Bensone alla confettura di lamponi

La mia proposta di oggi è legata al…

Oggi è la GN dei Dolci da Credenza, hanno questo nome poichè un tempo si conservavano nella credenza, un tipico armadio dell’Emilia Romagna, pare nato nel lontano 1600. I dolci che vi si conservavano si potevano tenere quindi a temperatura ambiente senza che perdessero la loro bontà. Sono ottimi da inzuppo, tuttora attuali e apprezzati perché non passano mai di moda, e mantengono la loro anima rustica.

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Il bensone, in dialetto bàlson o bensòun, è un prodotto da forno tipico della provincia di Modena. Negli anni ho provato diversi impasti, questo è quello che più mi ricorda il dolce che mangiavo da ragazza, comprato dal fornaio del paesino emiliano quando andavo “in campagnia” dagli zii.

Lo preparo con le varianti alla crema di nocciole o confetture di stagione; ma è il savòr, quasi un antenato della saba o sapa, la marmellata da utilizzare per eccellenza che veniva preparata in casa con mosto d’uva e frutta di stagione.

Per la pasta:

400 gr. farina 0
150 gr. zucchero semolato
100 gr. burro
 2 uova
½ bustina di lievito
Latte
Un pizzico di sale
Granella di zucchero
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Per la confettura:

200 gr. lamponi
170 gr. zucchero semolato
Succo di mezzo limone
1/2 mela grattugiata
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Per prima cosa preparare la confettura mettendo in una casseruola i lamponi, lo zucchero, il succo di limone e la mela grattugiata. Lasciare sobbollire, mescolando ogni tanto per circa 30/40 minuti. Quando il composto vela il cucchiaio, ma scivola via velocemente, spegnere il fuoco poiché serve piuttosto morbida. Mettere in un vasetto sterilizzato, chiuderlo e lasciarlo raffreddare rovesciato al fine di creare il sottovuoto. Con le dosi che ho utilizzato ho ottenuto un piccolo vasetto e una ciotola di marmellata che mi è servita per il dolce.

Per il dolce impastare tutti gli ingredienti insieme, il latte si aggiunge solo se il composto dovesse risultare troppo duro. Su una teglia ricoperta di carta da forno modellare la pasta a forma di esse (non so perché ma lo ricordo fatto così) praticando un’incisione lungo tutto il dolce per inserirvi la marmellata. Ricoprire la restante pasta di granella di zucchero ed infornare a 180° abbassando subito a 160° per circa 20/25 minuti, regolatevi con il vostro forno.

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Trattandosi di un dolce da inzuppo, oltre che a colazione con il latte al mattino, provate a pucciarlo in un buon bicchiere di Moscato giallo dopo pranzo, mi saprete dire.

Purè di Fave con cicoria e pecorino

La mia proposta di oggi è legata al…

Un piatto della tradizione pugliese per eccellenza protagonista della GN delle fave e pecorino.

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Ingredienti semplici, la cicoria selvatica o le erbe amare, le favette piccole e tenere, il pecorino sapido da grattare o fare a scaglie e spargere a pioggia sul tutto, rende questo piatto una delle icone della cucina salentina, pugliese e materana.

Le verdure citate non sono semplici da reperire in città, per fortuna si trova in commercio la cicoria coltivata e va bene ugualmente.

Le fave fresche sono tipiche invece di questo periodo dell’anno, le più piccole e tenere, mangiate crude si sposano letteralmente con un buon pecorino di media stagionatura.

Per questo piatto in particolare si devono utilizzare quelle secche che, a seconda delle dimensioni andranno messe in ammollo per qualche ora o solamente risciacquate, ma per questo controllate le indicazioni riportate sulla confezione.

Il piatto che verrà a comporsi, per la sua alternanza di dolce (fave), amarognolo (cicoria) e la punta sapida del formaggio, acquisirà un insieme di sapori meravigliosi. Ogni volta che lo preparo penso ad una cara amica che soffrendo di favismo non lo può  nemmeno assaggiare. Per fortuna la nostra cucina ci regala molto altro e questo mi consola, ciao Licia 🙂

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250 g di fave secche decorticate
1 patata media
1 cucchiaio di dado vegetale
750 ml di acqua
pecorino sardo semi-stagionato
350 g di cicoria
1 spicchio di aglio
peperoncino
olio extra vergine d’oliva

sale

Lasciare in ammollo le fave se la qualità che avete scelto lo prevede, le mie le ho solo sciacquate molto bene. Riempire una pentola con l’acqua  necessaria a ricoprirle e portare a bollore, togliere la schiuma che si formerà, aggiungere la patata dadolata, il dado e lasciare cuocere girando di tanto in tanto.  Ci vorrà circa un’ora di cottura, dipende dal tipo di fave che avrete utilizzato, il alcuni casi il tempo va raddoppiato. A cottura ultimata si otterrà una crema granulosa da ripassare con il frullatore ad immersione se si vuole ottenere un effetto vellutato.

Mentre le fave cuociono, pulire la cicoria, lessarla in poca acqua e scolarla molto bene. Ripassarla in una padella dove avrete fatto imbiondire l’aglio in poco olio, salato ed aggiunto un pò di peperoncino.
In un piatto versare qualche cucchiaio di purè di fave con sopra un filo d’olio, accanto un pò di cicoria e su tutto una pioggia di pecorino.

 

Il mio Arroz con Leche per il Club del 27

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Ebbene si per il Club del 27 è stato un mese allegro e divertente, si è riso tanto.

Come dite? Dopo questa battuta non mi seguirete più… su non fate così, ammetterete che almeno un angolino delle vostre labbra ha tentato un sor-riso…

Se state ancora leggendo è perchè la curiosità in voi ha avuto il sopravvento sulla mia vis comica e restare in questo club virtuale, dove si chiacchiera tra amiche di cucina e non ci si prende troppo sul serio. Questa sorta di spin-off dell’MTC è dedicato a riproporre le precedenti ricette dei Temi del Mese passati.

Il Tdm di Aprile ha come protagonista il riso (questo l’avevate già compreso) ed io ho scelto di riproporre un dolce a suo tempo preparato da Simonetta.

Si tratta appunto di un dolce della tradizione spagnola presente in tutto il Sud America; infatti se cercate in rete Arroz con Leche vi compariranno le versioni di una stessa ricetta fatta in Perù così come in Colombia oppure in Argentina ed altri non è che riso con latte.

Secondo la storia furono i conquistadores spagnoli a portare in America Latina la ricetta divulgandola dalla terra degli Incas sino a quella dei Maya. Curioso è sapere però che a loro volta gli spagnoli conobbero l’Arroz con Leche solo in seguito al contatto che ebbero con i conquistadores arabi. Nei fatti si tratta di un dolce coloniale per eccellenza.

Gradevole per un fine pasto, per me è una coccola a colazione.

27 aprile

750 ml di latte parzialmente scremato
75 g di riso varietà Carnaroli
50 g di zucchero semolato
50 g di zucchero di canna
essenza di vaniglia del Madagascar
cannella in polvere

Mettere a bagno il riso nel latte per almeno due ore. In una casseruola versare il riso con il suo latte e due o tre gocce di essenza di vaniglia.

Portare lentamente a bollore mescolando di tanto in tanto. In circa mezz’ora dovrebbe aver assorbito tutto il latte, aggiungere gli zuccheri e continuare a cuocere, come se doveste mantecare, diverrà denso e cremoso.

Fare raffreddare quasi del tutto e servire in coppette con una bella spolverata  di cannella.

Arrivederci dal:

Banner disegnato da Francesca Carloni del blog Ricette & Vignette

Calzoni di pasta matta al forno

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Non avete dimestichezza con i lievitati, non usate la pasta madre, avete timore di non riuscire nell’ardua impresa di fare anche un piccolo impasto… eccetera, eccetera. Naaaa, cimentatevi serenamente, come direbbe un mio amico, con questa pasta matta e farete una porca figura, come direbbe invece una mia amica 😉

I calzoni di pasta ripieni della qualunque sono sempre buoni e sfiziosi, io vi propongo il classico condimento, sta a voi tentare nuove strade e sbizzarrirvi. Questi sono fatti con la pasta matta, pochi ingredienti, zero lievitazione, mentre si preparano il forno si scalda e dopo pochi minuti li avrete belli caldi e gustosi in tavola.

200 g di farina tipo 1 (va bene anche la 0)
70 g acqua
2 cucchiai di olio extra vergine d’oliva
1/2 cucchiaino raso da caffè di sale
12 pomodorini
180 g di mozzarella
Origano
Olio extra vergine d’oliva
Lavare e tagliare in quattro i pomodorini, tagliare la mozzarella e lasciare scolare il tutto dentro un colino.
Fare intiepidire l’acqua, non deve essere bollente, in una ciotola setacciare la farina, fare il buco al centro e versare l’olio, aggiungere il sale e l’acqua poco per volta. Quando la farina avrà assorbito tutta l’acqua, togliete l’impasto dal recipiente e lavorarlo con le mani su una spianatoia per un paio di minuti. Se è troppo umido aggiungere poca farina, se è troppo duro ancora un goccio di acqua. Fare riposare l’impasto avvolto da una pellicola, per circa mezz’ora.
Nel frattempo accendere il forno a 190° modalità ventilata.
Riprendere la pasta, dividerla in quattro parti e stenderla cercando di creare dei dischi dal diametro di circa venti centimetri.
Disporre su ognuno una parte dei pomodori, la mozzarella, un pò di origano ed un goccio di olio.
Chiedere a mezzaluna, rincalzare i bordi e premerli con i rebbi di una forchetta. Pennellare la superficie con un pò di olio.
Disporre i calzoni ottenuti sulla placca del forno, a metà altezza, e cuocerli per dieci minuti.

Grissini con pasta madre speziati

La mia proposta di oggi è legata al…

Come non partecipare con un contributo alla GN dei Grissini? Al primo rinfresco della mia pasta madre li ho preparati immediatamente ed altrettanto immediatamente sono spariti.

I fatti si sono svolti più o meno così: con la macchina fotografica al collo e l’occhio puntato sullo schermo per la messa a fuoco, nell’atto di inquadrarli,  ho realizzato che al posto dei grissini c’era una mano (oramai la conoscete anche voi) ed una voce alle mie spalle che chiedeva se potevano essere mangiati. Per fortuna al mio no la mano si è messa da parte in attesa di ricalare inesorabile ed a quel punto ciao a tutti.

Sono partita da una base neutra per l’impasto, dopo la prima lievitazione li ho differenziati utilizzando alcune spezie. Ho così ottenuto dei grissini morbidi e croccanti al tempo stesso, sfiziosi per la  varietà dei profumi e dei sapori. In effetti sono un pò come le ciliegie, uno tira l’altro, e per merito delle spezie unite ad un pizzico di curiosità i miei sono andati a ruba.

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200 g farina tipo1
100 ml circa di acqua
1/2 cucchiaino di sale
2 cucchiai di olio extra vergine d’oliva
curry
curcuma
zenzero
pimentón ahumado
Impastare la farina con la pasta madre, il sale, l’olio ed aggiungere acqua quanto basta per ottenere un impasto morbido ma non appiccicoso. Lavorarlo per almeno cinque minuti e batterlo un paio di  volte.
Praticare un’incisione a croce sulla sommità del panetto e coprirlo con un telo pulito, lasciare lievitare in un luogo asciutto per almeno tre ore. La pasta deve raddoppiare di volume.

Prendere un pezzetto di pasta alla volta, un pò più grande di una pallina da golf, e lavorarla per ottenere tanti bastoncini che andranno adagiati su una teglia ricoperta di carta forno; praticare delle incisioni, come da foto, e spolverare i grissini con le varie spezie.

Foto: appena formati e dopo aver lasciato lievitare la pasta per tre ore

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Lasciare lievitare ancora un’ora almeno sempre coperti da un telo in luogo asciutto.

Accendere il forno a 190°  modalità ventilata e cuocerli per 15 minuti.

Foto: dopo un’ora dalla seconda lievitazione pronti per il forno.

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Sartù di riso

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Buona Pasqua! Per questa giornata di festa non poteva mancare un piatto ricco e sontuoso, così quando ho letto la sfida MTChallenge di questo mese la scelta è stata obbligatoria ed ho atteso la Pasqua per preparare e portare in tavola il sartù di riso che Marina ha proposto dopo aver meritatamente vinto la sfida precedente.
Come ogni mese inizialmente ho sempre un moto di apprensione leggendo le ricette che dovrei preparare, gli schemi da seguire e le variazioni personali da apportare. Leggo, rileggo, prendo appunti, attendo suggerimenti, calcolo i tempi di preparazione che, come in questo caso, sono importantissimi.
Infine faccio la spesa e decido di partire all’attacco, accada quel che accada 😀
La ricetta ha origini antiche poichè il riso fu importato a Napoli per la prima volta alla fine del XIV secolo, dalla Spagna, nelle stive delle navi degli Aragonesi, ma non ebbe successo, tanto da esser definito “sciacquapanza” cioè cibo povero e poco gustoso.

Così dal Sud fu importato al Nord Italia, dove poteva essere coltivato.

Nel ‘700 però, con il dominio dei Borbone delle Due Sicilie, nelle cucine di corte e di molte famiglie aristocratiche napoletane, lavoravano  cuochi francesi, nominati Monsù (dal francese Monsieur) che consapevoli del fatto che i napoletani avessero una vera e propria avversione per il riso, pensarono di renderlo più gustoso, aggiungendo sugo di pomodoro, melanzane fritte, piselli e polpettine.

Il nome francese di questo piatto, “sar-tout”, fu ben presto riadattato in “sartù” diventando uno dei piatti più importanti e ricchi della tradizione culinaria napoletana tanto che a lui è dedicata una strofa di un’antica canzone:

“O’ riso scaldato era na zoza
Fatt’a sartù, è tutta n’ata cosa
Ma quale pizz’e riso, qua timballo!
Stu sartù è nu miracolo, è nu sballo.
Ueuè, t’o giuro ‘ncopp’a a chi vuò tu:
è chiù meglio d’a pasta c’o rraù!”.

Per la composizione di 8 stampini monoporzione serviranno:

burro
pangrattato
100 g di provolone dolce a cubetti
Riso
400 g di riso Carnaroli
1 mestolo di passata di pomodoro
1 l d’acqua
4 uova
4 cucchiai di Parmigiano Reggiano
sale
Cuocere il riso in acqua bollente con l’aggiunta della passata, regolare di sale.
A 3/4 di cottura si dovrebbe avere il completo assorbimento dei liquidi, spegnere e lasciare intiepidire.
Aggiungere le uova, il formaggio e mantecare bene.
Ragù
1 cipolla media
200 g di manzo macinato
1 salsiccia mantovana
1 scatola di pelati
2 cucchiai olio evo
1/2 bicchiere di cognac
noce moscata
Sale
Tritare la cipolla e rosolarla nell’olio, aggiungere la carne e le salsicce sbriciolate; sfumare il tutto con il cognac e cuocere per qualche minuto.
Aggiungere i pelati ed un mestolo d’acqua calda.
Fare sobbollire (pippiare), per almeno due ore e regolare di sale.
A cottura ultimata profumare con una bella grattugiata di noce moscata.
Polpettine
200 g di manzo macinato
70 g prosciutto cotto tritato
2 cucchiai di pangrattato
1 cucchiaio di prezzemolo tritato
sale
Amalgamare insieme tutti gli ingredienti e formare delle polpettine grosse come nocciole e cuocerle per 15 minuti in forno caldo a 170°, facendole ruotare una paio di volte.
Verdure
70 g di piselli
150 g di melanzane
1 cucchiaio di dado vegetale homemade
Sgranare i piselli, tagliare a cubetti le melanzane e stufare il tutto in una casseruola con mezzo bicchiere d’acqua ed il dado vegetale.
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Salsa d’accompagnamento
200 ml di passata di pomodoro al naturale
1 spicchio di aglio
basilico
olio extravergine d’oliva
sale
In una casseruola dorare l’aglio nell’olio, levarlo e versare la passata, regolare di sale. Cuocere per 20 minuti, al termine profumarla con il basilico.
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Composizione dei mini-sartù:
Imburrare molto bene i contenitori e spolverarli con il pangrattato.
Con le mani bagnate foderare il fondo degli stampini ed i bordi con uno strato di riso di quasi un centimetro. Mi raccomando di livellare tutto molto bene, nel caso utilizzate un cucchiaino bagnato.
Riempirli con un cucchiaio di ragù, uno di verdure, tre polpettine e dadini di provolone dolce.
Chiudere il tutto con uno strato di riso.
Cuocere a forno caldo a 180° per circa 20 minuti.
Il sartù è pronto quando i bordi si staccano dallo stampo.
Lasciare intiepidire per circa 15 minuti, sformarli e servire con la salsa di pomodoro calda.
Con questa ricetta partecipo alla sfida:
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Focaccia di Recco

La mia proposta di oggi è legata al…

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Per la preparazione della “Focaccia di Recco col formaggio” anticipo subito due cose basilari:

1 – a casa mia si prepara seguendo la ricetta come da disciplinare nei limiti del possibile, forno in primis.

2 – io l’ho fatta raramente perché, da sempre, a prepararla è il marito che la domenica sera si appropria della cucina e sforna su ordinazione pizze, focacce e questa meraviglia.

Va da sé che per la GN della focaccia di Recco non ho avuto dubbi, ho avvisato subito chi di dovere le cui mani sarebbero state immortalate nell’atto di prepararla.

Per il servizio fotografico e l’assaggio chiaramente ho dovuto fare tutto io, sia mai si dica che non aiuto 😀

Nemmeno a dirlo è sparita subito, buonissima come sempre… e bravo il marito!

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250 g di Farina di grano tenero tipo “00” di forza o in alternativa farina tipo “Manitoba”, in genere noi usiamo anche la farina tipo “0” o “1”.
25 g di Olio extra vergine d’oliva italiano
Acqua naturale
Sale fino
250 g di crescenza

Lavorare assieme farina, acqua, olio e sale sino ad ottenere un impasto morbido e liscio. Formare un panetto e lasciare riposare l’impasto, per almeno mezz’ora a temperatura ambiente, coperto da un telo.

Accendere il forno a 250°.

Prelevare metà impasto e tirarlo con il mattarello e l’aiuto delle mani allargando la sfoglia sino a rendere lo spessore inferiore al millimetro, attenzione a non provocare perforazioni della superficie. Adagiare la sfoglia nella teglia di cottura, precedentemente unta con l’olio.

Sulla sfoglia distribuire la crescenza in piccoli pezzi della grandezza pari a quella di una noce così da coprire in maniera omogenea tutta la superficie. Tenere qualche pezzetto di formaggio da parte.

Stendere una seconda sfoglia con l’impasto rimanente e coprire quella col formaggio.

Rincalzare bene i bordi e saldarli con l’aiuto di una forchetta per impedire la fuoriuscita del formaggio durante la cottura.

Con le dita strappare delicatamente la sfoglia superiore, formando dei fori.

Porre sul tutto i pezzetti di formaggio tenuti da parte ed irrorare di olio tutta la superficie.

Infornare ponendo la teglia nella parte più bassa del forno e cuocere per 4/5 minuti, fino a quando la superficie della focaccia non avrà assunto un colore dorato.

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Torta Donizetti

La mia proposta di oggi è legata al…

 

 

 

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La “Turta del Donizet” è un dolce realizzato per commemorare Gaetano Donizetti tra i più celebri operisti dell’ottocento, musicista bergamasco morto l’otto aprile del 1848.

Per la GN del calendario del cibo italiano non si poteva fare scelta migliore che preparare questa torta dedicata al compositore la cui leggenda narra che, a tavola con il musicista Rossini, dopo aver constatato le amarezze sentimentali del suo ospite, si fece preparare un dolce semplice e veloce. Nella realtà l’ideatore è Alessandro Balzer, un pasticcere che nel 1948 per celebrare il centenario della sua morte creò una torta da dedicargli e venne appunto chiamata torta del Donizetti. Un dolce semplice e veloce da preparare, e non poteva essere diversamente visto che la grande abilità del Donizetti stava nel riuscire a creare opere straordinarie in poco tempo e sotto stretta pressione, la chiamavano  “la poetica della fretta”.

La camera di commercio di Bergamo ha predisposto un disciplinare secondo cui il nome di “Turta del Donizet” può essere destinato solo al prodotto che risponde a determinate caratteristiche.

Per il mio dolce ho dimezzato le dosi e modificato la ricetta originale, quindi la mia è solo la Torta Donizetti. Nei fatti ho sostituito il maraschino, liquore di origini dalmate, con un vino passito del territorio e l’ananas candito per la nota comunque acidula ma colorata dei mirtilli rossi.

Come dicevo ho bagnato l’impasto con un passito che vi propongo anche come nota alcolica considerato che la torta è ottima per un dopocena. Si tratta di un vino da meditazione il Moscato di Scanzo Docg. Viene prodotto grazie ad un vitigno a bacca rossa dalle cui uve nasce questo passito a Scanzorosciate in Valcalepio, un paesino che ha la particolarità di avere la più piccola Docg (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) d’Italia, attualmente ha infatti 39  produttori per una superficie vitata di 31 ettari.

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130 g di burro morbido
70 g di zucchero semolato
4 tuorli
2 albumi
40 g di farina 0
50 g di fecola di patate
40 g di albicocche candite a cubetti
60 g di mirtilli rossi essiccati
3 cucchiai di Moscato di Scanzo Docg
poche gocce di estratto di Vaniglia del Madagascar

Montare il burro insieme a 60 g di zucchero, aggiungere i tuorli uno alla volta e amalgamare bene il tutto.

Montare a neve gli albumi con i rimanenti 10 g di zucchero ed incorporare lentamente al composto precedente.

Aggiungere gradatamente la farina, la fecola, aggiungere le albicocche ed i mirtilli rossi, da ultimo il moscato e l’estratto di vaniglia.

Imburrare uno stampo a ciambella, versarvi il composto, mettere in forno a 180° per circa 30 minuti.

Lasciar raffreddare e spolverare con zucchero a velo.

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Fusilli integrali con barbe di frate…

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…oppure agretti, lischi, senape dei monaci, roscano. In realtà la verdura che compone questo primo piatto si chiama salsola soda. E’ un ortaggio tipicamente primaverile ricco di sali minerali e proprietà depurative, presente da fine marzo fino a maggio.

Le sue foglie filiformi ricordano l’erba cipollina, ma si distinguono perché più sottili e piatte. Le barbe dei frati presentano un colore verde carico, quasi brillante ed un sapore leggermente acre.

Poiché si trovano per poco tempo durante l’anno, appena posso le compro per cucinarle con la pasta ed un condimento che ne esalta il gusto. E’ un piatto che si colora dei toni della primavera e mi dona buonumore.

Per la loro pulizia si deve avere un po’ di pazienza, essendo in pratica una sorta di mazzetto filamentoso con tanto di apparato radicale, si deve lavare molto bene per togliere tutti i residui terrosi per poi reciderne la parte finale vicina alla radice. Il mazzetto infine lo taglio a metà della sua lunghezza.

Il formato di pasta che preferisco è il fusillo corto, possibilmente integrale, attorno al quale la verdura tende ad avvilupparsi una volta spadellata.

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140 g di fusilli integrali (dose per 2 persone)
250 g di barbe di frate (peso netto)
1 spicchio di aglio
5 filetti di acciughe
2 pomodori ramati
Peperoncino (facoltativo)
Olio extravergine d’oliva
Sale

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Portare ad ebollizione una pentola d’acqua, salare e sbollentare la verdura, scolarla e nella stessa acqua cuocere la pasta.

Nel frattempo in una larga padella dorare l’aglio con un paio di cucchiai d’olio e sciogliervi le acciughe. Togliere l’aglio, tagliare a piccoli pezzi i pomodori lavati e cuocere per qualche minuto, aggiungere le barbe di frate, regolare di sale e volendo peperoncino.

Nel frattempo scolare la pasta molto al dente (tenere da parte una tazza dell’acqua di cottura) versarla nella padella ed amalgamare molto bene con il condimento. Se asciuga troppo aggiungere l’acqua della pasta, spadellare per un paio di minuti.

Il piatto è servito e la primavera è arrivata 😀

Pillola socratica 😉

Orate al forno con carciofi, patate e pomodorini

Inizia oggi con il Calendario del Cibo Italiano un nuovo progetto targato Mtc, al quale partecipo con gioia, che prevede proposte culinarie nuove o collaudate e riguarderanno una preparazione in particolare per ogni giorno dell’anno.

Partiamo con il 1° di aprile giorno di scherzi e burla più o meno eclatanti.  La tradizione non è solo italiana, ogni paese ha un suo modo di chiamare questa la festa. In Francia, come in Italia, si usa l’espressione Poisson d’avril (pesce d’aprile). Nei paesi anglofoni, come Regno Unito e America, invece, si chiama April fool’s day  (il giorno dello sciocco d’aprile). In Germania Aprilscherz (lo scherzo d’aprile), infine nella Scozia delle Highlands il pesce d’aprile dura due giorni, nel secondo, ci si diverte ad attaccare sulla schiena dei malcapitati un cartello con la scritta Kick me! (dammi un calcio).

Poichè di pesce si parla come non iniziare proprio con la GN del pesce al forno? Un piatto che preparo spesso utilizzando i dentici oppure le orate (o dorate, nome che fa riferimento alla striscia dorata posta tra gli occhi del pesce stesso).

Nella preparazione uso il sale al limone, potete farlo in casa utilizzando la buccia di un limone non trattato che avrete fatto seccare molto bene, tritato finemente e mischiato con sale integrale.

Per la nota alcolica questa volta vi propongo un buon bicchiere di Prosecco, un vino bianco italiano, brioso e profumato, la cui origine produttiva risale a Prosecco (Trieste) dall’allevamento del vitigno Glera. La versione che preferisco è ferma, meno conosciuta, che si ottiene dai vigneti più fitti e poco produttivi, dove le uve vengono vendemmiate ben mature.

Ed ora bando agli indugi, ecco la ricetta del giorno:

Orate 3

2 orate (circa 500 g l’una) per 3/4 persone
4 carciofi
4 patate
15 pomodorini
2 spicchi d’aglio
2/3 cucchiai di Erbe aromatiche tritate (timo, erba cipollina, rosmarino)
Sale al limone
Olio extra vergine d’oliva

Orate 1

Pulire ed eviscerare (oppure farsi preparare dal pescivendolo) due belle orate.

Pulire i carciofi, eliminare le foglie esterne più dure, tagliarli a metà ed eliminare l’eventuale barba. Sbollentarli in acqua leggermente acidulata, al fine di non farli annerire, ed affettarli abbastanza sottilmente.

Lavare le patate, sbucciarle e tagliarle a rondelle sottili, non a velo altrimenti bruciano subito.

Lavare e tagliare a metà i pomodorini.

Scaldare il forno a 180° modalità ventilata.

Preparare una teglia ricoperta di carta forno, oliarla ed adagiarvi il pesce che avrete farcito, al suo interno, con aglio, erbe aromatiche, un pizzico di sale al limone ed un filo d’olio.

Intorno ai pesci fare un letto di patate, porre sopra queste gli spicchi di carciofi e qua e là i pomodorini.

Insaporire cospargendo di erbe aromatiche anche le verdure insieme al sale al limone e oliare moderatamente tutta la preparazione.

Infornare e cuocere per 25/30 minuti.

Orate 2