Torta ricotta e pere di Salvatore De Riso

Ricotta e pere di Sal de Riso.jpg

A Tramonti, costiera amalfitana, la pasticceria italiana ha uno dei suoi capisaldi, Salvatore De Riso. Tra le sue innumerevoli creazioni spicca questa torta, e mi piace ricordare che ho avuto il piacere di assaggiarla, qualche tempo fa, in compagnia dello stesso Sal bevendo il celebre “caffè scurzette”. Una bontà che ora ho finalmente provato a ricreare in casa.

Nelle occasioni festaiole è uso comprare la classica “torta di pasticceria”, ma non questa volta. Per il mio compleanno mi sono ritagliata una mattinata tutta per me, ho recuperato la ricetta originale, letto i consigli di amiche blogger che si sono cimentate prima della sottoscritta, e questo è il risultato.

Senza indugio dico subito che sono decisamente soddisfatta anche se non pretendo di aver eguagliato l’originale. Tenendo anche conto che passare qualche ora a fare ciò che più mi piace e poterlo poi condividere con le persone che amo è uno dei regali più belli che potevo farmi.

Nell’insieme non è una preparazione particolarmente complicata, necessita di qualche ora di completo relax per lavorare con tutta calma, preferibilmente il giorno prima di consumarla perchè risulta assolutamente più buona. Leggete bene i vari passaggi, alcuni si possono preparare per tempo, e ricordate che la differenza la fa il montaggio della torta e la sua conservazione prima del servizio.

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Per una tortiera a cerchio apribile di 25 cm di diametro (10-12 porzioni).

Pan di Spagna alle nocciole (due dischi da 25 cm di diametro):

100 gr di zucchero semolato
4 uova medie
140 gr di nocciole tostate
50 gr di farina 0
75 gr di burro

Farcia di ricotta:

600 gr di ricotta di latte vaccino ben colata dal siero (io ricotta di pecora)
200 gr di panna montata
200 gr di zucchero a velo
1 baccello di vaniglia

Farcia di pere:

250 gr di pere pennute di Agerola (io Martin sec)
70 gr di zucchero semolato
15 gr di distillato di pere (io acquavite di Gewurztraminer)
5 gr di maizena
olio extravergine di oliva
succo di mezzo limone

Bagna:

100 gr di acqua
70 gr di zucchero
50 gr di distillato di pere (io acquavite di Gewurztraminer)

Decorazione:

1 pera
zucchero a velo
zucchero semolato

Scaldare il forno a 180° se statico, 170° se ventilato.

Sal 1

Pan di Spagna:

Montare le uova con lo zucchero per circa 10-15 minuti, la massa dovrà essere perfettamente montata e se lasciata cadere da un cucchiaio deve scrivere.

Tostare le nocciole e macinarle finemente con la farina.

Sciogliere il burro e lasciare intiepidire.

Incorporare delicatamente, con movimenti dal basso verso l’alto, le uova montate con lo zucchero, le nocciole con la farina ed il burro a filo.

Imburrare e infarinare due tortiere e stendervi il composto allo spessore di 1 cm.

Infornate nel forno caldo e cuocere per circa 10 minuti.

Io ho fatto due cotture di fila avendo una sola tortiera.

Sal 2

Farcia di ricotta:

Mantecare la ricotta con lo zucchero ed i semi della bacca di vaniglia, lavorare con le fruste elettriche per circa 5 minuti, montare la panna ed incorporarla delicatamente. Conservarla in frigo sino all’utilizzo.

Bagna:

Fare bollire l’acqua e lo zucchero in un pentolino per circa 30 secondi, fare raffreddare e unirvi il distillato di pere.

Farcia alle pere:

Sbucciare le pere, tagliarle a cubetti, metterle in una terrina e unirvi lo zucchero ed il succo di limone.

Mettere i cubetti in una padella con un filo di olio extravergine di oliva e cuocere a fuoco medio: quando sul fondo della padella comincerà a vedersi il succo rilasciato dalle pere, spolverizzare con l’amido di mais, e far cuocere per 10 minuti ancora.

Infine, aggiungere il distillato di pera, levare dal fuoco e far raffreddare il tutto a temperatura ambiente.

Poco prima di comporre il dolce unire i cubetti di pera alla farcia di ricotta.

Decorazione:

Sbucciare e tagliare a metà una pera, praticare una serie di tagli per creare una specie di ventaglio, e cuocerla nella bagna avanzata.

In un padellino versare 2 cucchiai di zucchero semolato ed un cucchiaino d’acqua. Quando lo zucchero è sciolto inizia a fare delle bolle, abbassare la fiamma e mescolare sino a quando le bolle non sono scomparse ed il colore è diventato color caramello chiaro. Togliere dal fuoco, aspettare che si intiepidisca diventando più viscoso, e colarlo su un foglio di carta forno a gocce oppure creando dei ghirigori. Lasciare raffreddare molto bene in un luogo asciutto, non in frigo.

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Composizione del dolce:

Utilizzando la tortiera a cerchio apribile foderata di carta forno anche intorno, adagiarvi il primo disco di pan di spagna alle nocciole e bagnarlo con la bagna alla pera.

Versare tutta la farcia di ricotta e pere livellandola molte bene, battere la tortiera in modo da eliminare eventuali bolle d’aria.

Coprire con l’altro disco di pan di Spagna e bagnarlo con la bagna alla pera.

Non utilizzate tutta la bagna, ne basterà metà.

Mettere il dolce in congelatore per 40 minuti, quindi trasferirlo nel frigorifero almeno per 8 ore. Se tutta la notte è meglio.

Lasciare la torta in frigorifero sino al momento del servizio, a quel punto sformarla e decorarla a piacere.

Ho cosparso la torta con lo di zucchero a velo, adagiato i ventagli di pera, staccato delicatamente i ghirigori di caramello dalla carta forno e li ho infilzati sulla torta.

 

 

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Sugo di carciofi alla Mario Ruoppolo

Sugo

“Nell’estate del 1952 Mario Ruoppolo, un disoccupato figlio di pescatori, vive su un’isola del sud Italia che da poco tempo ha dato asilo politico al grande poeta cileno Pablo Neruda. E proprio in occasione di ciò, Mario viene assunto in qualità di postino con l’unico compito di consegnare la posta al poeta, dato che tutto il resto della popolazione è analfabeta e quindi fino ad allora non c’era stato bisogno di postini..”

Inizia così il film Il Postino di e con Massimo Troisi, scomparso 24 ore dopo la fine delle riprese. E’ l’ultimo lascito di una persona speciale, dal cuore grande ed al tempo stesso delicato.

La pasta che vi presento è condita con un sugo che viene preparato proprio dal protagonista nel film.

Complici la stagione dei carciofi ed il rosso avvolgente dei pomodori freschi, il risultato è un condimento morbido e gustoso, il preludio al bel tempo, al sole, al mare.

E’ quasi una poesia, ma come spiegarla? Lascio all’altro protagonista del film il compito:

“Quando la spieghi la poesia diventa banale, meglio di ogni spiegazione e l’esperienza diretta delle emozioni che può svelare la poesia ad un animo predisposto a comprenderla.” Pablo Neruda

Massimo Troisi

Immagine dal web

Oggi è il suo compleanno e mi piace ricordarlo così.

Per 6 persone

500 g spaghetti (io pasta corta)
6 carciofi “vestiti da guerrieri e bruniti come melograno”
600 g di pomodori “rosse viscere” freschi e maturi
2 spicchi di aglio “avorio prezioso”
3 cucchiai di olio extravergine di oliva
sale e pepe (io timo)

preparazione

Pulire i carciofi, togliere tutte le foglie esterne più dure, tagliarli a metà e togliere la barba interna.

Affettarli sottilmente e cuocerli a fuoco lento nell’olio, dove avrete fatto rosolare l’aglio, fino a quando arrivano a disfarsi. Occorrono circa quindici minuti, nel caso asciugassero troppo aggiungete giusto un paio di cucchiai d’acqua calda.

Lavare e tagliare a cubetti i pomodori, aggiungerli ai carciofi cotti e mescolare bene. Profumare con il timo e salare.

Cuocere ancora per qualche minuto.

Portare a bollore una pentola d’acqua, salare e cuocere la pasta. Un minuto prima della cottura scolarla e spadellare con il sugo.

 

 

 

 

Risotto rosso di barbabietola e Gorgonzola

 

Risotto rosso di barbabietola e Gorgonzola

Vi piace la cucina colorata, allegra e vivace? A me tantissimo!

Il risotto che ho preparato ha questi ingredienti che mettono buonumore oltre che dare gusto e soddisfazione al palato, merito della barbabietola rossa e del Gorgonzola.

Prima di passare alla ricetta, spendo due parole a beneficio di questo ortaggio che in genere viene consumato in aggiunta alle insalate ma che in verità è versatile, lo si può utilizzare a crudo, cotto al forno, bollito, frullato o estraendone il succo. Inoltre, cosa da non sottovalutare, la barbabietola rossa ha diversi punti di forza. Tra le sue caratteristiche ho letto che ha un buon contenuto di ferro, è un regolatore della pressione, è rinfrescante e ricostituente. Ha anche una sigla che si trova sulle confezioni di alcuni alimenti: E 162, identifica proprio il Rosso di Barbabietola, un colorante naturale.

Ma non dimentico l’altro protagonista di questo risotto: il Gorgonzola, splendido formaggio erborinato che ha acquisito la Dop e deve i suoi natali alla provincia di Milano.

Oggi è celebrato nella Say Cheese! Gn del Gorgonzola per il Calendario del Cibo Italiano.

Risotto rosso di barbabietola e Gorgonzola 1.jpg

Dosi per 4 persone

260 g di riso Carnaroli
1 scalogno
1 barbabietola rossa di media grandezza
80/100 g di gorgonzola dolce
½ bicchiere di vino bianco*
1 cucchiaio colmo di dado vegetale
2 cucchiai di olio extra vergine d’oliva

In una casseruola versare l’olio e fare appassire a fuoco dolce lo scalogno tritato.

Portare a bollore un litro e mezzo di acqua.

Tagliare in parti la barbabietola rossa già cotta e spellata e frullarla con un mestolino di acqua calda.

Quando lo scalogno è pronto versare il riso, tostarlo e sfumarlo con il vino.

Cuocere aggiungendo un mestolo di acqua calda dove avrete temperato il dado vegetale, e poi altra acqua calda, mescolando di tanto in tanto.

A metà cottura aggiungere la barbabietola rossa frullata e portare a termine la cottura.

Mantecare il risotto con il gorgonzola tagliato a cubetti.

In accompagnamento al piatto ho scelto un bianco fermo: il Riesling italico*  le cui origini risiedono in Germania, ma che ha avuto larga diffusione anche nel nostro territorio dove ha acquisito sentori diversi, più delicati, in relazione alla composizione del terreno delle zone di allevamento dei vitigni.

 

Il mal d’Africa mai… Passato

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Qualche anno fa sono stata letteralmente portata in Africa.

Adoro viaggiare, visitare luoghi nuovi, avere l’opportunità di poter conoscere persone e culture diverse. Ma questa volta non ero convinta della vacanza che mi si prospettava, ero restia ad andare nella savana africana. Principalmente per una serie di vaccinazioni da fare, giustamente preventive, e poi dover preparare di tutto e di più per andare in un campo tendato. Proprio io che non so nemmeno cosa sia un campeggio organizzato, no non era cosa.

Per fortuna mio marito la pensava diversamente ed imperterrito mi ha costretta, senza tortura sia chiaro, a preparare quanto necessario per imbarcarci alla volta del Masai Mara in Kenya.

Due parole sole: esperienza fantastica!

Si, lo so, ho ammorbato chiunque passasse sotto tiro per mesi, e dopo?

Ho continuato ad ammorbare chiunque passasse sotto tiro, questa volta per esprimere la gioia e la meraviglia per tutto quello che ho vissuto.

Come dite? Si, i miei amici ancora oggi appena si parla di quel viaggio mi prendono in giro, pazienza, uno scotto lo dovevo pur pagare.

Oltre al ricordo dei momenti vissuti intensamente e la moltitudine di foto che li accompagna, ho portato a casa i profumi ed i sapori che quella incredibile terra mi ha regalato. Non mi è mancato di assaggiare ogni tipo di cibo possibile ed immaginabile, in  particolare una crema mi ha conquistata, profumata da un giusto equilibrio di spezie, che ho voluto provare a fare a casa raggiungendo un buon compromesso di sapori.

Un’ultima cosa voglio dirvela, il mal d’Africa esiste davvero, e quando mi prende mi consolo così:

1A

per 2 persone
1 cipolla
1 scalogno piccolo
2 patate medie
1 carota
2 pomodori ramati
1 cucchiaino di zenzero fresco
1 chiodo di garofano
1 pizzico di coriandolo essiccato
1/2 cucchiaino di cannella
1/2 cucchiaino di semi di cumino
1 pizzico di peperoncino piccante essiccato
2 cucchiai di burro d’arachide
una manciata d’arachidi tostate non salate
2 cucchiai di olio Evo
1 lt d’acqua circa

sale

In una casseruola versare l’olio e far appassire, a fuoco dolcissimo per qualche minuto, la cipolla e lo scalogno tritati. Aggiungere lo zenzero, e tutte altre spezie, e tostare per un minuto. Incorporare i pomodori a tocchetti, le patate e la carota grattugiate e cuocere per qualche minuto ancora. Versare l’acqua calda e portare ad ebollizione, abbassare la fiamma, cuocere per mezz’ora. Regolare di sale.

A cottura ultimata togliere il chiodo di garofano e frullare molto bene il tutto, infine amalgamare bene con il burro d’arachide. Versare il passato ancora caldo nelle fondine e guarnire con le arachidi tostate.

Crostata di Anna Conte con marmellata e mele per il Club del 27

Crostata

Facciamo un breve ripasso, cos’è innanzi tutto il club del 27? Leggete qui per capire di cosa si tratta e, perchè no, partecipare anche voi.

Il Club da quest’anno sarà concentrato su alcune ricette estratte ogni volta da un libro diverso. Questo mese è il turno di “Marmalade, a Bittersweet cookbook” di Sarah Randell e delle sue marmellate di agrumi. Tra le innumerevoli tentazioni ho scelto la marmalade di arance dolci e frutto della passione per poi abbinarla ad una crostata fragrante.

Non ho mai preparato confetture o marmellate che contenessero più frutti insieme, così come non avevo mai pensato ti mettere sul fondo di una classica crostata delle mandorle, devo ammettere che l’idea è ottima e va sicuramente replicata.

Bando agli indugi e vediamo come preparare queste due dolci tentazioni.

Sweet orange and passion fruit marmalade
Marmellata d’arance e frutto della passione
Marmellata arance e frutto della passione
Per tre vasetti piccoli
2 arance dolci
1 mela renetta
1 limone
2 frutti della passione

400 gr di zucchero

Tagliare e spremere il limone, sminuzzare le bucce e mettere tutto (semi e polpa compresi) in una ciotola. Coprire con acqua e tenere da parte.

In una padella mettere le arance, coprire con acqua e portare ad ebollizione. Cuocere a fuoco lento per 50 minuti o fino a quando non saranno morbidi, pungerli con una forchetta.

Nel frattempo, sbucciare, tagliare a piccoli pezzi le mele e porle in una piccola casseruola con 3 cucchiai d’acqua. Cuocerle a fuoco lento, parzialmente coperto, per 10 minuti, o fino a che non diventano morbide, mescolarle di tanto in tanto ed aggiungere un po’ d’acqua se necessario.

Tagliare in due i frutti della passione, setacciare la polpa in una ciotola, schiacciare i semi con la parte posteriore del cucchiaio nel setaccio per ottenere quanto più succo possibile. Ricordarsi di raschiare il succo dal fondo del setaccio, quindi scartare i semi: si dovrebbero avere circa 70 ml di succo.

Togliere le arance dalla pentola e tenere da parte il liquido di cottura. Quando le arance sono tiepide da poter essere maneggiate, dividerle in quattro e tagliarle dadolarle, scartando eventuali semi. Trasferire le fette e il succo d’arancia in una pentola.

Filtrare il succo di limone ed aggiungerlo. Aggiungere circa 350 ml di liquido di cottura delle arance, lo zucchero e la mela cotta. Mescolare bene.

Marmellata

Cuocere la marmellata a fuoco basso, mescolando spesso, per sciogliere lo zucchero. Aggiungere il succo del frutto della passione e portare la marmellata ad ebollizione, quindi far bollire la marmellata per 30/40 minuti, o fino a quando non ha raggiunto la giusta densità scivolando morbidamente sul cucchiaio. Ricordate che una volta raffreddata sarà molto più densa.

Travasarla in vasetti sterilizzati, chiuderli e capovolgerli sino a completo raffreddamento.

Per sterilizzare i vasetti leggete qui

Anna Conte’s marmalade and apple crostata
Crostata alle mele e marmellata di Anna del Conte

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250 g di farina 0
100 g di zucchero a velo
buccia grattugiata di ½ limone
150 g di burro a temperatura ambiente
1 uovo grande + 1 tuorlo
Per il ripieno
100 g di mandorle tostate
1 mela Granny Smith
8 cucchiai colmi di marmellata
buccia grattugiata di ½ limone

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Versare la farina in una ciotola, setacciare lo zucchero a velo e aggiungere la buccia di limone, mescolare.
Tagliare il burro a pezzi e aggiungerlo alla farina poi con la punta delle dita strofinarlo nella farina e nello zucchero. Sbattere l’uovo e il tuorlo e aggiungerlo all’impasto. Mescolare inizialmente con un cucchiaio, poi impastare velocemente con le mani.
Formare una palla, avvolgerla nella pellicola trasparente e mettere in frigorifero per almeno 30 minuti Se fatta il giorno prima la pasta sarà più friabile una volta cotta ma portarla a temperatura ambiente prima di stenderla.
Stendere 2/3 dell’impasto mettendolo tra due fogli di carta forno e rivestire una teglia con scalanature di 23 cm di diametro alta 3/4 cm rifilando i bordi.

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Bucherellare con i rebbi di una forchetta la base e cospargere le mandorle tritate grossolanamente, distribuendole in modo uniforme.
Pelare, eliminare il torsolo e grattugiare la mela, aggiungere la marmellata e la buccia di limone e spalmare nel guscio di pasta.
Con la pasta rimasta ricavare un rettangolo lungo circa 25 cm, ritagliare 6 strisce larghe circa 2 cm e disporre sulla superficie della torta, poi ritagliare altre 6 strisce e disporle sulla torta nella direzione opposta, creando una grata.
Mettere la crostata in frigorifero per 20 minuti.
Preriscaldare il ventilato a 180° ed infornare la crostata per 35/40 minuti, fino a quando non sarà dorata.
Lasciarla intiepidire, sfornarla e servire.

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Tarallini pugliesi

Tarallini pugliesi

Son come le ciliegie, uno tira l’altro e non si smette più. I tarallini pugliesi sono una droga legalizzata e da quando ho provato a farli in casa non li compro più, anzi mi diverto ad aromatizzarli ogni volta in modo diverso. Sono perfetti come spezzafame e sfiziosi serviti con l’aperitivo.

Poichè la loro preparazione è lunga vale la pena farne un pò di più per poi conservarli in una scatola di latta per qualche giorno, sempre che non spariscano prima.

I tarallini bolliti sono tipici della Puglia, ma si preparano in modi diversi in tante altre regioni come potrete scoprire oggi nella Gn dei taralli e dei tarallucci del Calendario del Cibo Italiano.

Tutti pronti adesso per prepararne un bel cestino, vi spiego come:

500 g farina 0
125 ml vino bianco secco
125 ml olio extravergine d’oliva
10 g sale
concentrato di pomodoro
origano
quello che più vi piace, peperoncino, semi di finocchio, ecc.

Preparazione

Intiepidire leggermente il vino e sciogliervi il sale.

Fare una fontana con la farina e nel mezzo versare il vino e l’olio, impastare bene per almeno cinque minuti.

Dividere in più parti la pasta, io ho preparato tre panetti. Nel primo ho messo l’origano, nel secondo il concentrato di pomodoro, nel terzo nulla perchè mi piacciono anche al naturale.

Coprirli con una ciotola e far riposare mezz’ora.

Riprendere gli impasti e, con santa pazienza, fare man mano dei bastoncini dal diametro di circa 1,5 cm, tagliarli in tanti pezzi da 8 cm ed arrotolarli su se stessi come un tortellino.

Preparazione1

Portare a bollore una capiente pentola d’acqua e tuffare i tarallini un pò alla volta. Scolarli quando vengono a galla, lasciarli ad asciugare su un canovaccio.

L’ideale sarebbe aspettare che si asciughino bene, anche una notte intera.

Accendere il forno elettrico a 200°, modalità ventilata, e cuocerli per 18/20 minuti. Al termine spegnere il forno, lasciare i tarallini all’interno con lo sportello semi-aperto ed attendere che si raffreddino piano piano, ciò li renderà ancora più friabili.

Pollo alle clementine e finocchi di Yotam Ottolenghi

cotto

Da parecchio giravo intorno a questa ricetta che si presenta in modo colorato ed intrigante sia durante la preparazione che nel servizio. Il risultato finale è un piatto completo, importante ma semplice e veloce nell’esecuzione; di fatto la marinatura si prepara in poco tempo e poi si deve solo aspettare, così come per la cottura in forno.

La ricetta è tratta dal libro Jerusalem dello chef-filosofo Yotam Ottolenghi, nato a Gerusalemme da madre tedesca e padre italiano, che propone una cucina mediterranea con l’utilizzo di ingredienti mediorientali perché “il cibo unisce le diverse culture”.

Come ho già scritto, preparare questo piatto è semplice e l’insieme dei sapori che si mescolano creano un gusto unico, da provare insomma. L’elemento che mi ha più incuriosito è l’utilizzo dei finocchi, una verdura che di solito sgranocchio come spezzafame ed in cottura rimane sempre molto delicata, anche troppo. Qui invece acquisisce carattere grazie alla marinatura.

Di seguito riporto la ricetta originale, io non ho messo i semi di finocchio, ho usato il liquore all’anice e ho lasciato la carne a marinare in frigo tutta la notte. Il giorno dopo ho solo dovuto cuocere e portare in tavola.

preparazione

1 pollo a pezzi
500 g di finocchi
400 g di clementine bio
100 ml di Arak o Ouzo o Pernod
4 cucchiai di olio extra vergine d’oliva
3 cucchiai di succo d’arancia
3 cucchiai di succo di limone
2 cucchiai di senape in grani
3 cucchiai di zucchero di canna chiaro
1 cucchiaio di timo
2,5 cucchiaini di semi di finocchio pestati
sale, pepe, prezzemolo
Lavare e tagliare in 8 parti i finocchi, lavare e tagliare a rondelle le clementine lasciando la buccia, mescolare il liquore con l’olio, i succhi degli agrumi, la senape, lo zucchero, il timo, i semi di finocchio e 2 cucchiaini di sale.
In un capiente contenitore aggiungere il pollo a pezzi, i finocchi e le clementine affettate, mescolare con le mani per distribuire bene il condimento e lasciare marinare in frigorifero qualche ora o tutta la notte.
Accendere il forno e portarlo a 200°c, disporre il tutto in una teglia che li contenga in un unico strato e cuocere per circa 40 minuti.
Trasferire in un piatto di portata il pollo, i finocchi e le clementine, versare i succhi in un pentolino e farli ridurre di un terzo, distribuire la salsa sul pollo insieme a prezzemolo tritato.

Pancakes con confettura di mirtilli Cosmopolitan

Cosmopolitan firma

Ritorna la sfida Mtchallenge e propone la cucina alcolica grazie alla vincitrice, Giulia, che ci ha catapultato nell’universo del cocktail che ammetto di conoscere poco.

Riuscire a prepararne uno, destrutturandolo ai fini di una ricetta non è cosa da poco e l’errore che porta al fuori gara è dietro l’angolo. Ma bando agli indugi, provare è d’obbligo, benchè non sappia ad onor del vero dove posizionare la mia “creazione”.  In genere i pancakes li preparo per colazione, ma servirli con una confettura al Cosmopolitan nelle prime ore del giorno forse non è molto indicato.

Ho deciso di realizzare dei piccoli pancakes dorati ed abbinarli ad una confettura di mirtilli al Cosmopolitan, un cocktail codificato IBA, adatto a tutte le ore, come segnalato nella splendida infografica di Dani.

Cocktail

Cosmopolitan

4 cl di vodka al cedro
1,5 cl di Cointreau
3 cl di succo di mirtillo
1,5 cl di succo di lime

Mettere abbondante ghiaccio nello shaker, versare i liquori e i succhi e shakerare.

Per 6 piccoli pancakes

125 g farina 0
5 g lievito per dolci
1 pizzico di sale
1 uovo
20 g di zucchero
200 ml latte scremato
burro

In una ciotola setacciare la farina con il lievito, aggiungere zucchero e sale. In un’altra ciotola sbattere l’uovo con il latte ed incorporarli agli ingredienti secchi, mescolare molto bene e lasciare riposare mezz’ora.

Scaldare una padella antiaderente e pennellarla con poco burro, versare un po’ di pastella alla volta dandole una forma circolare, lasciare cuocere un paio di minuti e girare il pancake con un colpo deciso.

Confettura di mirtilli al Cosmopolitan

250 g di mirtilli neri
170 g di zucchero semolato
4 cl di vodka al cedro
3 cl di Cointreau
1 lime

In una pentola dal fondo spesso versare i mirtilli ben lavati insieme allo zucchero ed al lime.
Portate ad ebollizione, aggiungere uno a volta la vodka ed il Cointreau e continuate la cottura, mescolando ogni tanto, per circa mezz’ora. Per ottenere un risultato vellutato, dopo 10 minuti di cottura frullare il tutto. La confettura è pronta quando vela il cucchiaio.

Con questo piatto partecipo alla sfida:

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Fagottini di tacchino

fagottini di tacchino

 

A volte non sia ha tempo di fare piatti particolari e dalla lunga preparazione. Pranzi e cene che quotidianamente prepariamo hanno la necessità di essere veloci senza però perdere in bontà e gusto. L’occhio poi fa la sua parte e se un buon piatto si presenta bene il piacere aumenta.

In linea generale amo i sapori più delicati e la carne di tacchino è tra questi,  ma c’è chi la trova scialba e riuscire a darle un po’ di sprint, grazie a semplici elaborazioni o condimenti in accompagnamento, la rendono ancora più appetibile.

In questa occasione la solita fettina palliduccia ha subito una trasformazione divenendo un gustoso bocconcino veloce da preparare. Aggiungo che anche la sua sparizione dai piatti è stata veloce.

Se avete poco tempo e non volete rinunciare ad un buon pranzetto questa può essere un’idea.

Per 12 fagottini
6 fettine grandi di tacchino
12 fette di pancetta tesa
70 g parmigiano reggiano grattugiato
prezzemolo tritato
1 bicchiere di vino bianco Verdea
sale
2 cucchiai di olio extra vergine d’oliva
spago da cucina

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Per prima cosa tagliare in due le fettine di carne e batterle leggermente con il batticarne.

Cospargere su ogni fettina parmigiano e prezzemolo, ripiegare leggermente prima i lati lunghi per poi arrotolarla su se stessa dalla parte corta.

Avvolgere ogni fagottino con una fetta di pancetta e chiudere con lo spago da cucina come fosse un  pacchetto regalo.

In una larga padella scaldare l’olio ed adagiarvi la carne per rosolarla brevemente. Salare ed aggiungere il vino bianco a fiamma sostenuta per un paio di minuti, abbassare leggermente e cuocere rigirando ogni tanto la preparazione. Coperchiare parzialmente al fine di non far sfumare tutto il vino, deve aiutare la cottura senza dover aggiungere acqua.

Dopo un decina di minuti i fagottini inizieranno a dorarsi completamente e saranno pronti per essere serviti semplicemente su un letto di insalata fresca magari accompagnati da un bicchiere di vino bianco come la Verdea.

La Verdea è un vino semi-aromatico di vitigno autoctono della zona di S. Colombano dal color giallo paglierino le cui uve sono utilizzate anche da tavola. Ottimo a tutto pasto per accompagnare primi e secondi piatti leggeri e delicati. 

La particolarità di questa zona di produzione sta nel fatto che è la collina per eccellenza del milanese dove si alleva la vite.

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Canederli ai funghi porcini, parmigiano e zafferano

Canederli

Oggi per la Gn dei Canederli del Calendario del Cibo Italiano mi è tornata in mente una ricetta che avevo proposto per una sfida Mtc. Dico subito che, pur non avendola vinta, avevo portando a casa una vittoria molto ambita: il riscatto da una figuraccia.

Qualche anno fa avevo avuto la bella pensata di prepararli alla ragazza di mio figlio, la sua mamma è meranese e prepara canedarli perfetti. In quell’occasione al posto della solita e collaudata ricetta, cercai quella “originale” dei canederli altoatesini che, e sa il cielo dov’ero andata a pescarla, una volta calati nel brodo si erano praticamente sciolti, e qui mi taccio che è meglio.

Grazie alla sfida di cui sopra, complice una perfetta ricetta di canederli ampezzani, ho potuto rifarmi e rifarli più volte con animo leggero. VITTORIA!!!

Agli ingredienti di base ho aggiunto zafferano e porcini, il loro gusto e aroma si fondono insieme alla perfezione.

Qualche giorno prima, ho fatto il pane e tenuto da parte alcune fette per renderle rafferme, qui trovate la ricetta.

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300 g pane raffermo, a dadini – 1cm max
200 ml latte intero
2 uova
70 g parmigiano a dadini – 1cm max
150 g  funghi porcini
1 cucchiaio di prezzemolo tritato
1 cucchiaino raso di sale fino
1 cucchiaio colmo farina debole
1 scalogno
1 bustina di zafferano
1 cucchiaio di Olio Extra Vergine d’Oliva
Brodo di carne oppure Brodo Vegetale

Canederli crudi

Ho sbattuto leggermente il  latte con le uova e versato il composto sul pane tagliato, ho mescolato e lasciato riposare per mezz’ora.

Di seguito ho sminuzzato i funghi, tagliato lo scalogno e in pochissimo olio ho stufato il tutto aggiungendo un po’ di sale e poca acqua giusto per non far attaccare la preparazione che deve rimanere asciutta. Lascio intiepidire.

Nella ciotola dove riposa il pane aggiungo tutti gli ingredienti avendo cura di sciogliere lo zafferano in poca acqua.

Formo delle palline di circa 5 cm. di diametro, saranno un po’ appiccicose ma non troppo, le lascio riposare sul tagliere 15 minuti e le cuocio nel brodo caldo per 7/8 minuti.