acida (potete farla in casa con 500 ml di panna 1 vasetto di yogurt e succo di 1 limone, basta unire in un contenitore la panna, lo yogurt e il succo di limone e lasciarlo a temperatura ambiente per 24 ore)

Per la glassa a specchio

150 g di panna liquida
150 g di acqua
170 g di zucchero
75 g di cacao amaro
1 cucchiaio  di agar agar

Mettere il succo di limone nel latte e lasciarlo riposare per 1 ora circa, nel frattempo setacciare la farina il cacao e il bicarbonato.

Montare il burro con metà dose di zucchero di canna e una volta spumoso aggiungere un uovo alla volta alternando lo zucchero rimanente e la farina, aggiungere infine il latte a filo.

Dividere il composto in due teglie precedentemente imburrate ed infarinate e cuocere per 30 minuti a 170° (fare prova stecchino devono essere umide all’interno).

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Intanto preparare la farcia: tritare il cioccolato sciogliere a bagnomaria o al microonde ed aggiungere fuori dal fuoco la panna acida e lo zucchero facendo attenzione che cioccolato e panna siano essere alla stessa temperatura. Da ultimo incorporare delicatamente le fragole tagliate a piccoli pezzi.

Una volta estratta la torta dal forno, lasciarla riposare 10 minuti nella teglia, poi capovolgerla su una gratella e farla raffreddare completamente. Tagliare la base  in due parti, fare lo stesso con l’altra torta al fine di ottenere 4 dischi o rettangoli: spalmare la crema all’interno e all’esterno.

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A questo punto preparare la glassa a specchio ponendo in una casseruola tutti gli ingredienti e, a fiamma bassa, portare ad ebollizione. Far sobbollire per 5 minuti sempre a fuoco basso. Lasciar raffreddare fino ai 40 gradi di temperatura e poi colare la glassa sulla torta, spatolandola lungo i bordi. Deve mantenere un effetto stropicciato.

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Arrivederci dal:

 Banner disegnato da Francesca Carloni del blog Ricette&Vignette

Torta di nocciole

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La prima tornata di feste anche quest’anno è passata, insieme ai panettoni ed ai dolci delle diverse tradizioni che sicuramente hanno svolto un ruolo di spicco sulle vostre tavole. Anch’io non mi sono sottratta a tutto questo, ma voglio proporvi qualcosa di semplice  che ho preparato a pochi giorni dal Natale.

L’occasione si è presentata avendo avuto il piacere di passare una bella serata di chiacchiere con amiche giovani e simpatiche, un gruppo di studentesse provenienti da varie parti d’Italia con le loro abitudini, accenti e tradizioni; nonchè diversi percorsi di studio che le rendono ancor più interessanti. Per non dimenticare poi che, grazie alla loro compagnia, ho dato un bel taglio alla media dell’età… che volete farci, bisogna inventarsi di tutto per tenersi giovani 😉

Ma non divaghiamo, vi stavo dicendo che, con l’occasione di scambiarci gli auguri e, non volendo proporre appunto i tradizionali dolci dei quali avremmo sicuramente fatto scorta nei giorni a venire, ho pensato di preparare una torta con ottime nocciole piemontesi. Dato però il periodo, l’ho “addobbata” utilizzando lo zucchero a velo ed un foglio di carta opportunamente tagliato che mi hanno consentito la trasformazione in pochi minuti.

Durante queste feste il consumo della frutta secca in genere aumenta in modo vertiginoso. In realtà più che concentrarla tutta in pochi giorni è buona norma mangiarne poca ma spesso durante tutto l’anno. Nello specifico ho voluto utilizzare le nocciole che, grazie al gusto deciso e persistente conferito dalla tostatura, oltre a dare alla torta una consistenza leggermente friabile, la rendono perfetta per un tè pomeridiano oppure per un dopocena in abbinamento ad un vino da meditazione.

250 g di farina 0
125 g di burro
100 g di nocciole
2 uova
100 g di zucchero di canna
½ bustina di lievito per dolci
Scorza di limone bio
Zucchero a velo

Tostare le nocciole in forno e tritarle con il mixer per ottenere una granella abbastanza piccola ma non troppo fine.

Portare il forno in temperatura a 180°, modalità statica.

Setacciare il lievito con la farina, aggiungere le nocciole, il burro morbido, i tuorli e la scorza grattugiata di un limone.

Montare gli albumi a neve ed incorporarli al composto mescolando dal basso verso l’alto, si otterrà un impasto abbastanza sodo.

Versare in una tortiera imburrata ed infarinata, infornare per 20/25 minuti.

A torta fredda spolverare la superficie di zucchero a velo.

Pumpkin Bread

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Ritorno a parlare di zucca, questa volta in veste dolce e festaiola.

In questi giorni è regina incontrastata con l’avvicinarsi di Halloween, festa di origini celtiche il cui simbolo è proprio una zucca intagliata, derivato dal personaggio irlandese di Jack-o’-lantern . La parola Halloween invece rappresenta una variante scozzese del nome completo All Hallows’ Eve, cioè vigilia di Ognissanti. La storia di Jack così come la ricorrenza è conosciuta e festeggiata anche da noi.

Per l’occasione allora ho pensato di preparare un dolce della tradizione americana che di recente ho ritrovato tra le innumerevoli proposte delle mie amiche di pentola; con giusto un paio di varianti è finita dritta dritta nel mio ricettario.

300 gr di polpa di zucca
200 g di farina 0
250 g di zucchero
120 g di burro
2 uova
70 gr. di mandorle a lamelle
1 cucchiaino di cannella in polvere
1/2 cucchiaino di zenzero in polvere
1/2 cucchiaino di noce moscata
2 cucchiaini di lievito
1 cucchiaino di sale
30 gr burro
2/3 cucchiai di acqua a temperatura ambiente

Cuocere a vapore per circa 15 minuti la zucca tagliata a pezzi piccoli e frullarla per otterere una purea.

Accendere il forno a 180° in modalità statica e rivestire uno stampo da plumcake di 22 cm. di lunghezza con carta da forno.

Montare il burro a pomata, ricordo che si ottiene lasciandolo a temperatura ambiente per poi lavorarlo quando diventa morbido come una pomata, con lo zucchero; deve gonfiarsi e diventare spumoso.

Unire la purea di zucca, che nel frattempo si sarà quasi raffreddata, e le uova una alla volta.  Setacciare almeno un paio di volte la farina con il lievito, le spezie ed il sale così che queste si amalgamino bene ed unirla alla crema a più riprese, mescolando sempre e se necessario aggiungere un po’ d’acqua. Da ultimo incorporare le lamelle di mandorle tenendone da parte un paio di cucchiai.

Si deve ottenere un composto molto morbido ma non liquido che andrà versato nello stampo; ricoprire con le mandorle rimaste e cuocere nel forno statico già caldo per quasi 1 ora o fino alla prova stecchino.

Se la torta dovesse brunirsi troppo, la mia ha tentato di farlo, e non essere ancora cotta al suo interno coprirla con un foglio di alluminio e continuare la cottura sino a completamento.

Sformare il Pumpkin Bread  e lasciarlo raffreddare su una gratella.

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Pouding Chômeur

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Il pouding chômeur, anche chiamato pouding au chômeur o pouding du chômeur fa parte della cucina tradizionale del Quebec e si pensa che la ricetta sia stata tramandata oralmente. In origine era fatta senza dosi precise, pare sia stato inventato da Georgette Falardeau, moglie di Camillien Houde, sindaco di Montreal, durante l’inizio della Grande Depressione del 1929. Georgette voleva creare qualcosa di dolce per i più poveri ed i disoccupati. Ciò spiegherebbe la semplicità degli ingredienti di base nonché il nome traducibile in “dolce del disoccupato” o “budino dei poveri”. È composto da una base di torta bianca cotta al forno con sopra una miscela di sciroppo di zucchero di canna, acqua e talvolta latte, all’epoca era usato anche il pane raffermo al posto della pastella. Come tutte le ricette economiche, la pastella non contiene uova e quindi non lievita molto. Lo sciroppo è composto da zucchero di canna e sciroppo d’acero. In generale, lo zucchero di canna era usato nelle aree urbane e lo sciroppo d’acero nelle zone rurali.
Il pouding resta ancora oggi un dolce popolare e tradizionale del Quebec.

Come per ogni ricetta, se ne trovano innumerevoli versioni, questa dovrebbe essere la versione “classica” riportata dall’Institut de tourisme et d’hôtellerie du Québec.

Per me questo è un buon dolce socratico ed in attesa di assaggiarlo in Canada, prima o poi spero di andarci, ne ho preparato uno così da poter fare un confronto.

Ho usato una pirofila in ceramica da forno 15×30 ma va bene anche lo stampo da plumcake

Sciroppo
50 g di zucchero di canna e 50 g di sciroppo d’acero,
60g di acqua
una noce di burro

Base
40 g di zucchero semolato
120 g d farina per dolci
2 cucchiaini rasi di lievito chimico
60/80 ml di latte intero
7 noci

Porre in un pentolino lo zucchero e lo sciroppo d’acero insieme all’acqua ed alla noce di burro. Portare ad ebollizione e togliere subito via dal fuoco.

Mescolare in una ciotola la farina, lo zucchero ed il lievito, unire il latte piano piano in modo da non creare grumi; si deve ottenere una pastella liscia ed omogenea, se dovesse risultare troppo soda aggiungere a filo ancora un po’ di latte.
Imburrare leggermente lo stampo, spezzettare le noci e spargerle sul fondo, colare sopra la pastella ed infine versare sulla sua superficie tutto lo sciroppo caldo senza mescolare mai.
Infornare a 170° per circa 25 minuti, si deve colorire in superficie.
Una volta raffreddato capovolgerlo delicatamente.

Pillola socratica 😉

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