Kebab di pollo

Il Kebab, letteralmente carne arrostita in turco, è un piatto dalle origini molto lontane, il filosofo greco Omero ne cita una versione antica.

Diffuso in oriente, nel tempo ha varcato i confini di tutto il mondo diventando un panino da passeggio, uno street food dalle molteplici varianti ed abbinamenti di carne e tipologia di pane.

La mia versione casalinga, assolutamente una variazione sul tema, parte con un delizioso pane tutto italiano: la puccia salentina, un panino grande e gonfio ma con poca mollica che ben si presta ad una consistente farcitura.

Dosi per 4 kebab:

4 pucce salentine (oppure 4 panini arabi)
400 gr di petto di pollo
3 pomodori ramati
8 foglie di scarola
1 cipolla bianca
grossa
1 vasetto di yogurt bianco naturale
1/2 limone
Erba cipollina
Spezie: cumino, curry, cannella, coriandolo, zenzero, paprika e curcuma
Sale
2 cucchiai di olio extra vergine d’oliva

Per prima cosa preparare la salsa di yogurt mischiandolo con qualche goccia di succo di limone e una generosa manciata di erba cipollina.

Tagliare il pollo a listarelle e lasciarlo marinare per almeno 2 ore insieme alle spezie, sale, al restante succo di limone e 1 cucchiaio di olio.

Lavare l’insalata, anche i pomodori e tagliarli a fette; sbucciare la cipolla bianca, tagliarla a rondelle e passarle velocemente sotto l’acqua calda.

Ungere una padella antiaderente, scaldarla e cuocere la carne con tutte le sue spezie, rigirandola spesso. A cottura ultimata, porla su un tagliere stracciarla con una forchetta, rimetterla in padella ancora per qualche minuto a tostare.

La composizione del piatto è a carico dei commensali che avranno ciascuno una puccia tagliata per 3/4, in modo da non far colare il ripieno e leggermente tostata su una piastra per un paio di minuti, che farciranno a piacere con foglie d’insalata, pomodori e cipolla, la carne ben calda e su tutto la salsa allo yogurt.

Costolette di agnello agli aromi

Le costolette di agnello si ricavano dal carré, è bene che siano spesse almeno un paio di centimetri perchè non diventino troppo asciutte cuocendo.

Si possono preparare al forno, io preferisco cuocerle in padella, risultano molto più morbide seppure ben rosolate.

Servitele in accompagnamento con una fresca insalata e delle patate al forno.

Per 4 porzioni

800 gr di costolette d’agnello
1 mazzetto di erbe aromatiche (rosmarino, salvia, menta, timo)
bacche di ginepro
2 spicchi d’aglio
1/2 bicchiere di vino bianco
1/2 bicchiere d’aceto bianco
2/3 cucchiai di olio extravergine d’oliva
sale

Marinatura

Aceto o 1 limone spremuto
Vino bianco
Erbe aromatiche (rosmarino, salvia, menta, timo)
1 spicchio d’aglio

Marinare l’agnello con le erbe aromatiche, l’aceto oppure il succo di limone, il vino bianco per 2 ore.

Tritare il mazzetto di erbe aromatiche con l’aglio, sgocciolare bene l’agnello dalla marinatura e metterlo in padella antiaderente cosparsa di olio, non sovrapporre la carne.

Distribuire sull’agnello il trito di erbe aromatiche, le bacche di ginepro, salare e, a fiamma vivace, sfumare con aceto e vino bianco; lasciare ben rosolare da entrambi i lati.

Abbassare la fiamma, coperchiare e cuocere un’ora. Girare l’agnello ogni tanto e se asciuga troppo aggiungere poca acqua calda.

Ossobuco con gremolada e risotto giallo

Il piatto di oggi è decisamente sontuoso e molto milanese: l’ossobuco con la gremolata, servito tipicamente col risotto allo zafferano.

Era la pietanza domenicale delle famiglie borghesi citata già alla fine dell’ottocento da Pellegrino Artusi; oggi è uno dei dieci piatti di Milano riconosciuti De.Co. (Denominazione Comunale).

L’ òss bus con la gremolà (in lingua meneghina) accompagnato dal risotto, diviene un piatto completo da gustare con un bel bicchiere di vino rosso, io ho scelto una Bonarda dell’Oltrepò pavese ed in fondo alla ricetta vi spiego il perchè.

Per 4 porzioni

4 ossibuchi di vitello (circa 300 gr l’uno)
1 cipolla media
1 carota piccola
1 costa di sedano
1 pomodoro piccolo e maturo
1 spicchio d’aglio
1 acciuga
1 ciuffo di prezzemolo
Buccia grattugiata di 1 limone bio
Farina
1 bicchiere di vino bianco
secco
3 dl di brodo vegetale
70 gr di burro
sale

per preparare il risotto cliccate qui: Risotto alla milanese

Togliere il grasso alla carne ed inciderla (così in cottura non si arriccia), salarla ed infarinarla. In un tegame sciogliere metà del burro in dotazione e farvi rosolare cipolla, carota e sedano tritati finemente. Quando le verdure sono pronte, toglierle e tenerle da parte. Nella stessa padella ora adagiarvi la carne e rosolarla col resto del burro, aggiungere le verdure e sfumare il tutto con il vino. Far evaporar bene, aggiungere il brodo caldo, il pomodoro tritato e cuocere per circa 90 minuti a fuoco dolce e col coperchio. Girare la carne ogni tanto e se necessario aggiungere altro brodo.

Nel frattempo preparare la gremolada: tritare il prezzemolo con aglio e acciuga. Al trito ottenuto aggiungere la buccia grattugiata del limone.

Preparate il risotto allo zafferano; a cottura ultimata della carne, togliere dalla padella gli ossibuchi (tenerli in caldo), nel fondo di cottura versare la gremolada e mescolare bene per un minuto.

Impiattare il risotto con sopra l’ossobuco ed il suo intingolo, c’è chi lo preferisce messo a lato ma deve essere comunque servito nello stesso piatto.

Abbinamenti di-Vini

Trattandosi di un piatto strutturato e dai sapori intensi lo abbino ad una Bonarda dell’Oltrepò Pavese, vino giovane dal gusto fresco e ricco di polifenoli, in particolare il tannino la cui proprietà sgrassante contribuisce a pulire il palato. Da non confondere con quella piemontese, questo vino è ottenuto dalle uve Croatina, un vitigno a bacca nera conosciuto anche come Croata, Croattina, Crovattina/o, Crovettina, Uga del zio, Neretto, Uva Vermiglia, Nebbiolo di Gattinara e Bonarda di Rovescala.

Ricette in quarantena

I giorni di esilio casalingo non sono finiti, dobbiamo continuare a resistere e non lasciarci andare mai. Solo così ne usciremo vincenti e mi auguro molto più consapevoli.

Sui social impazzano ricette e preparazioni di tutti i tipi ed il lievito di birra è diventato più ricercato dell’oro al tempo del Klondike. A questo proposito colgo l’occasione per dirvi che la birra magari bevetevela, il lievito non si può riprodurre a meno di non averne un pezzettino per fare la pasta da riporto. Se volete provate con la pasta madre.

Ho pensato di lasciarvi i link di una selezione di ricette che ho pubblicato nel tempo e che possono esservi d’aiuto nella preparazione quotidiana dei pasti. Tenuto conto che mai come adesso la Cucina socratica è la prima fonte d’ispirazione.

Ed ora cliccate sulle foto per leggere le ricette oppure i link sottostanti e, se non vi bastano queste proposte, continuate a curiosare sul blog per chiave di ricerca o selezionando una categoria. Ricordate anche che potete mandarmi le foto dei piatti che proverete a fare, le ritroverete qui.

Torneremo ad abbracciarci 😀

Facciamo il pane e non solo: Oggi faccio il panePanini al latte‘Mpille salentineCantucci salati (senza lievito) – Tarallini pugliesi (senza lievito) – Calzoni di pasta matta (senza lievito)

Oggi pasta: Sugo ai carciofi Pasta e fagioliOrecchiette con cime di rapaSpaghetti alle vongole

Voglia di risotto: Riso integraleRisotto pere e taleggioRisotto rossoRisotto alla milanese

Carne, pesce e formaggio homemade: Padellata di salsiccia e..Fagottini di tacchinoPolpettine speziateInsalata di polpoOrate al fornoInvoltini di sogliolaLabneh

Le verdure: Torta girasole di verdureFagiolini a mazzetti…Crostata di cavolfioreVerdure al fornoInsalata pantescaPanzanella prêt-à-porter

Finiamo in dolcezza: Dolcetti di mandorleTorta all’acquaBensonePouding ChômeurBiscotti al latte condensatoBanana bread

Cassoeûla milanese

Nel mio blog non poteva mancare questo piatto della tradizione milanese, gustoso e ricco anche in termini calorici. I meneghini la preparano tutto l’anno, ferragosto compreso, in verità è perfetto nei mesi invernali accompagnato magari da una fumante polenta.

E’ un piatto povero nato nel XX secolo come tradizione culinaria per festeggiare Sant’Antonio Abate ogni 17 gennaio, nonché la fine del periodo della macellazione dei maiali secondo il calendario della campagna. La sua diffusione, racconta la leggenda, si deve ad un soldato spagnolo che pare abbia insegnato la ricetta alla cuoca di una nobile famiglia milanese, di cui si era innamorato. Questo miscuglio di carni e verdura fu così apprezzato che la sua preparazione si diffuse sul territorio. Invece sulle origine del suo nome vi sono più versioni, potrebbe derivare dal cucchiaio per mescolarla: il casseou, oppure dalla pentola utilizzata nella preparazione: la casseruola. Esiste però un’altra spiegazione, pare che tradizionalmente il piatto venisse preparato dagli operai dei cantieri edili, una volta completato un edificio, ed il nome derivi dall’attrezzo usato per mescolarla durante la cottura, la cazzuola appunto. Oltralpe invece esiste un piatto tedesco: il Kasseler, si pronuncia càssola, dove diversi tagli di maiale affumicato vengono serviti con il cavolo verza.

La verza, uno degli ingredienti principali, per essere saporita e dolce deve passare la notte al gelo, se questo viene a mancare basta tenerla in congelatore e il gioco è fatto. Del maiale, suo comprimario, si utilizzano praticamente tutte le sue parti più e meno nobili.

Il Comune di Milano ha marchiato, nel 2008, la ricetta con la sigla De. Co. (denominazione comunale), per valorizzarne la provenienza e renderla riconoscibile al turismo enogastronomico.

Questa è la mia versione, se preparata il giorno prima è ancora più buona

Ingredienti per 4 persone:

1,5 kg di verze gelate
600 g di costine di maiale
100 g di cotenne di maiale
8 verzini o piccole salsicce
1 piedino di maiale
150 g di carote tritate
150 g di sedano tritato
100 g di cipolla tritata
40 g di burro
1/2 bicchiere di passata di pomodoro
1/2 bicchiere di vino rosso (quale lo scoprite alla fine dell’articolo)
brodo vegetale
1 foglia di alloro
1 chiodo di garofano tritato
sale

Fiammeggiare e raschiare molto bene la cotenna ed il piedino per eliminare le setole. Porli in una pentola coperti di acqua fredda, portare a bollore e cuocere per 30/40 minuti. Al termine scolarli bene e tenerli da parte.

Tagliare a striscioline e lavare bene la verza, sbollentarla in una pentola di acqua già in ebollizione per cinque minuti. Scolarla e tenerla da parte.

Seguire lo stesso procedimento della verza per sbollentare i verzini (dopo averli bucherellati) e le costine.

Questo per rendere la verza più digeribile e le carni meno grasse.

In una casseruola, ampia e dai bordi alti, sciogliere il burro e rosolare il trito di verdure (la cosiddetta dote lombarda) insieme al chiodo di garofano e la foglia di alloro.

Inserire la carne ed insaporire per qualche minuto, sfumare con il vino.

Aggiungere la passata di pomodoro ed il brodo vegetale fino a ricoprire circa a metà delle carni. Abbassare la fiamma e far sobbollire, a tegame coperto, per mezz’ora.

A questo punto aggiungere la verza, mescolare il tutto e proseguire la cottura per quasi un’ora a tegame semi coperto.

A Milano si dice che dev’essere tachenta, cioè appiccicosa. Né tropa brodusa né tropa sucia ma mostosa, non troppo brodosa e neppure troppo asciutta, mostosa appunto 😉

Abbinamenti di-Vini

Sfumiamo e gustiamo questo succulento piatto con la Barbera dell’Oltrepò Pavese, una DOC che si produce nella provincia di Pavia (da non confondere con il suo parente piemontese). Ha colore rubino, vino non particolarmente invecchiato e profumato è mediamente tannico, secco al palato. Volendo vi sono anche versioni più frizzanti ma non le amo particolarmente.

Buns e Hamburger al sale Black Lava con i prodotti delle aziende: Agricola Cirenaica e Agricola Valticino

Hamburger di cavallo e rucola al sale Black Lava

Quest’oggi prima di darvi la ricetta vi racconto della bella giornata passata in compagnia degli amici del Calendario del Cibo Italiano. Ci siamo trovati nel Parco del Ticino che riserva continuamente splendide sorprese, finiti i rigori dell’inverno, con il primo sole abbiamo visitato due aziende agricole, vanto della nostra produzione alimentare lombarda. Le aziende Agricola Cirenaica e Agricola Valticino, site a pochi chilometri di distanza l’una dall’altra, sono due realtà molto interessanti.

L’azienda Agricola Cirenaica è  volta alla  produzione cerealicola, per alimentazione umana e animale, nonchè produzione di carne ed insaccati di maiale. L’allevamento è riconosciuto dal Consorzio del prosciutto di Parma e vanta il Marchio Parco Ticino Produzione Controllata che impone controlli e rispetto di un disciplinare di produzione rigido. Sandro e Giampiero Passerini da vent’anni ogni giorno s’impegnano al meglio per ottenere prodotti buoni e di qualità.

L’azienda Agricola Valticino in quanto a qualità non è da meno. Qui Alessandro e Katia Testa allevano bovini di razza piemontese, hanno aperto uno spaccio dove poter acquistare le carni. Ma se preferite potete gustarle in loco, nel loro nuovissimo agriturismo dove propongono piatti abbinati ad eccellenze del territorio.

La nota comune, di notevole valore, è data dal fatto che sono entrambe aziende a ciclo chiuso: i capi vengono fatti nascere, crescere ed allevati direttamente in azienda ed  alimentati con foraggi aziendali. La qualità si vede e si sente!

Utilizzando le farine dell’Agricola Cirenaica e gli hamburger dell’Agricola Valticino ho potuto preparare e gustare a casa una bella cenetta.

Ingredienti per 4 buns:

125 g di farina tipo 1 Azienda Agricola Cirenaica
125 g di farina 0
100 ml di latte
30 ml di acqua
25 g di burro
1 cucchiaino di miele d’acacia
5 g di sale
4 g di lievito di birra
1 uovo

semi di sesamo

Buns

Intiepidire il latte, sciogliervi il lievito, il miele e lasciar riposare per una decina di minuti. Setacciare le farine, formare una fontana, versare il latte e l’acqua poco per volta e fare assorbire mescolando con un cucchiaio di legno. Aggiungere il burro a temperatura ambiente e il sale, impastare fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo.

Coprire con la pellicola e far lievitare fino al raddoppio (1-2 ore). Riprendere l’impasto, sgonfiarlo leggermente cercando di formare un rettangolo da ripiegare in tre parti; si sovrappone la parte di destra al centro e sopra la sinistra. Si ruota l’impasto di 90° e si ripete l’operazione.

Far riposare con la parte della piega rivolta verso il basso e coperto da un panno per mezz’ora. Formare i buns (ne vengono 4 di circa 80-90 g l’uno), prendere l’impasto con le dita delle due mani e tirarne i bordi verso il basso spingendo con i pollici alla base.  Le increspature risulteranno alla base della panino mentre la superficie rimarrà liscia. Porli su una teglia coperta da carta da forno e con il palmo della mano schiacciarli leggermente.

Far riposare coperti da pellicola per una mezz’ora, intanto accendere il forno a 180°C e sbattere un uovo con poco latte.

Togliere la pellicola e spennellare la superficie dei buns con il composto di uova e latte. Spolverizzare con i semi di sesamo, infornare e  cuocere fino a doratura per 20 minuti circa. Sfornare e lasciar raffreddare su una gratella.

Ingredienti per 4 hamburger:

500 g di carne trita di bovino razza piemontese Azienda Agricola Valticino
Sale nero Black Lava *
1 cipolla
olio extra vergine d’oliva
1 mazzetto di rucola
sale

1 uovo
ketchup

Tagliare a rondelle sottili una cipolla, in una padella antiaderente unta con poco olio cuocerla a fuoco dolce sino a colorirla.

In una terrina sbattere un uovo e cuocerlo in una padella antiaderente con un goccio d’olio, in cottura stracciarlo.

Sulla piastra ben calda mettere una manciata di sale nero delle Hawaii Black lava* e sopra adagiarvi gli hamburger, cuocere rigirandoli più volte.

Composizione del piatto:

Tagliare in due i buns, velarli di ketchup, sulla base dei panini porre un hamburger e sopra la cipolla, chiedere con l’altra metà.  Appoggiarli su un letto di rucola fresca e mimosa di uovo.

* Il sale nero delle Hawaii Black Lava, tipico dell’isola di Molokai nell’arcipelago hawaiano, è un sale marino. L’origine vulcanica dell’isola è visibile nel suo colore, inoltre prima della completa essiccazione del sale vengono aggiunti due elementi tipici di quella terra, lava purificata e carbone vegetale, che gli conferiscono il particolare colore nero, un gusto amarognolo, e pare anche proprietà disintossicanti. Il sapore di questo sale è leggermente sulfureo e affumicato, ideale per le carni alla griglia.

Padellata di salsiccia, cipolle e funghi con pane croccante

Padellata di salsiccia

 

Mi piace cucinare, è un dato di fatto, ma farlo tutti i giorni e magari con poco tempo a disposizione, non è così semplice.

Va bene che la fantasia non mi manca e pratico la Cucina Socratica, ma all’occorrenza pescare dalle riviste di cucina è cosa buona. Questa ricetta in particolare mi ha intrigato anche se non sono un’appassionata di insaccati in generale, per intendersi il classico panino con la salamella non è tra le mie preferenze.

Mi è piaciuta nell’insieme soprattutto per l’accostamento con il pane che diventa ingrediente e non essere semplice accompagnamento. Tra l’altro quello che non mi manca è proprio il pane fatto in casa.

E’ un piatto abbastanza veloce da cucinare e dal risultato gustoso.

Io l’ho presento direttamente in padella, la stessa (bella unta) che ho utilizzato per prepararlo, non per nulla è una padellata che possiamo servire in modo informale senza tanti fronzoli.

Un piatto conviviale da pranzo in famiglia, le dosi sono per 4 persone:

600 gr di salsiccia
3 fette di pane casereccio
2 cipolle rosse
20 gr di porcini secchi
1 cucchiaio di aceto
1 cucchiaio di olio extra vergine d’oliva
timo

sale

Affettare le cipolle e rosolarle lentamente in padella con l’olio.

Salare e sfumare con l’aceto per qualche minuto.

Aggiungere la salsiccia spellata e tagliata a tocchetti, i funghi che andranno precedentemente ammorbiditi nell’acqua calda per una mezz’ora e scolati.

A fiamma media finire la cottura.

Nel frattempo tostare le fette di pane, tagliarle a cubetti e unirli alla padellata, profumare con il timo, mescolare per qualche istante e servire.

Pollo alle clementine e finocchi di Yotam Ottolenghi

cotto

Da parecchio giravo intorno a questa ricetta che si presenta in modo colorato ed intrigante sia durante la preparazione che nel servizio. Il risultato finale è un piatto completo, importante ma semplice e veloce nell’esecuzione; di fatto la marinatura si prepara in poco tempo e poi si deve solo aspettare, così come per la cottura in forno.

La ricetta è tratta dal libro Jerusalem dello chef-filosofo Yotam Ottolenghi, nato a Gerusalemme da madre tedesca e padre italiano, che propone una cucina mediterranea con l’utilizzo di ingredienti mediorientali perché “il cibo unisce le diverse culture”.

Come ho già scritto, preparare questo piatto è semplice e l’insieme dei sapori che si mescolano creano un gusto unico, da provare insomma. L’elemento che mi ha più incuriosito è l’utilizzo dei finocchi, una verdura che di solito sgranocchio come spezzafame ed in cottura rimane sempre molto delicata, anche troppo. Qui invece acquisisce carattere grazie alla marinatura.

Di seguito riporto la ricetta originale, io non ho messo i semi di finocchio, ho usato il liquore all’anice e ho lasciato la carne a marinare in frigo tutta la notte. Il giorno dopo ho solo dovuto cuocere e portare in tavola.

preparazione

1 pollo a pezzi
500 g di finocchi
400 g di clementine bio
100 ml di Arak o Ouzo o Pernod
4 cucchiai di olio extra vergine d’oliva
3 cucchiai di succo d’arancia
3 cucchiai di succo di limone
2 cucchiai di senape in grani
3 cucchiai di zucchero di canna chiaro
1 cucchiaio di timo
2,5 cucchiaini di semi di finocchio pestati
sale, pepe, prezzemolo
Lavare e tagliare in 8 parti i finocchi, lavare e tagliare a rondelle le clementine lasciando la buccia, mescolare il liquore con l’olio, i succhi degli agrumi, la senape, lo zucchero, il timo, i semi di finocchio e 2 cucchiaini di sale.
In un capiente contenitore aggiungere il pollo a pezzi, i finocchi e le clementine affettate, mescolare con le mani per distribuire bene il condimento e lasciare marinare in frigorifero qualche ora o tutta la notte.
Accendere il forno e portarlo a 200°c, disporre il tutto in una teglia che li contenga in un unico strato e cuocere per circa 40 minuti.
Trasferire in un piatto di portata il pollo, i finocchi e le clementine, versare i succhi in un pentolino e farli ridurre di un terzo, distribuire la salsa sul pollo insieme a prezzemolo tritato.

Fagottini di tacchino

fagottini di tacchino

A volte non sia ha tempo di fare piatti particolari e dalla lunga preparazione. Pranzi e cene che quotidianamente prepariamo hanno la necessità di essere veloci senza però perdere in bontà e gusto. L’occhio poi fa la sua parte e se un buon piatto si presenta bene il piacere aumenta.

In linea generale amo i sapori più delicati e la carne di tacchino è tra questi,  ma c’è chi la trova scialba e riuscire a darle un po’ di sprint, grazie a semplici elaborazioni o condimenti in accompagnamento, la rendono ancora più appetibile.

In questa occasione la solita fettina palliduccia ha subito una trasformazione divenendo un gustoso bocconcino veloce da preparare. Aggiungo che anche la sua sparizione dai piatti è stata veloce.

Se avete poco tempo e non volete rinunciare ad un buon pranzetto questa può essere un’idea.

Per 12 fagottini
6 fettine grandi di tacchino
12 fette di pancetta tesa
70 g parmigiano reggiano grattugiato

prezzemolo tritato
1 bicchiere di vino bianco Verdea
sale
2 cucchiai di olio extra vergine d’oliva
spago da cucina

preparazione.jpg

Tagliare in due le fettine di carne e batterle leggermente con il batticarne.

Cospargere su ogni fettina parmigiano e prezzemolo, ripiegare leggermente prima i lati lunghi per poi arrotolarla su se stessa dalla parte corta.

Avvolgere ogni fagottino con una fetta di pancetta e chiudere con lo spago da cucina come fosse un  pacchetto regalo.

In una larga padella scaldare l’olio ed adagiarvi la carne per rosolarla brevemente. Salare ed aggiungere il vino bianco a fiamma sostenuta per un paio di minuti, abbassare leggermente e cuocere rigirando ogni tanto la preparazione. Coperchiare parzialmente al fine di non far sfumare tutto il vino, deve aiutare la cottura senza dover aggiungere acqua.

Dopo un decina di minuti i fagottini inizieranno a dorarsi completamente e saranno pronti per essere serviti semplicemente su un letto di insalata fresca.

Abbinamenti di-Vini:

Il mio suggerimento è di accompagnarli con un bicchiere di Verdea.

Si tratta di un vino bianco semi-aromatico, dal vitigno autoctono della zona di S. Colombano dal color giallo paglierino le cui uve sono utilizzate anche da tavola. Ottimo a tutto pasto per accompagnare primi e secondi piatti leggeri e delicati. 

La particolarità di questa zona di produzione sta nel fatto che è la collina per eccellenza del milanese dove si alleva la vite.

Pillola socratica 😉

cottura.jpg

I 100 menù di Luigi Veronelli: “L’accoppiata” (tortino di patate, coniglio alla vogherese e coppa monastica)

0

Luigi Veronelli era un noto gastronomo, enologo, scrittore ma soprattutto un appassionato di cibo e di vita, una delle figure centrali nella valorizzazione e nella diffusione del patrimonio enogastronomico italiano.

Fu protagonista televisivo negli anni ’70riconoscibile dai suoi occhialoni spessi, raccontava sapientemente la cucina dando dimostrazione di appassionata conoscenza. Benchè non fosse un sommelier, ma un fine conoscitore di vini, fu l’uomo che ha inventato il vino italiano come lo conosciamo. «L’ultimo dei vini artigianali sarà sempre migliore del primo dei vini industriali, perché avrà un’anima» (Luigi Veronelli in Il canto della Terra).

E’ sua l’idea che i Comuni debbano valorizzare il proprio territorio attraverso le produzioni artigianali ed agricole, da cui la proposta di legge approvata dal Parlamento nel 2001. Le De.Co., Denominazioni Comunali, uno strumento pubblico di salvaguardia e promozione dei giacimenti gastronomici” d’Italia.

Non un giornalista ma prima di tutto un editore, non un saggio ma un filosofo: un anarcoenologo, una definizione datagli e decisamente calzante. Ha inventato i presìdi, smascherato le frodi sull’olio extravergine di oliva e scritto pagine di analisi politica applicata ai prodotti della terra.

Oggi si celebra la Gn di Luigi Veronelli  per il Calendario del Cibo Italiano, e da uno dei suoi libri più famosi ho tratto un menù che rappresenta il suo modo di intendere la cucina, semplice ed in grado di essere replicata nelle nostre case.

Per questi piatti proposti, l’autore suggerisce di bere un buon vino “rosso fresco e di gran carattere” a tutto pasto, gelato escluso. Ho scelto un Marzemino e ve ne parlo subito dopo le ricette.

Tortino di patate

01

600 g patate
200 g Parmigiano Reggiano grattugiato
100 g burro
250 ml latte
noce moscata
sale

Lavare e lessare molto al dente le patate, pelarle e tagliarle a fette.

In una pirofila versare poco latte e disporre un primo stato di patate, cospargere di formaggio, fiocchetti di burro, noce moscata e sale. Fare tanti strati sino ad esaurimento degli ingredienti.

Bagnare con il restante latte, formaggio e burro per completare.

Accendere il forno a 190°, infornare per 20 minuti sino a gratinatura.

Coniglio alla vogherese

02

1 coniglio tagliato in pezzi
6 peperoni
80 g burro
2 cucchiai olio Evo
1 dl aceto di vino rosso
6 filetti d’acciuga dissalati
2 spicchi aglio
1 mazzetto di odori (prezzemolo, salvia e rosmarino)
brodo di carne
sale

Lavare asciugare il coniglio. Abbrustolire i peperoni, spellarli e tagliarli a striscioline.

Il una padella sciogliere 50 g di burro, adagiare gli odori e far soffriggere brevemente, aggiungere il coniglio, salare e farlo ben rosolare.

Togliere il fondo di cottura e ricoprire quasi a filo il coniglio con il brodo, coperchiare e cuocere per un’ora e mezza circa a fuoco moderato. Se asciuga troppo aggiungere brodo.

In un pentolino a parte versare l’olio, aggiungere il burro rimasto e far rosolare l’aglio. Stemperare le acciughe e sfumare con l’aceto.

Un quarto d’ora prima di togliere il coniglio dal fuoco, eliminare il mazzetto di odori ed aggiungere la salsina di acciughe, successivamente anche i peperoni, rigirare delicatamente spegnere e servire i pezzi di coniglio ben caldi ricoperti dai filetti di peperone e dalla salsa di cottura.

Coppa monastica

03

200 g gelato alla vaniglia
1 cucchiaio burro
100 g cioccolato fondente
6 gherigli di noce tritati grossolanamente
Cialdine o lingue di gatto

In una casseruola sciogliere, a fuoco dolce, il burro con il cioccolato ed aggiungere le noci tritate. Porzionare nelle coppette il gelato e versare la salsa di cioccolato ben calda, guarnire con cialdine o lingue di gatto.

Luigi Veronelli

Abbinamenti di-Vini:

Ed accomi al vino Marzemino, citato anche da Mozart che ne celebra la bontà nel suo Don Giovanni: “Versa il vino, eccellente Marzemino!”.

Pare abbia natali controversi, alcuni lo danno per originario della Carinzia, per altri proverrebbe dal Padovano. In trentino, nella Vallagarina, la leggenda narra che l’uva marzemino sia stata importata in Italia da una antichissima città chiamata Merzifon, sul Mar Nero. Indagini storiche, invece, mostrano le sue origini a partire dal Caucaso per toccare la Grecia, la Dalmazia e quindi l’Italia, dove le truppe della Serenissima portarono le prime barbatelle di Marzemino in Trentino, durante la dominazione veneziana nel 1500.

Ho aperto una bottiglia di Marzemino trentino, giovane ed in versione ferma con una non elevata quantità di tannini ed aroma fruttato e persistente. Piacevole a tutto pasto.