Panzanella prêt-à-porter

La mia proposta di oggi è legata al…

Con questa umilissima ricetta mi addentro in un ginepraio culinario dal quale spero di uscirne con tutte le piume al loro posto.

Una cara bloggamica toscana su questo fronte è molto integralista, cito: “esiste una sola versione della panzanella e prevede 2 ingredienti fondamentali. Il resto sono aromi naturali e non divagazioni sul tema. La panzanella è PANE E POMODORO, tutto qui”.

Torno un po’ indietro nel tempo e trovo Agnolo Allori detto il Bronzino, pittore che operò alla corte de’ Medici nel ‘500, che così canta le lodi di questo piatto:

“Ma chi vuol trapassar sopra le stelle,
Di melodia, v’aggiunga olio e aceto
E’ntinga il pane e mangi a tira pelle.” …
…  “Un insalata di cipolla trita
Colla porcellanetta e citriuoli
Vince ogni altro piacer di questa vita.
Questo trapassa l’amor de’ fagiuoli,
E d’amici, e di donne, che con essi
T’ammazzeresti per due boccon soli.
Considerate un po’ s’aggiungessi
Basilico e ruchetta, oh per averne
Non è contratto che non si facessi”…
[In lode delle cipolle]

Qui non vi è traccia dei pomodori, che ancora non venivano usati in cucina, si cita l’erba porcellana, oggi non più utilizzata, la cipolla e il cetriolo, quest’ultimo gradito ai fiorentini ma non ai senesi. Per non dire che in Garfagnana poi c’è la “Panzanella del prete” decisamente più elaborata.

Sempre sulle sue origini, si fa risalire la ricetta all’abitudine contadina di bagnare il pane secco e di mischiarlo con le verdure dell’orto. E ancora, pare che la nascita della panzanella sia avvenuta a bordo dei pescherecci dove i marinai portavano del pane indurito, qualche pomodoro e bagnavano il tutto con acqua di mare.

Anche il nome ha origini incerte, per alcuni non è che l’unione delle parole pane e zanella (che significa piatto fondo o zuppiera), per altri dal nome “panzana” che in origine voleva dire pappa.

Tirando le somme ho capito una cosa, il pane toscano e l’acqua sono obbligatori con l’aggiunta di pochi altri ingredienti, altrimenti è altra cosa.

In tutto questo io una variante l’ho fatta, mettendola dentro un contenitore edibile e facente parte integrate della ricetta stessa: i pomodori.

E’ così diventata una Panzanella prêt-à-porter spero con buona pace di tutti 😉

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200 g di pane toscano raffermo
4 pomodori ramati non troppo maturi
basilico fresco in abbondanza
1 cipollotto fresco
olio extravergine d’oliva
sale
aceto di vino bianco

Mettere il pane in ammollo nell’acqua per poco meno di 10 minuti e strizzarlo molto bene.
Lavare i pomodori, tagliare la calotta a tre di questi, svuotarli e tritare la polpa ottenuta insieme alle calotte ed al quarto pomodoro.

Lavare e tagliare il cipollotto, lavare e spezzettare a mano il basilico.

In una terrina sbriciolare il pane, aggiungere il trito di pomodori, il cipollotto ed il basilico.

Condire con abbondante olio, sale e aceto, mescolare molto bene e mettere in frigo per un paio d’ore.

Riprendere i pomodori svuotati e riempirli con la panzanella, colare sopra anche il condimento, tenerli a temperatura ambiente una mezz’ora prima di servirli.

Beghrir… ovvero… CREPE IS THE NEW BLACK 

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… colpevole di MTC! Direttamente dal gastrocarcere più famoso del web, chiamatela come più vi piace… crêpe, galette, crespella, blini, cialda, pancake, gaufre, waffle, esce oggi il nuovo libro targato MTC  dove potrete apprendere la teoria, le tecniche,  gli ingredienti, le attrezzature e molto altro per prepararle alla perfezione.

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Faremo inoltre un Giro del Mondo in 45 Crepes, vi spiegheremo come preparare oltre 100 ricette e poi….  e poi… correte in libreria perchè non finisce qui.

Per ingolosirvi ulteriormente vi propongo la mia ricetta che troverete nel libro, sono i Beghrir, letteralmente frittella con tanti buchi, una sorta di crepe berbera.

Le donne del Marocco le preparano senza bilancia, usando il bicchiere come unita’ di misura. E noi vogliamo fare lo stesso, le quantità dipendono dalla capienza dei bicchieri: indicativamente, si va dai 6-8 in su.

2 bicchieri di acqua tiepida
1 bicchiere colmo di farina di semola
1/2 bicchiere di farina 00
2 cucchiaini di lievito per dolci
1 cucchiaino di lievito di birra liofilizzato
1 cucchiaino di zucchero
1 cucchiaino di sale

 

In un’ampia terrina, mescolare tutti gli ingredienti,  in modo da ottenere una pastella liscia. Coprire con un telo e far riposare da 10 minuti a qualche ora. Allungare la pastella con un po’ d’acqua se, dopo il riposo, dovesse risultare troppo densa.

Scaldare un padellino unto con poco burro, versare poco composto alla volta, cuocere un paio di minuti per parte.

Si servono caldi completandoli con uno sciroppo di burro e miele, ottenuto scaldando pari quantità dell’uno e dell’altro, in un casseruolino a fiamma dolce.

A me piacciono semplicemente con nocciole e miele, e a voi?

N.B. Naturalmente, anche Crepe is the New Black sostiene i nostri amici di Piazza del Mestieri, di Torino e di Catania: se volete contribuire con una donazione liberale (deducibile dalle tasse), qui trovate tutti i riferimenti, in attesa di qualche prossimo progetto sul territorio, assieme ai ragazzi e ai loro insegnanti.

Biscotti di Prato

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Giornate frenetiche, lavoro, problemi, di tutto e di più…

Prendiamoci un momento per noi a fine serata, fermiamoci ed abbattiamoci sul divano, oppure in poltrona se preferite, con un buon bicchiere di vin santo ed un paio di biscotti di Prato che potrete preparare facilmente in casa seguendo la mia ricetta. Che poi non l’ho inventata io bensì l’ho recuperata da un’amica toscana.

Chiaramente i biscotti li preparate tra una corsa e l’altra per trovarveli belli e pronti alla bisogna 😉

Non mi addentro nel meandro della differenza tra i  biscotti di Prato ed i cantucci, pare che i natali siano incerti e che i due biscotti abbiano la stessa matrice. Vi sono poi le differenze legate all’utilizzo delle mandorle con o senza la pelle, qui sono andata a sentimento personale ed ho utilizzato quelle spellate.

Il vino da meditazione scelto non poteva che essere il vin santo, vi suggerisco di cercare il vin santo di Nosiola prodotto in Trentino nella zona tra Sarche e Toblino. Questa uva utilizzata per la sua produzione viene vendemmiata molto tardi per poi essere messa su graticci, chiamati arele, e posti nei granai. Qui gli acini si asciugano con l’aria e si coprono di una muffa nobile, la botrytis cinerea, che favorirà l’appassimento. La pigiatura viene effettuata durante la settimana santa.

Non mi resta che augurarvi una buona serata!

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Per 700 g di biscotti:

250 g di farina 0
2 uova + 1 tuorlo
150 g di zucchero semolato
25 g di burro
150 g di mandorle
scorza di 1/2 limone
un pizzico di sale
3 g di lievito in polvere

1 cucchiaio di miele di acacia

Tritare grossolanamente le mandorle.

Setacciare la farina con il lievito, aggiungere lo zucchero e le mandorle. Sbattere le uova con il sale e la scorza grattugiata del limone, versare il tutto insieme agli altri ingredienti, aggiungere il miele ed il burro sciolto.

L’impasto risultante sarà un po’ appiccicoso e va lasciato riposare per una mezz’ora.

Accendere il forno a 180°.

Dividere il composto in tre parti e formare dei cilindri di circa 4 cm di diametro, porli su una teglia ricoperta di carta forno, distanziati tra loro; spennellarne la superficie con il tuorlo sbattuto ed infornare per circa 30 minuti o sino a quando non saranno dorati in superficie.
A cottura ultimata lasciare che si raffreddino e tagliarli a fette oblique di circa 1,5 cm.

Regolate il forno a 140° e rimettere i biscotti in teglia per infornarli e farli asciugare, occorreranno circa 7 minuti per lato.

 

Confettura di ciliegie e zenzero… ma non buttate noccioli e peduncoli

La mia proposta di oggi è legata al…

Per la GN delle ciliegie ho pensato di preparare una confettura.

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Quest’anno non siamo partiti benissimo con la stagione e molte meraviglie che la terra ci dona hanno avuto qualche problema, le ciliegie ad esempio sono in ritardo sulla tabella di marcia ed alcune varietà risultano essere meno saporite a causa delle troppe piogge. Questo è quanto  e dal momento che volevo farne incetta, poichè si collocano tra i frutti che più prediligo, ho pensato di declinarle in una confettura che utilizzerò per preparare crostate, torte farcite o più semplicemente spalmerò sul pane a colazione.

Ma non è finita qui, come sicuramente già saprete, non buttate i noccioli delle ciliegie, dopo averli ben bene lavati e fatti seccare, utilizzateli per farne cuscinetti antidolore. Si tratta di un vecchio rimedio naturale, infatti i noccioli di ciliegia essendo cavi all’interno hanno una sorta di camera d’aria naturale che permette loro di accumulare il caldo (scaldati in forno oppure nel microonde per dolori cervicali o contratture) oppure il freddo (tenuti in congelatore per piccoli lividi o distorsioni) e di rilasciarli molto lentamente.

Se poi le ciliegie sono biologiche non buttate nemmeno i peduncoli o piccioli che dir si voglia. Fate seccare bene anche loro ed utilizzateli per prepararvi un decotto per un effetto drenante e depurativo: sminuzzate 1 cucchiaio raso di peduncoli e metteteli in un pentolino con 1 tazza d’acqua fredda, portate a bollore per qualche minuto, spegnete e coprite, lasciate in infusione per 10 minuti.

Adesso capite perchè adoro le ciliegie 😀

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1 kg di ciliegie
750 g zucchero semolato
1 limone
3 o 4 cm di radice di zenzero

Lavare asciugare molto bene e snocciolare con pazienza tutte le ciliegie.

Metterle in una casseruola con i bordi alti ed il fondo spesso, aggiungere il succo di limone ed i suoi noccioli che avrete chiuso in una garza sterile con filo da cucina (sono un’ottima pectina naturale).

Accendere il fuoco, portare a bollore ed aggiungere lo zucchero e la radice di zenzero finemente grattugiata, mescolare bene riportando il tutto in temperatura; continuare a mescolare ogni tanto e fare sobbollire piano piano. Se volete ottenere un risultato vellutato, prima di aggiungere lo zucchero frullate le ciliegie, personalmente preferisco sentire i pezzetti di frutta.

La confettura è pronta quando vela il cucchiaio, dovrebbe occorrere circa un’ora.

Togliere la garza con i semi di limone e versare la confettura ancora calda nei vasetti, chiudere con i coperchi e lasciarli raffreddare completamente tenendoli capovolti.

Raccomando di utilizzare vasetti ben puliti ed asciutti. Per la loro sterilizzazione il metodo classico e porli in una pentola con acqua fredda e farli bollire per mezz’ora. Il metodo che utilizzo io è quello di metterli ancora umidi nel microonde e scaldarli alla massima potenza per cinque minuti.

Pillola socratica 😉

Il mio Dakos (frisella cretese) per il Club del 27

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La stagione calda mi porta inevitabilmente a prediligere piatti leggeri, senza lunghe cotture ma sempre sfiziosi e soprattutto colorati.

Perfetta quindi l’occasione della mia partecipazione al Club del 27 che, in concomitanza con l’uscita del tema del mese relativo alla sfida MTChallenge, propone le insalate sfiziose.

Ho scelto di preparare il Dakos con pomodori, feta ed olive riprendendo una ricetta tratta dal libro “La cucina greca” di Jean-Michel Carasso.

Non disponendo della frisella cretese, ho preparato la frisa salentina in quanto molto simile, la seconda variante aggiunta è stato dare il punto di colore verde brillante ed il gusto leggermente pungente della rucola, sposa fedele della frisa stessa.

Spendo due parole su questo tipo di pane biscottato, che una leggenda afferma essere stato portato da Enea quando sbarcò a Porto Badisco, vicino Otranto. La friseḍḍa, freseḍḍa, frisa nei vari dialetti altri non è che una ciambella di grano duro, oppure di orzo preparata con una doppia cottura in forno. La forma ha un suo significato logistico preciso, per facilitarne il trasporto venivano raccolte tutte insieme con una cordicella passando attraverso il buco, come per formare una collana. Un tempo i pescatori addirittura la bagnavano in acqua di mare per ammorbidirla e condirla con del pomodoro fresco, olio e origano.

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Per prima cosa vi spiego come preparare le frise:

150 g farina di grano duro
90 g farina integrale
150 ml circa di acqua
1 cucchiaio olio extravergine d’oliva (facoltativo per un impasto più friabile)
50/70 g di lievito madre (in alternativa 5 g di lievito di birra)
sale

Come sapete io panifico con il levito madre e l’ho utilizzato anche qui ma potete ottenere un buon risultato anche con il lievito di birra.

In una ciotola ho mischiato le due farine aggiunto il lievito, se ldb stemperatelo prima in un pò d’acqua, olio, sale e acqua quanto basta per ottenere un composto elastico e non troppo appiccicoso. Lavorare per una decina di minuti almeno e porre a lievitare il panetto ottenuto in un luogo asciutto per 2/3 ore o sino al suo raddoppio.

Riprendere l’impasto e dividerlo un pagnottelle grosse come un pugno, formare dei rotolini da avvolgere a spirale come si può vedere dalla foto. Riporre a lievitare ancora per un’ora almeno.

Nel frattempo accendere il forno a 200° e, quando le frise sono pronte, infornare per 10/12 minuti.

Fatta la prima cottura lasciarle intiepidire e tagliarle a metà trasversalmente, con l’ausilio di un coltello oppure di un filo (modalità a strozzo). Disporre i due fondi delle frise sulla teglia e nuovamente ri-cuocerli in forno per altri 5 minuti almeno al fine di eliminare completamente l’umidità residua della pasta. Si conservano per parecchio tempo in un sacchetto per alimenti.

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Una volta preparata la base ho composto la ricetta scelta:

1 frisella integrale
1 pomodoro maturo (dimensione piccolo/medio)
30 g di Feta
1 pizzico di origano secco
olive nere piccole
Olio extra vergine di oliva
1 spruzzo di aceto di vino rosso
rucola
Sale

Tagliare il pomodoro in cubetti piccoli, sbriciolare la Feta, bagnare molto velocemente la frisella sotto l’acqua, e coprirla con i cubetti di pomodoro.

Condire con olio, poco aceto, origano e poco sale, aggiungere la Feta sbriciolata sopra il pomodoro, qualche oliva nera e servire su un letto di rucola.

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Un grazie a Mai e Francesca per i banner.

Biscotti con farina di canapa

Ebbene si, sono curiosa dalla nascita, vorrei poter apprendere il più possibile, visitare luoghi sempre diversi, conoscere più persone e le loro storie.  Vorrei e ci provo nei limiti della quotidianità, ed anche in cucina non faccio eccezione, ma qui i limiti sono dati dal tempo che non c’è mai. Allora che fare? Rinunciare non se ne parla, cerco di organizzarmi al meglio e quando trovo qualche ricetta nuova, magari con ingredienti che non ho mai utilizzato e per di più veloce, non me la lascio scappare.

Così è stato per questi biscotti vegan, termine di moda che francamente non amo molto ma tant’è. Nella mia ricetta utilizzo la farina di tipo 1 ma potete usare la stessa quantità di farina di riso in sostituzione, se si vuole evitare il glutine.

Ed infine la protagonista, la farina di canapa, la mia ultima scoperta. Sto parlando della canapa sativa diversa dalla indica poichè contiene una percentuale infinitesimale di sostanza psicotropa, il Thc.

Sinora avevo giusto un cardigan ed una sciarpa fatti con la canapa e di utilizzarla in cucina ancora non mi era capitato. Ora la si trova facilmente nella grande distribuzione ed è maggiormente coltivata anche in Italia. Ha diverse proprietà, è ricca di Omega 3 ad esempio, addizionata alle più usuali farine aggiunge un gusto rustico e piacevole al risultato finale che, in questi caso, altri non sono che dei deliziosi biscotti.

P.s. : provateli anche aggiungendo qualche cubetto di zenzero candito, uno sprint in più assicurato.

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270 g di farina tipo 1
30 g di farina di canapa
120 g di zucchero di canna
50 ml di latte di soia
80 ml di olio extravergine delicato
2,5 g di lievito per dolci
zenzero candito (facoltativo)

In due ciotole distinte miscelare in una le farine con il lievito, nell’altra amalgamare lo zucchero con il latte di soia e l’olio. Unire i due composti, incorporare lo zenzero, e lavorare il tutto sino ad ottenere un impasto liscio da avvolgere nella pellicola, lasciare riposare il frigo per almeno 30 minuti.

Accendere il forno a 170° e preparare una teglia ricoperta di carta forno.

Prelevare una noce di pasta alla volta, darle la forma che più piace, io per semplicità ho fatto una pallina, l’ho schiacciata e nel mezzo ho creato un incavo con la parte terminale arrotondata di un cucchiaio di legno.

Disporre i biscotti sulla teglia e cuocerli per 15 minuti sino a loro doratura.

Pillola socratica 😉

I Rolls

Altro mese altro giro e la palma della vittoria l’ha meritatamente conquistata Giovanna che ci propone una sfida all’ultimo rotolo… Il roller infatti è l’argomento di questo MTC.

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I “rolls” quindi altri non sono che dei rotoli e questo e’ uno dei molti casi in cui e’ la forma a dare il nome al piatto. Le preparazioni arrotolate a cilindro vengono tagliate in tranci, viste dall’alto dovrebbe vedersi la spirale formata dai diversi ingredienti, pochi e ben legati tra loro.

Ho preparato due tipi differenti di rolls partendo da piatti che normalmente necessitano dell’uso delle posate ma che in questo caso diventano un goloso finger food.

Il procedimento per formare al meglio i rolls, con maggiori dettagli, lo potete leggere sul blog della vincitrice, io vi spiego tutto più semplicemente, e con un pò d’attenzione e pazienza otterrete anche voi un buon risultato.

Rolls di parmigiana di melanzane
12 fette di melanzana grigliate
4 fette di mozzarella filante
3 fette di prosciutto cotto
50 g di salsa di pomodoro già cotta
cialde di mais
Per preparare il roller stendere un foglio di pellicola trasparente ed adagiare su di essa le fette di melanzana, sovrapponendole leggermente per creare una forma quasi rettangolare, stendere qualche cucchiaio di salsa di pomodoro, adagiare sopra il prosciutto ed infine il formaggio. Arrotolare stretto il tutto aiutandosi con la pellicola fino a chiudere il cilindro. Mettere in congelatore per 2-3 ore, fino a quando abbia raggiunto la durezza che permette di tagliarlo senza deformarlo.
Tagliare i roller a fette di 1,5 cm ed appoggiarli su piccole cialde di mais tagliate della stessa dimensione.
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Rolls di crespelle e fiori di zucca
2 uova
2 cucchiai di yogurt greco
3 piccole zucchine con il loro fiore
1/2 cipolla bianca
sale
olio extravergine d’oliva
2 fette di pane integrale
Preparare delle crespelle amalgamando le uova allo yogurt greco, regolare di sale. In un padellino antiaderente scaldare poco olio e versare un terzo del composto per volta, distribuendolo uniformemente su tutta la superficie. Appena la pastella si sarà rassodata e i bordi increspati, girare la crespella con la spatola e cuocere ancora per mezzo minuto.
A parte stufare in poco olio la cipolla tagliata finemente, le zucchine tagliate a rondelle e, quando sono quasi cotte, i fiori di zucca tagliati a listarelle, regolare di sale.
Far raffreddare il  tutto.
Per preparare il roller stendere un foglio di pellicola trasparente ed adagiare su di essa le crespelle, stendere le zucchine ed i loro fiori. Arrotolare stretto il tutto aiutandosi con la pellicola fino a chiudere il cilindro. Mettere in congelatore per 2-3 ore, fino a quando abbia raggiunto la durezza che permette di tagliarlo senza deformarlo.
Tagliare i roller a fette di 1,5 cm ed appoggiarli su piccole fette di pane tagliate della stessa dimensione.
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Con questa ricetta partecipo alla sfida:

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Tortino di pasta violada

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La pasta violada o violata è tipica della cucina sarda, viene utilizzata nella preparazione di diversi piatti, può essere fritta per fare le mitiche sebadas o seadas che dir si voglia, o cotta in forno come per la panada.

Io l’ho utilizzata per proporre un tortino di miglio e verdure, un piatto unico, versatile e ottimo sia tiepido che a temperatura ambiente, ideale per una scampagnata.

6Per la pasta violada:

300 g semola rimacinata
50 g farina 0
30 g olio extravergine d’oliva
5 g sale
220 g acqua tiepida

Sciogliere il sale nell’acqua tiepida, aggiungere l’olio extravergine d’oliva, le farine ed impastare aggiungendo l’acqua tiepida poco alla volta.

Lavorare la pasta per almeno 15 minuti fino ad ottenere un panetto abbastanza sodo e liscio, compatto, asciutto e malleabile. Coprirlo con la pellicola trasparente e lasciare riposare una mezz’ora circa in un luogo fresco fuori dal frigorifero.

4Per il ripieno:

1 porro a rondelle
70 g spinaci lessati e tritati
150 g coste piccole lessate e tritate
1 cucchiaio di semi di sesamo
120 g di miglio
1 cucchiaio di olio EVO
3 uova
50 g pecorino o parmigiano
sale
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Lessare il miglio.

Nel frattempo in una padella rosolare il porro nell’olio ed aggiungere le verdure al fine di insaporirle per qualche minuto.

Amalgamare il tutto insieme al sesamo ed al miglio scolato molto bene, aggiustare di sale e lasciare intiepidire prima di aggiungere il formaggio grattugiato.

Sbattere brevemente le uova, tenerne da parte un cucchiaio (servirà per spennellare la superficie del tortino) ed incorporarle al composto tiepido.

Accendere il forno, modalità ventilato, a 180°.

Scegliere uno stampo dai bordi alti ed ungerlo leggermente di olio.

Prendere 2/3 di pasta, il restante 1/3 va tenuto da parte coperto con la pellicola per non farlo seccare, e stenderla fino a ottenere una sfoglia spessa circa 1 cm. Dare la forma più regolare possibile tenendo in conto di farla sbordare di qualche centimetro rispetto lo stampo. Far aderire bene la pasta alle pareti e versarvi il composto.

Stendere il secondo panetto di pasta grande quanto la superficie dello stampo, coprire la preparazione sigillando bene i bordi e rifilare se necessario la pasta. Con i ritagli rimasti si possono fare piccoli decori.

Spennellare l’intera la superficie con l’uovo battuto tenuto parte e bucherellarla tutta con uno stuzzicadenti.

Cuocete in forno per 40 minuti, se la superficie colora troppo coprirla con un foglio di carta stagnola.

A cottura ultimata spegnere il forno e lasciare dentro ad intiepidire.

Torta Caprese

La mia proposta di oggi è legata al…

Per la GN della Torta Caprese, che vede le sue origini nell’isola di Capri, non poteva mancare il mio contributo poichè questa delizia è tra i miei dolci più preparati ed apprezzati di sempre.

L’aneddoto che vi voglio raccontare me la rende ancora più cara e simpatica. Trattandosi di un impasto di mandorle la posso proporre a cuor leggero anche a delle mie amiche che sono celiache, cosa che ho fatto alcuni anni fa per una festa dove ognuno porta qualcosa.

In quell’occasione, in ritardo causa lavoro, ci raggiunse una ragazza che non aveva potuto partecipare alla decisione sul ‘chifacosa’, e sentendo più volte nominare “la Caprese” iniziò a chiedere a gran voce perchè tra un salame nostrano e le olive di Gaeta non tiravo fuori questo benedetto pomodoro e mozzarella… Vi lascio immaginare i commenti e le risate che ne seguirono e che portarono immediatamente al cambio di nome del dolce stesso; infatti ancora oggi quando mi chiedono di preparare pomodoro e mozzarella io inizio a sciogliere il cioccolato fondente per tutta risposta 😉

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150 g cioccolato fondente
125 g burro
125 g mandorle spellate
100 g zucchero
3 uova
zucchero a velo

In una piccola casseruola sciogliere con una goccia di acqua il cioccolato fatto a pezzi ed al termine incorporare il burro. E’ possibile fare la stessa operazione direttamente nella ciotola utilizzando il microonde, si risparmia il lavaggio di un pentolino.

Tostare velocemente le mandorle, lasciarle raffreddare e tritarle con il mixer.

In un’altra ciotola mischiare i tuorli con lo zucchero sino a renderli chiari e spumosi, aggiungere le mandorle ed il cioccolato. Montare a neve ferma gli albumi e, con movimenti delicati dal basso verso l’alto, incorporali al composto.

Accendere il forno a 170° modalità statica.

Imburrare ed infarinare (farina di riso se si è intolleranti al glutine) uno stampo, oppure più stampini (circa una decina) e versare il composto. Infornare per 25 minuti, 18 se si utilizzano le monoporzioni.

Decorare con zucchero a velo.

Granella di semi vari e verdure al forno

Semi

Chi mi conosce sa che sono una semi-dipendente, sto parlando dei semi da mangiare 😉 . In cucina da  sempre ne faccio un uso quasi smodato, da qualche tempo sono anche diventati di moda, ecco che giocoforza non posso che dire la mia.

Tutto è iniziato nel lontano mille… la sto prendendo troppo alla lontana… immagino siate anche voi a conoscenza delle qualità di molti di loro, e del fatto soprattutto che si possono utilizzare in svariati modi oltre che essere consumati da soli perchè piacciono e basta, come ad esempio i semi di zucca e di girasole.

In genere li  metto nell’impasto del pane, oppure in ricche insalate. I semi di chia anche nello yogurt la mattina, ma pochi poichè pare abbassino la pressione. Ci sono poi i semi di lino che vanno lasciati riposare in un bicchiere d’acqua per qualche ora per poi bere acqua e semi, la mattina, e l’intestino ringrazia. In generale sono anche degli ottimi insaporitori e qui è il sesamo a primeggiare.

All’appello mancano i semi di canapa che presto vedrete ridotti in farina per divenire un buon biscotto da colazione.

Da ultimo vi suggerisco un loro croccante utilizzo.

In un padellino antiaderente tostare i semi di zucca e  girasole, successivamente i semi di lino, sesamo e chia. Attendere che si raffreddino e passarli tutti insieme appassionatamente al mixer per creare una granella.

Si conservano in un vasetto di vetro, ed ora un suggerimento pratico e gustoso:

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Su una teglia rivestita di carta forno leggermente oliata disporre delle verdure tagliate (zucchine, finocchi, melanzane, peperoni, pomodori, zucca… quello che volete) e cospargerle con la granella di semi vari. Un pò d’olio extravergine d’oliva, un pizzico di sale e via in forno ventilato a 190° per 10-15 minuti.

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Buon appetito!

Pillola socratica 😉